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Holding e risparmio fiscale: differimento d’imposta o vantaggio reale?

Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale
11 min di lettura
In sintesi

Trasferire utili alla holding non è risparmio fiscale ma differimento d'imposta: quando conviene, quando si consuma e rischi di abuso.

Il regime PEX esenta al 95% dividendi infragruppo e plusvalenze da cessione partecipazioni. Il vantaggio si consuma quando la holding distribuisce al socio persona fisica, non prima.


La holding non fa risparmiare le imposte in senso proprio: le rimanda nel tempo. Quando un’azienda trasferisce utili a una holding invece di distribuirli direttamente al socio persona fisica, l’imposizione non si azzera, si sposta in avanti fino al momento in cui il socio preleva davvero quella liquidità.

Il regime di participation exemption (PEX, art. 87 e 89 TUIR) rende conveniente questo passaggio intermedio: i dividendi ricevuti dalla holding da società partecipate sono imponibili solo per il 5% del loro ammontare, e le plusvalenze da cessione di partecipazioni con i requisiti PEX godono della stessa esenzione al 95%. Questo differimento è legittimo e ha una funzione economica precisa: lascia nella disponibilità della holding capitali che possono essere reinvestiti, in strumenti finanziari, in nuove partecipazioni o in immobili, senza la dispersione della tassazione piena in capo alla persona fisica. Il vantaggio è reale finché il capitale resta investito nella struttura societaria. Si consuma nel momento in cui la holding distribuisce gli utili al socio persona fisica, tassati con ritenuta del 26%. Un differimento che si protrae senza limiti, o che si traduce nell’uso della holding per acquistare beni a beneficio diretto del socio, espone al rischio di riqualificazione come abuso del diritto.

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Perché si dice che la holding “fa risparmiare le tasse”

Circolano spesso schemi divulgativi che presentano il passaggio della liquidità attraverso una holding come un percorso a tappe: l’azienda trasferisce gli utili alla holding, la holding li investe per alcuni anni, poi disinveste beneficiando di un regime fiscale di favore, infine trasferisce il capitale accresciuto all’imprenditore. Ogni tappa viene mostrata con una percentuale di tassazione più bassa rispetto all’alternativa diretta, e la somma di questi vantaggi parziali viene presentata come un risparmio complessivo a doppia cifra rispetto a chi incassa direttamente come persona fisica.

Il meccanismo che rende possibile ciascuna tappa esiste davvero: il regime di participation exemption riduce sensibilmente l’imposizione sui dividendi ricevuti dalla holding e sulle plusvalenze da cessione di partecipazioni. Il problema è un altro. Lo schema si ferma quasi sempre prima dell’ultima tappa, quella in cui il capitale accumulato in holding viene effettivamente consegnato al socio persona fisica. È in quel momento che l’imposizione piena si manifesta, e il confronto tra le due strade smette di essere a senso unico.

Il confronto che genera l’impressione di risparmio mette a paragone due situazioni non equivalenti: da un lato la tassazione piena e immediata di chi incassa subito come persona fisica, dall’altro la tassazione ridotta di ciascun passaggio intermedio dentro la holding. Non compare, in questo confronto, il momento in cui anche il socio della holding deve prelevare quella liquidità per usarla. Quando lo fa, sconta la stessa ritenuta che avrebbe scontato incassando direttamente.

Il vantaggio percentuale mostrato a ogni tappa è reale, ma si riferisce a un capitale che nel frattempo resta dentro la struttura societaria, non nella disponibilità del socio. Confondere la tassazione ridotta di un passaggio intermedio con un risparmio d’imposta finale equivale a scambiare un rinvio con un’esenzione. Sono cose diverse, e la differenza determina l’intera convenienza economica dell’operazione.

Differimento d’imposta: cosa significa davvero

Un risparmio d’imposta in senso proprio riduce in modo definitivo il carico fiscale complessivo su un determinato flusso di reddito. Un differimento d’imposta, invece, sposta nel tempo il momento in cui quel carico si manifesta, senza eliminarlo. La distinzione non è terminologica: cambia radicalmente il calcolo di convenienza, perché un vantaggio che dura cinque anni e poi si esaurisce non ha lo stesso valore economico di un vantaggio permanente, anche se in entrambi i casi si osserva, in un dato momento, un’aliquota più bassa.

La holding come contenitore intermedio funziona proprio su questo meccanismo di rinvio. Finché il capitale resta al suo interno, sconta un’imposizione ridotta rispetto a quella che colpirebbe direttamente la persona fisica. Quando invece esce dalla struttura societaria per raggiungere il socio, l’imposizione piena si applica su quella distribuzione, indipendentemente da quanto tempo sia trascorso o da quante volte il capitale sia stato reinvestito nel frattempo.

Art. 89 co. 2 TUIR, dividendi infragruppo

Il meccanismo che abilita questo rinvio, quando gli utili passano dalla società operativa alla holding, è disciplinato dall’art. 89, comma 2, TUIR: gli utili distribuiti dalle società di capitali ed enti commerciali residenti non concorrono a formare il reddito della società ricevente per il 95% del loro ammontare. La quota imponibile è quindi il 5%, tassato con l’aliquota IRES ordinaria del 24%, con un’incidenza effettiva sul dividendo pari all’1,2%.

Fino al 2025 questa esclusione era subordinata, per un breve periodo, a due soglie quantitative alternative introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (partecipazione diretta non inferiore al 5%, oppure valore fiscale della partecipazione non inferiore a 500.000 euro). L’art. 11 del D.L. 38/2026, convertito con L. 88/2026, ha abrogato queste soglie con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026, ripristinando l’esclusione del 95% senza alcun requisito minimo di partecipazione. Oggi, quindi, ogni dividendo infragruppo tra società di capitali beneficia di questa esenzione parziale, a prescindere dalla quota posseduta.

Perché la holding come “contenitore” non estingue il debito d’imposta, lo sposta?

Un dato aiuta a inquadrare la dimensione del vantaggio intermedio: su un dividendo di 100, la società operativa che lo distribuisce alla holding genera, in capo alla holding, un carico fiscale di 1,2, contro il 26 che si applicherebbe distribuendolo direttamente a una persona fisica. La differenza è ampia, ma riguarda un capitale che resta vincolato dentro un soggetto giuridico distinto dalla persona fisica del socio.

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Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale

Dottore Commercialista iscritto all’Ordine di Firenze, Tax Advisor e Revisore Legale. Specializzato in Fiscalità Internazionale, aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale strategica. La gestione delle convenzioni internazionali e i processi di internazionalizzazione d’impresa sono il cuore della mia attività quotidiana. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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