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Holding statica e utili non distribuiti: il rischio di abuso del diritto

Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale
9 min di lettura
In sintesi

Holding statica e abuso del diritto: scopri i rischi fiscali del differimento sine die degli utili. Come strutturare la pianificazione fiscale

Il trattenimento sistematico degli utili in una holding statica può configurare un vantaggio fiscale indebito ex art. 10-bis L. 212/2000 quando il differimento del prelievo IRPEF assume carattere sine die. L’Atto di indirizzo MEF del 27 febbraio 2025 chiarisce i presupposti della contestazione e le condizioni alle quali le ragioni economiche extrafiscali operano come esimenti.


Il trattenimento degli utili non distribuiti in una holding statica può configurare abuso del diritto ex art. 10-bis L. 212/2000 quando il differimento del prelievo IRPEF assume carattere sine die. L’esenzione IRES del 95% sui dividendi percepiti dalla holding neutralizza la doppia imposizione ma ha natura transitoria: se gli utili restano fermi senza valide ragioni extrafiscali documentate, l’Amministrazione finanziaria può disconoscere il vantaggio e procedere a tassazione in capo ai soci.

L’Atto di indirizzo del MEF del 27 febbraio 2025 ha delineato nuovi confini interpretativi che rendono rischiosa la strategia del differimento indefinito degli utili, trasformando quello che dovrebbe essere un vantaggio fiscale temporaneo in un potenziale caso di  fiscale. La questione centrale ruota attorno a un principio fondamentale: quando il trattenimento degli utili in capo alla holding supera la soglia della temporaneità per diventare un differimento “sine die“, si apre la strada a possibili contestazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria.

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Holding statica e holding di direzione e coordinamento: una distinzione sostanziale

La holding statica è una società il cui patrimonio è costituito esclusivamente o prevalentemente da partecipazioni societarie, detenute non per esercitare direzione e coordinamento sulle società partecipate, ma per gestire i diritti amministrativi e patrimoniali derivanti dalla qualità di socio: diritto al dividendo, diritto di voto, diritto agli utili di liquidazione. La distinzione rispetto alla holding di direzione e coordinamento non è terminologica ma riguarda la natura stessa dell’attività economica esercitata: imprenditoriale nella seconda, di mera gestione patrimoniale nella prima.

La qualifica fiscale ai sensi dell’art. 162-bis TUIR

Ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP, l’art. 162-bis del TUIR definisce come società di partecipazione i soggetti che esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in intermediari finanziari (società di partecipazione finanziaria) o in soggetti diversi dagli intermediari finanziari (società di partecipazione non finanziaria). La prevalenza sussiste quando l’ammontare complessivo delle partecipazioni e degli altri elementi patrimoniali intercorrenti con le società partecipate supera il 50% del totale attivo patrimoniale, in base ai dati del bilancio approvato relativo all’ultimo esercizio chiuso.

La forma giuridica naturale per una società di mera gestione patrimoniale è, ai sensi del comma 2 dell’art. 2249 c.c., la società semplice. Tuttavia, lo stesso articolo consente espressamente di adottare la forma di società commerciale di persone o di società di capitali: scelta del tutto legittima, esattamente come avviene per le società di mera gestione immobiliare.

Perché la distinzione rileva ai fini dell’abuso del diritto

Nella holding di direzione e coordinamento le ragioni economiche extrafiscali della struttura sono di evidenza immediata: l’attività di indirizzo strategico e coordinamento delle partecipate costituisce essa stessa un’attività imprenditoriale autonoma, che giustifica tanto la forma societaria adottata quanto il trattenimento temporaneo delle risorse necessarie all’esercizio di quella funzione.

Nella holding statica il ragionamento è strutturalmente diverso. La scelta di detenere partecipazioni tramite una società di capitali anziché direttamente, o tramite società semplice, può essere sostenuta da ragioni extrafiscali valide: concentrazione di una partecipazione di controllo, pianificazione del passaggio generazionale, segregazione patrimoniale. Queste ragioni riguardano però la struttura, non la politica di distribuzione degli utili. Il tema delle valide ragioni economiche extrafiscali non marginali rilevanti ai fini dell’art. 10-bis L. 212/2000 si sposta quindi su un piano diverso e più specifico: non perché si usa la holding statica, ma perché gli utili incassati dalla holding non vengono distribuiti ai soci persone fisiche. È su questo secondo livello che si gioca la contestazione.

I vantaggi fiscali legittimi della holding statica

La creazione di un gruppo societario con la costituzione di una società posta a capo delle società operative presenta specifici vantaggi fiscali, sotto due precisi ordini di profili dal lato prettamente fiscale. Si tratta dei seguenti.

Tassazione agevolata dei dividendi

La costituzione di una holding statica, tipicamente una società a responsabilità limitata unipersonale, consente di beneficiare di un regime fiscale vantaggioso per la gestione delle partecipazioni societarie. Il primo e più evidente beneficio riguarda la tassazione dei dividendi percepiti, che viene applicata nella misura dell’1,2% anziché del 26%.

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Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale

Dottore Commercialista iscritto all’Ordine di Firenze, Tax Advisor e Revisore Legale. Specializzato in Fiscalità Internazionale, aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale strategica. La gestione delle convenzioni internazionali e i processi di internazionalizzazione d’impresa sono il cuore della mia attività quotidiana. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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