fringe benefit

Oggi parliamo di una agevolazione fiscale che riguarda in particolare il rapporto tra aziende e dipendenti subordinati: il welfare aziendale. Negli scorsi mesi è stato più volte richiesto dalle aziende di poter ricevere delle agevolazioni fiscali per tutti i fringe benefit, relativi a beni o servizi, dati ai propri dipendenti.

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Nel 2020 è stato proposto un raddoppio del limite entro cui erogare benefit senza subire tassazione, e sembra che verrà confermato anche per il 2021. Con il termine welfare si indicano quelle misure volte ad erogare alcuni tipi di beni o servizi a cui il lavoratore può accedere in modo vantaggioso rispetto alla normale compravendita sul mercato.

Tra tutti i fringe benefit troviamo per esempio: auto aziendale, smartphone aziendale, buoni pasto, polizze di assicurazioni sui dipendenti. Ogni anno cambia l’importo che può essere stanziato per ciascun dipendente per questo tipo di benefit, nel 2019 era di 860 euro, nel 2020 è stato ridotto a 850 euro.

Alcuni benefit aziendali e buoni pasto sono ritenuti importanti dai dipendenti, e sono un valido alleato per le aziende per curare il welfare della propria impresa.

Vediamo quali sono le novità previste per il 2021 sulle nuove soglie fiscali, grazie anche alle recenti misure e agevolazioni del governo.


Fringe benefit: quali sono e quando vengono erogati

Normalmente tra azienda e dipendente vige un rapporto di lavoro subordinato, in cui il datore di lavoro paga in un corrispettivo monetario il dipendente per il lavoro che svolge. I fringe benefit rientrano in un altro tipo di pagamento basato su beni e servizi che vengono messi a disposizione del lavoratore.

Di fatto la normativa italiana prevede che i datori di lavoro possano scegliere, in accordo con il dipendente, di retribuire una parte dello stipendio con dei benefit aziendali. Questi benefit possono essere aggiunti allo stipendio oppure sostituirne una piccola parte.

Alcuni di questi di fatto sono utili al lavoratore per svolgere la propria mansione, per esempio tablet e smartphone possono essere utilizzati dal dipendente per determinati lavori richiesti dall’azienda. Dotare un dipendente di smartphone come benefit aziendale può essere un incentivo per garantire la reperibilità, che deve essere debitamente contrattualizzata, del dipendente.

Il Welfare aziendale racchiude tutti quei tipi di pagamenti in beni o servizi, che possono essere molto utili anche in tempi di crisi. Ci sono alcune aziende per esempio che mettono a disposizione dei propri dipendenti anche alloggi e auto aziendali.

I fringe benefit vengono tassati dallo Stato e regolamentati dallo stesso, e le aziende devono seguire alcune linee guida per erogarli ai propri dipendenti.

Welfare aziendale: cos’è e quando viene applicato

Abbiamo visto che i fringe benefit sono dei beni, o dei servizi che possono essere aggiunti alla somma di denaro relativa allo stipendio. Questi benefit spesso vanno a coprire alcune spese che altrimenti il dipendente non potrebbe coprire.
Un esempio sono le polizze assicurative legate a determinati tipi di mansioni.

Ma non solo, perché anche buoni pasto, auto aziendali o telefoni cellulari possono essere utili per svolgere un determinato lavoro, e il dipendente può utilizzarli anche al di fuori delle proprie mansioni. Bisogna ricordare che esistono diversi tipi di benefit. Quelli utilizzabili esclusivamente durante la prestazione lavorativa, o quelli che sono applicabili anche al di fuori del lavoro.

Quando si parla di welfare aziendale si fa riferimento a tutta una serie di vantaggi a cui il dipendente può accedere grazie alla propria azienda. E molte imprese utilizzano piani di benefit per i propri dipendenti per migliorarne le prestazioni e creare fiducia nei lavoratori.

Una determinata azienda per esempio può scegliere di concedere come benefit il canone di locazione di un affitto, o parte di esso di un alloggio per un dipendente che si deve trasferire per lavoro. Si tratta indubbiamente di un modo per andare incontro alle esigenze del lavoratore.

Tassazione sui fringe benefit

La normativa italiana disciplina le regole relative ai benefit aziendali, inclusa la tassazione che viene applicata. Teniamo conto che i benefit aziendali possono essere utilizzati sul piano aggettivo per i servizi che il lavoratore offre al datore di lavoro. E sul piano soggettivo quando i beneficiari dei benefit possono essere utilizzati del lavoratore o dai suoi familiari. Un esempio di questa eventualità riguarda l’auto aziendale.

Come abbiamo visto, la cifra riferita a ciascun lavoratore per i benefit, nel 2019 ammontava a 860 euro. Mentre nel 2020 è scesa a 850 euro. Calcoliamo che l’utilizzo di benefit in un momento storico critico può essere una valida soluzione per molte problematiche pratiche dei dipendenti. In questo frangente il welfare aziendale rimane comunque da considerare come un importante aiuto.

Per questo motivo molti hanno chiesto al governo attuale di aumentare l’importo del valore dei beni dati al lavoratore o dei servizi prestati dall’azienda che esulano dalla formazione del reddito.

Attualmente l’esenzione fiscale per i benefit aziendali o i servizi erogati dall’azienda ai dipendenti è fissata a 258,23. Si tratta di una soglia fiscale entro cui non vengono applicate le tasse. Oltre a questa cifra si inizia ad applicare la normale tassazione.

Fringe benefit e welfare aziendale: cosa cambia nel 2021

Con le diverse richieste che sono state presentate all’attuale governo per innalzare questa cifra, sappiamo che presto si arriverà ad un tetto massimo di 516,46 euro per quest’anno. Di fatto questo si traduce in una esenzione dal pagamento delle tasse sui fringe benefit allargata.

Questa misura può essere considerata positiva sia dalle aziende, a cui verrà applicata una minore tassazione, sia per i dipendenti che potranno ricevere maggiori benefit. La normale tassazione prevede che vengano applicate determinate tasse soprattutto sull’uso dei veicoli aziendali. In questo caso il fringe benefit è tassabile fino al 30% corrispondente a 15.000 km in base al costo determinato dalle tabelle ACI.

Il trattamento fiscale è da applicare sia il dipendente che al datore di lavoro. Il datore di lavoro può dedurre i costi al 70% oppure al 100%, nei limiti delle normative. In ogni caso si è stabilito che i fringe benefit non sono tassabili se inferiori ad una cifra di 258,23 euro. Cifra che verrà raddoppiata con l’approvazione del prossimo decreto fino a 516,46 euro per il 2021.

Nuove soglie fiscali per il welfare

Ricordiamo che tra i fringe benefit materiali più usati troviamo: l’auto aziendale, i buoni pasto, il telefono o il computer aziendale, in particolar modo utilizzati in questo periodo per lo smart working. Ma anche immobili in affitto o in comodato d’uso, particolari polizze assicurative sanitarie, prestiti e voucher, fino ad arrivare ad azioni.

Solitamente le aziende chiedono spesso servizi di welfare per assicurare la salute dei dipendenti e le relative famiglie. In questo modo si sostiene l’alternanza vita e lavoro per i propri dipendenti. Ma esistono anche servizi di welfare come corsi di formazione, sicurezza, trasporti.

Va calcolato che ogni azienda può erogare un tot di benefit, non tassati ai propri dipendenti. Allargare questa soglia non tassabile significa poter erogare beni e servizi aggiuntivi ai dipendenti senza pagare ulteriori tasse, venendo incontro alle particolari esigenze di questo periodo. Questa misura, già applicata in parte nel 2020, verrà presto riconfermata, pensata per aiutare i dipendenti pur non gravando economicamente sulle imprese.

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