cuneo fiscale

Al centro della Legge di Bilancio 2022 spicca la questione del cuneo fiscale. Si tratta principalmente del taglio delle imposte voluto dal governo attuale, che va a modificare molte delle imposte presenti nel sistema italiano.

Rispetto al 2021, il taglio delle imposte modificherà alcune regole su cui si basa il fisco italiano, in particolare relativamente alle imposte sui redditi da lavoro. Al centro dei cambiamenti che riguardano il cuneo fiscale per il 2022 vi è infatti l’IRPEF, il cui sistema di aliquote viene modificato da 5 a 4 aliquote.

L’obiettivo del cambiamento è quello di favorire una ripresa economica e in particolar modo sostenere il ceto medio. Non senza critiche, questa riforma cambierà l’attuale sistema fiscale alleggerendo in parte quella che è la pressione fiscale sui redditi da lavoro.

Vediamo in questo articolo cosa cambierà effettivamente per gli italiani, specialmente per i lavoratori coinvolti dalle novità fiscali, con i cambiamenti proposti dalla Legge di Bilancio 2022 al cuneo fiscale.

Taglio delle aliquote IRPEF

La misura principale presa dalla Legge di Bilancio 2022 riguarda il taglio delle aliquote IRPEF: si passa da un sistema a cinque aliquote ad uno a quattro aliquote, dopo numerosi dibattiti al governo proprio sull’intero sistema di percentuali su cui si basa il fisco italiano.

Il cuneo fiscale sul lavoro è una delle maggiori problematiche del mercato del lavoro italiano: le imposte risultano particolarmente gravose per l’intero sistema, per questo motivo, per favorire una ripartenza economica nei prossimi anni, è stata presa la decisione di ridurre le aliquote, ovvero le percentuali di imposte IRPEF che vengono normalmente applicate sui redditi da lavoro dei cittadini.

Gli interessati alla manovra saranno tutti i cittadini italiani che lavorano e pagano le imposte in base al sistema IRPEF, ovvero all’Imposta sui Redditi delle Persone Fisiche. Il taglio alle aliquote è una manovra attesa da tempo, di cui si discute da diversi mesi, e che con molta probabilità porterà come effetto collaterale l’eliminazione del bonus IRPEF in busta paga, ovvero l’ex bonus Renzi, che per il 2021 era fissato a 100 euro in busta paga.

Il taglio delle aliquote IRPEF di fatto garantirà un aumento del salario in busta paga, come effetto della diminuzione delle imposte a carico del lavoratore. Non cambierà nulla per chi percepisce un reddito entro i 15.000 euro annui, per cui l’aliquota resta invariata al 23%.

Questi soggetti non verranno quindi toccati dalla riforma strutturale del fisco: il cuneo fiscale rimarrà lo stesso, e non ci saranno modifiche in busta paga conseguenti al cambiamento delle aliquote. Per quanto riguarda invece le fasce di reddito da 15.000 euro a 28.000 euro si avrà un guadagno in busta paga, perché la percentuale scende al 25% di aliquota. Da 28.000 a 50.000 euro, ovvero redditi superiori, si passa dal 38% al 35% di aliquota, mentre per tutti i redditi ancora superiori la pressione fiscale non cambia, si attesta sul 43%, ma già per redditi oltre 50.000 euro.

Cuneo fiscale 2022: i vantaggi per il ceto medio

I vantaggi per la riforma del fisco vanno quindi prevalentemente al ceto medio, che vedrà accreditare in busta paga un aumento del salario in base alla diminuzione del cuneo fiscale. Si tratta di un risparmio sulle imposte per tutti quei cittadini che percepiscono redditi che vanno da 28.000 a 50.000 euro annui.

Il sostegno al ceto medio viene garantito principalmente in un’ottica di ripresa economica, a seguito della crisi sopraggiunta con l’arrivo della pandemia, che ancora non si è arrestata. In busta paga a livello di cifre questo cambiamento può corrispondere anche ad un aumento di qualche centinaio di euro annuali complessivi in busta paga.

Questo cambiamento tuttavia ha scaturito diverse forme di critica, soprattutto da parte dei sindacati, che dichiarano scontento per i tagli per il cuneo fiscale non avvenuti per i redditi più bassi, ovvero quelli che rientrano entro i 15.000 euro.

Secondo le ultime indiscrezioni per questi redditi il bonus IRPEF, ovvero l’ex bonus Renzi che può arrivare fino a 100 euro in busta paga, rimarrà invariato fino a 15.000 euro di reddito. Per chi percepisce un reddito maggiore invece questo bonus non verrà più erogato, assorbito dai tagli fiscali.

Tuttavia i sindacati non sono contenti delle conclusioni a cui è arrivata la manovra con la Legge di Bilancio 2022, perché mentre da un lato i tagli favoriscono il ceto medio per il nuovo anno, nulla cambierà per chi percepisce un reddito basso, ovvero per tutte le famiglie che al momento si trovano ancora in difficoltà economica.

Per portare avanti la protesta, molti sindacati hanno deciso di organizzare uno sciopero per il giorno 16 dicembre di diversi comparti: dalla scuola ai trasporti, dai metalmeccanici alla logistica, per protestare contro la nuova riforma del fisco, che non terrebbe conto delle fasce più svantaggiate della popolazione.

Manovra 2022 in fase di approvazione

La manovra per il 2022 è in fase di approvazione: questo vuol dire che tutte le misure proposte con la Legge di Bilancio 2022, anche in ambito fiscale, verranno confermate in via definitiva entro il 21 dicembre 2021. Attualmente la manovra come principali misure ha adottato il taglio delle imposte IRPEF e IRAP.

Per quanto riguarda l’IRPEF, saranno adottate le misure viste prima, mentre per quanto riguarda l’IRAP, l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, viene di fatto eliminata con un taglio al cuneo fiscale per le piccole imprese e per i lavoratori autonomi. Questa modifica all’imposta è stata fino ad ora accolta con favore dalle imprese italiane, che da tempo ne richiedevano l’abolizione.

Una ulteriore misura accolta positivamente riguarda il ritorno dei bonus fiscali per l’edilizia, che nel 2021 sono stati ampiamente richiesti: torneranno dal 2022, anche se con alcune modifiche specifiche e talvolta un cambiamento delle aliquote di agevolazione, come per il Bonus Facciate.

Tuttavia un ritorno di questi bonus vede il favore degli italiani e del settore dell’edilizia, come incentivo anche all’economia. Il ritorno dei bonus ha anche comportato l’arrivo di un Decreto Antifrode apposito per limitare eventuali illeciti compiuti da parte di cittadini che si sono appropriati indebitamente delle agevolazioni, per cui vengono resi più stringenti i controlli.

Il taglio al cuneo fiscale comporta alcuni piccoli e grandi cambiamenti per il sistema di lavoro italiano, che si trova da tempo sotto ad un’ampia pressione fiscale, e alcuni prospettano benefici a lungo termine per la ripresa soprattutto dell’economia.

Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

1 COMMENTO

  1. L’articolo è corretto ma si omette l’informazione che a seguito della riduzione della seconda a terza aliquota i vantaggi saranno fruiti anche dai redditi superiori a 75.000 euro con uno sgravio di 270 euro annuo, molto maggiore del risparmio di imposte goduto da chi ha redditi inferiori a 35.000 euro. E tale vantaggio (dai 75.000 euro in su) sarà fruito da tutti i redditi superiori a75.000 fino all’infinito sempre per lo stesso importo. Questo beneficio è ingiusto perchè viene finanziato con un aumento del debito pubblico che pagheremo tutti, anche i poveri.

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