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Contratto di rioccupazione: novità per aziende e disoccupati

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Tra le novità introdotte dal Decreto Sostegni bis, approvato di recente, risulta anche il contratto di rioccupazione. Il Decreto Sostegni bis ha introdotto nuovi contributi a fondo perduto per le imprese, e sono stati stanziati anche nuovi bonus per i lavoratori i cui settori sono stati più colpiti dalla diffusione del virus.

In particolare il Decreto Sostegni bis ha l’obiettivo di garantire aiuti economici mirati volti alla ripresa del paese, in particolare tramite sgravi sui costi fissi e incentivi per il mercato del lavoro.

Tra tutti gli incentivi proposti del decreto dell’attuale governo Draghi, esiste anche il contratto di rioccupazione, che di fatto è a tutti gli effetti un contratto di lavoro che implica una mansione di tipo subordinato a tempo indeterminato, che si applica in modo sperimentale fino al 31 ottobre 2021. Andiamo a vedere nel dettaglio di cosa si tratta e come viene applicato dalle aziende il contratto di rioccupazione.

Contratto di rioccupazione: novità per aziende e disoccupati

Contratto di rioccupazione: un incentivo alle assunzioni

Il contratto di rioccupazione ha l’obiettivo di incentivare le assunzioni presso aziende che garantiscono un impiego a tempo indeterminato ai propri dipendenti. Questo vuol dire che in base a questo contratto l’azienda riceve particolari sgravi per assumere nuovo personale da inserire a tempo indeterminato.

La formazione in questo tipo di contratto risulta essere determinante, perché si tratta di un vero e proprio percorso per inserire il lavoratore nell’azienda. Lo step successivo ai sei mesi con questo tipo di contratto è proprio l’assunzione a tempo indeterminato.

Il contratto di rioccupazione si potrà utilizzare da parte delle aziende a partire dal primo luglio 2021, fino alla fine di ottobre di quest’anno.

Questo tipo di contratto garantisce nuove assunzioni per chi è disoccupato, e allo stesso tempo le aziende possono ricevere uno sgravio contributivo del 100%, per quanto riguarda i primi 6 mesi.

Il contratto di rioccupazione prevede che dopo i sei mesi, come funziona già per il contratto di apprendistato, si decide se continuare il rapporto di lavoro. Per le aziende però non risulta conveniente licenziare, dopo i sei mesi, perché questo comporterebbe una restituzione dello sgravio contributivo totale.

La proposta formativa nel contratto di rioccupazione

Questo tipo di contratto prevede un vero e proprio inserimento lavorativo nell’azienda, con assunzione a tempo indeterminato. Per questo motivo, esistono delle sanzioni per l’azienda che non procede all’assunzione o che opta per un licenziamento. Gli sgravi fiscali e contributivi ottenuti con questo contratto vengono immediatamente persi, e vanno restituiti.

L’azienda inoltre è tenuta a garantire ai dipendenti che assume tramite contratto di rioccupazione una formazione volta a offrire conoscenze, alla persona disoccupata assunta, utili per l’assunzione e per la continuazione presso la stessa azienda.

Imprenditori, e datori di lavoro di settori privati, escludendo il settore agricolo e il settore domestico, possono ricevere un esonero contributivo per il lavoratore assunto totale fino ad un massimo di €6000 all’anno. Sono incluse da queste somme: i contributi INAIL, i premi, il contributo, se previsto, del trattamento di fine rapporto, o eventuali contributi non legati alla previdenza sociale.

In un certo senso si può dire che questo tipo di contratto premia le aziende più virtuose, perché non per tutte è possibile utilizzare questo tipo di contratto. Vengono escluse le aziende che non rispettano gli obblighi di legge per quanto riguarda gli accordi e i contratti collettivi con i sindacati, o se non rispettano le norme generali che regolamentano l’ambito in cui operano.

Vengono anche escluse dalla possibilità di accedere al contratto le aziende che hanno operato licenziamenti collettivi o individuali nei sei mesi precedenti.

Un freno ai licenziamenti

Bisogna dire che mentre arriva il contratto di rioccupazione, un’altra misura importante, il blocco licenziamenti, sta per arrivare al termine. Questo decreterà sicuramente non poche problematiche per i mesi estivi. Il blocco licenziamenti è stata una misura volta, fin dallo scoppio della pandemia, a mantenere i posti di lavoro di moltissimi italiani.

Il Decreto Sostegni bis ha stabilito la fine dello stop ai licenziamenti a fine giugno 2021, blocco che si protrae per qualche mese ancora per chi sta ricevendo cassa integrazione. In ogni caso sarà possibile licenziare se l’attività fallisce o si ferma definitivamente, oppure in accordo con le organizzazioni sindacali.

Lo stop del blocco licenziamenti spaventa moltissimi italiani, e il contratto di occupazione potrebbe essere un cuscinetto per tutti quei casi in cui si crea disoccupazione causata direttamente dalla fine del blocco.

Principalmente questo tipo di contratto prevede la ricollocazione di persone disoccupate, o che hanno perso involontariamente il lavoro negli scorsi mesi. L’obiettivo è di disporre le aziende ad offrire anche una formazione specializzata per proporre una continuazione all’interno dell’azienda duratura nel tempo.

Con la riapertura delle attività, suddivisa per settori durante l’estate, il governo vuole incentivare un ritorno al normale svolgimento dei lavori, e un ritorno alla normalità totale anche per i lavoratori precari.

Contratto di rioccupazione e sgravio contributivo

Un fattore importante di cui tenere conto è quello degli sgravi contributivi offerti alle aziende che assumono a tempo indeterminato. Questo tipo di sgravio è applicabile a tutti i settori lavorativi, su tutti i lavoratori appena assunti, con la previsione di inserirli nell’azienda indipendentemente dall’età.

Si può facilmente capire come questo tipo di contratto sia molto più ampio rispetto ai normali iter di assunzione previsti da iniziative già presenti da tempo come Garanzia Giovani.

La condizione essenziale per procedere questo tipo di contratto è la formazione, e va ricordato che questo tipo di misura può essere compatibile con altri sostegni proposti dal governo. Ricordiamo in particolare che quest’anno, con il DL Sostegni bis, si procede anche a favorire l’occupazione delle fasce più svantaggiate di popolazione.

Tra queste ricordiamo le donne e i giovani, che dal 2020 hanno subito moltissimo la crisi economica scoppiata a seguito della pandemia e delle limitazioni agli spostamenti. Il contratto qui presentato non ha limiti di età, quindi può essere utilizzato anche dalle aziende per assumere giovani e donne da formare in vista di un’assunzione indeterminata. Ma allo stesso tempo questo è usato anche per personale che può superare i 30 e i 35 anni di età.

Contratto di solidarietà e di espansione

Altre misure prese dal nuovo decreto per il lavoro riguardano il contratto di solidarietà e il contratto di espansione. Vediamo brevemente di cosa si tratta:

Contratto di solidarietà: questo contratto prevede che, quando arriverà lo sblocco dei licenziamenti, le aziende potranno portare la retribuzione al 70% con diminuzione delle ore lavorate, mantenendo il posto di lavori dei dipendenti. Con questo contratto si vogliono scongiurare licenziamenti collettivi;

Contratto di espansione: questo contratto prevede l’esodo anticipato di lavoratori che si avvalgono della pensione, per permettere un ricambio di personale, anche di natura generazionale. La soglia di accesso a questo contratto prevede che l’azienda abbia un numero elevato di dipendenti. Con il decreto bis questo numero è stato portato da 500 o 250 a seconda dei casi, fino a 100 dipendenti. In questo modo si allarga la platea delle aziende beneficiarie di questo tipo di contratto.

La linea generale di queste iniziative proposte dal governo è quella di favorire la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato, ma non solo. Si cercano di limitare le problematiche relative alla fine del blocco licenziamenti, fine ampiamente criticata da molti, e nel frattempo è prevista una modifica sostanziale alle iniziativa ANPAL rivolte alle giovani generazioni come Garanzia Giovani.

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