I controlli del fisco nell’ultimo periodo sono diventati più frequenti e più stringenti, principalmente con l’obiettivo di limitare l’evasione fiscale e controllare possibili attività illecite. Il fisco può avere accesso ad una mole di informazioni maggiore rispetto al passato, anche grazie alle nuove strumentazioni informatiche che permettono il tracciamento di un vasto numero di dati dei contribuenti.

Tuttavia un’attenzione particolare del fisco è quella posta sui conti correnti: è possibile infatti per determinate situazioni di rischio che gli enti preposti ai controlli fiscali abbiano accesso ai singoli conti correnti dei cittadini, con l’obiettivo principale di verificare la corrispondenza tra quanto dichiarato, per esempio tramite dichiarazione dei redditi, e quanto effettivamente depositato.

Una attenzione particolare è quella verso i conti correnti cointestati: anche in questo caso i conti possono essere controllati. Le responsabilità in questo caso sono da attribuire ad entrambi i cointestatari del conto. Tuttavia secondo una recente decisione della Corte di Cassazione, uno dei due intestatari può essere sanzionato e l’altro no, nel momento in cui preleva dal conto corrente soldi depositati dall’altro titolare, e non li dichiara. La decisione è piuttosto rivoluzionaria, e introduce nuovi quesiti.

Conto cointestato: cos’è e come funziona

Il conto cointestato comporta che nello stesso conto corrente possano intervenire più soggetti, tramite un accordo con la banca. Nel momento in cui si decide di aprire un conto cointestato, è necessario che entrambe le persone coinvolte presentino i propri dati e informazioni personali alla banca, e depositino le proprie firme.

Il conto cointestato non è di un’unica tipologia, ma può differenziarsi in:

  • Conto corrente cointestato a firma congiunta: in questo caso è possibile svolgere diversi tipi di operazioni solamente se c’è il consenso dichiarato di entrambi gli intestatari;
  • Conto corrente cointestato a firma disgiunta: questa modalità permette agli intestatari di compiere le operazioni indipendentemente, ovvero senza il consenso esplicito dell’altro.

Premesso che è possibile in qualsiasi momento passare da una tipologia all’altra, in ogni caso è necessario valutare attentamente quale tipologia di conto aprire nel caso di conto cointestato. Questa forma di conto corrente è particolarmente utilizzata in famiglia, soprattutto tra due coniugi, per depositare le somme derivate dal lavoro in un unico luogo.

Ogni banca propone conti correnti secondo le proprie modalità e regole, inclusi i conti correnti cointestati. Al pari di un conto corrente aperto in banca, è possibile che un conto venga cointestato anche quando si opta per un conto postale, secondo lo specifico servizio erogato.

Quando un conto cointestato viene aperto da due coniugi, bisogna tenere presenti alcune eventualità che possono accadere, anche spiacevoli. Per esempio nel caso di divorzio, di chi sono le somme contenute nel conto corrente? La questione è ancora fonte di dibattito: solitamente si propone la divisione al 50% del conto, tuttavia esiste la possibilità che solamente uno dei due coniugi avesse versato denaro.

In questo caso è possibile che le somme vengano divise in modo diverso, e in base all’accordo tra i due soggetti, può scaturire la necessità del versamento di un assegno di mantenimento.

Conto cointestato e fisco

Una recente comunicazione della Corte di Cassazione ha introdotto una novità che individua una nuova casistica. Come spiega Ilgiornale.it, il 22 settembre 2021 la Corte di Cassazione si è schierata con il fisco per una questione che riguardava da vicino il conto cointestato tra due coniugi.

Nel caso specifico, sul conto venivano versate somme esclusivamente dalla moglie, e successivamente venivano prelevate dal marito. Nel caso specifico, nonostante il conto fosse cointestato, è stato ritenuto che, in mancanza del consenso diretto della moglie su quelle somme, il marito ha compiuto un illecito.

Il problema diventa rilevante per quanto riguarda il fisco: di fatto il marito ha prelevato somme senza dichiararle al fisco, in modo illecito. Secondo il fisco la somma prelevata dall’uomo va ad aggiungersi al reddito, e pertanto va dichiarata a fini fiscali.

La decisione di dare ragione al fisco costituisce una svolta abbastanza importante per le questioni di questo genere, perché di fatto viene messa in dubbio da un lato la possibilità di entrambi i cointestatari del conto di operare su di esso, e dall’altro lato sorge la questione della tassabilità delle cifre prelevate.

In questo caso ha avuto ragione il fisco perché il marito ha di fatto compiuto un illecito, in quanto le somme del conto erano state versate esclusivamente dalla moglie, e ne aveva prelevato parte senza consenso. La questione è fonte di dibattito, e sottolinea come i soldi versati su un conto, anche se cointestato, sono comunque di proprietà di chi li versa. In mancanza del consenso esplicito su quelle somme quindi si compie un illecito.

Conto cointestato a rischio controlli

Anche a causa di questa decisione, il conto corrente cointestato entra nel mirino del fisco: l’Agenzia delle Entrate infatti può contestare il prelievo di denaro illecito nei conti cointestati, soprattutto perché questo denaro non viene assoggettato alle imposte.

La motivazione dei controlli sul denaro prelevato in questo modo è da ricondurre alla tassazione IRPEF, a cui è destinato se il denaro viene prelevato e impiegato, in quanto diventa parte del reddito di chi lo preleva. La recente decisione della Cassazione può avere quindi conseguenze di ampio raggio sull’utilizzo comune dei conti correnti cointestati.

Risulta piuttosto frequente oggi infatti che, soprattutto in famiglia, venga aperto un conto cointestato per cui le somme sono versate solamente da uno dei coniugi, ovvero quello che lavora. Secondo le conseguenze di questa decisione, il fisco potrebbe ipoteticamente controllare i conti cointestati e relativi movimenti per individuare eventuali usi illeciti di questo denaro, o la mancata applicazione della tassazione.

Tuttavia va ricordato che nel caso citato il coniuge aveva prelevato il denaro in modo illecito, mentre solitamente è presente un accordo esplicito, tramite atto liberale, tra i due coniugi nel depositare e prelevare denaro, soprattutto quando uno dei due non lavora e non versa somme sul conto.

Si attendono ulteriori evoluzioni di una questione che di fatto è stata aperta con questa sentenza, ma che ha avviato molte incognite e dubbi specialmente relativi ai controlli fiscali e alle sanzioni possibili per chi opera su un conto cointestato.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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