Come avvengono e come sono disciplinati i conferimenti di beni e servizi nella società semplice? Vediamo cosa è previsto nella disciplina del diritto societario ed alcuni riferimenti agli aspetti fiscali.

Si definisce conferimento:

il contributo apportato da ciascuno dei soci al patrimonio della società, così da dotarla dei mezzi necessari per l’esercizio dell’attività economica che costituisce l’oggetto sociale.

Quindi, il socio al momento della costituzione della società o successivamente è chiamato ad apportare beni o servizi nella società al fine di realizzare l’oggetto sociale. La disciplina ordinaria dei conferimenti riguarda anche la società semplice, ovvero una tipologia societaria particolare che non può esercitare attività commerciale.

Da sempre, infatti, la società semplice è un veicolo societario utilizzato soprattutto come “cassaforte” da parte di gruppi di imprese, soprattutto a gestione familiare, al fine di detenere il patrimonio della società. L’obiettivo principale della società semplice, infatti, è quello di detenere patrimonio a scopo di tutela degli interessi dei soci.

In questo articolo andremo ad analizzare quale è la disciplina civilistica legata al conferimento di beni o servizi nella società semplice. Fatto questo vedremo i riflessi fiscali del conferimento.

Conferimento di beni e servizi nella società semplice
700Conferimento di beni e servizi nella società semplice

Con che modalità e tempi deve avvenire il conferimento di beni e servizi nella società semplice?

Parlando di conferimento il primo aspetto da evidenziare è che, prima di tutto, questo si manifesta al momento della costituzione della società. E’ in tale sede che ciascun socio si obbliga ad eseguire il conferimento di beni o servizi nella società, al fine di soddisfare l’oggetto sociale della stessa.

Sul punto, deve essere evidenziato che in sede di conferimento al momento della costituzione il socio si obbliga al conferimento, ma non è necessario che la prestazione dell’apporto sia eseguita contestualmente.

Tuttavia, a seconda della tipologia di bene conferito, vi sono delle modalità diverse di esecuzione del conferimento. Tuttavia, considerata la forte autonomia contrattuale di questa forma societaria, i tempi e le modalità di esecuzione dei conferimenti promessi sono sostanzialmente rimessi alla discrezionalità delle parti.

Pertanto, sul punto possiamo affermare che:

  • Se il conferimento ha per oggetto danaro, non occorre, salvo diversa pattuizione tra i soci, che il versamento sia effettuato (né integralmente, né parzialmente, come invece stabilito per le società di capitali) al momento dell’adesione al patto sociale;
  • In caso di conferimento di beni in proprietà:
    • Il trasferimento della proprietà dal socio alla società si verifica contestualmente alla stipula del contratto, per effetto del consenso ex art. 1376 c.c., soltanto qualora il conferimento abbia ad oggetto un bene determinato, esistente e di proprietà del conferente;
    • Qualora l’oggetto del conferimento sia rappresentato da un bene generico, futuro o altrui, l’effetto traslativo si verificherà in un momento successivo (ad esempio, per le cose generiche, al momento della specificazione ex art. 1378 c.c.).

L’importanza del conferimento nella costituzione della società semplice

Ai sensi dell’art. 2247 del codice civile il conferimento rappresenta uno degli elementi costitutivi del contratto di società. Infatti, è attraverso il conferimento che si acquista la qualità di socio. Come anticipato il conferimento si può realizzare sia in sede di costituzione, per la predisposizione del patrimonio iniziale, sia successivamente, durante la vita della società. Questo avviene quando i soci decidono di aumentare i mezzi a disposizione della società, oppure tramite l’apporto di terzi.

Il conferimento effettuato durante la vita della società, determina una modifica del contratto sociale. Per questo tipo di operazione, quindi, si rende necessaria nella società semplice l’unanimità dei consensi dei componenti della società, ove non diversamente convenuto. Questo è quanto prevede l’art. 2252 c.c.

È generalmente affermata la possibilità di apporre all’atto di conferimento un termine iniziale o una condizione sospensiva.

Che cosa accade se il socio non effettua il conferimento?

Qualora uno dei soci si renda inadempiente nei confronti dell’obbligazione legata al conferimento, vi sono delle conseguenze. In particolare è possibile osservare quanto segue:

  • Il socio inadempiente al conferimento è tenuto al risarcimento del danno nei confronti della società ex art. 1218 c.c.;
  • Il socio inadempiente al conferimento può essere escluso dalla società per decisione degli altri soci (artt. 2286 e 2287 c.c.).

Determinazione dei conferimenti

Uno degli aspetti che maggiormente caratterizza la società semplice è la sua particolare autonomia nelle disposizioni che la caratterizzano. Questo significa che, per quanto riguarda il conferimento, si deve fare riferimento a quanto stabilito convenzionalmente dai soci, e solo in difetto si devono osservare le disposizioni di legge.

Il socio è obbligato a eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale (art. 2253 co. 1 c.c.). Ciascun socio è tenuto a conferire esclusivamente quanto stabilito nel contratto sociale, a prescindere dalle future vicende della società.

Se i conferimenti non sono determinati, si presume che i soci siano obbligati a conferire, in parti eguali tra loro, quanto è necessario per il conseguimento dell’oggetto sociale (art. 2253 co. 2 c.c.).

Ove i soci non abbiano diversamente disposto, i conferimenti dovranno essere fatti in danaro.

La pubblicità dei conferimenti nella società semplice

La determinazione dei conferimenti nella società semplice è assoggetta ad adempimento pubblicitario, attraverso la comunicazione nel Registro delle Imprese tenuto presso la Camera di Commercio.

Dalla domanda di iscrizione della società semplice nella sezione speciale (presentata e sottoscritta dagli amministratori e corredata dal contratto sociale ovvero sottoscritta da tutti i soci, in caso di contratto verbale) devono risultare i conferimenti di ciascun socio ed il relativo valore, nonché le prestazioni alle quali sono obbligati i soci d’opera (art. 18 co. 4 del DPR 581/95).

Cosa è possibile conferire nella società semplice?

In linea generale è possibile conferire beni o servizi nella società semplice. Tuttavia, la forma dell’atto di conferimento dipende dalla tipologia di bene o servizio apportato.

In generale, la validità del conferimento non è subordinata all’adozione di forme particolari. Tuttavia, per l’effettuazione di determinati conferimenti – quali, in particolare, i conferimenti immobiliari – il legislatore impone, tuttavia, la forma scritta a pena di invalidità. Tale requisito formale è necessario per il conferimento di un immobile in società, anche ove la legge non richieda (come nel caso della società semplice) alcuna forma particolare per la costituzione del rapporto sociale.

Nelle società di persone, può essere oggetto di conferimento qualsiasi entità suscettibile di valutazione economica e utile per il conseguimento dell’oggetto sociale.

Sono, dunque, ammessi, conferimenti aventi ad oggetto:

  • Denaro;
  • Beni in natura;
  • Crediti;
  • Prestazioni d’opera o di servizi.

Conferimenti immobiliari

È dunque necessaria la forma scritta (atto pubblico o scrittura privata), a pena di nullità, per i conferimenti aventi ad oggetto (art. 1350 c.c.):

  • Il trasferimento della proprietà di beni immobili o di altri diritti reali immobiliari;
  • Il godimento degli stessi a tempo indeterminato o, comunque, per un periodo eccedente i nove anni.

Si ritiene, peraltro, in applicazione del principio di conservazione del contratto (art. 1367 c.c.), che, in mancanza di atto scritto, il conferimento immobiliare sia da considerare senz’altro nullo solo se effettuato dichiaratamente a titolo di proprietà, potendosi, in caso contrario, eventualmente riqualificare l’apporto quale conferimento in godimento infranovennale.

Poiché, comunque, in mancanza di atto formale, non è configurabile il conferimento in proprietà di beni immobili, i beni immobili non formalmente conferiti non entrano a far parte del patrimonio sociale e ad essi non può ragguagliarsi il valore della quota in fase di liquidazione ex art. 2289 c.c. Ove vi sia valido conferimento del valore d’uso, il valore della quota potrà essere ragguagliato a quest’ultima entità.

Trascrizione

Nel caso di conferimento avente ad oggetto beni immobili, è previsto l’obbligo di procedere alla trascrizione del contratto di società (o dell’atto di conferimento) nel registro pubblico immobiliare (art. 2643 c.c.).

L’adempimento in parola è necessario non ai fini della validità del conferimento, ma solo ai fini dell’opponibilità del diritto della società sull’immobile conferito ai terzi e a qualunque altro soggetto (privo di trascrizione) che abbia acquisito diritti sul medesimo bene, quantunque l’acquisto non trascritto risalga a data anteriore (art. 2644 c.c.).

Per trascrivere un contratto nell’apposito registro, occorre che lo stesso risulti da atto pubblico o da scrittura privata autenticata (art. 2657 c.c.).

La trascrizione è effettuata al nome della società (ragione sociale), indicando, per le società semplici, anche le generalità delle persone che le rappresentano secondo l’atto costitutivo.

Conferimenti di denaro

Se non è stabilito diversamente nel contratto sociale, si presume che i conferimenti debbano essere effettuati in danaro. La legge non disciplina i tempi e le modalità di versamento, che restano liberamente determinate dal contratto sociale.
In mancanza di indicazioni espresse, si ritengono applicabili le regole generali sulle obbligazioni, per cui, se non è determinato il tempo in cui la prestazione deve essere eseguita, il creditore può esigerla immediatamente (art. 1183 co. 1 c.c.).

Conferimenti in natura

Il conferimento di beni diversi dal danaro richiede un’apposita pattuizione dei soci in tal senso. I conferimenti in natura in società di persone possono:

  • Avere ad oggetto singoli beni – immobili, mobili, materiali, immateriali (ad esempio, brevetti per invenzione) -, una pluralità di beni ovvero anche aziende o parti di aziende, pur se gravate da debiti;
  • Avere ad oggetto cose generiche (ossia individuate soltanto nel genere), cose future (ad esempio, un fabbricato in costruzione), cose altrui, nonché prestazioni periodiche o continue di cose;
  • Essere effettuati a vario titolo, potendosi distinguere tra:
    • Conferimenti in proprietà, caratterizzati dal trasferimento in capo alla società della proprietà della cosa conferita;
    • Conferimenti in godimento, finalizzati ad assicurare alla società la disponibilità di un bene, senza trasferimento della proprietà. In tale ambito, il socio può attribuire alla società diritti di godimento personali (locazione, affitto) o reali (usufrutto, superficie, uso, con esclusione del diritto di abitazione).

Conferimento di beni in proprietà

A seguito di un conferimento in proprietà – in cui la società diviene proprietaria dei beni conferiti – il passaggio della proprietà dal socio alla società si verifica normalmente al momento della stipulazione del contratto sociale, per effetto del consenso delle parti contraenti (art. 1376 c.c.). Esso prescinde, dunque, dalla materiale consegna del bene, che può avvenire anche successivamente. Tuttavia:

  • In caso di conferimento di cose individuate solo nel genere, la proprietà si trasmette al momento della loro individuazione (o specificazione), fatta d’accordo tra le parti o nei modi da esse stabiliti (art. 1378 c.c.);
  • In caso di conferimento di cosa futura, la proprietà passa nel momento in cui il bene venga ad esistenza (art. 1472 c.c.);
  • Nel caso di conferimento di cosa altrui, la proprietà si trasmette nel momento in cui il conferente acquisti la proprietà del bene dal titolare della stessa (art. 1478 c.c.);
  • Nel caso di conferimento di beni in proprietà cui sia stata apposta una condizione sospensiva, la società diviene proprietaria nel momento in cui la condizione si realizzi.
  • Per le cose conferite in proprietà la garanzia dovuta dal socio e il passaggio dei rischi sono regolati dalle norme sulla vendita (art. 2254 co. 1 c.c.).

E’ possibile conferire beni in godimento nella società semplice?

La società semplice può ricevere anche beni in godimento da parte dei soci. In caso di conferimento in godimento, la società acquista il diritto di godere di un determinato bene, senza acquisirne la proprietà. Essa può, quindi, servirsi di tale bene per il periodo previsto, traendone ogni utilità, ma non ha il diritto di disporne.

Allo scioglimento della società, il socio conferente avrà diritto a recuperare il godimento e la disponibilità del bene nello stato in cui si trova. Se i beni sono periti o deteriorati per causa imputabile agli amministratori, i soci hanno diritto al risarcimento del danno a carico del patrimonio sociale, salva l’azione contro gli amministratori (art. 2281 c.c.).

I beni conferiti in godimento, non essendo, in quanto tali, di proprietà della società, sono sottratti alla liquidazione e all’azione dei creditori sociali. Il rischio delle cose conferite in godimento resta a carico del socio che le ha conferite. La garanzia per il godimento è regolata dalle norme sulla locazione (art. 2254 co. 2 c.c.).

Conferimento di crediti

In presenza di un’apposita pattuizione, è ammesso il conferimento di crediti, in denaro o in natura (art. 2255 c.c.). La disciplina legale sul punto è limitata al tema della garanzia dovuta dal socio conferente. Si applicano, per il resto, le norme generali in materia di cessione dei crediti, in quanto compatibili (artt. 1260 ss. c.c.). Ne deriva che:

  • Sono conferibili, anche senza il previo consenso del debitore, tutti i crediti che non abbiano carattere strettamente personale o il cui trasferimento non sia vietato dalla legge (art. 1260 c.c.);
  • Il conferimento ha effetto nei confronti del debitore quando questi lo abbia accettato ovvero quando gli sia stato notificato; il debitore che, prima della notificazione o dell’accettazione, effettui il pagamento a favore del socio conferente, non è liberato, qualora la società provi che il debitore medesimo era già a conoscenza dell’avvenuto conferimento (art. 1264 c.c.);
  • Il conferente è tenuto a garantire l’esistenza del credito al momento del conferimento (art. 1266 co. 1 c.c.).

Il socio conferente è tenuto a garantire:

  • L’esistenza del credito conferito, per la ritenuta applicabilità, in materia di conferimenti societari, delle norme generali sulla cessione dei crediti;
  • La solvenza del debitore, per espressa previsione dell’art. 2255 c.c., nei limiti di cui all’art. 1267 c.c. Tale garanzia, che nella disciplina generale sulla cessione dei crediti è assunta solo in quanto espressamente pattuita, è qui imposta dalla legge a tutela della effettività del conferimento. È peraltro, considerato valido il patto contrario.

Conferimento d’opera o di servizi

In linea con quanto previsto, in generale, dall’art. 2247 c.c. (che fa riferimento a conferimenti di “beni o servizi”), nella società semplice (e nelle altre società di persone) i conferimenti possono essere costituiti anche dall’obbligo del socio di prestare la propria attività lavorativa, manuale o intellettuale, a favore della società. In tali ipotesi, il conferente è detto socio d’opera (o d’industria). È previsto, per il socio d’opera, un particolare trattamento con riguardo:

  • Alla partecipazione agli utili conseguiti e alle perdite subite dalla società (art. 2263 co. 2 c.c.);
  • Alla possibilità di essere escluso dalla società per la sopravvenuta inidoneità ad eseguire la prestazione conferita (art. 2286 co. 2 c.c.);
  • Alla ripartizione dell’attivo in sede di liquidazione della società (art. 2282 c.c.).
  • Per quanto, normalmente, solo alcuni soci si obbligano a conferire la propria attività lavorativa, mentre gli altri apportano conferimenti di capitali, si ritiene ammissibile, nella società semplice, che tutti i conferimenti consistano in prestazioni d’opera o di servizi; è il caso dell’impresa familiare coltivatrice, da equipararsi alla società semplice.

Socio d’opera e lavoratore subordinato

Il socio che si impegni ad apportare la propria attività lavorativa deve essere distinto dal lavoratore subordinato della società. La natura sociale del rapporto comporta, infatti, che il socio d’opera, a differenza del lavoratore subordinato:

  • Nell’espletamento della propria opera non sia in rapporto di subordinazione nei confronti degli amministratori, essendo, invece, chiamato, unitamente agli altri soci, a concorrere all’esercizio dell’attività comune e alla gestione dell’impresa sociale;
  • Non abbia diritto al trattamento salariale e previdenziale proprio dei lavoratori dipendenti, essendo il compenso spettante a detto socio per l’attività prestata rappresentato dalla partecipazione agli utili conseguiti dalla società;
  • Partecipi al rischio d’impresa: essendo il corrispettivo della sua prestazione legato ai risultati dell’impresa sociale, egli non percepisce alcunché qualora la stessa non produca utili; in caso di perdite, anche il socio d’opera può essere chiamato, in proporzione alla sua quota di partecipazione alle perdite, a contribuire all’estinzione delle passività sociali;
  • Sia esposto al rischio dell’impossibilità di esecuzione della prestazione, anche per causa a lui non imputabile; in tal caso, egli può essere escluso dalla società per volontà degli altri soci (art. 2286 co. 2 c.c.).

Si ritiene comunque possibile che tra il socio d’opera e la società sia stipulato un separato contratto di lavoro subordinato, avente ad oggetto prestazioni diverse da quelle che lo stesso si sia obbligato ad effettuare a titolo di conferimento, purché:

  • La prestazione svolta dal socio come dipendente sia diversa da quella oggetto di conferimento; e
  • Il socio presti la sua attività lavorativa in regime di subordinazione, ossia sotto il controllo gerarchico di un altro socio, munito di poteri di supremazia.

Aspetti fiscali legati al conferimento di beni nella società semplice

Gli atti di conferimento di beni in società debbono in ogni caso essere oggetto di registrazione nel termine fisso di 30 giorni dal momento della formazione dell’atto (art. 13 del DPR n. 131/86). Vediamo, di seguito, gli effetti fiscali del conferimento di beni nella società semplice.

Imposte indirette sul conferimento di immobili nella società semplice

I conferimenti di immobili effettuati da soggetti che operano al di fuori dell’esercizio dell’attività di impresa o professionale e che sono, quindi, fuori campo IVA per assenza del requisito soggettivo, sono soggetti ad imposta di registro proporzionale.

Per quanto riguarda l’applicazione dell’imposta di registro occorre tenere presente quanto segue:

  • Se l’immobile conferito è un terreno agricolo e:
    • Sussistono le condizioni per l’applicazione dell’agevolazione per la piccola proprietà contadina, come individuate dall’art. 2 co. 4-bis del D.L. n. 194/09, l’imposta di registro e l’imposta ipotecaria si applicano nella misura fissa di 200,00 euro ciascuna e l’imposta catastale è dovuta nella misura ordinaria dell’1%;
    • Se non sussistono le condizioni di applicazione dell’agevolazione per la piccola proprietà contadina, l’imposta di registro è dovuta nella misura del 15% con la misura minima di 1.000 euro e le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 50 euro l’una;
  • Se l’immobile conferito è un fabbricato destinato specificamente all’esercizio di attività commerciali e non suscettibile di altra destinazione senza radicale trasformazione ovvero un’area destinata ad essere utilizzata per la costruzione di tale fabbricato (purché ultimato entro 5 anni dall’assegnazione) o ad essere utilizzata come sua pertinenza, l’imposta di registro è dovuta con l’aliquota del 4% (con la misura minima di 200,00 euro) e le imposte ipotecaria e catastale sono dovute nella misura proporzionale del 2% e 1%;
  • In tutti gli altri casi (salve le agevolazioni tuttora applicabili, nonostante quanto disposto dall’art. 10 co. 4 del D.Lgs. n. 23/2011), l’imposta di registro è dovuta con l’aliquota del 9% e la misura minima di 1.000 euro e le imposte ipotecaria e catastale sono dovute nella misura fissa di 50 euro ciascuna.

Imposte indirette sul conferimento di denaro crediti o beni mobili in società semplice

A norma dell’art. 4 co. 1 lett. a) n. 5 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86, gli atti di aumento del capitale con conferimento di denaro, beni mobili diversi dagli autoveicoli e altri beni diversi dagli immobili, dalle aziende e dalle unità da diporto, sono soggetti ad imposta di registro nella misura fissa di 200,00 euro. In questa ultima disposizione rientra anche il conferimento di crediti che, se operato da soggetto privato sconta l’imposta di registro nella misura fissa di 200,00 a norma dell’art. 4 co. 1 lett. a) n. 5 della Tarifffa, parte I, allegata al DPR n. 131/86.

Conferimento di beni e servizi nella società semplice: conclusioni

In questo articolo abbiamo visto alcuni cenni principali legati agli effetti civilistici e fiscali del conferimento di beni e servizi nella società semplice. Quello che possiamo dire è che la società semplice si presta, essenzialmente, ad ogni forma di conferimento utile al raggiungimento dell’oggetto sociale. Le norme convenzionali stabilite dai soci, in questo caso, hanno importanza fondamentale in quanto possono derogare la disciplina legale che trova spazio solo in assenza di disposizioni specifiche.

Questo significa che i soci hanno la possibilità di modellare la società a loro giudizio in ragione del miglior raggiungimento dei propri obiettivi (tutela patrimoniale, passaggio generazionale, etc). Per quanto riguarda i conferimenti occorre prestare particolare attenzione all’onerosità, in termini di imposizione fiscale indiretta, legata al conferimento immobiliare. In caso di immobile civile abitazione, il conferimento sconta imposta di registro al 9% sul valore venale dell’immobile (al netto di eventuali oneri accollati dalla società). Questo aspetto, quindi, comporta delle valutazioni da fare soprattutto in sede di costituzione.

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