Certificazione dei corrispettivi nell’E-commerce

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La territorialità IVA nel Commercio Elettronico e le modalità di Certificazione dei Corrispettivi nell’E-commerce. Possibilità di inserimento nel registro corrispettivi delle operazioni effettuate nei confronti di privati consumatori. Modalità di tenuta del registro corrispettivi ed emissione di nota di credito.

La regolare tenuta della contabilità è un obbligo previsto dalla normativa civilistica e fiscale per tutti i soggetti titolari di Partita IVA.

La tenuta della contabilità, semplificata o ordinaria, varia a seconda del tipo di impresa adottata e a seconda delle dimensioni, in termini di volume d’affari annuo, raggiunto.

Particolari semplificazioni, tuttavia, sono previste per i soggetti che esercitano la propria attività in E-commerce.

In particolare, infatti, per quanto riguarda le operazioni effettuate nei confronti di consumatori finali residenti nel territorio dello Stato, sia in caso di E-commerce diretto che di E-commerce indiretto, non vi è obbligo di certificazione dei corrispettivi di vendita.

Quindi, in pratica, non vi è obbligo di rilascio di fattura o scontrino fiscale.

In questi casi sarà sufficiente per l’impresa annotare l’operazione nel registro dei corrispettivi.

Per quanto riguarda gli obblighi IVA, relativamente ai corrispettivi percepiti, l’Amministrazione finanziaria equipara il commercio elettronico diretto a quello indiretto.

Gli adempimenti, quindi, relativi alla certificazione delle operazioni in esame sono identici. In entrambi i casi è prevista la sola indicazione nel registro dei corrispettivi, senza emissione di fattura o scontrino.

Vediamo quindi, come sono regolamentate le modalità di Certificazione dei Corrispettivi :

  • Nell’e-commerce diretto e
  • Nell’E-commerce indiretto.

INQUADRAMENTO DELL’E-COMMERCE DIRETTO

Per commercio elettronico diretto si intende una transazione avvenuta online dove l’oggetto dell’acquisto è un bene immateriale.

Si considerano beni immateriali quello che non necessitano di un supporto fisico per essere trasferiti. Classico caso è quello dei casi in cui è possibile fruire del bene tramite download dalla rete.

In pratica, siamo di fronte all’E-commerce indiretto quando transazione e scambio del bene avvengono direttamente online.

Ogni volta che scarichi file, musica e film dalla rete stai effettuando acquisti di E-commerce indiretto.

IVA NEL COMMERCIO ELETTRONICO DIRETTO

I servizi elettronici, di telecomunicazione e tele-radiodiffusione sono territorialmente rilevanti nel Paese del Committente.

L’IVA è territorialmente rilevante nel Paese del Committente. Non rileva, a questi fini, il luogo di stabilimento del soggetto prestatore dell’operazione.

Questo è quanto previsto dall’articolo 58 della Direttiva n. 2006/112/CE, ad opera dell’articolo 5 della Direttiva n. 2008/8/CE.

Per quanto riguarda l’Italia, quindi, le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici sono ivi imponibili IVA se il committente è domiciliato nel territorio dello Stato.

Questo secondo quanto prevede l’articolo 7– sexies comma 1 lettere f) e g) del DPR n 633/72.

Nei servizi di E-commerce diretto non vi è, pertanto, distinzione tra operazione effettuata con committente soggetto IVA o privato consumatore (rapporti B2B e B2C).

A livello procedurale, le modalità di applicazione dell’IVA sono, invece, differenziate a seconda dello status del committente (soggetto IVA o meno).

Questo in quanto:

  • Nei rapporti B2B. Il prestatore è tenuto ad emettere fattura “non soggetta” ad IVA. L’imposta è applicata dal committente con il meccanismo del “reverse charge“;
  • Nei rapporti B2C. L’imposta è pagata direttamente committente privato comunitario o extracomunitario. Nel caso in cui il privato sia residente in Italia l’operazione sarà soggetta ad IVA italiana.

IDENTIFICAZIONE NEI VARI PAESI UE

L’implicazione di questa normativa è che un operatore economico italiano che effettua E-commerce diretto in UE verso consumatori finali, ha precise procedure da adottare ai fini IVA.

Questo perché deve essere in grado di identificare l’IVA da versare in ciascun Paese UE ove i suoi acquirenti risiedono.

Per fare questo è necessario effettuare una identificazione diretta ai fini IVA in ogni Paese UE ove si vende. Solo in questo modo è possibile applicare l’IVA nel Paese del Committente. Oppure in alternativa, è possibile avvalersi del regime speciale del “Mini Sportello Unico” (MOSS).

CERTIFICAZIONE DEI CORRISPETTIVI

Nell’E-commerce diretto, la Certificazione dei Corrispettivi è obbligatoria soltanto per le operazioni effettuate nei confronti di committenti soggetti passivi.

Non rileva il fatto che il committente operatore economico sia residente in Italia o meno.

In caso di committente operatore economico è obbligatoria l’emissione della Fattura Elettronica, ai sensi dell’articolo 22 del DPR n 633/73. La fattura deve essere datata e numerata in ordine progressivo.

Per quanto riguarda, invece, la certificazione dei corrispettivi per le operazioni di commercio elettronico diretto effettuate nei confronti di privati consumatori (rapporti B2C), si deve fare riferimento alla disciplina delle vendite per corrispondenza.

VENDITE PER CORRISPONDENZA

Per questa ragione, secondo la Risoluzione n 274/E/2009 dell’Agenzia delle Entrate, le corrispondenti operazioni non sono soggette:

  • All’obbligo di emissione della fattura. Salvo che la stessa sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione della cessione. Così come previsto dall’articolo 22, comma 1, n 1), del DPR n 633/1972;
  • All’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale. Questo siccome opera l’esonero di cui all’articolo 2, lettera oo), del DPR n 696/1996.

I corrispettivi giornalieri delle vendite, comprensivi dell’IVA, in caso di e-commerce diretto B2C, devono essere, tuttavia, annotati nel Registro dei Corrispettivi di vendita.

Si tratta del Registro di cui all’articolo 24 del DPR n 633/1972.

L’annotazione deve essere effettuata entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al giorno di effettuazione.

Il venditore resta in ogni caso soggetto a tutti gli altri obblighi formali e sostanziali disciplinati dalla normativa Iva (liquidazione dell’IVA, conservazione della documentazione, etc).

In sede di liquidazione periodica, è necessario effettuare lo scorporo dell’IVA con il metodo matematico. Questo è quanto prevede l’articolo 27, comma 2, del DPR n 633/1972.

Il calcolo corretto è il seguente:

importo comprensivo di Iva / (100 + valore in percentuale dell’Iva) X valore in percentuale dell’Iva

Ipotizzando che i beni venduti siano soggetti all’aliquota ordinaria (22%), il calcolo da fare è il seguente:

122 / (100+22) * 22 = 22

L’arrotondamento va effettuato, per difetto o per eccesso, al centesimo di euro.


E-COMMERCE INDIRETTO

Il commercio elettronico indiretto (e-commerce indiretto) è costituito da quelle transazioni nelle quali:

  • La cessione giuridica del bene e la conclusione del contratto tra venditore e cliente si perfezionano per via telematica;
  • Mentre la consegna fisica del bene avviene attraverso i canali tradizionali.

La cessione di beni nel commercio elettronico indiretto viene assimilata come anzidetto alla vendita per corrispondenza. E pertanto ai fini Iva vengono applicate le relative norme interne, comunitarie e internazionali.

IVA NEL COMMERCIO ELETTRONICO INDIRETTO

Le operazioni di E-commerce indiretto sono territorialmente rilevanti nel Paese del soggetto committente. Così come previsto per le operazioni di commercio elettronico diretto.

Anche per quanto attiene ai servizi di e-commerce indiretto, quindi, non vi è distinzione tra operazione effettuata con committente soggetto passivo IVA o privato consumatore (rapporti B2B e B2C).

Questo poiché comunque le operazioni in esame sono assoggettate ad IVA nel Paese del committente a prescindere dal luogo in cui il prestatore si considera stabilito (Paese Ue o Extra-Ue).

A livello procedurale, le modalità di applicazione dell’IVA sono, invece, differenziate a seconda dello status del committente (soggetto Iva o meno).

Questo in quanto:

  • Nei rapporti B2B, il prestatore è tenuto ad emettere fattura “non soggetta” ad IVA. L’imposta è applicata dal committente con il meccanismo del “reverse charge“;
  • Nei rapporti B2C. L’imposta è pagata direttamente committente privato comunitario o extracomunitario. Nel caso in cui il privato sia residente in Italia l’operazione sarà soggetta ad IVA italiana.

Nel caso in cui il privato sia residente in Italia l’operazione sarà soggetta ad IVA italiana.

IVA CON PRIVATI UE

Nelle operazioni con privati residenti UE l’IVA è dovuta nel Paese del committente. Tuttavia, è possibile applicare IVA italiana se l’ammontare delle cessioni effettuate in questo Stato UE, non ha superato:

  • Nell’anno solare precedente, o
  • Nell’anno solare in corso

la soglia di € 100.000. In alternativa, si deve fare riferimento al minore ammontare stabilito da ogni Stato UE.

Vedi la tabella seguente.

STATOSOGLIASTATOSOGLIA
Austria€ 35.000SveziaSEK 320.000
Belgio€. 35.000Finlandia€. 35.000
DanimarcaDKK 280.000Estonia€. 35.000
Francia€. 100.000PoloniaPLN 160.000
Germania€. 100.000Lettonia€. 35.000
Gran BretagnaGBP 70.000BulgariaBGN 70.000
Grecia€. 35.000LituaniaLTL 125.000
Irlanda€. 35.000Repubblica CecaCZK 1.140.000
Italia€. 35.000Slovacchia€. 35.000

Quindi, nel caso in cui il fatturato realizzato dall’impresa italiana superi la soglia stabilita da uno Stato UE, deve identificarsi direttamente ai fini IVA in questo Stato.

L’identificazione diretta consente all’operatore italiano di poter applicare correttamente l’IVA del Paese UE del committente.

La procedura da adottare da parte dell’operatore nazionale sarà la seguente:

  • Acquisire una posizione IVA (mediante identificazione diretta o nomina di un rappresentante fiscale) nello Stato di destinazione del bene. Questo per rilevare la cessione intra-comunitaria fittizia ed effettuare il corrispondente acquisto intra-comunitario;
  • Assoggettare ad imposta la cessione nello Stato di destinazione, ivi territorialmente rilevante ai sensi dell’articolo 7-bis DPR n 633/72.

CERTIFICAZIONE DEI CORRISPETTIVI

Nell’e-commerce indiretto, la certificazione dei corrispettivi è obbligatoria soltanto per le operazioni effettuate nei confronti di committenti soggetti passivi, sia residenti che non residenti.

In questi casi è obbligatoria l’emissione della fattura, ai sensi dell’articolo 22 del DPR n 633/73. La fattura deve essere datata e numerata in ordine progressivo.

La disciplina IVA delle operazioni di commercio elettronico indiretto tra soggetti residenti in Italia, incluse le stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, è disciplinata dalle disposizioni contenute dal DPR n. 633/72.

Alle operazioni riconducibili all’e-commerce indiretto, caratterizzate dalla consegna materiale dei beni attraverso i canali tradizionali (posta, corriere, ecc.), si applica, la disciplina delle vendite per corrispondenza. Questo se il cliente è un “privato consumatore“.

Per questa ragione, secondo la Risoluzione n. 274/E/2009 dell’Agenzia delle Entrate, le corrispondenti operazioni non sono soggette:

  • All’obbligo di emissione della fattura. Salvo che la stessa sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione della cessione. Come previsto dall’articolo 22, comma 1, n. 1), del DPR n. 633/72;
  • All’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale. Poiché opera l’esonero di cui all’articolo 2, lettera oo), del DPR n. 696/1996.

I corrispettivi giornalieri delle vendite, comprensivi dell’IVA, in caso di e-commerce diretto B2C, devono essere, tuttavia, annotati nel registro dei corrispettivi di vendita. Registro di cui all’articolo 24 del DPR n. 633/1972 entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al giorno di effettuazione.

Il venditore resta in ogni caso soggetto a tutti gli altri obblighi formali e sostanziali disciplinati dalla normativa IVA (liquidazione dell’Iva, conservazione della documentazione, etc).

Inoltre, in sede di liquidazione periodica dell’Iva, lo scorporo dell’Iva deve avvenire con il metodo matematico.


REGISTRO CORRISPETTIVI NEL COMMERCIO ELETTRONICO

Per quanto riguarda la registrazione dell’operazione nel registro dei corrispettivi, devi procedere con la seguente procedura.

Prima di tutto effettuare la numerazione progressiva delle pagine.

Contrassegnare la copertina con i dati della società (denominazione, codice fiscale, partita IVA e indirizzo). Nella prima pagina dobbiamo indicare il mese a cui ci stiamo riferendo.

Nel registro  dei corrispettivi  deve essere annotato, per ogni giornata, l’incasso complessivo comprensivo IVA, distinto per aliquota. Da sinistra è necessario indicare, rispettivamente: giorno del mese, l’incasso complessivo comprensivo di IVA. Il tutto distinto per aliquota.

Separatamente, in un’apposita colonna, deve essere annotato l’ammontare complessivo giornaliero delle operazioni non imponibili ed esenti. Indicando l’articolo che prevede la non imponibilità.

La registrazione deve essere fatta entro il giorno successivo non festivo rispetto a quello di effettuazione dell’operazione. In altre parole di consegna del bene o di incasso del corrispettivo. In basso devi indicare il totale delle operazioni di tutto il mese.

Nella seconda pagina, invece, devono essere indicate, se emesse, le fatture (da consegnare al Commercialista assieme al registro) con il numero di fattura e l’importo.

Le registrazioni devono essere effettuate con ordine cronologico, giorno per giorno.

La stampa del registro dei corrispettivi e delle fatture emesse registrate con sistemi informatici, devono essere effettuate entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva.

Fermo restando che la stampa e fatture devono essere disponibili in qualsiasi momento (ad es. in caso di ispezioni e verifiche).

Per approfondire: Note di variazione Iva: la guida

IL DOCUMENTO DI TRASPORTO

In caso di e-commerce indiretto, se non c’è spedizione con fattura accompagnatoria, deve essere emesso il Documento di Trasporto (DDT).

Sul documento di trasporto è importante sapere che:

  • Le note di consegna devono necessariamente avere numero e data consecutivi e ogni anno bisogna far ripartire da capo la numerazione;
  • I numeri devono esserci tutti e la merce deve essere accompagnata dalla nota di consegna con il numero corretto. Non devono esserci due documenti diversi;
  • La nota di consegna data al cliente deve essere la stessa che viene archiviata dall’azienda che la emette. E deve avere la stessa numerazione che viene inserita nel registro   corrispettivi.

Emettere una nota di credito

La nota di credito viene emessa per stornare totalmente o parzialmente una fattura o una nota di consegna.

Essa può essere emessa per diversi casi, i più comuni sono:

  •  Reso totale merce:
    • La merce non rispecchia le caratteristiche descritte, o non soddisfa le aspettative del cliente;
    • La merce presenta difetti e/o danni, pertanto il cliente provvede al reso della stessa;
    • Infine la merce non viene ritirata dal cliente.
  • Reso parziale merce:
    • L’ordine comprende diversi articoli, ma solo alcuni di questi vengono resi al venditore per uno dei casi sopra descritti.

Al fine di effettuare una contabilizzazione corretta della transazione descritte è obbligatorio emettere la nota di credito.

Le note di credito devono essere emesse alla medesima aliquota d’imposta applicata a suo tempo nell’emissione di fattura o nota di consegna. Anche se questa, nel tempo, è variata.

Nella compilazione della nota di credito è fondamentale riportare i riferimenti del documento di origine a cui la stessa fa riferimento. Ad esempio: storto totale nota di consegna (o fattura)  n. __ del ___ .

E’ importante per una corretta imputazione del reso segnare nel corpo della nota di credito il motivo per cui la merce viene restituita al venditore.


CERTIFICAZIONE DEI CORRISPETTIVI NELL’ECOMMERCE: CONSULENZA

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Gli adempimenti fiscali legati ad una attività di e-commerce sono particolari, e se non si è esperti sul campo si rischia di commettere errori.

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L’errore più frequente che riscontro nelle imprese che mi richiedono consulenza è che non si dotano di software in grado di gestire e monitorare le vendite. In molti casi, infatti, si finisce per superare le soglie di identificazione in Paesi esteri senza accorgersene. Questo aspetto può essere problematico in caso di accertamenti.

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36 COMMENTS

  1. Salve,
    un contribuente nel regime forfettario con e-comerce diretto non iscritto al Moss che vende al di sotto della soglia comunitaria dei 10.000 € ad un privato EXTRA-UE deve obbligatoriamente emettere la fattura? E ad un privato in un paese UE?
    In caso affermativo occorre per forza indicare il codice fiscale (un dato che nelle vendite online non sempre il consumatore è propenso a dare)?
    Grazie

  2. Salve Luca, l’emissione della fattura si rende necessario per tracciare il volume di vendite a privati consumatori UE per ogni Stato per la verifica legata all’obbligo di identificazione diretta.

  3. Grazie dott. Federico, mi viene però un dubbio: l’obbligo di emissione della fattura è valido anche per gli iscritti al Moss che vendono ai privati consumatori domiciliati nei paesi UE? La direttiva 2017/2455/UE non dovrebbe aver eliminato dal 1 gennaio 2019 l’obbligo di fatturazione per i privati consumatori domicliati in UE?
    Grazie.

  4. Salve Luca, dal 2019 nei limiti di € 10.000 rimangono valide le regole di fatturazione italiane, quindi può non essere emessa la fattura ma soltanto registrato il corrispettivo. Tuttavia, occorre avere un sistema di tracciamento per identificare le vendite effettuate in ogni Paese per non superare al soglia dei € 10.000. Per questo, spesso, è utile procedere con la fatturazione di queste operazioni.

  5. Ok, grazie è stato esaustivo. L’unca cosa che non ho capito è perché, data la direttiva 2017/2455/UE che prevede che dal 2019 i prestatori di servizi non avranno l’obbligo di identificarsi nel Paese di residenza del cliente se effettuano operazioni al di sotto dei 10.000 €, venga comunque a loro richieda l’iscrizione al MOSS per poter avere il vantaggio di effettuare la semplice registrazione dei corrispettivi.

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