Assegno di mantenimento
Assegno di mantenimento

A seguito di separazione il coniuge che eroga l’assegno di mantenimento ha diritto alla deduzione dello stesso dal proprio reddito. Mentre il coniuge beneficiario deve tassare la somma percepita dall’assegno di mantenimento. Questo in quanto il reddito è considerato assimilabile a quello derivante da lavoro dipendente.

Con la separazione personale (che sia consensuale o giudiziale) il vincolo matrimoniale viene sospeso in maniera transitoria in attesa della sentenza di divorzio. Fino a quel momento rimane attivo il dovere di assistenza materiale al coniuge. E’ proprio questo aspetto che porta alla determinazione dell’assegno di mantenimento.

La condizione essenziale affinché si generi il presupposto dell’assegno di mantenimento a carico di uno dei coniugi separati è la non titolarità di propri redditi. In questi casi è possibile che uno dei coniugi sia chiamato a versare all’altro un importo:

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  • Periodico, oppure
  • Una tantum,

dedicato al sostentamento dell’altro coniuge (o dei figli).

L’assegno di mantenimento (o divorzile) è una forma economica di sostentamento erogata al coniuge che ha redditi insufficienti per adempiere alle proprie necessità. Il coniuge con maggiori disponibilità reddituali è chiamato a sostenere i coniuge in difficoltà. Condizione essenziale affinché si generi tale onere a carico di uno dei due coniugi separati è la non titolarità di adeguati redditi propri.

La cessazione del vincolo matrimoniale a seguito di separazione o divorzio porta con sé risvolti di natura fiscale quando il coniuge deve corrispondere all’altro un assegno finalizzato a soddisfarne il mantenimento o il diritto agli alimenti. Andiamo ad analizzare, quindi, di seguito la disciplina fiscale legata alla corresponsione dell’assegno di mantenimento al coniuge. Cominciamo!

Assegno di mantenimento
Assegno di mantenimento

Quando un coniuge ha diritto all’assegno di mantenimento?

Per poter ottenere l’assegno di mantenimento, secondo la giurisdizione italiana è necessario che siano presenti e verificate le seguenti condizioni, che andiamo a riepilogare di seguito:

  • Il coniuge beneficiario deve aver fatto espressamente richiesta di ottenimento dell’assegno al giudice;
  • Al coniuge beneficiario non deve essere stata addebitata la separazione;
  • Il coniuge può beneficiare dell’assegno di mantenimento solo nel caso in cui non disponga di “adeguati redditi propri o non può procurarseli per ragioni oggettive;
  • Il coniuge a cui è stata addebitata la separazione deve disporre di mezzi idonei per poter far fronte al pagamento dell’assegno.

L’assegno di mantenimento da corrispondere è periodico e può essere erogato in diverse forme quali ad esempio: una somma unica di denaro o suddivisa in più voci di spesa (per il canone di affitto dell’abitazione coniugale, per gli oneri condominiali, etc). Una cosa importante da ricordare è la durata di corresponsione dell’assegno di mantenimento. L’assegno potrebbe essere corrisposto anche per tutta la vita, ma potrebbe anche venire meno pochi mesi dopo la corresponsione. Per chiarire, basti pensare al caso della moglie disoccupata al momento della corresponsione iniziale dell’assegno che pochi mesi dopo trova un lavoro adeguato (altro caso classico è quello ove l’ex coniuge percipiente l’assegno passa a convivere con un altro soggetto). In questo caso il coniuge erogante potrebbe chiedere al giudice la cessazione del proprio obbligo.

Come si calcola l’assegno di mantenimento del coniuge?

L’assegno di mantenimento all’ex coniuge viene stabilito dal Giudice su richiesta del coniuge che ne fa richiesta ed è in possesso delle condizioni previste. Il calcolo dell’importo dell’assegno di mantenimento deriva da un processo di accertamento del tenore di vita dei coniugi al momento del matrimonio. Il passo successivo è quello di verificare se il coniuge che richiede all’altro l’assegno divorzile possiede i mezzi economici adeguati e sufficienti a mantenere lo stesso tenore di vita che aveva al momento del matrimonio.

Volendo schematizzare possiamo dire che sicuramente lo stile ed il tenore di vita durante il matrimonio sono il punto di riferimento su cui il giudice (o le parti in caso di procedimento consensuale) si deve basare per determinare la stima del valore dell’assegno di mantenimento. Generalmente, le variabili maggiormente utilizzate dai giudici per determinare l’assegno di mantenimento sono:

  • I consumi della famiglia;
  • I redditi percepiti dal nucleo familiare.

Assegno divorzile: conseguenze fiscali per gli ex coniugi

La corresponsione di un Assegno di Mantenimento tra due coniugi comporta per gli stessi diverse conseguenze a livello fiscale che è opportuno tenere in considerazione. In particolare, la corresponsione dell’assegno di mantenimento comporta:

  • Deducibilità ai fini IRPEF dell’intero importo corrisposto. Il coniuge erogante l’assegno divorzile ha diritto di poter dedurre dal proprio reddito imponibile IRPEF l’importo corrisposto. Questo ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c) del DPR n 917/86;
  • Tassazione del reddito incassato ai fini IRPEF. Il coniuge beneficiario dell’assegno è tenuto ad indicare la somma riscossa in dichiarazione dei redditi. Trattasi, infatti, di componente di reddito riconducibile a quelli assimilati al lavoro dipendente. Articolo 50, lettera i) del DPR n 917/86.

Da un punto di vista fiscale, quindi, esiste un sistema di pesi e contrappesi che porta ad una:

  • Deduzione fiscale per il soggetto che eroga il reddito;
  • Tassazione dello stesso reddito per il beneficiario.

Andiamo ad analizzare, adesso, con maggiore dettaglio le due possibilità sopra indicate, ovvero la deduzione del reddito e la tassazione dello stesso per il coniuge beneficiario.

Deducibilità IRPEF dell’assegno di mantenimento per l’ex coniuge

I versamenti di denaro periodici effettuati all’ex coniuge rappresentano oneri deducibili ai fini IRPEF. Questo è quanto prevede l’articolo 10, comma 1, lettera c) del DPR n 917/86. Tuttavia, occorre prestare attenzione al fatto che gli unici versamenti agevolabili sono quelli che derivano a seguito di:

  • Separazione legale ed effettiva;
  • Scioglimento o annullamento del matrimonio, o cessazione dei suoi effetti civili.

L’importo agevolato è quello stabilito nella misura indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria. In pratica, la deducibilità fiscale ai fini IRPEF dell’assegno di mantenimento è condizionata dal fatto che vi sia un provvedimento del Giudice.

Accordi stragiudiziali tra coniugi non validi

Il fatto che vi debba essere una sentenza del Giudice a determinare importo e periodicità dell’assegno divorzile rende non ammissibili accordi stragiudiziali tra le parti. Classico esempio è quello legato ad accordi a seguito di “separazione di fatto“. In questo caso l’assegno che eventualmente viene stabilito non è agevolabile ai fini fiscali per il coniuge erogante. Questo significa, in altre parole, che la corresponsione di un assegno divorzile, anche se frazionato a rate, non è deducibile. Allo stesso modo, tale reddito non assume rilevanza per il coniuge percettore. Questo accade in caso di accordi stragiudiziali nelle separazioni di fatto.

Residenza fiscale del coniuge non rilevante

Altro aspetto che spesso induce in errore è quello che riguarda la residenza fiscale dell’ex coniuge. Infatti, la deducibilità dell’assegno di mantenimento erogato all’ex coniuge è confermato anche se questi è residente all’estero. L’ex coniuge in situazione di difficoltà economica che si trasferisce all’estero non determina alcuna conseguenza per la deduzione fiscale legata al coniuge erogante.

Deduzione secondo il principio di cassa

Per il coniuge erogante la deduzione fiscale ai fini IRPEF segue il criterio “di cassa“. Questo significa che ai fini della deduzione devono essere presi in considerazione gli importi degli assegni versati per ciascun anno solare. Nella pratica, sovente accade che l’assegno venga erogato in anticipo ovvie in via posticipata rispetto alla scadenza prevista. In questi casi occorre verificare annualmente l’importo effettivamente erogato. Solo questo importo è quello che concorre alla deduzione fiscale.

Contribuiscono alla deduzione anche le somme versate a titolo di adeguamento ISTAT. Condizione affinché questo possa avvenire è che tale adeguamento sia indicato nella sentenza di separazione. Sul punto si è espressa l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 448/E/2008.

Sono deducibili anche le somme erogate a titolo di arretrati, anche se versate in unica soluzione. Resta esclusa, quindi, la possibilità di dedurre assegni corrisposti volontariamente dal coniuge. Questo al fine di sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale di meccanismi di adeguamento dell’assegno di mantenimento.

Assegni per il mantenimento dei figli non detraibili

Le somme erogate dall’ex coniuge dedicate al mantenimento dei figli non sono detraibili ai fini IRPEF. Questo aspetto è molto importante e spesso è fonte di tantissimi errori commessi nella dichiarazione dei redditi. Ti invito, pertanto, a fare molta attenzione nel separare la quota di assegno legata al mantenimento del coniuge rispetto a quella legata al mantenimento dei figli. Sul punto si è espressa anche l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 95/E/2000.

Cosa fare se il giudice ha disposto una somma onnicomprensiva?

Nel caso in cui la somma derivante dal provvedimento giudiziale sia comprensiva anche della quota per il mantenimento dei figli, deve essere considerata destinata al mantenimento di questi ultimi il 50% della somma. Questo indipendentemente dal numero dei figli.


Assegno di mantenimento al coniuge: casi particolari risolti

Andiamo ad analizzare adesso alcune situazioni particolari legate all’erogazione dell’assegno di mantenimento al coniuge. Si tratta di alcune casistiche risolte da documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate.

Ex coniuge residente all’estero

E’ stata confermata da parte dell’Agenzia delle Entrate la deducibilità degli assegni di mantenimento periodici corrisposti al coniuge. Anche se questi risulta residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento od annullamento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso.

Pagamento delle spese di alloggio in favore del coniuge separato

Nella Circolare n. 17/E/2015 l’Agenzia delle Entrate, richiamando la sentenza n. 13029/2013 della Corte di Cassazione. Sentenza che ha ammesso la deducibilità degli importi a titolo di spese per il canone di locazione e spese condominiali. Questo replicando gli argomenti della Suprema Corte secondo la quale il contributo per la casa è “periodico, e corrisposto al coniuge stesso; inoltre è determinato dal giudice, sia pur per relationem a quanto risulta da elementi certi e conoscibili”.

Pagamento delle rate di mutuo relative all’abitazione già di proprietà comune

In merito alla questione del pagamento delle rate di mutuo da parte di un coniuge in favore dell’altro in sostituzione dell’assegno di mantenimento, si è espressa l’Agenzia delle Entrate. La stessa con la Circolare n. 50/E/2000 ha previsto che laddove il beneficio della deduzione venga negato, in quanto “le somme destinate alle rate di mutuo, che non vengono corrisposte al coniuge stesso, bensì direttamente all’istituto mutuante, non sembrano collegate ai medesimi presupposti dell’assegno di mantenimento”.

Assegno percepito solo parzialmente

L’assegno mensile corrisposto all’ex coniuge in seguito alla separazione deve essere denunciato secondo il principio di cassa. Occorre pertanto dichiarare il reddito effettivamente percepito nel periodo d’imposta oggetto della dichiarazione dei redditi, senza guardare a quanto indicato nella sentenza.

TFR del coniuge divorziato

Al verificarsi di determinate condizioni, uno dei due coniugi divorziati ha diritto a ricevere dall’altro una particolare tutela: la percezione di una quota pari al 40% del trattamento di fine rapporto (TFR) dell’altro coniuge calcolato con riferimento all’arco di tempo in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Tale tutela si aggiunge alle altre previste dalla Legge sul Divorzio: la percezione di un assegno divorzile ed eventualmente di un assegno successorio, nonché il diritto alla pensione di reversibilità.

Al di là delle somme corrisposte a titolo di assegno periodico di mantenimento e/o di contributo casa, le restanti somme dovute a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio, o di cessazione dei suoi effetti civili non sono deducibili.


Tassazione IRPEF dell’assegno di mantenimento per il coniuge percipiente

Gli assegni periodici dedotti dal reddito dal coniuge erogante, anche sotto forma di compensazione, vanno assoggettati ad IRPEF da parte del coniuge percipiente. Questo in quanto tali redditi redditi sono considerati come assimilati al lavoro dipendente. Questo è quanto dispone l’articolo 50, comma 1, lettera i) del DPR n 917/86.

L’importo dell’assegno da assoggettare come reddito imponibile IRPEF è esclusivamente quello derivante dal mantenimento proprio. Come detto, non deve essere tassata l’eventuale quota di assegno destinata al mantenimento dei figli. L’assegno di mantenimento erogato dall’ex coniuge ai figli, è da considerare, invece, reddito esente da tassazione per il coniuge che lo percepisce.


Assegno divorzile in dichiarazione dei redditi

Per l’ottenimento della deduzione fiscale è necessario che i versamenti a favore dell’altro coniuge siano giustificati da:

  • Certificazioni di pagamento mensili, nonché dalla
  • Copia della sentenza di separazione o di divorzio.

In sede di presentazione della dichiarazione dei redditi dovrà essere indicato anche il codice fiscale del coniuge che percepisce tale somma. In caso di somme corrisposte per il “contributo casa” è necessario aggiungere il contratto di locazione con la documentazione da cui risulti l’importo delle spese condominiali nonché la documentazione comprovante i versamenti effettuati. Infine, in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi persone fisiche) il soggetto che eroga l’assegno potrà portare in deduzione il relativo importo (senza limitazioni) indicandolo:

  • Nel rigo E 22 (in caso di presentazione del modello 730) o
  • Nel rigo RP 22 (in caso di presentazione del modello Redditi PF).

In ogni caso deve essere sempre indicato il codice fiscale dell’altro coniuge. Il coniuge percettore dovrà assoggettare a tassazione l’importo percepito come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente. Per fare questo dovrà indicare il reddito:

  • Nei righi C6/C8 (in caso di presentazione del modello 730) o
  • Nei righi RC 7/RC 8 del modello Redditi Persone fisiche.

Assegno divorzile in certificazione unica

Se si dispone del modello di Certificazione Unica (CU) l’importo del reddito derivante dall’assegno divorzile è riportato nel punto 4. Per indicare tali detrazioni si devono seguire le istruzioni relative al rigo RN7 colonne 3 e 4. Nello specifico nei righi da RC7 a RC8, occorre indicare gli assegni periodici percepiti dal coniuge. Ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli. Questo, in conseguenza di separazione legale, divorzio o annullamento del matrimonio.


Assegno divorzile per l’ex coniuge: conclusioni

In questo articolo ho voluto riepilogarti le principali indicazioni da tenere in considerazione in relazione all’assegno di mantenimento. La nostra normativa tributaria ha previsto questa particolare tipologia di gestione di questa redistribuzione di reddito tra coniugi. Da una parte si è voluto preservare da tassazione il reddito relativo al mantenimento dei figli, non agevolabile per il coniuge erogante e non tassabile per il coniuge percettore.

Allo stesso modo, invece, si è deciso di tassare il reddito percepito dal coniuge che si trova in particolari difficoltà economiche. Questo deve essere il tuo comportamento da seguire se ti trovi in una di queste fattispecie. Se hai un dubbio lascialo nei commenti, cercherò di rispondere a tutti quelli che apporteranno un valore aggiunto rispetto a quanto indicato nell’articolo.

Assegno divorzile: FAQ

Quanto viene tassato l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento versato all’ex coniuge è deducibile dal reddito del soggetto che lo eroga ed è considerato reddito imponibile IRPEF per il coniuge percipiente. Non è tassabile l’assegno periodico corrisposto per il mantenimento dei figli. L’assegno versato una tantum rappresenta reddito esente da tassazione.

Come dedurre l’assegno di mantenimento?

Gli assegni di mantenimento per i figli non sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF. Per questo motivo è necessario che nel provvedimento del giudice che dispone il versamento di un assegno di mantenimento a favore dell’ex coniuge e dei figli siano chiaramente indicati distintamente i due importi.

Commenti:
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120 COMMENTI

  1. Salve, sono separata legalmente da due anni e da sei mesi il mio ex “sulla carta” tenuto a versarmi il mantenimento non mi dà più nulla. Ora che dovrei fare l ISEE, sono obbligata a indicare queste somme che non sto affatto percependo? Grazie

  2. Salve sono separata, con due figlie. Ho avuto una richiesta da parte del mio ex marito, di un auto dichiarazione in cui specifico che nel mantenimento che percepisco di euro 400 è incluso anche il mio personale….. Mi domando, avendo un minimo di reddito, rischio qualcosa??

  3. Esiste un limite di reddito derivante dall’assegno di mantenimento al di sotto del quale non è necessario presentare il Mod. 730 ? Ovvero, se ricevo un assegno di mantenimento di 600 e. al mese per un totale di 7200 e. annui sono obbligata a presentare il Mod. 730 anche se presumibilmente, possedendo solo la quota del 50 % della casa coniugale, non dovrei pagare alcuna somma a titolo di tassazione ?

    A proposito ….. ! In seguito alla separazione mi sono trasferita in affitto in un piccolo monolocale ; la rendita catastale della precedente prima casa coniugale di cui son ancora proprietaria al 50 % fa reddito tassabile ?

    Grazie sentite
    Patrizia

  4. Salve Patrizia, non esistono limiti minimi di esenzione. L’assegno di mantenimento deve essere sempre dichiarato. Se l’ex casa coniugale è affidata a lei, spetta il pagamento IMU e se non è abitazione principale, concorre anche alla tassazione IRPEF.

  5. Grazie mille per la sua risposta, ma chi riceve soltanto l’assegno di mantenimento pare sia esonerato dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi … è così ?
    Mi perdoni e grazie di cuore per la sua attenzione
    Patrizia

  6. Salve, un quesito a cui non sono riuscito a trovare risposta: se in un anno ho guadagnato 30.000 euro e ne verso 10.000 alla ex moglie per il mantenimento quando si vanno a calcolare le “detrazioni per redditi da pensione o lav dipendente” su quale cifra si farà il calcolo? sul reddito di 30.000 o su 20.000? Cioè il mio reddito vero tolti i 10.000 alla ex?

  7. Salve; io, cittadino Italiano sono residente in Portogallo dal 2018. Ho una pensione privata INPS che percepisco in Portogallo e, per la convenzione tra Italia e Portoglallo, non é tassata in Italia. Ma, essendo proprietario di Immobili in Italia devo presentare la dichiarazione PF 2019. Sono divorziato e corrispondo assegno mensile alla mia ex moglie. Fino alla dichiarazione dell’anno scorso, come da disposizioni, inserivo l’importo nella riga RP22 “Assegno al coniuge”. Quest’anno, inserendo l’importo allo stesso rigo RP22 della dichiarazione PF2019 Modello Telematico, al momento della conferma e del salvataggio dei dati inseriri, il sistema mi dice: Quadro RP, rigo 22 -Assegno al Coniuge: IL RIGO NON PUO ESSERE PRESENTE IN CASO DI SOGGETTO NON RESIDENTE. Quale é il motivo? e perché, in quanto corrispondo l’assegno con i miei redditi italiani, ritengo aver diritto alla deduzione dal reddito. Grazie, Renzo Carbonaro

  8. Salve Renzo, i soggetti non residenti non hanno diritto a tutte le deduzioni e le detrazioni previste per i soggetti residenti. La ratio è che vivendo all’estero stabilmente non può dedursi in Italia tale reddito. Eventualmente la deduzione le spetterà nel Paese di residenza, se prevista, ma nel suo caso la detrazione non può essere applicata.

  9. Buongiorno,
    avrei bisogno di una delucidazione.
    Devo dichiarare nel 730 e se si in che punto, i redditi percepiti da un pignoramento al mio ex marito per assegni di mantenimento figli non versati?
    Grazie

  10. BUONGIORNO,
    DEVO DICHIARARE L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO CHE PERCEPISCO DAL PROVVEDIMENTO PROVVISORIO DERIVANTE DALL’ UDIENZA PRESIDENZIALE PER SEPARAZIONE GIUDIZIALE? AL MOMENTO NON RISULTIAMO ANCORA SEPARATI LEGALMENTE E NON ABBIAMO ANCORA LA SENTENZA DEFINITIVA.
    DA QUELLO CHE NE CAPISCO LUI NON LA PORTA IN DEDUZIONE QUINDI IO NON DOVREI TASSARLA.. A LOGICA
    LA RINGRAZIO
    STEFANIA

  11. Buongiorno,
    sono alle prese con il 730 precompilato. Sono separata e ho un figlio. L’atto di separazione prevede un assegno di mantenimento di € 800,00 al mese per un totale di € 9.600,00 annui. Da quest’anno mio figlio è andato all’università e l’assegno annuale è variato, per l’esatezza è di € 10.215. Adesso in dichiarazione devo indicare € 9.600,00 oppure € 10.215,00? Le tasse devo pagarle su 8.000×23% o su 10.215×23%?
    Grazie

  12. Buongiorno
    Faccio una domanda banale, lo Stato italiano tassa 2 volte lo stesso reddito già tassato quando il coniuge erogante ha guadagnato i soldi e la seconda volta gli stessi soldi sono tassati al coniuge che percepisce assegno divorzile. Pensavo fossero soggetti a tassazione solo i soldi guadagnati da se stessi e non quelli guadagnati da altri e già tassati. Negli altri Stati funziona allo stesso modo? Grazie

  13. Salve Barbara, il reddito percepito da un soggetto viene tassato e diventa risparmio. Nel momento in cui una parte di esso viene speso per il mantenimento del coniuge, per questi diventa reddito, e quindi nuovamente soggetto a tassazione. E’ lo stesso principio che muove in ogni ambito la tassazione del reddito, è così anche negli altri Paesi.

  14. Ho ricevuto nel 2018 una somma che corrisponde alle differenze maturate per gli anni 2013-2016 in base alla nuova misura dell’assegno di mantenimento decisa con provvedimento giudiziario. Vorrei assoggettare tali somme a tassazione Separata trattandosi di arretrati spettanti in base a provvedimento giudiziario. Leggo pareri divergenti in merito.

  15. Salve, sono divorziata e ricevo un assegno di mantenimento da anni dal mio ex marito. La sentenza prevedeva una somma ed ora il mio ex marito mi chiede di ridurre l’importo, dobbiamo tornare dal giudice o semplicemente io metto in dichiarazione (e tasso) e lui mette in dichiarazione (e deduce) la nuova somma pattuita tra noi consensualmente? Fiscalmente vale il principio di cassa per entrambi? Grazie

  16. Buona sera, sono separato da quattro anni, con accordo stragiudiziale firmato dalle parti, con i rispettivi avvocati, e firmato anche dalla procura. Verso un mantenimento mensilmente alla mia moglie (per lei ed i bimbi). a seguito di un controllo dell agenzia delle entrate mi chiedono copia del decreto di omologazione della sentenza. Io ho soltanto copi dell’accordo di separazione e non sono più in contatto con l’avvocato che mi aveva seguito. Devo richiedere questa documentazione al tribunale?

    Grazie in anticipo
    Saluti

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