Sta per entrare nel vivo la nuova fase della definizione agevolata dedicata ai tributi locali. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 2026 della legge 88-2026 (che converte il DL 38-2026), prende ufficialmente forma la cosiddetta “rottamazione quinquies” estesa agli enti territoriali. Questa misura permette ai cittadini di sanare i propri debiti relativi a Imu, Tari, violazioni tributarie e sanzioni amministrative, incluse le multe per infrazioni al codice della strada.
La normativa, tuttavia, non impone un obbligo generale, ma lascia alle singole amministrazioni comunali la libertà di decidere se e come aderire allo stralcio delle cartelle.
Ecco tutto quello che c’è da sapere sulle scadenze e la mappa aggiornata delle città favorevoli o contrarie.

Il Doppio Binario: Rottamazione Estesa vs. Autonoma
La legislazione attuale offre alle amministrazioni locali due strade ben distinte per azzerare sanzioni e interessi sui debiti pregressi:
La Rottamazione “Preconfezionata” (Quinquies)
Prevista dal Decreto Fiscale, questa opzione estende ai Comuni le stesse regole della rottamazione nazionale. Gli enti locali interessati devono pubblicare un apposito provvedimento sul proprio sito istituzionale e trasmetterlo all’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 30 giugno 2026 e riguarda i carichi affidati dal 2000 al 2023.
I debitori dovranno presentare la dichiarazione di adesione in una finestra temporale compresa tra il 16 settembre e il 31 ottobre 2026. L’Agenzia delle Entrate renderà disponibili i dati necessari entro il 15 settembre.
Sarà possibile saldare il debito in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2027, oppure optare per una rateizzazione fino a un massimo di 54 rate bimestrali (di importo non inferiore a 100 euro). Sulle rateizzazioni viene applicato un tasso di interesse annuo del 3%.
La Rottamazione Autonoma
Introdotta con l’ultima Legge di Bilancio, questa formula garantisce maggiore flessibilità .
I Comuni possono definire autonomamente scadenze e numero di rate, introducendo sanatorie con l’esclusione o la riduzione di sanzioni e interessi. L’unica condizione vincolante per i contribuenti è onorare il debito originario.
Questa misura è applicabile esclusivamente alle imposte riscosse senza l’ausilio dell’agente di riscossione nazionale.
Trattandosi di una norma a regime, non c’è un termine ultimo entro il quale le amministrazioni devono obbligatoriamente aderire.
Quali Comuni aderiscono?
Ogni amministrazione sta prendendo decisioni differenti, sebbene si registri una maggiore propensione all’adesione nelle regioni del Centro-Sud, dove storicamente la quota di debiti non riscossi risulta più elevata. Le città che aderiscono sono:
- Genova, Napoli e Palermo: Queste amministrazioni hanno già scelto di percorrere la via della rottamazione preconfezionata.
- Roma, Forlì, Pesaro e Catania: In questi Comuni è stato manifestato un concreto interesse per il via libera alla sanatoria.
- Torino: La città piemontese ha scelto la via della rottamazione autonoma avviandola a inizio 2026. Permette di sanare i debiti pendenti fino al 2020 in 36 mesi, senza sanzioni e interessi. Per aderire, però, il contribuente deve impegnarsi a pagare anche i debiti successivi.
- Bari: L’amministrazione pugliese sta studiando una sanatoria autonoma simile a quella torinese. L’obiettivo è includere anche i debiti più recenti contratti fino alla fine del 2024.
Quali Comuni non aderiscono?
Sul fronte opposto, diverse città hanno optato per una linea di rigore, confermando l’intenzione di non applicare rottamazioni di alcun tipo.
Vi è molta prudenza, che si traduce in un approccio contrario alla misura, in città come Milano, Firenze e Bologna.
Un netto approccio freddo nei confronti dello stralcio delle cartelle è stato registrato anche nelle amministrazioni di Brescia, Ravenna, Livorno e Perugia.
Poiché il quadro è in continua evoluzione e la scadenza formale per i Comuni (riguardo la rottamazione estesa) è fissata al 30 giugno 2026, si consiglia ai contribuenti di monitorare costantemente le comunicazioni e il sito web del proprio Comune di residenza per verificare le delibere ufficiali.