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Manovra 2026: in arrivo cedolare secca su affitti per i negozi

Dott.ssa Elisa Migliorini
Dottore in Giurisprudenza | Consulente Legale
1 min di lettura
Tra le proposte da inserire nella Manovra 2026 spunta l’ipotesi di una Cedolare secca al 21% sugli affitti degli esercizi commerciali con superficie fino a 1500 mq.

La disposizione era prevista dalla delega di riforma fiscale ma non è rientrata nei decreti attuativi approvati. Il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, ha dichiarato che la cedolare secca sugli affitti potrebbe essere prevista dalla prossima Legge di bilancio.

Come funziona la Cedolare secca sugli affitti?

La cedola secca è una regime facoltativo di tassazione separata che si può scegliere di applicare soltanto agli immobili ad uso abitativo. Si caratterizza nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali.

Possono esercitare l’opzione coloro che percepiscono redditi dalla locazione di immobili o che godono di diritti reali su di essi. Ci sono due aliquote differenti:

  • 21% per i contratti di locazione a canone libero;
  • 10% per i contratti a canone concordato in specifici comuni, affitti per studenti universitari e altre categorie specifiche, come i contratti di locazione ad uso transitorio (durata da un mese a 18 mesi);
  • 26% per i contratti di locazione breve, a partire dal secondo immobile.

I redditi provenienti dagli affitti stipulati con contratto a cedolare secca vengono tassati a parte, mediante un’aliquota agevolata e non concorrono alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF. Inoltre, non sono dovute l’imposta di registro e l’imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. Essa, tuttavia, non sostituisce l’imposta di registro per la cessione del contratto di locazione.

La proposta flat tax commerciale

Il governo sta valutando l’ipotesi di introdurre nuovamente la cedolare secca per i negozi, allargandone il campo d’azione rispetto al 2019, infatti sarebbe prevista non solo per gli esercizi con superficie commerciale (categoria catastale C/1) fino a 600 mq ma sarebbe ampliata a 1500 mq. Sempre con un’aliquota al 21%. Non è escluso che possa ricomprendere anche gli uffici. La destinazione d’uso sarebbe quella riservata agli esercenti attività di impresa, arte o professione.

L’idea è quella di iniziare dai centri storici, per contrastare la desertificazione e lo spopolamento delle attività commerciali dovuti al caro affitti.

Dott.ssa Elisa Migliorini

Dottore in Giurisprudenza, laureata presso l’Università di Firenze. Specializzata nell'analisi della normativa fiscale domestica, si occupa prevalentemente di disciplina IVA e diritto societario. Collabora con Fiscomania curando l'aggiornamento tecnico sulle evoluzioni legislative per imprese e professionisti

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