Diritto d’abitazione: costituisce una forma di diritto reale di godimento, affine al diritto d’uso e usufrutto. Quali sono le caratteristiche? Cosa c’è da sapere?

Il diritto all’abitazione è un nozione connessa a quella del diritto all’uso. Tali diritti hanno una funzione essenzialmente personale, come dimostrano i limiti quantitativi previsti dalla legge al godimento delle cosa che ne formano oggetto, nonché i divieti di cessione e locazione di cui all’art. 1024 c.c.. Il diritto di abitazione è un diritto reale di godimento che consente ad un soggetto di vivere in un’abitazione appartenente ad un’altra persona. I

Dunque, suddetti diritti costituiscono una sorta di diritto reale di godimento. Il diritto di abitazione invero è una sottocategorie di diritto d’uso. Proprio per tale ragione intendiamo trattarli congiuntamente, in modo da offrirti un quadro chiaro e completo della disciplina, benché sintetico.

Il diritto di abitazione attribuisce al titolare il diritto di abitare in una casa limitatamente ai bisogni della famiglia. Valgono, quindi, le stesse regole anche per il diritto d’uso dovendosi, anzi considerare l’abitazione nient’altro che una specificazione del diritto d’uso.

Le principali questioni concernenti il diritto d’abitazione sono relative alla disciplina in materia di crisi coniugale, quindi in caso di separazione e divorzio. In tal caso il giudice provvede ad assegnare con atto apposito il diritto d’abitazione sulla casa famigliare. Cercheremo in breve di descrivere la disciplina in questione.

Vediamo cosa c’è da sapere sul diritto d’abitazione.

Diritto d’abitazioni e d’uso: le nozioni da sapere

Il diritto all’abitazione è un nozione connessa a quella del diritto all’uso. Tali diritti hanno una funzione essenzialmente personale, come dimostrano i limiti quantitativi previsti dalla legge al godimento delle cosa che ne formano oggetto, nonché i divieti di cessione e locazione di cui all’art. 1024 c.c..

Per quanto non sia espressamente previsto dalla legge, sia il diritto all’abitazione che all’uso sono sottoposti alla disciplina dell’usufrutto, nei limiti di quanto compatibile.

Il giudizio di compatibilità dovrà esser condotto dall’interprete sulla scorta della peculiare funzione personale del diritto d’uso o d’abitazione. A dispetto dell’analogia strutturale con l’usufrutto, vale a qualificarli e a giustificare una loro previsione specifica nel sistema codicistico

Diritto d’uso

Il diritto d’uso attribuisce al suo titolare il diritto di servirsi della cosa, bene mobile o immobile, e se fruttifera, di raccoglierne i frutti, limitatamente ai bisogni suoi e della famiglia.

L’ambito della famiglia, a tal fine, comprende il coniuge, i figli, anche adottivi, nonché i minori affidati. Secondo l’interpretazione maggioritaria, tuttavia, ai fini del diritto d’uso, l’ambito sella famiglia dovrebbe essere esteso anche a ascendenti, fratelli e affini in linea retta, purché conviventi e in stato di bisogno sebbene si discuta su quest’ultimo requisito.

Si comprendono, infine, per espressa disposizione di legge le persone che convivono con il titolare del diritto per prestare a lui o alla sua famiglia i propri servizi.

La formulazione letterale della norma, impone di ritenere che la limitazione al fabbisogno della famiglia, sia limitata esclusivamente alla facoltà di raccogliere i frutti e non alla facoltà di servirsi della cosa, che dunque non sembra incontrare limitazioni

Diritto d’abitazione

Dopo aver effettuato una breve panoramica anche sul diritto d’uso, possiamo passare all’esame del diritto d’abitazione, che più ci interessa in tal contesto.

Il diritto di abitazione attribuisce al titolare il diritto di abitare in una casa limitatamente ai bisogni della famiglia, dunque, è una particolare tipologie di diritto d’uso. Valgono, quindi, le stesse regole anche per il diritto di abitazione dovendosi, anzi considerare l’abitazione nient’altro che una specificazione del diritto d’uso. La casa adibita a residenza familiare deve rispettare i requisiti di abitabilità e il diritto riguarda tutte le parti dell’immobile come terrazze e giardini.

Come l’usufrutto, entrambi i diritti possono essere costituiti per contratto o testamento, acquisiti per usucapione e per legge. I diritti d’uso e abitazione, inoltre, come si è accennato, in ragione della loro funzione personale, non possono essere ceduti né dati in locazione.

Ai sensi dell’art. 1025 c.c., chi ha l’uso di un fondo e ne raccoglie tutti i frutti e chi ha il diritto d’abitazione e occupa tutta la casa è tenuto alle spese di coltura, di riparazione ordinarie e al pagamento dei tributi come usufruttuario. Tuttavia, se non raccoglie che una parte dei frutti o non occupa che una parte della casa, contribuisce in proporzione di ciò che gode.

In materia successoria la legge, all’art. 540 c.c., contempla espressamente un’ipotesi di diritto di abitazione riservato ex lege in favore del coniuge superstite sulla casa adibita a residenza familiare, unitamente al diritto d’uso dei mobili che la corredano.

Il diritto di abitazione non consente al titolare di destinare l’immobile ad altri usi per adibirlo come ufficio o come magazzino. Il diritto consiste nell’abitare una casa limitatamente ai bisogni del titolare. L’art. 1024 c.c. chiarisce l’impossibilità che l’abitazione possa essere ceduta o data in locazione.

Nell’art. 1023 c.c. viene definita la possibilità di estendere il diritto di abitazione ai figli nati anche dopo che è cominciato a valere il diritto. All’interno possono essere inclusi i figli adottivi e quelli riconosciuti. L’ultima categoria che può usufruire di questo diritto sono le persone che convivono con il titolare per prestare dei servizi alla famiglia.

Per quanto riguarda gli obblighi, chi possiede il diritto di abitazione ha l’obbligo di sostenere le spese di coltura, procedere con le riparazioni ordinarie e sostenere il pagamento dei tributi.

L’immobile su cui grava un diritto di abitazione può essere pignorato, tuttavia il pignoramento non si può estendere al diritto di abitazione. Il diritto di abitazione è impignorabile.

Diritto d’abitazione e crisi coniugale

Durante il procedimento di separazione o divorzio, in genere, il giudice provvede ad assegnare il diritto d’abitazione della casa familiare a uno dei coniugi. Usualmente, tale diritto viene riconosciuto al coniuge collocatario dei figli minori, o maggiorenni non autosufficienti.

In questo caso, dunque, il giudice, con apposito provvedimento, conferisce un diritto di continuare ad abitare nell’immobile. L’interessato può tutelare tale diritto che è indipendente dalla proprietà dell’immobile e, pertanto, è trascrivibile ed opponibile ai terzi che comprano la casa successivamente alla data del provvedimento.

Il provvedimento di assegnazione è un provvedimento mediante il quale si ritiene sia opponibile anche ai terzi, ove questi vantino dei diritti, acquisiti dopo che sia stato emanato il provvedimento sull’immobile e sia stato trascritto. Il terzo in questione, dunque, non potrà pretendere il rilascio della casa la quale continuerà ad essere abitata dal coniuge assegnatario e dai figli.

Ovviamente, giacché opera il regime della trascrizione, se l’acquisto è avvenuto prima del provvedimento di assegnazione del diritto d’abitazione sulla casa familiare, non opera il medesimo regime. Quindi, in via esemplificativa, se un creditore ha iscritto ipoteca prima del provvedimento del giudice, ha comunque diritto all’esecuzione sul bene in questione, imponendolo anche al coniuge affidatario e ai figli.

Trascrizione del provvedimento di assegnazione

Come dicevamo nel paragrafo precedente, il provvedimento di assegnazione deve essere trascritto, al fine di renderlo opponibile. Ciò comporta l’onere di annotare il provvedimento sul registro degli immobili, detenuto dalla conservatoria.

Dunque, si adempie ad un obbligo pubblicitario, mediante il quale si rende nota l’avvenuta pronuncia del Tribunale che ha stabilito che quella abitazione è stata assegnata al coniuge.

Il provvedimento di assegnazione ha efficacia fin quando le condizioni della sua emissione sussistono, ossia fin quando i figli non diventano maggiorenni o autonomi economicamente. Fino a tal momento la trascrizione consente di garantire l’opponibilità ai terzi del provvedimento in esame. Ciò è valido anche in caso di separazione o divorzio con negoziazione assistita.

La trascrizione, benché è una scelta opportuna, non è indispensabile. Infatti, il provvedimento è comunque opponibile, tuttavia solo per una durata limitata, corrispondente a nove anni. Dunque, la trascrizione non è né necessaria né obbligatoria. Se si decide di procedere in tal senso, tale operazione deve essere effettuata entro un mese dell’emissione del provvedimento. Ove non si rispettato il termine viene erogata una sanzione pari ad una pena pecuniaria per ogni giorno di ritardo, che in genere è equivalente a 13 euro al giorno.

Documenti per la trascrizione

Come dicevamo la trascrizione è un momento fondamentale per tutelare il tuo diritto d’abitazione. Per procedere alla trascrizione devi essere in possesso dei seguenti documenti:

  • la copia conforme all’originale (anche detta copia autentica) del provvedimento che prevede l’assegnazione della casa (di solito la sentenza di separazione o divorzio, oppure il verbale di separazione consensuale omologato o il decreto di assegnazione emesso dal Giudice o l’accordo di negoziazione assistita);
  • l’atto di acquisto dell’immobile riportante i dati catastali della casa assegnata.

Dopo aver presentato i documenti in conservatoria la trascrizione è immediata e viene rilasciato il c.d. duplo ossia la nota di trascrizione da detenere a prova dell’avvenuto procedimento.

Come si costituisce il diritto di abitazione?

Il diritto di abitazione si può costituire mediante:

  • contratto;
  • testamento;
  • per legge nel caso di morte di uno dei due coniugi;
  • per sentenza del giudice nel caso di divorzio o separazione, il diritto viene assegnato al coniuge che ottiene l’affidamento dei figli;
  • usucapione.

Come si estingue?

  • morte del titolare;
  • rinuncia del titolare;
  • scadenza del contratto (se prevista);
  • perimento del bene;
  • consolidazione, ovvero quando il titolare del diritto di abitazione diventa proprietario del bene.

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Avvocato "Laureatasi in Giurisprudenza con la votazione di 110 e Lode presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e con approfondita conoscenza delle materie del Diritto Civile e del Diritto Amministrativo. Ha brillantemente concluso la pratica forense in diritto civile e il tirocinio ex art. 73 d.l. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord".

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