Cessione del credito e bonus edilizi: il legislatore interviene nuovamente con il Decreto Sostegni Ter, al fine di arginare il fenomeno dilagante delle frodi fiscali.

I bonus edilizi, tra cui il più noto è il Superbonus 110%, prevedono come una delle modalità per usufruire del beneficio la possibilità di ricorrere alla c.d. cessione del credito, che abbiamo, in modo sintetico e generale esaminato.

La cessione del credito è il contratto con il quale il creditore, cedente, trasferisce ad un altro soggetto, cessionario, a titolo oneroso o gratuito, il proprio diritto di credito. E’ il contratto per mezzo del quale si attua il trasferimento del credito. Tramite la cessione del credito è, infatti, possibile “trasformare” la detrazione in credito d’imposta e cederlo direttamente ad altri soggetti.

Questi ultimi, avranno al facoltà di impiegare predetto strumento mediante l’istituto della compensazione. Con ciò, vogliamo intendere che possono compensare le imposte dovute all’amministrazione finanziaria con lo stesso numero di rate che prevede la detrazione originaria.

Una delle principali attiene proprio al proliferare del fenomeno delle frodi connesse ai bonus ristrutturazioni. A far data dall’introduzione di predetti strumenti, sono circa da 440 milioni di euro intascati per immobili inesistenti a titolo di bonus.

Proprio per tale ragione che il legislatore è a più riprese intervenuto su questo fenomeno. Un primo provvedimento è stato il c.d. decreto Antifrode, a cui, invece, poi è seguito il successivo Decreto Sostegni Ter, che ha introdotto importanti novità in tema di cessione del credito.

Cos’è la cessione del credito?

Preliminarmente ti vogliamo fornire alcune nozioni in tema di cessione del credito, prima di procedere all’esame del rapporto tra cessione e bonus edilizi.

La cessione del credito è il contratto con il quale il creditore, cedente, trasferisce ad un altro soggetto, cessionario, a titolo oneroso o gratuito, il proprio diritto di credito. E’ il contratto per mezzo del quale si attua il trasferimento del credito. Per il perfezionamento della cessione non si richiede il consenso del debitore ceduto. Ciò si spiega considerando che per il debitore è indifferente effettuare la prestazione in favore di Tizio o in favore di Caio.

Non sono cedibili i crediti strettamente personali, quelli il cui trasferimento è espressamente vietato dalla legge e quelli la cui cessione è esclusa dalla stessa volontà delle parti.

La cessione del credito ha efficacia nei confronti del debitore ceduto, quando questi l’abbia accettata o gli sia stata notificata o comunque ne abbia avuto conoscenza.

Se lo stesso credito è stato ceduto a più soggetti, l’acquisto si verifica solo in favore di chi per primo lo ha notificato al debitore, o per primo ha ricevuto l’accettazione di questi, con atto di data certa.

Per l’art. 1266 c.c. se la cessione è a titolo oneroso, il cedente è tenuto a garantire l’esistenza del credito, ma non la solvibilità del debitore. In conseguenza, il cedente è liberato nei confronti del cessionario. Nell’ipotesi che intervenga un apposito patto, il cedente consegue la liberazione solo quando il cessionario abbia oggettivamente riscosso il credito.

Se la cessione è a titolo gratuito, la garanzia dell’esistenza del credito è dovuta solo nei casi in cui è prevista la garanzia per eviezione a carico del donante.

Eccezioni

Il debitore può opporre al cessionario le stesse eccezioni che poteva opporre al cedente, e cioè eccezioni di natura personale, ad esempio il pagamento già effettuato, o di natura reale, ad esempio relative alla validità e alla efficacia del negozio.

Ai sensi dell’art. 125 septies del D.Lgs 385 del 1993, in caso di cessione del credito del contratto di credito, il consumatore può sempre opporre al cessionario tutte le eccezioni che poteva far valere nei conforti del cedente, inclusa la compensazione e anche in deroga all’art. 126.

Cessione del credito e bonus edilizi

I bonus edilizi, tra cui il più noto è il Superbonus 110%, prevedono come una delle modalità per usufruire del beneficio la possibilità di ricorrere alla c.d. cessione del credito, che abbiamo, in modo sintetico e generale esaminato.

Tramite la cessione del credito è, infatti, possibile “trasformare” la detrazione in credito d’imposta e cederlo direttamente ad altri soggetti.

Questi ultimi, avranno al facoltà di impiegare predetto strumento mediante l’istituto della compensazione. Con ciò, vogliamo intendere che possono compensare le imposte dovute all’amministrazione finanziaria con lo stesso numero di rate che prevede la detrazione originaria.

In via esemplificativa, puoi cedere l’esatto importo della detrazione, che per il superbonus è 110%, quindi su un importo di 10 mila euro tu cedi 11 mila euro. tale facoltà può essere impiegata  in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori. Sempre nel nostro esempio, con riferimento agli interventi che danno diritto al Superbonus, non possono essere più di due per ciascun intervento complessivo. Il primo stato di avanzamento, inoltre, deve riferirsi ad almeno il 30% e il secondo ad almeno il 60% dell’intervento medesimo.

Laddove siano più soggetti ad aver diritto alla detrazione, questi possono disporre sulla sua utilizzazione in totale autonomia. Anche in caso di interventi condominiali, il condominio potrebbe non adottare suddetto strumento, ma ciascuno dei condomini decide autonomamente in tal senso.

Tuttavia, come per lo sconto in fattura, anche la cessione del credito non è del tutto gratuito. Infatti, ogni operatore applica una commissione più o meno elevata, quindi è bene informarsi e fare due conti prima di accettare preventivi.

I problemi connessi alla cessione del credito

Tale strumento, da quando sono stati introdotti i vari bonus edilizi, ha comportato non poche problematiche.

Una delle principali attiene proprio al proliferare del fenomeno delle frodi connesse ai bonus ristrutturazioni. A far data dall’introduzione di predetti strumenti, sono circa da 440 milioni di euro intascati per immobili inesistenti a titolo di bonus.

Proprio in tal senso si sono posti i recenti interventi del legislatore in tema di cessione del credito. Una nuova modifica attiene proprio al bonus edilizi. Infatti, con il nuovo Decreto Sostegni Ter, è stata prevista una strettoia sul sistema degli incentivi. L’art. 26 prevede l’abrogazione del c.d. bonus ristrutturazioni, a cui quindi dovremo dire addio.

A far data dal 7 febbraio le agevolazioni casa, che fanno ricorso al sistema della cessione del credito e dello sconto in fattura, saranno sottoposte a rilevanti modifiche. Già a partire dall’introduzione del Decreto Antifrode sono state previste delle sensibili variazioni alla disciplina, destinate ad aumentare già nelle prossime settimane.

Il Decreto Antifrode, entrato in vigore il 12 novembre 2021, ha reso particolarmente complesso realizzare delle frodi medianti suddetti strumenti, ma probabilmente non è ancora sufficiente.

Vediamo quali sono le novità

Sul Superbonus 110%

Come affermato poc’anzi, il Decreto Sostegni ter ha introdotto alcune novità in tema di cessione del credito e bonus edilizi. In particolare, l’intento principale del governo era limitato le cessioni dei crediti derivanti da sconto in fattura o cessione a un solo movimento.

In questo modo, si intende prevenire il pericolo di frodi sui lavori edilizi. Come evidenziato dallo stesso Ministro dell’Economia Daniele Franco, stiamo assistendo in questi mesi alla “truffa più grandi che la Repubblica abbia mai visto”. Proprio per tale ragione una soluzione è risultata urgente.

Le limitazioni, tuttavia, hanno un necessario ed inevitabile contrappeso. Le soluzione previste rischiano di bloccare il settore delle costruzioni e prevedere uno stop alle acquisizioni dei crediti da parte delle banche e delle Poste e casse depositi e prestiti.

Attraverso il nuovo decreto “Misure urgenti per il contrasto alle frodi in materia edilizia”, il Governo ha fatto un piccolo passo indietro concedendo le cessioni fino a un massimo di tre volte e prevedendo limiti e sanzioni più dure.

In primo luogo, la normativa richiamata, andrà ad introdurre il limite delle tre cessioni possibili. Ossia si prevede che sarà possibile cedere il credito per tre volte, con una limitazione anche dal punto di vista dell’autonomia negoziale, rispetto alle controparti della cessione. Infatti, la cessione può essere effettuata esclusivamente in favore di banche, imprese di assicurazione e intermediari finanziari, società appartenenti a un gruppo bancario o imprese di assicurazione autorizzate ad operare nel nostro Paese.

Ulteriori novità: la cessione parziale

Tra le novità introdotte dal legislatore in tema, vi è anche la cessione parziale del credito. Ma di cosa si tratta?

Rispetto a tal fattispecie, il provvedimento dispone che il credito maturato mediante adozione degli incentivi, quali superbonus 110 e dei bonus casa, non possa formare oggetto di cessioni parziali successivamente alla prima comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle entrate. 

E’ stato dunque, a tal scopo, predisposto un codice identificativo univoco, per consentire di tracciare le cessioni dei crediti.

Le modalità attuative ancora non sono state previste. L’Agenzia delle entrate provvederà, con un proprio atto, a stabilire quali saranno le modalità per la cessione e la tracciabilità del credito di imposta.

In via esemplificativa, secondo quanto disposto con le nuove norme, se il committente provvede a trasferire il credito a un soggetto, quest’ultimo potrà rigirarlo solo a una società vigilata, tra quelle che abbiamo citato. Queste ultime, a loro volta, potranno effettuare una sola ulteriore cessione a un’altra società vigilata.

Il regime in questione si adotta anche ove si decida di ricorrere allo sconto in fattura. In questa seconda ipotesi, infatti, l’impresa che effettua i lavori, ha la facoltà di girare ad un solo soggetto vigilato il credito. Questo a sua volta potrà procedere ad una successiva cessione ad altro soggetto vigilato, senza la possibilità di continuare la catena.

La nuova disciplina troverà applicazione a partire dal 1° maggio 2022, data in cui i crediti saranno sottoposti a codice identificativo. Mentre per quel che riguarda le operazioni già comunicate, queste saranno soggette alla previgente disciplina.

Articolo precedenteAliquote IRPEF 2022: calcolo e detrazioni
Prossimo ArticoloLimite utilizzo denaro contante torna a 2.000 euro nel 2022
Avvocato "Laureatasi in Giurisprudenza con la votazione di 110 e Lode presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e con approfondita conoscenza delle materie del Diritto Civile e del Diritto Amministrativo. Ha brillantemente concluso la pratica forense in diritto civile e il tirocinio ex art. 73 d.l. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord".

Lascia una Risposta