Addizionale per i redditi più elevati. La proposta è del PD che chiede di inserire una patrimoniale per i redditi sopra gli 80.000 euro nel Decreto Cura Italia. L’obiettivo è arrivare ad un gettito di 1,3 miliardi per 2020 e 2021, con un contributo di solidarietà progressivo e deducibile in dichiarazione dei redditi.

Lo scorso 10 aprile 2020 il gruppo parlamentare del Partito Democratico ha presentato alla Camera dei Deputati una proposta. Si tratta dell’introduzione di una addizionale IRPEF dedicata ai soggetti che dichiarano redditi imponibili IRPEF annui superiori alla soglia di 80.000 euro.

La proposta è quella di introdurre un contributo di solidarietà da parte dei percettori di redditi maggiormente elevati per trovare risorse finanziarie utili a far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

L’obiettivo di questa proposta è quello di raggiungere un gettito fiscale previsto di 1,3 miliardi di euro (per ogni anno, per due anni). Per il momento si tratta soltanto di una proposta. Vediamo di fare qualche riflessione in merito.

Addizionale per i redditi più elevati: è davvero utile o è soltanto ideologia politica?

Nelle ultime settimane le proposte legate alla possibilità di trovare risorse finanziarie per superare l’emergenza epidemiologica sono state legate a due presupposti:

  • L’introduzione di una patrimoniale sui patrimoni e sui risparmi;
  • L’introduzione di una addizionale sui redditi.

Della possibilità di introduzione di una patrimoniale in Italia ne ho parlato in un precedente articolo (“Evitare il prelievo forzoso sui conti correnti: come farlo legalmente“). Adesso, invece, vediamo qualche considerazione utile per riflettere sull’efficacia dell’introduzione di una addizionale sui redditi più elevati.

La stima che si prevede di raggiungere sui redditi è di 1,3 miliardi di euro. Visto che per fronteggiare la crisi economica nata dalla pandemia la necessità si attesta nell’ordine delle decine di miliardi di euro, è evidente che si tratta di una proposta meramente ideologica.

Può essere però l’occasione per una analisi su come è strutturato il gettito Irpef per provare a capire se effettivamente esiste una carenza di solidarietà fiscale tra i cittadini italiani.

I dati sui redditi dichiarati dagli italiani

Proviamo a fare qualche riflessione partendo dai dati dell’anno fiscale 2017 (i più recenti) pubblicati dal MEF (Analisi statistiche – Dichiarazioni 2018 – Anno d’imposta 2017).

Partiamo dal fatto che i soggetti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi sono stati 41.211.336. Se confrontiamo questo dato con i soggetti fiscalmente residenti in Italia, oltre 60 milioni, appare chiaro che un un soggetto su due presenta la dichiarazione dei redditi.

Di questi contribuenti quelli che hanno dichiarato un reddito uguale o superiore alla soglia di 80.000 euro sono stati 765.450 (poco meno del 2% del totale). Tuttavia, questa percentuale di contribuenti è quella che versa la maggior parte dell’IRPEF versata quell’anno nelle casse dell’Erario.

La maggior parte dell’IRPEF, in Italia, viene versata dai contributi che hanno redditi oltre i 35.000 euro. Si tratta di circa 5 milioni di persone pari al 12,28% del totale pagano il 57,88% dell’imposta. Entrando più in dettaglio, chi dichiara più di 55.000€, il 4,39%, paga il 37,02% dell’IRPEF e chi dichiara più di 100.000€, l’1,13%, 467.442 persone, contribuiscono per il 19,35%

Andando a guardare l’IRPEF versata i soggetti che hanno dichiarato redditi almeno pari ad 80.000 euro ed oltre, in Italia hanno versato 41 milioni di euro, circa il 26% del totale dell’IRPEF versata. Per inciso, l’IRPEF dovuta nel 2017 è stata pari a 164,7 miliardi di euro.

Che conclusioni possiamo trarre da questi numeri?

Considerati i risultati di questa analisi, credo che chiunque, possa concordare che in Italia non esiste un problema di mancanza di redistribuzione del reddito. L’art. 53 della nostra Costituzione appare sicuramente ben applicato grazie agli scaglioni IRPEF. Per questo motivo, almeno a parere di chi scrive, non dovrebbe esserci necessità di ulteriore solidarietà tra chi guadagna di più e chi guadagna di meno (senza considerare quelli che guadagnano e non dichiarano).

Non si tiene conto dell’evasione fiscale

Infatti, una delle possibili obbiezioni a questa analisi è che non tiene conto della, secondo varie rilevazioni, elevata evasione fiscale. Pur concordando che sicuramente è un aspetto che incide pesantemente nei conti pubblici, mi permetto di proporre una visione diversa.

Se questa analisi tenesse conto dei redditi oggi evasi, sicuramente la redistribuzione di questi redditi sarebbe ancora maggiore, rendendo del tutto inutile una proposta di addizionale di questa portata.

I risultati della lotta all’evasione fiscale in Italia

L’Amministrazione finanziaria ogni anno conta di raccogliere milioni di euro di evasione fiscale. Questi soldi vengono stanziati nel bilancio dello Stato e rappresentano un obiettivo da raggiungere. Molo spesso questo obiettivo è stato raggiunto attraverso l’applicazione di una legislazione tributaria assolutamente a senso unico (l’ultimo caso è stato l’ampliamento di due anni dei termini di accertamento dell’anno 2015, poi cancellato in sede di conversione del D.L. n. 18/2020).

L’Amministrazione finanziaria e gli enti della riscossione hanno sempre adottato pratiche che potrebbero definirsi, per lo più, vessatorie contro i contribuenti. Tutto questo in nome della lotta all’evasione fiscale. Tutto questo ha ancora oggi poca ragione d’essere.

Perché non fare proposte per agevolare la creazione di ricchezza in Italia?

Se la lotta all’evasione non può essere superata (totalmente) con gli strumenti a disposizione, allora perché non vedere la situazione sotto un’altra prospettiva. Perché non non concentrarsi maggiormente sul fatto che se una fetta di contribuenti maggiore riuscisse a dichiarare redditi più elevati le entrate salirebbero (anche senza modificare in peggio la situazione attuale degli scaglioni IRPEF).

Addizionale sui redditi elevati, 1,3 miliardi di gettito nel 2020 e nel 2021

L’obiettivo per i promotori è arrivare ad un extra gettito per le casse dell’Erario pari a 2,6 miliardi in tutto, 1,3 miliardi rispettivamente nel 2020 e nel 2021.

Secondo la proposta del PD, la tassa versata sarebbe interamente deducibile dal reddito. Insomma, non si verserebbero imposte sul contributo di solidarietà pensato per contrastare l’emergenza economica dovuta alla diffusione del Covid-19.

Stando a quanto contenuto nella nota, il Gruppo del PD della Camera, con l’appoggio pieno del Partito, intende proporre la tassa sui ricchi già tra gli emendamenti di modifica del Decreto Cura Italia.

Il testo della legge di conversione del D.L. n. 18/2020 è stato approvato dal Senato il 9 aprile, con un numero corposo di modifiche. Per il via libera definitivo il provvedimento passa ora in seconda lettura alla Camera.

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