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Test di prevalenza per le holding: guida al calcolo

Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale
6 min di lettura
Come funziona il test di prevalenza degli impieghi per identificare le holding industriali? Gli elementi da prendere in considerazione per l’analisi contabile da effettuare anno per anno.

L’art. 162-bis del TUIR disciplina la nozione di “società di partecipazione finanziaria” (holding finanziaria) e di “società di partecipazione non finanziaria” (holding industriale). Al fine di individuare l’appartenenza a l’una o all’atra categoria è necessario effettuare un test di prevalenza patrimoniale (asset test).

In linea generale, le società holding (finanziarie o non), sono quelle che esercitano in via prevalente o esclusiva attività di assunzione di partecipazioni in intermediari finanziari o soggetti diversi dagli intermediari finanziari. Il test di prevalenza è utile proprio a questi fini, in quanto l’appartenenza a l’una o all’altra categoria di holding ha delle differenze importanti (obblighi di comunicazione e deducibilità degli interessi passivi). Quando il valore delle partecipazioni e dei finanziamenti alle partecipate supera il 50% dell’attivo patrimoniale, scatta la qualifica di “società di partecipazione”. A quel punto occorre capire se si tratti di holding finanziaria o industriale, guardando alla natura delle società partecipate.

Cos’è il test di prevalenza e quando si applica

L’articolo 162-bis del TUIR introduce un sistema di qualificazione delle holding basato su criteri patrimoniali oggettivi, abbandonando i precedenti meccanismi che consideravano anche elementi economici del conto economico. Oggi conta solo lo stato patrimoniale dell’ultimo bilancio approvato.

Il test si articola in realtà in due verifiche successive, anche se spesso vengono confuse o trattate come un unico passaggio. Il primo step determina se la società può qualificarsi come “società di partecipazione” in generale. Solo se questa soglia viene superata, si procede con il secondo test per distinguere tra holding finanziaria e industriale.

La normativa distingue tre categorie di soggetti: gli intermediari finanziari veri e propri (banche, SIM, società di leasing), le società di partecipazione finanziaria che investono prevalentemente in questi intermediari, e le società di partecipazione non finanziaria che detengono invece partecipazioni in società industriali, commerciali o di servizi.

Il test deve essere effettuato ogni anno sui dati del bilancio approvato. Una società può quindi “migrare” da una qualifica all’altra in funzione dell’evoluzione del proprio attivo patrimoniale. Questa dinamicità richiede un monitoraggio costante, soprattutto quando i valori si avvicinano alla soglia del 50%.

Quando il test non serve

Esiste una categoria di holding per cui il test di prevalenza risulta superfluo: quelle che esercitano in via esclusiva l’attività di detenzione di partecipazioni in società non finanziarie. Se l’attivo è composto interamente (o quasi) da partecipazioni in società industriali o commerciali, senza altre attività rilevanti, la qualifica di holding industriale è automatica.

Questa precisazione deriva dai chiarimenti forniti durante Telefisco 2019, dove l’Agenzia delle Entrate ha specificato che per le holding “pure” il test patrimoniale diventa ridondante. Attenzione però: basta un conto corrente particolarmente capiente o un immobile strumentale di valore elevato per far decadere questa presunzione di esclusività.

Il processo del doppio test: come si calcola

La meccanica del test richiede metodo e precisione. Vediamo l’intero processo suddiviso in passaggi operativi concreti. Il test deve essere effettuato per tutte le società fiscalmente residenti nel territorio dello Stato, con modalità differenzia a seconda del regime contabile adottato. In particolare:

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Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale

Dottore Commercialista iscritto all’Ordine di Firenze, Tax Advisor e Revisore Legale. Specializzato in Fiscalità Internazionale, aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale strategica. La gestione delle convenzioni internazionali e i processi di internazionalizzazione d’impresa sono il cuore della mia attività quotidiana. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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