spese di rappresentanza

Le spese di rappresentanza sono tutte quelle spese che un lavoratore autonomo, imprenditore o un professionista sostiene per migliorare l’immagine dell’attività, per garantire in modo indiretto una conversione in termini di immagine sul mercato. Queste spese possono essere rivolte a favore dei clienti o dei collaboratori, e si tratta di acquisti volti per esempio a migliorare le relazioni pubbliche, o per motivi di promozione. Queste spese possono essere sostenute per garantire un viaggio ai propri collaboratori, per l’acquisto di gadget o per la partecipazione a fiere e eventi per migliorare l’immagine dell’impresa.

La disciplina è contenuta nell’articolo 108, comma 2, Tuir che individua specifici criteri di qualificazione e limiti quantitativi di deducibilità fiscale delle stesse spese.

Ci sono tuttavia dei limiti precisi da rispettare per le spese di rappresentanza, ed esiste un trattamento fiscale specifico per queste spese, che non devono superare una certa percentuale rispetto agli incassi complessivi dell’impresa al fine della deducibilità o detraibilità IVA.

Le spese di rappresentanza possono essere deducibili a livello fiscale, purché si rientri in determinati criteri. Vediamo in questo articolo come funziona il trattamento fiscale per queste spese particolari, e quali sono le spese effettivamente ammesse a titolo di rappresentanza.

Per maggiori informazioni: “Spese di rappresentanza per lavoratori autonomi”


Spese di rappresentanza: quali sono?

Le spese di rappresentanza di fatto sono sostenute a titolo gratuito. Questo vuol dire che non deriva all’impresa o all’imprenditore nessun vantaggio di tipo diretto da questo tipo di spesa. Non si tratta di un acquisto di beni o servizi volti al funzionamento dell’attività, ma i guadagni sono indiretti.

Per questo tipo di spese i ricavi sono sotto forma di miglioramento dell’immagine dell’azienda, o delle pubbliche relazioni che essa intrattiene. Per questo motivo tra le spese di rappresentanza si possono includere quelle destinate a doni a clienti e collaboratori, partecipazioni a fiere e congressi, con la relativa spesa per i viaggi.

Sono anche incluse tra le spese di rappresentanza le spese sostenute per ricorrenze ed eventi aziendali, con relativi servizi o beni donati durante queste ricorrenze. Anche le eventuali spese sostenute per dare un’immagine, anche pubblicitaria, dell’azienda sono da considerarsi spese di rappresentanza, anche se non devono garantire un ricavo diretto.

Le spese di rappresentanza si differenziano dalle normali uscite economiche dell’azienda proprio per questo fattore: non garantiscono un ricavo diretto per l’impresa o l’imprenditore. Si tratta in ogni caso di guadagni indiretti, dal punto di vista dell’immagine, e del prestigio dell’azienda.

Spese di rappresentanza e pubblicità

Le spese di rappresentanza tuttavia non vanno confuse con quelle dedicate interamente alla pubblicità, ovvero alla promozione che porta con sé un risultato diretto, come visto in questo articolo:

“Le spese di rappresentanza si distinguono dalle spese di pubblicità in ragione della gratuità dell’erogazione di un bene o di un servizio nei confronti di clienti o potenziali clienti.”

Il concetto di gratuità è fondamentale per distinguere una spesa di rappresentanza da un’uscita economica volta a promuovere direttamente l’attività, i beni che produce o i servizi che offre. Oggi la pubblicità, anche sul web, viene utilizzata largamente da moltissime aziende, e per poter avvalersi di questi servizi le imprese sottoscrivono dei veri e propri contratti, ricavando comunque un guadagno diretto dalla pubblicità, anche in termini di vendite effettive.

Le spese di rappresentanza non fanno parte di questo tipo di servizi, ma sono spese volte a dare un’immagine all’esterno, o per rafforzare le relazioni pubbliche, dell’azienda stessa. Per poter sostenere delle spese di rappresentanza esistono dei criteri detti di ragionevolezza, ovvero l’azienda deve aver ben presente qual è l’obbiettivo, indiretto, che si desidera raggiungere sostenendo questi costi.

Come funzionano le spese di rappresentanza fiscalmente

Le spese di rappresentanza possono quindi essere sostenute dall’azienda per garantire la copertura economica di doni, eventi o partecipazione a fiere. Tuttavia queste spese devono necessariamente avere come scopo quello di promuovere l’azienda, devono essere in forma gratuita, e garantire un miglioramento in termini di immagine e prestigio all’azienda.

Esiste anche un limite economico per unità donata da rispettare, per sostenere le spese di rappresentanza con detraibilità dell’IVA, che corrisponde alla cifra di 50,00 euro. Per quanto riguarda il trattamento fiscale, ci sono dei limiti di deducibilità di queste spese, in base al guadagno complessivo dell’azienda:

  • Fino a 10 milioni di euro: 1,5% dei ricavi;
  • Tra 10 milioni e 50 milioni di euro: 0,6% dei ricavi;
  • Oltre i 50 milioni di euro: 0,4% dei ricavi.

Il limite di deducibilità è del 100%, salvo eventuali eccezioni per cui si arriva al 75%, per le spese dovute al vitto e alloggio, in caso di svolgimento di eventi, partecipazioni a fiere o congressi di diversa natura, che possono portare una immagine di prestigio all’azienda. La percentuale si applica anche per l’eventuale ospitalità verso i clienti.

Mentre per gli omaggi esiste un limite deducibile di 50 euro, risultano interamente deducibili le spese effettuate per l’ospitalità dei clienti, di vitto e alloggio. Ma quando l’IVA risulta detraibile?
A questo proposito bisogna fare una precisione: l’IVA è detraibile solamente per l’ospitalità verso i clienti, che include vitto e alloggio, e per beni acquistati al prezzo minore di 50,00 euro per unità.

Non risulta detraibile l’IVA per le spese di rappresentanza che non riguardano il vitto e l’alloggio per clienti e collaboratori, né per altri beni o servizi.

Spese di rappresentanza: limiti di applicazione

Ricapitolando, esistono alcuni criteri e limiti precisi per cui vengono individuate correttamente le spese di rappresentanza:

  • Gratuità: non esiste ricavo diretto da una spesa di rappresentanza, ma unicamente indiretto, sotto forma di miglioramento dell’immagine aziendale;
  • Obiettivi di tipo promozionale: le spese di rappresentanza vengono sostenute per perseguire obiettivi di tipo promozionale, ovvero per migliorare l’immagine e le pubbliche relazioni;
  • Ragionevolezza: deve essere ragionevolmente stabilito un obiettivo, di ricavo indiretto, per cui viene sostenuta una spesa di rappresentanza;
  • Coerenza: in ogni caso le spese effettuate devono rientrare nel contesto del settore di riferimento, come ad esempio la partecipazione ad un evento dedicato al settore.

In ogni caso le spese di rappresentanza devono essere opportunamente documentate tramite contabilità, e devono seguire, come per qualunque altra spesa, le regole fiscali stabilite dalle normative. Le spese devono essere realmente sostenute e documentabili, e l’IVA risulta detraibile unicamente per beni il cui costo unitario è inferiore a 50,00 euro.

Esiste infine una particolarità di cui tenere conto se si lavora con Partita Iva a regime forfettario: in questo caso non è prevista alcuna deducibilità o detraibilità sull’IVA delle spese di rappresentanza, in quanto il regime fiscale in questo caso risulta essere già agevolato.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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