Magazzino: valutazione e inventario di fine anno

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Al termine di ogni periodo di imposta le imprese commerciali e industriali devono procedere alla valutazione del magazzino in relazione alle varie giacenze. La valutazione comprende la fase di rendicontazione e valorizzazione delle rimanenze.

Ogni anno al 31 dicembre le imprese il cui periodo di imposta coincide con l’anno solare devono procedere alla valutazione del magazzino.

Questo in relazione alle giacenze di merci, semilavorati, materie prime, sussidiarie e di consumo, prodotti in corso di lavorazione, lavori in corso su ordinazione e prodotti finiti.

Si tratta di un’attività estremamente importante, in quanto la valorizzazione delle rimanenze può incidere notevolmente sulla determinazione del risultato d’esercizio all’interno del bilancio.

Voglio dedicare questo contributo per effettuare insieme a te qualche riflessione su come la determinazione delle rimanenze di magazzino è in grado di influenza l’utile d’esercizio della tua impresa.

Se sei curioso, iniziamo!

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INVENTARIO DI MAGAZZINO E POLITICHE DI BILANCIO PER INFLUENZARE L’UTILE D’ESERCIZIO

Qualsiasi sia la tua attività, se lavori con un magazzino prodotti, ti sarai accorto come vi sia una diretta incidenza tra utile dell’esercizio e valutazione delle rimanenze di magazzino.

Negli ultimi anni, la “modifica” dei dati del magazzino prodotti è stata una costante da parte di un gran numero di imprenditori. Pensare alla modifica dei dati dell’inventario di magazzino è una pratica nota, anche all’Agenzia delle Entrate.

Per questo motivo, non consiglio a nessuno, nemmeno ai miei clienti di effettuare pratiche di questo tipo.

Le rimanenze di magazzino sono apparentemente facili da alterare. La loro alterazione, infatti, può comportare rilevanti variazioni sui risultati di bilancio.

Lasciarsi tentare è facile, ma non ti consiglio di farlo. Il meccanismo è piuttosto semplice:

se il tuo bilancio chiude in utile, e vuoi ridurre il carico fiscale, abbassare il valore del magazzino a fine anno ti farà pagare meno imposte sul reddito

Il meccanismo naturalmente funziona anche al contrario. Se un’esercizio chiude con poco utile e magari ti serve un risultato migliore da presentare in banca ecco che aumentare il magazzino, aiuta a raggiungere un risultato d’esercizio più alto.

GONFIARE O ABBASSARE IL VALORE DEL MAGAZZINO NON È LEGALE

Se ti stai chiedendo se tutto questo è legale, la risposta è che non lo è affatto!

Devi prestare molta attenzione e non seguire i consigli di chi ti dice di modificare il magazzino. In caso di controlli, oppure, più semplicemente se porti in banca un bilancio con il magazzino gonfiato se ne accorgeranno molto facilmente.

Per prima cosa la tua banca controllerà anche i bilanci degli anni precedenti e poi – visto che i conti non tornano – probabilmente ti chiederà spiegazioni sui valori che hai indicato.

Alcuni istituti di credito hanno dei software che sono in grado di valutare lo scostamento del costo del venduto ed evidenziare le eventuali anomalie, anche se l’operatore è poco sveglio.

Viceversa abbassare il magazzino per pagare meno tasse ti creerà problemi con il fisco perché andrà ad incidere sui vari indici di credibilità della tua dichiarazione.

Anche il fisco usa dei software in grado di verificare se i dati di magazzino che hai indicato sono congrui con gli acquisti e le vendite.

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INVENTARIO DI MAGAZZINO E COSTO DEL VENDUTO

Prima di fornirti qualche indicazione di maggiore dettaglio sull’inventario di magazzino voglio portarti ancora a fare qualche riflessione.

Devi sapere, infatti, che un inventario di magazzino alternato, sia da un punto di vista contabile che fiscale, comporterà una variazione del tuo costo del venduto.

Che cos’è il costo del venduto?

Il costo del venduto può essere rappresentato come il rapporto tra quello che acquisti (al netto delle rimanenze) e quanto mediamente applichi di ricarico.

Per questo motivo, quando un’impresa altera il proprio magazzino, in automatico va ad alterare anche il costo del venduto.

ESEMPIO DI ALTERAZIONE DEL COSTO DEL VENDUTO

Proviamo a capire meglio quello di cui sto parlando con un esempio pratico.

Diciamo che hai un business con un ricarico del 50% e lo scorso anno ha fatto acquisti per 200K.

Se vendi tutta la merce allora hai un ricavo di 300K, ovvero gli acquisti maggiorati del 50%.

Se invece a fine anno hai venduto solo 220K allora vuol dire che le tue rimanenze di magazzino sono pari a 55K (circa).

Come sono arrivato a questa conclusione?

Semplice: sono usciti dal tuo magazzino merci per un totale (al costo) di 145K al quale hai applicato un ricarico del 50% per arrivare a 220K.

Il resto si deve trovare (per forza) nelle rimanenze, salvo che non ci siano delle vendite non fatturate.

In questo caso i tuoi problemi sono soltanto all’inizio!

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INVENTARIO DI MAGAZZINO

Nel caso in cui l’azienda abbia l’obbligo di tenuta della contabilità di magazzino, l’importo dell’inventario di fine anno emerge dalla coincidenza con tali scritture contabili.

Nel caso, invece, non sia tenuta ai fini fiscali la contabilità di magazzino, la valutazione ha lo scopo di verificare la corrispondenza delle reali giacenze di magazzino.

Essa deve riguardare sia i beni presenti presso i magazzini dell’impresa (che presso i depositi e le unità locali) sia le disponibilità presso terzi (merci in conto deposito o in conto lavorazione).

Non rientrano nel computo i beni che pur presenti in impresa (o depositi o unità locali) siano giuridicamente di proprietà di terzi (beni in deposito, lavorazione o visione).

La merce in viaggio, se di proprietà dell’impresa, va inclusa fra le rimanenze anche se non ancora pervenuta in magazzino.

CONTABILITÀ DI MAGAZZINO

La contabilità di magazzino è obbligatoria è obbligatoria per le imprese che superano contemporaneamente due indicatori:

  • Ricavi di vendita: € 5.164.568,99;
  • Valore finale del magazzino: € 1.032.913,80.

Per far scattare l’obbligo è necessario superare tutti e due i limiti per due anni consecutivi. All’inizio del terzo anno l’impresa è obbligata ad adottare la contabilità di magazzino.

Questo vuol dire che dovrai tener traccia scritta, possibilmente tramite un software di automazione, di ogni movimentazione di merce in entrata ed in uscita. Questo al fine di produrre, alla fine dell’anno, un resoconto dettagliato di ogni categoria di prodotti.

Attenzione però!

Anche se la tua imprese non è obbligata adempiere alla contabilità di magazzino, rimani sempre obbligato, indipendentemente dai valori, a compilare il prospetto delle rimanenze di fine anno.

Prospetto presente nella dichiarazione dei redditi dell’impresa.

LA VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE DI MAGAZZINO

Arrivati a questo punto è necessario andare ad analizzare come si esegue correttamente la valutazione delle rimanenze di magazzino.

Nella valutazione del magazzino devono essere seguiti alternativamente i metodi del costo medio ponderato annuale, del Fifo, del Lifo (continuo o a scatti annuali o mensili).

Vediamo, quindi, le singole modalità di valutazione dei singoli beni presenti in magazzino.

VALUTAZIONE DELLE MERCI IN MAGAZZINO

Occorre predisporre la distinta analitica di tutte le merci, raggruppandole secondo categorie omogenee (per natura e valore).

Per ogni categoria di prodotti deve esserci l’indicazione del criterio di valutazione adottato. I criteri sono i seguenti: Lifo, Fifo, costo medio ponderato, prezzo specifico d’acquisto, prezzo al dettaglio etc.

Gli esercenti attività di commercio al minuto, che adottano il metodo del prezzo al dettaglio, possono compilare una distinta di tutte le merci in rimanenza al 31 dicembre.

In questo modo la somma dei prezzi di vendita, una volta scorporata della percentuale di ricarico, determinerà il valore delle rimanenze.

VALUTAZIONE DELLE MATERIE PRIME IN MAGAZZINO

Per la valutazione delle materie prime presenti in magazzino è necessario effettuare una distinta analitica di tutte le materie prime raggruppate secondo categorie omogenee (per natura e valore).

Per ogni categoria deve esserci l’indicazione del criterio valutativo adottato. I criteri possibili sono i seguenti: Lifo, Fifo, costo medio ponderato, prezzo specifico d’acquisto etc.

VALUTAZIONE DEI PRODOTTI IN CORSO DI LAVORAZIONE

I prodotti in corso di lavorazione sono quei prodotti che non hanno ancora concluso il processo di lavorazione per diventare prodotto finito.

Anche in questo caso per la valutazione è necessario predisporre una distinta analitica dei prodotti in corso di lavorazione con l’indicazione dei costi di produzione sostenuti fino al 31 dicembre. Questo tenuto conto dello stadio di lavorazione in cui, a tale data, si trovano le rimanenze da valutare.

VALUTAZIONE DI LAVORI E SERVIZI IN CORSO SU ORDINAZIONE

Si tratta delle cosiddette “commesse“.

Per la valutazione è necessario predisporre una distinta analitica di tutti i lavori e servizi su ordinazione, che saranno in corso di esecuzione al 31 dicembre.

Per dar luogo a rimanenze le prestazioni devono essere indivisibili fino alla conclusione del contratto.

La distinta deve contenere l’indicazione del criterio di valutazione adottato (costo di produzione o corrispettivo pattuito) e l’indicazione del costo industriale sostenuto. Oppure del corrispettivo maturato fino al 31 dicembre.

Per i lavori in corso su ordinazione con durata inferiore a dodici mesi per la parte non ancora ultimata la valutazione deve avvenire sulla base delle spese sostenute nell’esercizio. Infine, per i lavori su ordinazione con durata superiore ai dodici mesi la valutazione deve avvenire sulla base dei corrispettivi pattuiti o liquidati.

L’imprenditore quindi deve calcolare alla fine dell’esercizio, sulla porzione di opera già eseguita, la parte di corrispettivo pattuito già maturato e comprensivo di un margine di utile.

L’importo così determinato costituisce rimanenza a fine esercizio, a prescindere dalla sua percezione.

Se le opere sono coperte da stati di avanzamento lavori, la valutazione deve essere effettuata sulla base dei corrispettivi liquidati in via non definitiva. Si consiglia di apporre sempre le firme sugli stati di avanzamento lavori.

VALUTAZIONE DEI PRODOTTI FINITI

Anche per i prodotti finiti, in attesa di essere venduti è necessario predisporre una distinta analitica di tutti i prodotti finiti presenti in magazzino.

Distinta che deve prevedere l’indicazione dei costi di produzione sostenuti per l’ottenimento dei prodotti stessi.

Se tra la valutazione del magazzino eseguita con tali metodi ed i costi correnti dei beni dovesse rilevarsi una differenza apprezzabile, essa dovrà essere riportata nella nota integrativa con specificazione per categoria di beni.

Il dettaglio delle rimanenze dovrà essere conservato ed eventualmente esibito per far fronte ad accessi, ispezioni, verifiche da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Per approfondire: La valutazione delle rimanenze

COSTANZA NEL TEMPO DEI CRITERI DI VALUTAZIONE

Le normative civilistica e fiscale impongono la costanza, anno per anno, dei criteri di valutazione adottati.

Quindi, per esempio, non è possibile, in linea generale, valutare le merci un anno con il metodo Lifo e l’anno successivo con il metodo Fifo.

Il codice civile consente il cambiamento di metodo di valutazione soltanto in casi eccezionali, indicati, motivati e qualificati nella nota integrativa, mentre l’articolo 110 comma 6 del DPR n. 917/86 recita che:

in caso di mutamento totale o parziale dei criteri di valutazione adottati nei precedenti esercizi il contribuente deve darne comunicazione all’Agenzia delle Entrate nella dichiarazione dei redditi o in apposito allegato

Ricordiamo infine che, anche al fine di integrare il libro degli inventari, le distinte analitiche utilizzate per la compilazione dell’inventario e per la valorizzazione delle rimanenze evidenziandone il criterio valutativo adottato ed anche l’ubicazione, dovranno essere conservate dall’imprenditore per 10 anni.

Tale documentazione dovrà essere esibita nel caso di richiesta da parte degli Organi verificatori dell’Amministrazione finanziaria.

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MAGAZZINO E RILEVANZA FISCALE IN CASO DI CONTROLLO

Come ho cercato di farti capire in questo articolo effettuare delle manovre illegali per alterare il magazzino in diminuzione ed in aumento è un grave errore.

Se per la tua attività non effettui una corretta valutazione del magazzino le cose per te possono complicarsi. Per l’Agenzia delle Entrate sarà molto semplice individuare eventuali anomalie.

Per prima cosa sarà molto complicato far quadrare tutti i conti di ogni singola categoria di beni. L’Amministrazione Finanziaria è davvero molto attenta ed ha software in grado di individuare questo tipo di anomalie.

A questo punto tanto vale fare le cose nel modo giusto e corretto.

La legge impone delle regole precise per la valutazione delle rimanenze di magazzino che impongono di utilizzare un metodo specifico di valutazione.

Se da un lato non hai alcun margine legale per alterare il valore del magazzino, dall’altro lato hai una certa “discrezionalità” sul metodo da utilizzare per la valutazione.

Per evitare di doverti trovare in possibili situazioni di rischio devi sempre avere a disposizione un bilancio previsionale. All’interno dello stesso puoi individuare in modo chiaro in quale direzione sta andando il tuo business.

Se vuoi confrontarti con me su questo aspetto, oppure vuoi ricevere una consulenza personalizzata sulla valutazione delle rimanenze e sull’inventario di magazzino contattami.

Ricorda sempre che gli strumenti per effettuare una corretta Pianificazione Fiscale sono sempre migliori rispetto alle manovre di emergenza.

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