Intangibles assets come strumento di Pianificazione Fiscale

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L’utilizzo dei c.d. intangibles, ovvero dei beni immateriali caratterizza da sempre la maggior parte delle imprese industriali e commerciali italiane.

Marchi, brevetti e licenze commerciali sono da sempre sfruttati dagli imprenditori come strumenti di business.

Tuttavia, quello che ancora oggi non tutti sanno è che gli intangibles possono essere utilizzati anche come strumento di pianificazione fiscale.

Quello che voglio dire è che nelle imprese di medio grandi dimensioni la separazione dell’attività operativa dalla componente immateriale dei beni di impresa può diventare un vantaggio.

Il vantaggio si ottiene nel momento in cui è possibile sfruttare la detassazione per la società legata al pagamento di royalties per lo sfruttamento del diritto di autore.

In questo report voglio mostrarti alcuni spunti interessanti riguardanti le possibilità di pianificazione fiscale. Si tratta di attività legate allo sfruttamento del diritto di autore sugli intangibles di impresa.

Intangibles

Intangibles nel Tax Planning di IKEA

Per farti capire che quello che sto per dirti è davvero importante voglio portarti un esempio concreto.

Come detto, è possibile, a determinate condizioni, arrivare a defiscalizzare parte del reddito d’esercizio sfruttando adeguatamente le licenze sui beni immateriali detenute.

Se non ti è molto chiaro di cosa sto parlando, ne ho già parlato indirettamente quando ho analizzato il tax planning di IKEA. Se te lo sei perso: “Internationa Tax Planning di IKEA“.

La società di mobili da montare ha deciso di fare degli intangibles del gruppo il nodo centrale della sua pianificazione fiscale.

Il titolare del marchio IKEA, infatti, è una società lussemburghese. Tutte le società che detengono i negozi ogni anno devono versare a questa società ingenti royalties sulle vendite effettuate.

In questo modo è possibile arrivare a spostare materia imponibile da uno Stato all’altro, beneficiando così di una detassazione sul reddito societario.

Gli importi che le società italiane pagano a titolo di royalties sui marchi sono dei costi deducibili sui quali la società risparmia un bel 24% di IRES.

In pratica ogni cento mila euro di redditi trasferiti a titolo di royalties sul marchio la società italiana ha risparmiato 24.000 euro di imposte sul reddito.

Nel frattempo la società lussemburghese sugli stessi importi paga meno dell’1% di tasse! Ma questa è un’altra storia!

Sfruttamento delle royalties nei gruppi societari

Come avrai capito esiste una grossa convenienza, in questo caso, ad utilizzare le royalties sul marchio aziendale.

Questo perché sugli importi legati allo sfruttamento economico del diritto di autore è previsto un trattamento fiscale di vantaggio.

A questo punto è probabile che tu ti stia chiedendo se anche tu puoi usare le stesse tecniche ed avere un vantaggio fiscale.

Ovviamente SI: anche tu puoi beneficiare del vantaggio fiscale relativo alle royalties sul marchio aziendale.

Naturalmente dovrai procedere nel modo giusto. Altrimenti considerata la complessità del sistema fiscale, incorrere in problemi ed accertamenti è molto semplice.

Utilizzare marchi e royalties per il Tax Planning

In Italia esiste un vantaggio fiscale, ovvero un’agevolazione, sulla tassazione dei diritti d’autore e delle royalties.

Il soggetto che detiene il diritto di autore ha la possibilità di defiscalizzare gli importi percepiti a titolo di royalties. Si tratta dei canoni percepiti per la concessione a terzi di sfruttare economicamente la propria opera.

Su tali proventi spettano deduzioni forfettarie nella seguente misura:

  • Del 25% dei proventi stessi se il beneficiario ha un’età pari o superiore ai 35 anni, alla data di percezione dei redditi dichiarati;
  • Del 40% dei proventi stessi se il beneficiario ha un’età inferiore ai 35 anni.

Questo significa, ad esempio, che se percepisci come autore 1.000 euro di royalties, ed hai più di 35 anni, sarai tassato solo su 750 euro.

Si tratta di ottenere immediatamente un risparmio di imposta del 25% o del 40% se sei una persone fisica. La variabile da considerare è soltanto la tua età.

Quindi se stai per avviare un business, oppure stai creando un nuovo prodotto, potresti ragionevolmente pensare di registrare il marchio a titolo personale.

L’obiettivo deve essere poi quello di concedere lo sfruttamento economico dello stesso alla tua società.

In questo modo la tua società ti pagherà le royalties per lo sfruttamento del diritto d’autore sul marchio aziendale. Si tratta di pagamenti che per la società consentiranno un abbattimento del reddito imponibile, quindi un risparmio di tassazione.

Dall’altra parte tu potrai contare sulla defiscalizzazione che abbiamo visto sopra.

Imprenditori e compenso amministratore

Ancora oggi la maggior parte degli imprenditori preleva i guadagni dalla propria società attraverso l’utilizzo dei compensi amministratore.

Si tratta di una modalità di pagamento che comporta una tassazione sempre superiore al 50% di quanto prelevato. Tra ritenute fiscali e previdenziali il carico fiscale è davvero molto alto.

Se, invece, hai la possibilità di sfruttare marchi brevetti ed in generale gli intangibles come elemento di pianificazione fiscale, le cose cambiano.

[highlight color=”yellow”]Se vai a percepire royalties sul marchio la tua tassazione può variare da un minimo del 17,25% (il 75% del 23% IRPEF) fino ad un massimo del 32,25% (ovvero il 75% del 43% IRPEF)[/highlight]

Sfruttare le royalties con il patent box

Accanto alle potenzialità di pianificazione fiscale legate alla concessione economica di intangibles da parte di persone fisiche vi è una alternativa anche per le società.

Qualora, infatti, il diritto di autore sul bene immateriale appartenga alla società è possibile sfruttare un’interessante agevolazione.

Mi riferisco al c.d “Patent Box“.

Si tratta di un regime fiscale che consente la detassazione al 50% delle royalties derivanti dallo sfruttamento economico di marchi o brevetti industriali.

Si tratta di una vera e propria agevolazione da sfruttare, per attuare al meglio, la propria pianificazione fiscale.

Il Patent Box rappresenta oggi una agevolazione fiscale per le società che detengono marchi e brevetti industriali (ma anche App, software e siti Web) e che ne concedono a terzi lo sfruttamento economico.

Si tratta, quindi, di un regime opzionale che agevola, detassandoli parzialmente, i redditi derivanti dallo sfruttamento di beni immateriali (c.d. “intangible assets” o “IPs”).

Negli ultimi anni ci sono stati molti casi in cui vari imprenditori, noti e meno noti, hanno aperto società all’estero per sfruttare vantaggi fiscali, legati alla minore tassazione di royalties derivanti dallo sfruttamento economico di marchi e brevetti.

Pensa al caso della c.d. sentenza Dolce & Gabbana, (sentenza 24 ottobre 2014, n. 43809 Corte di Cassazione).

Oggi molti Paesi come Lussemburgo, Gran Bretagna, Belgio e Francia hanno deciso di armonizzare le proprie normative fiscali, disincentivando per gli imprenditori la delocalizzazione in altri Paesi delle proprietà intellettuali, al fine di trovare maggior risparmio fiscale.

Di recente anche l’Italia ha deciso di dotarsi di questo tipo di agevolazione.

Come funziona il Patent Box per le imprese?

Il Patent Box a regime garantisce la detassazione del 50% (30% per l’anno 2015 e 40% per l’anno 2016) dei redditi derivanti dallo sfruttamento diretto o indiretto dei beni immateriali oggetto dell’agevolazione.

Inoltre, le plusvalenze derivanti da cessioni di beni immateriali non concorrono a formare il reddito complessivo in quanto escluse.

Questo a condizione che almeno il 90% del corrispettivo derivante dalla cessione dei predetti beni sia reinvestito nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali agevolabili. Il reinvestimento deve avvenire prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo a quello nel quale si è verificata la cessione.

I redditi agevolabili in caso di utilizzo indiretto dei beni (e.g. concessione in uso a terzi) è di immediata identificazione. Esso infatti è costituito dalle royalties che il contribuente ritrae dalla licenza a terzi dei propri beni immateriali.

Royalties sugli intangibles: cosa fare?

Come hai appena visto c’è un grande vantaggio fiscale nell’utilizzare i diritti e le royalties sui marchi e brevetti per via della ridotta tassazione in capo alla persona fisica che percepisce i soldi.

Detta così sembra che tu debba correre immediatamente a registrare il marchio della tua azienda ed iniziare a prelevare le royalties al posto della busta paga.

A livello teorico il ragionamento che ho appena fatto non fa una piega, tuttavia devi (ovviamente) fare i conti con l’Amministrazione finanziaria.

E’ necessario infatti riflettere bene sulla propria situazione personale societaria. Non sempre, infatti, è possibile utilizzare questo tipo di regime fiscale vantaggioso.

Trattandosi di un argomento decisamente “di nicchia” non è difficile trovarsi di fronte ad errori macroscopici. 

Esaminiamone qualcuno insieme.

Diritto di autore: errori da evitare

Nella mia esperienza ho visto commettere diversi tipi di errori da parte di vari imprenditori che hanno voluto forzare la mano per ricevere comunque royalties su beni immateriali. Questo anche quando era sconsigliabile farlo.

Per evitare che anche tu possa commettere gli stessi errori te ne riepilogo qualcuno di seguito.

Naturalmente, è opportuno che tu analizzi la tua situazione personale con un esperto in materia. Eviterai di commettere anche tu questi errori.

Errori sull’intestazione del diritto di autore

Il primo errore che commettono gli imprenditori è quello di registrare un marchio già esistente da molto tempo sul mercato.

Classico caso è quello di un marchio già utilizzato dalla propria azienda.

Obiettivo: scaricare fiscalmente le royalties sul diritto d’autore.

L’errore in questo caso sta nel fatto che se la tua impresa sta utilizzando un marchio commerciale da anni, farlo registrare a nome dell’imprenditore è una pratica scorretta.

Accorgersi che si utilizza un marchio e registrarlo non è vietato, ma deve essere registrato a nome di chi ne detiene la proprietà. Ed in questo caso è la società e non l’imprenditore.

Come si fa a capire se il marchio è dell’impresa?

Semplice! Se la stessa ha sostenuto costi legati alla ricerca e sviluppo spesati in bilancio è difficile sostenere che il marchio sia di proprietà dell’imprenditore.

E’ sufficiente anche una fattura del grafico che ha disegnato il logo aziendale per far sì che l’imprenditore commetta un’appropriazione indebita.

Se i costi per la creazione del marchio sono stati sostenuti dall’azienda a che titolo stai registrando (personalmente) quello stesso marchio aziendale?

Posso assicurarti che pratiche come queste esistono e che i risultati nel tempo sono stati quelli di un pesante accertamento fiscale. Con la conseguenza che tutti i vantaggi fiscali sono stati disconosciuti. Quindi, fai attenzione!

Errori nella deducibilità dei costi

Un secondo ed importante aspetto è quello della deducibilità in capo all’azienda delle royalties e dei diritti d’autore pagati alla persona fisica titolare del brevetto o del marchio.

Esiste infatti il “principio di inerenza”.

Si tratta di un principio che ti impone, ogni qual volta vuoi scaricare un costo, di essere in grado di dimostrare al fisco che quel costo è inerente alla reale attività svolta.

In pratica, se vuoi scaricare un costo, l’onere di dimostrare che quel costo è effettivamente “inerente” è totalmente a carico dell’impresa.

Finché parliamo di IKEA siamo probabilmente tutti d’accordo che qualsiasi pezzo di legno acquista un certo valore grazie al marchio ed ovviamente grazie al fatto che è distribuito nella rete di negozi del “brand”.

Evidenza documentale

In questo caso sicuramente il marchio è un fattore essenziale del processo di vendita perché è in grado di aumentare il valore del singolo prodotto.

Nel caso delle aziende di minori dimensioni è necessario avere tutte le prove che consentano di dimostrare che, grazie a quel preciso marchio, la tua merce aumenta di valore sul mercato. Oppure che, quel determinato marchio o brevetto, ti consente di aumentare le vendite.

Quello che invece accade spesso è che tutte le spese di pubblicità a sostegno di quel marchio sono state pagate interamente dalla società che ha contribuito a creare la reputazione del brand.

In questo caso il marchio ha acquisito forza grazie ai costi sostenuti dalla società e non dalla persona fisica (esempio il socio) che ad un certo punto ha deciso di effettuare la registrazione e di percepire le royalties.

Quando si parla di scaricare i costi delle royalties è necessario avere delle prove documentali. Inutile dire che queste prove sono in genere le fatture che il fisco trova in azienda.

Se, ad esempio tutte le fatture relative alla pubblicità ed al marchio sono a carico della società allora ti sarà impossibile scaricare i costi delle royalties.

Intangibles e pianificazione fiscale: consulenza

La possibilità di utilizzare gli intangibles come strumento di pianificazione fiscale è sicuramente una cosa molto interessante.

Ci sono opportunità da sfruttare per ridurre il carico fiscale, ma il tutto deve essere sviluppato attentamente.

Effettuare errori è molto semplice se non si conosce come operare in questi ambiti.

Per sapere se puoi utilizzare questo particolare sistema devi parlarne con il tuo commercialista di fiducia. Ti servirà un consulente esperto in questo ambito, in modo che possiate analizzare insieme la tua situazione personale.

Effettuare una pianificazione fiscale di questo tipo richiede tempo, quindi non farti cogliere impreparato.

Se hai bisogno della mia consulenza puoi utilizzare il servizio che ho messo a punto per questi argomenti.

Valuteremo insieme la tua situazione e riceverai tutti i miei consigli.

Consulenza Pianificazione Fiscale

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