IMU separazione e divorzio coniugi
IMU separazione e divorzio coniugi

Con la separazione legale l’IMU sulla casa coniugale spetta interamente al coniuge assegnatario. Questo in quanto l’assegnatario è il titolare del diritto di abitazione. L’assegnazione della ex casa coniugale comporta l’applicazione del diritto di abitazione sulla percentuale di diritto reale di godimento spettante ad uno dei due coniugi.

L’IMU è l’imposta municipale sugli immobili, un’imposta patrimoniale dovuta dai soggetti titolari di un diritto reale sull’immobile. E’ esclusa dal pagamento dell’IMU l’abitazione principale, ovvero l’immobile che è destinato dimora di fatto e dove è stata assegnata la residenza anagrafica. Tuttavia, nella pratica possono esserci fattispecie ove non è così semplice individuare chi sia il soggetto chiamato ad effettuare il versamento dell’IMU. Questo è il caso, ad esempio, della ex casa coniugale a seguito di separazione legale dei coniugi. In questi casi, quello che avviene, solitamente è che uno dei coniugi si allontana dalla ex casa coniugale, spostando la propria residenza anagrafica altrove, pur rimanendo comproprietario dell’immobile. Inoltre, deve essere evidenziato che, in caso di presenza di figli minori, questi continueranno ad abitare con il genitore affidatario spesso nella ex casa coniugale. Tutto questo può portare ad avere dei dubbi sulla corretta applicazione dell’IMU in questa casistica.

Chi deve pagare l’IMU sulla ex casa coniugale a seguito di separazione legale? Si tratta di una domanda che ogni soggetto separato si è posto, e se stai leggendo questo articolo probabilmente ti sei posto anche tu. L’assegnazione della ex casa coniugale ad uno dei coniugi da parte del giudice determina il diritto di abitazione sulla stessa. Da qui, si capisce chi è il soggetto che dovrà versare l’IMU su quell’abitazione.

In questo contributo intendo andare a fornire una risposta al quesito iniziale tenendo presente che l’IMU sull’abitazione principale di un soggetto non è dovuta. Questo a meno che l’immobile non rientri tra quelli considerati di lusso (categorie catastali A1, A8, A9). Tutte le info sull’assegnazione della casa coniugale, in caso di separazione, con pagamento delle imposte sugli immobili.

Cominciamo!


Separazione dei coniugi ed assegnazione della ex casa coniugale

La disciplina legata al trattamento IMU dell’abitazione coniugale assegnata ad uno dei coniugi risale all’art. 4, co. 12-quinquies del D.L. n. 16/12. Secondo questa disposizione, l’assegnazione della casa coniugale ad un coniuge, a seguito del provvedimento di separazione legale, da parte di un giudice, configura l’insorgere di un diritto di abitazione. Questa è la regola generale che devi ricordare. Nel caso in il giudice assegni la ex casa coniugale ad uso di uno dei coniugi, questi acquisisce il diritto di abitazione sull’immobile. Tale diritto spetta indipendentemente dalla proprietà effettiva detenuta nello stesso sull’immobile. Proviamo a fare un esempio per capire meglio. Ipotizza che la casa coniugale sia posseduta al 100% dall’ex marito. Il giudice a seguito di separazione assegna l’abitazione alla ex moglie. A quel punto lei diventa titolare al 100% del diritto di abitazione sull’immobile. In pratica l’ex moglie può vantare un diritto reale sull’immobile (diritto di abitazione) anche se non ne è proprietaria.

Il diritto di abitazione fa sorgere l’obbligo del versamento IMU in capo al coniuge assegnatario. Ovviamente, poiché dal 2014 non è dovuta l’IMU sull’abitazione principale, il coniuge assegnatario nulla dovrà pagare per la suddetta imposta. Questo a meno che l’abitazione non sia classificata come immobile di lusso (categorie catastali A1, A8, A9). In questo caso, invece, l’IMU è dovuta. Se, invece, vi sono altre persone titolari di diritti su quell’abitazione, le stesse dovranno pagare l’IMU pro quota. Ad esempio, se l’immobile assegnato vede il diritto di abitazione di altra persona, la stessa sarà tenuta al pagamento dell’IMU per la propria quota. Su questo aspetto è di fondamentale importanza prestare la dovuta attenzione, commettere errori è assai semplice.

La posizione del coniuge non assegnatario dell’immobile

Il coniuge non assegnatario dell’immobile, non deve considerare come seconda casa, l’immobile (ex casa coniugale), assegnata dal giudice all’altro coniuge, a seguito della separazione. Questo in quanto il coniuge che può vantare il diritto di abitazione, ha un diritto reale di godimento. Indipendentemente da chi sia l’effettivo proprietario dell’immobile. Quindi, un’eventuale IMU è esclusivamente a carico del soggetto titolare del diritto di abitazione. Il coniuge non assegnatario non è più tenuto ad inserire l’abitazione, nella propria dichiarazione dei redditi. Questo in quanto è tenuto a farlo il coniuge assegnatario. Il coniuge non assegnatario, infatti, rimane solo “nudo proprietario” dell’immobile.

La riformulazione della disciplina della Legge n. 160/19

La normativa in commento è stata modificata dalla Legge n. 160/2019 che ha introdotto la nuova disciplina IMU. In particolare, l’art. 1, comma 741 e 743 fanno riferimento al “genitore affidatario dei figli” (al posto della precedente formulazione che faceva riferimento al “coniuge assegnatario“). Sul punto, tuttavia, sono stati forniti importanti chiarimenti attraverso la Circolare n. 1/DF/2020 del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Secondo il Ministero, quindi, la diversa formulazione della norma della Legge n. 160/19 che fa riferimento alla casa familiare ed al genitore è rivolta a chiarire che per quanto riguarda l’assimilazione ad abitazione principale devono ritenersi comprese anche le fattispecie legate al provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare in assenza di un precedente rapporto coniugale. Pertanto, la nuova formulazione della norma, di fatto nulla cambia nella sostanza la disciplina previgente, ma piuttosto aumenta le fattispecie ove si rende possibile l’applicazione del diritto di abitazione per il coniuge assegnatario della ex casa coniugale. Continua, quindi, a restare valida l’esclusione dall’applicazione dell’IMU della casa familiare assegnata, all’ex coniuge, con provvedimento del giudice. Allo stesso modo, pertanto, continua a restare valido il fatto di dover prescindere:

  • Dalla proprietà dell’immobile (che può essere anche di soggetti estranei alla famiglia, come ad esempio i genitori dei due coniugi);
  • Dai requisiti di residenza e dimora nell’abitazione per l’assegnatario dell’immobile.

Sul punto, inoltre, deve essere evidenziato che i singoli Comuni nel corso del tempo hanno maturato proprie ipotesi di esenzione dall’applicazione dell’IMU in caso di separazione, divorzio e assegnazione dell’ex abitazione coniugale. Pertanto, è sempre opportuno, anche, andare ad analizzare quanto previsto dal Comune interessato tra le ipotesi di esenzione dall’applicazione dell’IMU. Sul punto, occorre evidenziare che il MEF nella circolare sopra citata ha indicato che l’individuazione della “casa familiare” effettuata dal giudice con proprio provvedimento non può essere suscettibile di valutazione comunale con proprio provvedimento.


Diritto di abitazione nella ex casa coniugale: cassazione

Il conflitto esistente tra diritto di proprietà e diritto di abitazione della ex casa coniugale in caso di separazione e divorzio interessa anche la Cassazione. Sul punto voglio segnalare l’Ordinanza n 9990 del 10 aprile 2019. Nell’occasionale la Corte ha effettuato un punto sul tema dell’assegnazione della casa coniugale che andremo a vedere a breve. Sul punto è utile ricordare che quando dirò, ha valore anche per le unioni civili (equiparate al matrimonio) e le convivenze, come stabilito dalla Legge n. 76/16.

Vediamo, con un semplice esempio, il principio espresso dalla Cassazione. Ipotizza due coniugi, che chiameremo Andrea e Maria. Entrambi abitano nella casa di proprietà di Andrea. Questi decide di vendere la casa a Marco. Tuttavia i due coniugi continuano ad abitare la casa. Successivamente Andrea e Maria si separano. Maria viene dichiarata dal giudice collocataria dei figli e le viene attribuito il diritto di abitazione sulla ex casa coniugale. Per l’Ordinanza n. 9990/2019 nel conflitto tra il diritto di abitazione di
Maria e il diritto del proprietario Marco a disporre della casa: prevale Maria. In pratica, Marco subisce il fatto che Maria continui ad abitare nella casa con i suoi figli. In concreto, se si dimostra che:

  • Marco ha comprato la casa con un contratto nel quale è inserita una “clausola di rispetto” del fatto che la famiglia dell’ex coniuge venditore avrebbe potuto continuare ad abitarvi; oppure che
  • Marco ha stipulato un comodato con Andrea e/o con Maria,

In ogni caso prevale la situazione di Maria. Al contrario, Maria deve andarsene ad abitare altrove quando la predetta dimostrazione non ha successo. Non è sufficiente a Maria addurre la mera consapevolezza da parte di Marco, al momento dell’acquisto, della pregressa situazione di fatto di utilizzo del bene immobile da parte della famiglia.

I principi della Cassazione

Detto questo può essere utile rimettere in fila i principi sanciti dalla Cassazione sul diritto di abitazione della ex casa coniugale. La Corte inizia il suo ragionamento ricordando il principio consolidato delle Sezioni Unite n. 13603/2004. Principio secondo il quale il provvedimento del giudice della separazione o del divorzio che attribuisce l’abitazione della casa al coniuge collocatario della prole, non modifica il diritto del soggetto che è proprietario del bene.

Il provvedimento giudiziale costituisce “autonomo titolo di detenzione qualificata” della casa coniugale “in dipendenza del negozio di tipo familiare” originatosi per effetto della “convivenza coniugale” o della convivenza “more uxorio“. Ciò al fine di “tutelare esclusivamente l’interesse della prole a permanere nell’ambiente domestico in cui è cresciuta“.

La Cassazione prosegue prendendo in esame il caso in cui la ex casa coniugale assegnata in abitazione al coniuge collocatario della prole venga alienata dopo il provvedimento giudiziale di assegnazione. La Cassazione ricorda che il diritto di abitazione è da qualificarsi come un “atipico diritto personale di godimento“. Inoltre, la Corte ricorda che il provvedimento di assegnazione della casa coniugale è opponibile al terzo acquirente anche se non trascritto nei registri immobiliari. Infatti, la trascrizione vale solo ai fini di rendere il provvedimento opponibile anche oltre il novennio del diritto di abitazione del coniuge assegnatario.

Proprietà ed assegnazione dell’immobile secondo la giurisprudenza

Riprendiamo l’esempio precedente con i due coniugi Andrea e Maria. L’esempio prevede che Maria sia collocataria dei figli. Di seguito le principali casistiche:

I coniugi abitavano in un casa di proprietà di Andrea. Il giudice attribuisce il diritto di proprietà a Maria.

Prevale il diritto di Maria.
Articolo 337-sexies codice civile

I coniugi abitavano in una casa di proprietà di Andrea (o di Andrea e Maria). Il giudice attribuisce il diritto di proprietà a Maria. Andrea (o Andrea e Maria) vendono l’immobile.

Prevale il diritto di Maria. Il diritto è novennale. Il diritto va oltre il novennio se il procedimento è iscritto nei registri immobiliari.
Corte costituzionale n 454/89; Sezioni unite n 11096/02.


I coniugi abitavano in una casa di proprietà di Andrea (o di Andrea e Maria). Andrea (o Andrea e Maria) vendono l’immobile a Marco, continuando ad abitarvi.
Il giudice attribuisce il diritto di proprietà a Maria.

A Marco il comodato non è opponibile, a meno che questi, acquistando, lo accetti.

I due coniugi abitavano in una casa condotta in locazione da entrambi. Il giudice attribuisce il diritto di proprietà a Maria.

Il rapporto tra Maria ed il proprietario dell’abitazione è regolato dal contratto di locazione.
Articolo 6 Legge n 392/78.

I due coniugi abitavano in una casa condotta in comodato da entrambi. Il giudice attribuisce il diritto di proprietà a Maria.

Il rapporto tra Maria ed il proprietario dell’abitazione è regolato dal contratto di comodato.
Articolo 1803 e seguenti codice civile.

Queste sono le principali casistiche affrontate dalla giurisprudenza nel conflitto tra proprietà ed assegnazione dell’immobile.


Separazione legale dei coniugi ed obblighi IMU: conclusioni e consulenza

In questo contributo ho voluto riepilogarti la disciplina IMU per quanto riguarda l’assegnazione della ex casa coniugale al coniuge che non dispone di diritti reali sull’immobile. In queste situazioni è opportuno prestare particolare attenzione al fatto che ogni Comune, infatti, ha facoltà di prevedere regole diverse ed eccezioni per il pagamento della IMU agli ex coniugi.

Tuttavia, se hai dubbi su questo argomento, oppure vuoi raccontarmi la tua esperienza lasciami un commento. Aiuterai altri lettori a trovare la soluzione migliore alla propria situazione personale. Se invece hai bisogno di una consulenza più approfondita, contattami in privato!

Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

34 COMMENTI

  1. Buonasera. Mi sono separato con sentenza del giudice nel gennaio 2018: ha affidato la casa in comproprietà alla moglie con figlia. Il commercialista mi dice che devo comunque pagare il mio 50% di Imu. Qual è il provvedimento dell’Agenzia delle entrate che possa convincerlo?

  2. Buonasera. sono separato e alla mia ex moglie è stata data l’assegnazione di entrambi le 2 case di ns proprietà; nel suo articolo si fa menzione solo di prima casa, ma io cosa devo pagare sulla seconda casa anche questa a lei affidata? come posso comunicarlo all’agenzia dell’entrate?
    grazie e buona sera

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