Assegno di mantenimento

Gli assegni di mantenimento sono di fatto erogazioni economiche particolari che vengono destinate a persone che hanno necessità dovute ad un particolare stato di bisogno economico.

Questa particolare erogazione spetta ai famigliari che si trovano in stato di necessità, e la cifra pattuita non deve superare l’effettivo bisogno. Può essere destinato a diversi soggetti della sfera famigliare di chi eroga l’assegno, come figli, genitori, coniugi, fratelli e sorelle.

L’assegno di mantenimento è una erogazione economica da destinare anche al coniuge separato, nel caso di effettivo bisogno economico.

In gergo tecnico, la parte obbligata a versare un contributo mensile si definisce come “coniuge obbligato”, mentre la parte che riceve l’assegno di mantenimento si definisce “coniuge beneficiario”.

Sull’assegno di mantenimento esiste una tassazione, andiamo a vedere qual è quella prevista per il 2021.

Assegno di mantenimento
Assegno di mantenimento: tassazione prevista nel 2021

Assegno di mantenimento dei coniugi: si va a sommare al reddito

L’assegno di mantenimento è previsto nel caso in cui i coniugi siano separati e uno dei due si trovi in difficoltà economica tale da non coprire le spese per la vita quotidiana. Questo accade anche quando uno dei due coniugi cambia abitazione e stile di vita a seguito di una separazione.

L’assegno di mantenimento è di fatto una cifra reddituale per chi lo riceve, e si va fiscalmente a sommare ai redditi percepiti dal lavoro. Nel caso di assegno di mantenimento di coniugi separati, per entrambe le parti coinvolte è prevista una normativa che regola la relativa tassazione.

La norma prevede un diverso comportamento fiscale da parte del coniuge obbligato e del coniuge beneficiario:

  • Coniuge obbligato: il coniuge che eroga l’assegno di mantenimento può dedurre dal proprio reddito, in particolare dalla tassazione IRPEF, l’importo dell’assegno;
  • Coniuge beneficiario: in questo caso è importante ricordare che, essendo l’assegno di mantenimento considerato una forma di reddito, il coniuge beneficiario deve includere la somma nella dichiarazione dei redditi. Questo avviene sempre ai fini di tassazione IRPEF.

Riassumendo, il coniuge erogante avrà una deduzione fiscale per l’assegno, mentre il coniuge beneficiario avrà una tassazione sulle somme ricevute.

Le normative sono valide nel caso di separazione legale effettiva. Non si rientra nei casi visti sopra se si tratta di una separazione di fatto, in cui non vi è posta alcuna normativa.

La tassazione non è strettamente connessa alla residenza dei due coniugi, di cui uno potrebbe anche avere residenza differente, perfino fuori dai confini italiani.

Figli a carico: assegno di mantenimento

La situazione cambia se l’assegno di mantenimento è destinato ai figli. Le somme che vengono erogate all’ex coniuge al fine di mantenere economicamente i figli, non sono soggette a deduzioni fiscali IRPEF da parte del coniuge erogante.

L’assegno periodico erogato per rispondere alle esigenze economiche dei figli non è di fatto soggetto a tassazione. L’assegno di mantenimento periodico deve venire erogato anche nel caso in cui l’affidamento sia condiviso.

Il contributo economico, sia per i coniugi che per i figli, deve coprire le reali necessità economiche. Di fatto non va a “risarcire” il cambiamento di un determinato stile di vita precedente alla separazione. La cifra stessa dell’assegno verrà rivista periodicamente al fine di garantire il sostentamento necessario.

In linea generale, i genitori sono obbligati a mantenere i figli, anche in caso di separazione. Generalmente, entrambi i genitori devono contribuire al mantenimento dei figli non autonomi, in equa parte rispetto al reddito percepito singolarmente.

L’assegno di mantenimento può variare in base alla situazione reddituale di entrambi i coniugi. Può gravare ad uno solo dei genitori nel caso in cui l’altro non sia in grado di provvedere al sostentamento del figlio. L’assegno poi viene sospeso per i figli nel momento in cui sono economicamente indipendenti.

Nel caso di uno o più figli maggiorenni, essi stessi possono fare richiesta di assegno, se non autonomi. L’assegno di mantenimento per i figli viene sospeso nel caso di indipendenza economica degli stessi. Secondo recenti disposizioni, non si può andare oltre i 34 anni di età.

Dichiarazione dei redditi e assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento va dichiarato da chi lo riceve tra i redditi percepiti, mentre per chi lo eroga è previsto lo sgravio fiscale. Il mantenimento è considerato, per chi lo eroga, un vero e proprio costo da sostenere, per questo motivo interviene il fisco per le detrazioni.

Nel caso di assegno di mantenimento per coniugi a carico, il giudice stabilisce quali sono i doveri di ciascuna delle parti coinvolte, sia economicamente sia per il sostentamento dei figli. L’accordo può avvenire in modo consensuale o deciso direttamente dal giudice, che fissa la somma da erogare nel caso di mantenimento.

Chi riceve l’assegno è tenuto a presentarlo nella dichiarazione dei redditi, se si tratta di un assegno con cadenza mensile. Nel caso di un assegno versato in un’unica soluzione, non è previsto che la cifra rientri nei redditi percepiti. Per questo motivo chi la riceve non è obbligato a dichiararla.

Ma quando sono considerati a carico, per il calcolo fiscale, i figli?

Sono fiscalmente considerati a carico quando si rispetta il limite di reddito di 2.840,51 euro, o 4.000 per figli minori di 24 anni. Il fatto di convivere o meno con i genitori non è una variabile di cui tenere conto. Questo perché il figlio può anche vivere in un’altra città o paese rispetto all’abitazione del genitore. Non è prevista alcuna tassazione sull’assegno di mantenimento dei figli.

Un caso particolare: tassazione dell’assegno con residenza all’estero

L’Agenzia delle Entrate, tramite risposta a interpello riguardo una particolare situazione, ha espressamente dichiarato che sono deducibili dal reddito gli assegni all’ex coniuge anche in caso di trasferimento all’estero.

Nel caso specifico, si chiedeva se, a seguito di un divorzio, una persona che riceve pensione periodicamente dall’INPS potesse continuare a erogare l’assegno all’ex coniuge, deducendolo dai redditi, anche a seguito del trasferimento in un altro paese.

Una questione importante emerge in merito alla tassazione, da apportare al reddito in Italia o in base al nuovo paese di residenza. Il rischio in questo caso sarebbe di ottenere una doppia tassazione.

L’Agenzia delle Entrate si è espressa specificando:

“che sono deducibili dal reddito complessivo gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.”

Per quanto riguarda la doppia tassazione, generalmente dovrebbe essere applicata. Ma alla luce di un particolare accordo tra stati, il soggetto in analisi non è doppiamente tassabile. Riassume in conclusione l’Agenzia delle Entrate:

“l’Istante in relazione al reddito da pensione prodotto in Italia sarà assoggettato a tassazione sia in Italia che in Francia (cd. tassazione concorrente), con possibilità di eliminare la doppia tassazione secondo la illustrata disposizione convenzionale.”


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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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