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Ritenuta Airbnb sugli affitti brevi: come funziona e come gestirla in dichiarazione

Dott.ssa Elisa Migliorini
Dottore in Giurisprudenza | Consulente Legale
6 min di lettura
In sintesi

Come funziona la ritenuta Airbnb del 21% sugli affitti brevi: applicata dal 2024, differenze con la cedolare al 26% e impatto dichiarazione.

Per effetto dell’articolo 18 della Legge di Bilancio 2024, Airbnb opera come sostituto d’imposta per gli affitti brevi. La piattaforma applica una trattenuta automatica del 21% sui compensi erogati agli host senza Partita IVA e rilascia annualmente la Certificazione Unica per la compilazione della dichiarazione dei redditi.


Dal periodo d’imposta 2024, il meccanismo della ritenuta Airbnb trasforma la piattaforma di prenotazione in un vero e proprio sostituto d’imposta per il settore delle locazioni brevi. Quando un ospite paga un soggiorno, Airbnb preleva alla fonte un importo pari al 21% del canone lordo spettante al proprietario, versandolo direttamente all’Agenzia delle Entrate.

Questa procedura, introdotta per contrastare l’evasione fiscale, si applica in via automatica agli host che operano come persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa. L’implicazione pratica principale si riversa sugli adempimenti dichiarativi: in qualità di intermediario telematico, il portale rilascia annualmente una Certificazione Unica (CU) che attesta l’esatto ammontare delle ritenute versate. Se il locatore destina agli affitti brevi un solo immobile, la trattenuta del 21% esaurisce il suo debito fiscale in regime di cedolare secca. Qualora l’host gestisca da due a quattro immobili (limite oltre il quale scatta l’obbligo di Partita IVA), l’aliquota di legge sale al 26%: in questo caso, la decurtazione applicata dal portale funge da acconto, rendendo necessario il versamento del restante 5% in sede di dichiarazione.

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Airbnb come sostituto d’imposta: il meccanismo della trattenuta

Il ruolo di sostituto d’imposta per gli affitti brevi è stato formalizzato dall’articolo 18 della Legge di Bilancio 2024, che obbliga i portali di intermediazione immobiliare a prelevare direttamente le imposte sui canoni incassati. Questa disposizione normativa impone a piattaforme come Airbnb, qualora intervengano nel pagamento dei canoni di locazione, di applicare una ritenuta fiscale alla fonte. L’obiettivo dell’Agenzia delle Entrate è garantire il corretto versamento tributario, spostando l’onere materiale dell’esazione dal singolo cittadino all’operatore digitale. Dal primo gennaio dell’anno d’imposta 2024, l’applicazione di questa regola segna un passaggio fondamentale: la piattaforma non si limita a incrociare domanda e offerta, ma agisce attivamente nel processo di riscossione per conto dell’Erario, garantendo la tracciabilità dei flussi prima che raggiungano il locatore.

Il meccanismo della trattenuta automatica prevede che Airbnb applichi una decurtazione fissa del 21% sui compensi destinati agli host, contestualmente all’erogazione del pagamento. Quando il turista prenota e salda il soggiorno online, l’importo viene scisso alla radice: il portale trattiene le proprie commissioni di servizio e il prelievo fiscale, accreditando al proprietario esclusivamente il canone netto. Questa ritenuta viene operata a titolo di acconto o a titolo d’imposta a seconda della situazione soggettiva del contribuente, ed è versata direttamente all’Erario dall’intermediario telematico. Il proprietario dell’immobile, di conseguenza, riceve un bonifico decurtato e non ha più la disponibilità materiale delle somme, una dinamica che semplifica l’adempimento finanziario immediato ma impone una successiva e rigorosa rendicontazione.

L’applicazione della ritenuta da parte di Airbnb esclude categoricamente i soggetti che esercitano l’attività di locazione turistica in forma d’impresa o i professionisti dotati di Partita IVA. La normativa in vigore sugli intermediari telematici si rivolge esclusivamente ai proprietari che operano come persone fisiche in regime occasionale. Qualora l’host sia un Property Manager strutturato, una società, o un privato che destina agli affitti brevi più di quattro immobili, la piattaforma non funge da sostituto d’imposta. In queste specifiche fattispecie, l’intermediario eroga all’host l’intero importo del canone, al netto delle sole commissioni del portale. Spetterà poi all’imprenditore o all’ente calcolare e versare le imposte dovute in sede di dichiarazione dei redditi, assoggettando i ricavi alla normale tassazione ordinaria.

Ritenuta al 21% o cedolare al 26%? Regole di conguaglio

La Legge di Bilancio 2024 ha innalzato l’aliquota della cedolare secca sugli affitti brevi al 26% a partire dal secondo immobile locato, generando una notevole incertezza operativa tra i proprietari. È essenziale chiarire un principio normativo cardine: gli intermediari immobiliari come Airbnb applicano sempre e unicamente una trattenuta del 21%, indipendentemente dal numero di abitazioni gestite dall’host. Il portale, infatti, non ha gli strumenti informatici né l’obbligo giuridico di indagare la complessiva situazione patrimoniale del locatore per determinare l’aliquota finale applicabile. Questa discrepanza tra l’aliquota di legge massima e la decurtazione fissa operata alla fonte implica che l’adempimento della piattaforma non esaurisce necessariamente il debito tributario del contribuente, rendendo la dichiarazione dei redditi il momento decisivo per il calcolo.

Per il contribuente che destina alle locazioni turistiche un singolo immobile nel corso dell’anno d’imposta, la dinamica fiscale risulta lineare e si chiude quasi in automatico. La normativa fiscale conferma per questi soggetti l’applicazione della cedolare secca con aliquota al 21%. In tale specifica fattispecie, il prelievo fiscale del portale assume natura di ritenuta a titolo d’imposta. Questo significa che l’importo versato da Airbnb all’Agenzia delle Entrate copre esattamente il debito tributario generato da quei canoni, azzerando le pendenze del proprietario. Pur dovendo inserire i redditi nella propria dichiarazione annuale per obblighi di tracciabilità, l’host non subirà alcun conguaglio a debito, poiché la trattenuta originaria corrisponde perfettamente all’imposta dovuta.

La situazione muta radicalmente per i proprietari che concedono in locazione breve da due a quattro immobili, soglia oltre la quale scatta la presunzione legale di attività d’impresa. Per questi contribuenti, la tassazione complessiva è soggetta alla cedolare secca al 26%, pur con la facoltà di mantenere il 21% su una singola unità immobiliare a scelta. Poiché Airbnb ha prelevato forfetariamente solo il 21%, tale trattenuta viene riqualificata come acconto d’imposta. L’host è quindi tenuto a procedere con un conguaglio fiscale in sede di Modello 730 o Modello Redditi PF. La differenza strutturale del 5% tra quanto anticipato dall’intermediario e l’effettivo carico fiscale dovrà essere versata autonomamente dal locatore tramite Modello F24.

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I punti critici da presidiare

L’applicazione pratica della ritenuta da parte degli intermediari telematici genera spesso dubbi operativi quando le casistiche si discostano dalla locazione standard di un singolo immobile. Nella nostra prassi professionale, i principali rischi di accertamento si concentrano su dinamiche di gestione mista o su variazioni in corso d’anno, che richiedono un’attenta quadratura in sede di dichiarazione.

Gestione mista dei canoni e prenotazioni dirette

Nella nostra prassi professionale, un caso ricorrente è la gestione ibrida delle prenotazioni. L’host riceve per lo stesso immobile canoni decurtati del 21% tramite Airbnb e, parallelamente, bonifici lordi da clienti diretti o tramite agenzie fisiche che non operano come sostituti d’imposta. Il punto critico da presidiare è la compilazione del quadro Redditi: il contribuente non può limitarsi a copiare i dati della Certificazione Unica rilasciata dal portale, ma deve aggregare l’intera base imponibile. Operativamente, è necessario separare i flussi finanziari, indicando il totale dei canoni lordi percepiti e scorporando esclusivamente le imposte già subite alla fonte. L’omissione degli incassi diretti, confidando erroneamente nella “copertura” automatica dell’intermediario telematico, espone al recupero a tassazione della differenza.

Inserimento del secondo immobile in corso d’anno

Un’altra criticità frequente nella nostra esperienza riguarda l’ampliamento del portafoglio immobiliare durante l’anno solare. Spesso un proprietario inizia l’anno gestendo un singolo appartamento (soggetto a cedolare definitiva) e a luglio inserisce un secondo immobile sulla piattaforma. Dal punto di vista normativo, il superamento della soglia fa scattare l’aliquota al 26% sull’intero periodo d’imposta, non solo sui mesi successivi all’apertura del nuovo annuncio. Airbnb, tuttavia, continuerà a prelevare il 21% lineare su tutte le transazioni. La soluzione adottata richiede un’analisi retroattiva: in sede di conguaglio, l’host dovrà ricalcolare l’onere fiscale sull’intero monte canoni dell’anno, scegliendo strategicamente su quale delle due abitazioni mantenere l’aliquota agevolata concessa dalla norma, e versando il saldo del 5% sulla restante.

La corretta determinazione della base imponibile lorda

Quotidianamente riscontriamo inefficienze legate alla comprensione della base imponibile su cui il portale calcola l’imposta. Molti locatori si allarmano notando discrepanze tra il bonifico netto ricevuto e il prelievo fiscale, ignorando che l’intermediario applica la trattenuta sull’intero canone di locazione lordo pattuito con il turista, comprensivo delle commissioni trattenute dalla piattaforma stessa. Nella pratica, il contribuente subisce la tassazione anche sulle spese di intermediazione. Questa non è un’anomalia del sistema, ma l’esatta applicazione della regola che vieta la deduzione analitica dei costi nel regime della cedolare secca. Per mettere in sicurezza la posizione del locatore, verifichiamo puntualmente che i dati riportati nella certificazione coincidano con il lordo contrattuale e non con il flusso di cassa incassato sul conto.

Rilascio della Certificazione Unica e adempimenti dichiarativi

La Certificazione Unica (CU) rappresenta il documento fiscale fondamentale con cui l’intermediario telematico attesta ufficialmente le trattenute operate nell’anno solare precedente. In qualità di sostituto d’imposta, Airbnb ha il preciso obbligo di trasmettere questo modello all’Agenzia delle Entrate e di rilasciarne copia al contribuente entro il 16 marzo di ogni anno. Il documento certifica l’ammontare lordo dei corrispettivi incassati e la precisa decurtazione a titolo di acconto o d’imposta versata all’Erario. La ricezione di questo modello certificativo solleva il proprietario dall’onere di dover calcolare autonomamente le singole decurtazioni subite sulle decine di prenotazioni annuali, fornendo un riepilogo aggregato indispensabile per la stagione dichiarativa. Senza l’acquisizione tempestiva della certificazione, il locatore non dispone della base documentale necessaria per scomputare formalmente le imposte già pagate.

L’inserimento dei dati nel Modello 730 o nel Modello Redditi PF segue una procedura fiscale rigorosa, essenziale anche quando le imposte risultano già interamente trattenute. Il contribuente deve procedere secondo i seguenti passaggi operativi:

  • Acquisire la certificazione annuale rilasciata dall’intermediario telematico.
  • Riportare nel quadro dei redditi fondiari (o redditi diversi) l’ammontare lordo dei canoni.
  • Inserire nell’apposita colonna l’esatto importo del prelievo fiscale subìto, per consentirne lo scomputo.
  • Verificare l’esattezza dei dati inseriti in automatico dal Fisco nella dichiarazione precompilata.

Il locatore rimane il responsabile finale della correttezza dei valori dichiarati: eventuali discordanze tra gli importi precaricati e la documentazione in possesso del proprietario impongono una rettifica manuale obbligatoria prima dell’invio definitivo.

L’omessa dichiarazione dei redditi derivanti dagli affitti brevi costituisce una violazione tributaria sanzionabile, persino nelle casistiche in cui l’intermediario ha regolarmente versato l’intera imposta dovuta. Molti proprietari cadono nell’equivoco di considerare il prelievo operato da Airbnb come un adempimento definitivo che li esonera dalla presentazione del modello dichiarativo. Al contrario, l’omissione formale impedisce all’amministrazione finanziaria di ricostruire fedelmente la posizione reddituale complessiva del cittadino. L’Agenzia delle Entrate incrocia sistematicamente i flussi finanziari segnalati dai portali con le dichiarazioni dei singoli locatori. L’assenza del quadro compilato fa scattare in automatico le comunicazioni di anomalia. Anche se non emerge una maggiore imposta da versare, il contribuente si espone all’irrogazione di sanzioni amministrative formali per irregolarità dichiarativa.

La regolarizzazione delle pendenze passate tra la piattaforma e lo Stato italiano ha definito confini precisi per gli host. A seguito dell’accordo siglato alla fine dell’anno solare 2023, Airbnb ha versato integralmente le imposte evase per le annualità comprese tra il 2017 e il 2021, rinunciando esplicitamente a richiedere alcun rimborso ai proprietari. Per questo specifico quinquennio, i locatori non subiscono alcun rischio di accertamento. Lo scenario normativo cambia per le mensilità relative agli anni d’imposta 2022 e 2023, rimaste fuori dall’accordo transattivo. Per queste due annualità, la responsabilità del corretto versamento ricade interamente sul singolo contribuente. In caso di omissione originaria, l’unica strada percorribile è l’utilizzo del ravvedimento operoso, strumento che permette di versare spontaneamente le cifre dovute con sanzioni ridotte.

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Domande frequenti

Airbnb paga le tasse per me o devo farlo io?

Airbnb agisce come sostituto d’imposta trattenendo il 21% a titolo di acconto o d’imposta e lo versa all’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, il proprietario rimane obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi annuale per certificare i canoni.

Cosa succede se affitto due o più case e scatta la cedolare al 26%?

Dal secondo immobile la Legge di Bilancio 2024 fissa l’aliquota al 26%. Poiché Airbnb trattiene sempre il 21%, l’host dovrà calcolare e versare autonomamente il restante 5% di saldo tramite Modello F24 in sede di dichiarazione.

Quando e come ricevo la Certificazione Unica da Airbnb?

La piattaforma telematica rilascia la Certificazione Unica (CU) entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello di percezione dei compensi. Il documento è disponibile nell’area riservata dell’host e riepiloga canoni lordi e imposte trattenute.

Devo dichiarare i redditi nel 730 se Airbnb ha già trattenuto l’imposta?

Sì, la presentazione del Modello 730 o Redditi PF è obbligatoria per tutti gli host. L’omessa dichiarazione comporta sanzioni formali anche se il portale ha versato per intero la cedolare secca dovuta sulle singole prenotazioni.

Airbnb trattiene il 21% anche ai Property Manager con Partita IVA?

No, la ritenuta si applica esclusivamente alle persone fisiche che operano al di fuori dell’attività d’impresa. Ai titolari di Partita IVA, le piattaforme erogano il canone al lordo delle imposte, trattenendo le sole commissioni di servizio.

Airbnb calcola la ritenuta del 21% sull’importo netto o sul lordo?

L’intermediario calcola la decurtazione del 21% sull’intero canone di locazione lordo pagato dall’ospite, che include anche le commissioni del portale stesso, in ottemperanza all’impossibilità di dedurre costi analitici nella cedolare secca.

Dott.ssa Elisa Migliorini

Dottore in Giurisprudenza, laureata presso l’Università di Firenze. Specializzata nell'analisi della normativa fiscale domestica, si occupa prevalentemente di disciplina IVA e diritto societario. Collabora con Fiscomania curando l'aggiornamento tecnico sulle evoluzioni legislative per imprese e professionisti

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