Pensare di sfuggire alla tassazione italiana spostando al sede legale della tua impresa all’estero è profondamente sbagliato. In questo articolo ti svelo gli errori che non devi assolutamente commettere in merito alla sede legale estera della tua attività. Tutto quello che devi sapere prima di incorrere in un accertamento fiscale.
Voglio raccontarti la storia di un imprenditore che mi ha contattato qualche mese fa. Si tratta di un gestore di un sito web che promuove servizi di coaching online, eventi, e mastermind in varie parti del mondo. La sua attività prevalentemente è sul web dove ha un sito molto visitato. Per poter promuovere la sua attività ha un numero di dipendenti e freelance che si occupano di prendere contatto con potenziali clienti, far visionare le offerte e stimolare le vendite.
Come tutti gli imprenditori prima di arrivare al business del proprio successo ha avuto diversi fallimenti precedenti. Ogni tentativo fallito ha portato con se strascichi sia a livello fiscale che previdenziale. Debiti fiscali personali e una situazione previdenziale non certo invidiabile.
Per evitare, secondo lui, di incorrere in ulteriori problemi ha deciso di chiudere la propria SRL italiana. Al suo posto ha aperto una società in un Paese non molto lontano dall’Italia. La sede legale della sua società si trova presso la sede di un consulente, un legale. In pratica, una cassetta delle lettere ed un campanello, a cui scommetto non risponderà mai nessuno. Tutto bene dirai tu, uno dei tanti imprenditori che ha deciso di lasciare l’Italia. Beh non proprio bene, al termine dell’articolo ne scoprirai i motivi.
In questo articolo ho voluto prendere spunto dalla storia di questo imprenditore per ribadire un concetto molto importante. Spostare la sede legale all’estero della tua società non è sufficiente a metterti al riparo dalla fiscalità italiana. La sede legale estera è solo uno specchietto per le allodole con cui certi consulenti vogliono invogliarti per farti capire che è tutto molto semplice. Insieme, in questo articolo scopriremo gli errori di questo imprenditore e gli elementi fondamentali da considerare in un trasferimento di residenza all’estero.
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Una sede legale estera per il tuo business
Quanti annunci si vedono online legati a possibilità di spostare in un giorno la sede legale all’estero della tua società. Scommetto che li hai letti anche tu, e magari un pensiero ce lo hai anche fatto.
Tuttavia, ti assicuro che non è così semplice come sembra!
È vero, ci sono Stati esteri a pochi chilometri dall’Italia che offrono una tassazione davvero appetibile. Ne parlo in questo articolo: “I 7 migliori Paesi UE a bassa tassazione“. Molto probabilmente all’estero i contributi INPS non esistono. La burocrazia esiste ma sono un piccolo costo da sopportare in mezzo a tanti vantaggi.
All’estero puoi fare business in modo più competitivo. Ci sono infrastrutture funzionanti, dogane veloci e costo del lavoro concorrenziale. Tuttavia l’aspetto che tutti omettono e che nessuno considera è la situazione con l’Amministrazione finanziaria italiana. Quello che voglio dire non è che non sia possibile trasferire la propria attività all’estero, ma piuttosto occorre prestare molta attenzione nel farlo nel modo corretto che, solitamente, non è mai una procedura semplice e/o veloce.
Gli elementi che identificano la sede legale estera di una società
Ne ho parlato in un articolo, ma è la cosa che ripeto a tutti i miei clienti che pensano ad un trasferimento di residenza all’estero. Ci sono sempre tre elementi fondamentali da considerare un trasferimento di residenza all’estero che si rispetti. Ne parlo in questo articolo: “Trasferimento di residenza all’estero: 3 regole fondamentali“. In particolare mi riferisco ai seguenti:
- Non sottovalutare il passato;
- Programma il tuo presente;
- Pianifica il tuo futuro.
Per quanto riguarda la costituzione di società all’estero, il punto principale che voglio subito mettere in chiaro è questo: “avere la sede legale all’estero non basta per evitare di essere tassato dal fisco italiano“. Quando si tratta di società la sede legale all’estero è solamente il primo requisito per sfuggire alla tasse Italiane. Quello che tutti ti indicano è che questo elemento sia quello fondamentale nel trasferimento. Ed è qui che tanti imprenditori hanno commesso un grave errore.
La sede legale estera è in realtà è solo il primo elemento da considerare. Insieme a questo, infatti, ci sono altri elementi più importanti da considerare. Per essere realmente considerata una società residente all’estero la tua società deve, ovviamente, avere la sede legale estera e, soprattutto la società deve essere gestita dall’estero e non deve lavorare (solo) in Italia. Quindi andiamo con ordine ed esaminiamo tutti questi aspetti.
La sede legale estera: come gestirla
Per avere la sede legale all’estero ti è sufficiente creare la tua società nel Paese che desideri. Esattamente come ha fatto l’imprenditore che ho preso ad esempio. Una volta ottenuto il certificato di iscrizione (incorporazione) della società non occorre altro. La sede legale è valida ed effettiva, e la società può iniziare ad operare per lo svolgimento del suo business. Online puoi trovare decine di siti che possono offrirti questi servizi a prezzi stracciati. È da questo punto, tuttavia, che per davvero tanti imprenditori, iniziano le complicazioni.
Se l’Amministrazione finanziaria italiana inizia ad esaminare la tua società e scopre che all’estero c’è soltanto una cassetta della posta ed un campanello, la situazione diventa seria. Certamente, dirai tu, magari occorrono anni prima che arrivi un accertamento fiscale italiano. È vero, ma ti assicuro che prima o poi l’accertamento arriva, è solo questione di tempo!
Puoi operare tranquillo per qualche anno, ma le banche dati dell’Agenzia delle Entrate non ci metteranno molto ad individuare la sede della tua società estera.
Esterovestizione societaria
Quello che rischi, in una situazione come quella descritta, è di incorrere in una fattispecie che si chiama esterovestizione societaria. In caso di sede estera solo apparente l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza raccoglieranno elementi tali da dimostrare che la tua sede legale estera è soltanto fittizia.
Per sede fittizia intendo una sede non accompagnata da una gestione effettiva della società in loco. Se hai una società estera e gestisci comodamente il tutto dall’Italia, la situazione è più grave di quanto immagini. Nel giro di poco tempo ti verrà notificato un accertamento fiscale con sanzioni molto elevate. Considera una sanzione per omessa dichiarazione che va dal 120% al 240% delle imposte dovute e non versate in Italia. A questo si deve aggiungere l’aumento di 1/3 della sanzione applicata per redditi prodotti all’estero. Tutto questo, presumibilmente, per più di una annualità (in relazione al numero di annualità ancora accertabili).
Come avrai capito non si tratta di sanzioni di poco conto.
La situazione peggiore è quella di vedersi poi contestare il reato penale di omessa dichiarazione dei redditi in Italia. È vero il responsabile è la società, ma anche il suo amministratore può essere chiamato a rispondere della situazione. Per questo occorre fare molta attenzione quando si affrontano operazioni societarie di questo tipo.
La sede amministrativa e l’oggetto del business per identificare la residenza fiscale della società
Questo tipo di accertamenti fiscali sull’esterovestizione societaria avvengono in quanto secondo la normativa fiscale italiana una società si considera localizzata in Italia quando (in alternativa alla sede legale):
- Ha la sede amministrativa in Italia; oppure
- Ha l’oggetto principale del business localizzato in Italia.
Questi elementi sono espressamente indicati nell’art. 73 del TUIR. Per essere ancora più chiaro tieni presente e che la normativa stabilisce (salvo prova contraria) che una società è sempre considerata residente in Italia quando è controllata oppure amministrata da soggetti residenti in Italia, oppure quando l’oggetto principale della sua attività è localizzato in Italia. Di fatto, una società costituita all’estero ma gestita dall’Italia e con l’oggetto principale della sua attività in Italia, ad esempio, perché il suo mercato di riferimento è quello italiano, può rischiare una contestazione per esterovestizione. In questo caso l’onere della prova è in capo all’Agenzia delle Entrate, ma il contribuente è chiamato a fornire prove della bontà della sua situazione.
La problematica di esterovestizione per le società controllate da società non residenti
La fattispecie più forte di esterovestizione è quella disciplinata dall’art. 73, co. 5-bis del TUIR, secondo il quale:
| Art. 73, co. 5-bis TUIR |
|---|
| “Salvo prova contraria, si considerano altresì residenti nel territorio dello Stato le società ed enti che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1, se, in alternativa: a) sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma , del codice civile, da soggetti residenti nel territorio dello Stato; b) sono amministrati da un consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri residenti nel territorio dello Stato“. |
Si tratta di una disposizione a carattere antielusivo che riporta automaticamente (per presunzione legale relativa) la residenza fiscale in Italia a società costituite all’estero che detengono partecipazioni di controllo (in altre parole assumono la funzione di holding) nei confronti di società italiane, qualora, alternativamente, la società estera sia controllata da soggetti residenti in Italia, oppure la società sia amministrata dal un organo amministrativo composto prevalentemente da soggetti residenti in Italia.
L’aspetto principale di questa normativa è che la prova di tale dimostrazione (della bontà della situazione) spetta al contribuente. Questo significa che vi è una presunzione legale relativa che tutela l’Agenzia delle Entrate. Tale presunzione rende molto più semplice un accertamento in situazioni come quella descritta, di fittizia costituzione di società all’estero.
Inversione dell’onere della prova
Quando l’Agenzia si trova di fronte ad una società estera con una delle due fattispecie sopra indicate, non deve fare altro. Spetterà al contribuente dimostrare la prova contraria della residenza fiscale italiana del business estero.
Come avrai capito non è così semplice provare che la società è realmente una struttura che opera all’estero e non solo una società che ha la sede all’estero come facciata. Se sposti il tuo business all’estero ma lavori in Italia o continui a detenere la tua residenza fiscale in Italia, come amministratore è solo questione di tempo. Riceverai anche tu un accertamento!
Tornando al mio esempio di prima l’imprenditore che ha trasferito la sede all’estero della sua società e che gestiva un business online, non è riuscito a dare prova della sua attività estera. È stato un disastro!
Tra l’altro i business online che non richiedono strutture fisse sono quelli che è più facile spostare all’estero. Tuttavia, per contro, sono quelli che ti offrono minori possibilità di difesa in caso di accertamento. L’unico lato positivo di questa norma abbastanza incerta è che, nel tempo, siamo arrivati ad una serie abbastanza lunga di sentenze.
Il primo aspetto da tenere presente nella giurisprudenza in tema di sede legale estera è il concetto di: “sede di direzione effettiva dell’attività“. Questo vuol dire che prima di individuare un caso di esterovestizione societaria è necessario verificare ove è il luogo ove vengono prese le decisioni chiave del business.
Se ad esempio hai costituito una LTD inglese, amministrata da un soggetto estero, i problemi non sono finiti. In questo caso sarà comunque tuo onere dimostrare che l’amministratore non è un soggetto di fatto, che esegue ordini altrui. Deve essere fornita prova che è davvero lui a prendere le decisioni chiave del business.
Cosa che spesso non è così facile da provare!
Perché non devi avere un prestanome
Quello che sento dire spesso è che sia sufficiente interporre dei semplici prestanome per risolvere il problema dell’esterovestizione. Magari può essere una soluzione valida per brevi periodi, ma a lungo andare ci sarà sempre un problema. Basti pensare agli obblighi anti riciclaggio imposti a intermediari finanziari e consulenti.
Ti sarà sufficiente rivolgerti ad un consulente estero, oppure aprire un conto corrente bancario estero per avere i primi problemi di questo tipo. Questi soggetti sono obbligati ad individuare il soggetto titolare effettivo della società. Il c.d. “beneficiary owner”. Se le risposte fornite non saranno convincenti, la banca può rifiutarti addirittura l’apertura del conto corrente. Stessa cosa per i consulenti a cui deciderai di affidarti.
Come ho ricordato più volte oggi grazie al CRS e al FATCA, il segreto bancario non esiste più. L’Amministrazione finanziaria ha tutti gli strumenti anche per individuare i conti correnti esteri ed intercettare società con sede fittizia all’estero.
In conclusione quello che voglio dirti è che è altamente sconsigliabile avere un business online con sede a Malta, a Cipro o in Bulgaria, se poi operi esclusivamente nel mercato italiano. Allo stesso modo è inutile una sede legale estera quando hai un prestanome come amministratore e tu vivi tranquillamente in Italia e gestisci da qui la tua società estera.
Negli ultimi anni l’avvento di internet ha creato tutta una nuova serie di professioni. Molti di questi soggetti poi si sono fatti tentare dal mettere la sede legale all’estero. Tutto questo con la falsa prospettiva di pagare meno tasse.
Attenzione! non voglio dire che pagare meno tasse sia impossibile. Ma solamente che se vuoi farlo devi seguire le corrette procedure e metterti al riparo da accertamenti fiscali.
Gli esempi che ti ho portato non sono il modo più saggio per pagare meno tasse. Questo perché, quando alla fine arriva il conto, te ne penti amaramente, specie se si aggiungono reati penali.
Sede legale estera e distribuzione di utili
Voglio concludere affrontando un aspetto collaterale rispetto alla sede legale estera. Mi riferisco alla possibilità di prelevare utili dalla società estera. Molto spesso si pensa che sia possibile restarsene in Italia con una società estera non distribuendo mai utili.
Gli utili distribuiti devono essere tassati in Italia, certamente, ma non distribuirli non evita la residenza fittizia estera. Non distribuire utili può essere un espediente per non fornire elementi che possano far pensare alla detenzione di business all’estero. È soltanto un elemento, ma non è certo l’unico, quindi non ti servirà a molto.
Quanto detto è valido anche se hai deciso di interporre una holding oppure una fiduciaria tra la società estere e la tua posizione personale. Sono tutte soluzioni di fortuna che possono servire per fermare per un po’ di tempo gli accertamenti. Nel lungo periodo nessuno di questi espedienti può durare.
Cosa fare se stai pensando di aprire un’azienda all’estero?
Se il tuo obiettivo è quello di aprire un’azienda all’estero non puoi pensare di restartene in Italia a gestire da qui la tua società estera. Soprattutto, se questa società ha come unico mercato di riferimento quello italiano. Come anticipato è solo una questione di tempo prima che possa essere notificato un accertamento per esterovestizione. Per questo motivo, il consiglio che posso darti se vuoi avviare un business fuori dall’Italia è pensare di trasferire prima di tutto la tua residenza fiscale all’estero.
Una volta chiusi i tuoi principali elementi di collegamento con l’Italia (di natura familiare, economica e patrimoniale) potrai valutare l’iscrizione AIRE e dal momento in cui tutti i presupposti sono validi, poterti validamente considerare fiscalmente residente all’estero. Da quel momento potrai aprire la tua società all’estero per operare nel tuo business. L’attenzione da tenere, a questo punto, è evitare che l’attività economica esercitata riguardi solo ed esclusivamente il territorio italiano. Infatti, qualora l’oggetto principale dell’attività di una società sia in Italia, come abbiamo visto, la sua residenza fiscale può essere riportata in Italia. Tutto questo, inevitabilmente, richiederà l’ausilio di professionisti esperti che possano supportarti per analizzare la normativa fiscale italiana e quella dello Stato di trasferimento di residenza e di apertura della società.
Consulenza fiscale online
Con questo report ho voluto portare alla tua attenzione i pericoli che si possono correre nello spostare all’estero la sede legale della tua società. Si tratta di un’operazione delicata che deve essere affrontata con la dovuta cautela, ma soprattutto affiancato da professionisti esperti. Le normative volte ad evitare l’apertura di società costituite fittiziamente all’estero partono tutte da un presupposto: la valida ragione economica che ha portato all’apertura della società estera. Questo è l’elemento fondamentale al quale l’imprenditore che apre all’estero deve dare risposta. Se l’Agenzia delle Entrate riuscirà a contestare la tua sede legale all’estero ti troverai nella situazione di aver evaso le imposte in Italia e di non aver nemmeno presentato in Italia le necessarie dichiarazioni dei redditi.
Sono sicuro che non vorrai trovarti in questa situazione.
Se ti serve aiuto per valutare la tua situazione in relazione a queste normative puoi avvalerti del mio servizio di consulenza fiscale online. Al link seguente puoi trovare tutte le informazioni sul servizio ed il modulo di contatto da compilare per ricevere il preventivo per una consulenza fiscale personalizzata.