Nel 2026 triplicano le indagini del Fisco sui conti correnti e Partite IVA. Scopri come l'Agenzia delle Entrate usa il nuovo algoritmo
Dopo un periodo in cui l’Agenzia delle Entrate ha privilegiato la compliance e gli inviti bonari per incoraggiare la correzione spontanea di errori e omissioni, la strategia del Fisco ha subito una netta inversione di tendenza. L’amministrazione finanziaria sta tornando alle ispezioni tradizionali e affidandosi sempre di più all’incrocio massivo dei dati digitali.
A certificarlo è l’ultima relazione della Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato relativo al 2025, che evidenzia un deciso incremento delle indagini, un trend destinato a rafforzarsi ulteriormente per tutto il 2026.

Controlli Agenzia delle Entrate: oltre 16 miliardi recuperati
L’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza ha registrato un’accelerazione impressionante. I dati emersi confermano l’efficacia dei nuovi strumenti. Nel corso dell’ultimo anno rendicontato sono stati effettuati 223.647 controlli mirati, segnando un aumento del 18% rispetto all’anno precedente.
Queste verifiche “sostanziali” hanno permesso di portare alla luce oltre 16,4 miliardi di euro di maggiore imposta accertata, con una crescita dell’11,4% su base annua.
Tra le attività che hanno registrato l’espansione più significativa spiccano le indagini finanziarie, ovvero i controlli diretti sui conti correnti, che sono arrivate a quota 6.566. Questo numero rappresenta un valore superiore di oltre tre volte rispetto al livello registrato nell’anno precedente, permettendo il recupero di 256 milioni di euro di tasse evase.
Il boom dei controlli sui conti correnti: cosa fa scattare l’alert
L’aumento esponenziale delle indagini bancarie non si traduce in un controllo indiscriminato su tutti i cittadini. Al contrario, l’amministrazione si affida a verifiche estremamente mirate, basate sull’Anagrafe dei rapporti finanziari. In questo immenso database confluiscono tutte le informazioni che gli istituti di credito comunicano riguardo a conti correnti, movimentazioni e accessi alle cassette di sicurezza.
Il meccanismo è gestito da un algoritmo che incrocia le disponibilità liquide e i movimenti bancari con i redditi dichiarati. Se emergono anomalie o scostamenti ingiustificati, l’alert scatta in automatico. Ad esempio, se un dipendente dichiara 18.000 euro lordi annui, ma sul suo conto si registrano bonifici e versamenti in contanti per 40.000 euro privi di una chiara giustificazione documentale (come una donazione o un’eredità), il Fisco chiederà al contribuente di spiegare la provenienza di tale liquidità. Sotto la lente non finiscono solo i conti personali, ma anche i trasferimenti tra familiari, per i quali è essenziale conservare una documentazione idonea a dimostrare la natura della transazione.
Le tutele per i contribuenti: la sentenza della Cassazione
Nonostante la stretta, una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha stabilito dei paletti a tutela della privacy. I giudici hanno chiarito che l’autorizzazione per accedere ai dati bancari non può limitarsi a un mero atto interno. Essa deve essere adeguatamente motivata, esplicitando con chiarezza le ragioni, l’ambito e i limiti dell’indagine. In caso di autorizzazione inesistente o gravemente carente, l’avviso di accertamento rischia l’annullamento.
Partite IVA sotto la lente: i settori più a rischio
Le ispezioni non risparmiano lavoratori autonomi, professionisti e imprese, soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA). In questo comparto, le verifiche sono state 103.449, con un incremento dell’11,3% sull’anno precedente. L’attività investigativa seleziona i profili tramite algoritmi predittivi e l’analisi automatizzata della fatturazione elettronica.
Il rischio di subire un controllo varia fortemente in base al settore di appartenenza:
- Edilizia: A causa delle molteplici irregolarità emerse attorno ai bonus edilizi, il settore delle costruzioni registra una percentuale di controlli superiore alla media, toccando il 4,6%.
- Commercio: L’attenzione è puntata sull’abbinamento tra registratori di cassa e POS, colpendo chi disconnette i terminali o presenta anomalie tra incassi elettronici e fatturato. Grazie all’introduzione degli scontrini elettronici collegati ai POS, in pochissimi mesi sono emersi circa 5,3 miliardi di euro di imponibile non dichiarato.
- Settori a basso rischio: Studi medici (1,6% di verifiche) e studi di consulenza per grandi società registrano i tassi ispettivi più bassi, poiché classificati dagli ISA come maggiormente affidabili e storicamente meno inclini all’omissione dichiarativa (anche grazie alla richiesta di fattura dei clienti per le detrazioni).
Le novità della strategia 2026: l’Intelligenza Artificiale
La grande novità del 2026 risiede nell’implementazione massiccia dell’intelligenza artificiale per automatizzare gli incroci di dati su larga scala. Il Fisco ha iniziato a connettere informazioni che prima viaggiavano su canali separati, unendo i dati dei conti correnti con i registri del catasto, i dati delle dogane e i flussi dei pagamenti elettronici.
Questo permetterà di sviluppare l’azione antievasione su due binari:
- Fronte locale: un monitoraggio continuo dell’evasione diffusa incrociando transazioni bancomat e fatture elettroniche.
- Fronte societario: indagini mirate sulle grandi aziende e sui sistemi di elusione, rese possibili dall’integrazione tra i movimenti bancari e i registri doganali per tracciare i flussi internazionali