I contributi sono una somma che viene periodicamente versata durante il lavoro per garantire una assicurazione, in denaro, per la copertura di periodi di malattia, maternità, oppure per cumulare la pensione, che potrà essere percepita dopo un periodo di lavoro di diversi anni, o al raggiungimento di una precisa età anagrafica.

I lavoratori, sia dipendenti che autonomi, versano periodicamente contributi previdenziali tramite il proprio lavoro, ad un ente previdenziale come l’INPS o in alternativa ad una cassa specifica professionale. Ma cosa sono e come funzionano nel dettaglio i contributi?

Il versamento dei contributi a fini pensionistici e assicurativi in Italia è un obbligo di legge, e per i lavoratori dipendenti questo obbligo è rispettato dai datori di lavoro, che operano come sostituti di imposta. Per questo motivo il lavoratore dipendente non si occupa in prima persona del versamento di tali contributi, ma di fatto questo obbligo sussiste. I lavoratori autonomi invece si occupano in prima persona del versamento dei contributi.

La contribuzione previdenziale assicura il lavoratore contro eventi che possono renderlo non idoneo alla prestazione lavorativa. La contribuzione previdenziale consiste, quindi, in un premio assicurativo che si paga per assicurare il lavoratore per un determinato evento come la malattia, la maternità, la disoccupazione o la pensione.

Le aliquote contributive interessano i lavoratori e il datore di lavoro. È quest’ultimo però a versare sia i contributi a suo carico che quelli a carico del lavoratore.

L’attuale sistema pensionistico italiano prevede diverse misure per l’accesso alla pensione, in base all’età anagrafica o alla quantità di contributi versati durante il lavoro. Vediamo nell’articolo tutti i dettagli che riguardano i contributi, il loro funzionamento e quali sono gli obblighi previsti in Italia.

Contributi previdenziali: di cosa si tratta

Con il termine contributi si indicano prelievi di una certa somma di ricchezza da destinare ad una amministrazione pubblica. Generalmente i contributi possono essere di natura fiscale, nel caso per esempio delle imposte, oppure di natura previdenziale, nel caso in cui vengono versati per la copertura di una futura pensione o di prestazioni di natura assistenziale di diverso tipo.

I cittadini che lavorano attivamente versano contributi in base al periodo lavorato effettivamente, o nel caso di molte Partite Iva, in base al reddito effettivo. Secondo le norme italiane, al momento in cui viene iniziato un lavoro, sia come autonomo che come dipendente, è obbligatorio iniziare a versare i contributi ad un ente previdenziale.

I contributi fanno riferimento ad una quota della retribuzione in caso di rapporti di lavoro subordinato o del reddito di lavoro destinate al finanziamento delle prestazioni previdenziali ed assistenziali previste dalla legge. Il loro versamento è obbligatorio.
I contributi si possono classificare in due differenti tipologie:

  • contributi previdenziali: ovvero versamenti obbligatori effettuati dal datore di lavoro nei confronti dell’ente previdenziale al fine di ottenere la prestazione pensionistica;
  • contributi assistenziali: versamenti effettuati all’Inps o all’Inail, al fine di ottenere una copertura dei rischi legati agli infortuni e alle malattie professionali, all’invalidità, malattia.

Il mancato versamento dei contributi può causare sanzioni anche importanti ai datori di lavoro, se non provvedono al versamento per conto dei propri lavoratori dipendenti, oppure sanzioni ai lavoratori autonomi, per il mancato versamento.

L’onere contributivo incombe sia sul lavoratore, mediante una trattenuta in busta paga, sia sul datore di lavoro. Tuttavia, l’obbligo di pagamento dei contributi è gravante esclusivamente sul datore di lavoro, il quale è tenuto a versare le trattenute entro il giorno 16 del mese successivo a l’ultimo periodo di paga.

I contributi previdenziali che vengono quindi messi da parte dai lavoratori durante il lavoro, sono destinati a coprire eventuali periodi di malattia del lavoratore, in caso di lavoro dipendente, eventuale infortunio, oppure vengono cumulati per essere poi restituiti durante il periodo di pensione una volta raggiunti alcuni requisiti minimi.

Contributi previdenziali: lavoratori dipendenti

I contributi previdenziali sono trattati in modo diverso se il lavoratore è dipendente o autonomo. In caso di lavoratore dipendente, il datore di lavoro è il sostituto di imposta, che si occupa di versare le cifre dovute all’ente previdenziale INPS per conto di tutti i lavoratori.

Nel caso di lavoro dipendente, i contributi che vanno versati per ciascun lavoratore sono del 33%, ma come spiega l’INPS, le contribuzioni di finanziamento delle assicurazioni assistenziali o di altre misure previdenziali, possono determinare alcune differenze in percentuali, in base a:

  • Contributi per la disoccupazione;
  • Contributi per l’indennità economica di malattia;
  • Contributi per la maternità;
  • Contributi per l’Assegno per il Nucleo Famigliare;
  • Contributi per il TFR;
  • Contributi per la cassa integrazione guadagni ordinaria;
  • Contributi per la cassa integrazione guadagni straordinaria;
  • Contributi per i fondi di solidarietà o fondo di integrazione salariale.

Ogni tipologia di lavoro e settore di riferimento stabilisce a livello contrattuale quali contributi sono applicabili, per cui vengono stabiliti dall’INPS gli inquadramenti specifici per ciascun lavoratore. Per i lavoratori dipendenti i contributi devono essere versati sia per contratti full time che part time.

I sostituti di imposta, ovvero i datori di lavoro, si occupano di versare i contributi per i lavoratori dipendenti. Un caso particolare è quello di lavoratori domestici: in questo caso le norme prevedono che i contributi vengano versati dal datore di lavoro.

Si tratta di versare contributi per colf, badanti, giardinieri e così via. Questi contributi vanno versati per i giorni effettivamente lavorati, al pari di come accade per i lavoratori dipendenti, e sono stabilite anche apposite assicurazioni come quella INAIL contro gli infortuni.

Contributi previdenziali: lavoratori autonomi

Anche i lavoratori autonomi devono provvedere a versare i contributi previdenziali, in base al proprio lavoro effettivo. A differenza dei lavoratori dipendenti, non sono presenti in questo caso sostituti di imposta, per cui entro determinate scadenze, chi lavora con Partita Iva deve provvedere a versare i contributi.

I contributi previdenziali vanno versati da chi ha Partita Iva non solamente per il proprio lavoro, ma anche eventualmente per i lavoratori dipendenti se presenti. I lavoratori autonomi versano i contributi in base alla tipologia di Partita Iva, e in base all’iscrizione alle gestioni speciali INPS o a particolari casse previdenziali.

I lavoratori autonomi devono versare un acconto in base al fatturato dell’anno precedente, e poi provvedere all’eventuale conguaglio. Solitamente le scadenze per le Partite Iva sono così stabilite:

  • 16 maggio;
  • 16 agosto;
  • 16 novembre;
  • 16 febbraio dell’anno seguente.

Tuttavia in base alla tipologia di Partita Iva possono esserci modalità diverse di versamento dei contributi obbligatori. Per esempio la Partita Iva a regime forfettario avrà particolari agevolazioni nel caso di lavoro autonomo come artigiano e commerciante.

Al momento dell’apertura di una Partita Iva, il soggetto interessato deve provvedere all’iscrizione ad una cassa previdenziale, ed eventualmente alla gestione separata INPS. Per alcune professioni specifiche esistono apposite casse collegate agli albi di appartenenza (per esempio riservate a commercialisti, avvocati, giornalisti e così via). In questi casi le aliquote previste per il versamento possono essere anche molto diverse da quelle proposte dall’ente previdenziale INPS.

I professionisti senza cassa previdenziale provvedono al pagamento dei contributi secondo una aliquota al 25,72% sul reddito derivato dall’attività autonoma. In questo caso quindi non è necessario versare una certa somma in contributi fissi, ma sono applicate le percentuali solamente in base al fatturato.

Contributi e regime forfettario

Per i lavoratori autonomi che sfruttano i vantaggi del regime forfettario, i contributi possono essere variabili in base alla tipologia di settore, e quindi al codice ATECO, in cui lavorano. Quando un lavoratore con questo regime agevolato apre una Partita Iva, può rientrare sotto al cappello di artigiano o commerciante, oppure di libero professionista.

Nel primo caso potrà beneficiare a livello di contributi di un ulteriore sostegno, che prevede la riduzione al 35% dei contributi da versare. Questa riduzione deve essere richiesta direttamente all’INPS per poterne beneficiare. In questo caso tuttavia vengono stabilite annualmente alcune cifre standard, fisse, per poter provvedere al versamento.

Al contrario, non c’è questa agevolazione nel caso di liberi professionisti con Partita Iva a regime forfettario. In questo frangente non ci sono contributi fissi, per cui il lavoratore versa i contributi in base all’effettivo reddito prodotto durante l’anno. Chi lavora con regime forfettario ha anche diritto a particolari agevolazioni per le imposte.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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