Addio anticipo TFR: la proposta

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Secondo le proiezioni demografiche si prevede che entro il 2050, oltre un terzo dei cittadini avrà più di 65 anni. La spesa previdenziale supererà i 289 miliardi di euro, pari al 15,3% del Pil. Questa proiezione mostra come vi sia una crescente pressione sul sistema pensionistico pubblico

A tal fine, il Governo sta vagliando una proposta che mira a intervenire sul TFR (trattamento di fine rapporto). La proposta è stata avanzata dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, e prevede di trattenere il TFR all’interno dell’INPS, destinandolo al rafforzamento della previdenza pubblica. Di conseguenza, il TFR resta in gestione pubblica, evitando il trasferimento automatico ai fondi pensione integrativi. L’obiettivo sarebbe quello di alleggerire il carico per il sistema pensionistico e offrire ampie possibilità per l’uscita anticipata dal lavoro.

Addio TFR e anticipo pensionistico

La proposta attualmente al vaglio del governo prevede che i contributi del TFR continuino ad essere accantonati ma verrebbero utilizzati direttamente per garantire flessibilità in uscita. L’obiettivo è offrire una via d’uscita anticipata a quei lavoratori che, pur avendo maturato i requisiti, restano bloccati da vincoli rigidi.

L’obiettivo del Governo è quello di ridurre la pressione sulla spesa pubblica mediante l’utilizzo di risorse disponibile, anziché trasferire i fondi ai gestori di previdenza complementare, il denaro resterebbe all’INPS, che lo utilizzerebbe per integrare gli assegni pensionistici pubblici.

Se la proposta viene approvata non è più possibile chiedere ai datori di lavoro anticipi per esigenze personali, come l’acquisto di una casa o spese sanitarie. Ciò che viene accantonato sarà accessibile solo al momento del pensionamento e non sarà più possibile usufruirne per esigenze straordinarie.

Se venisse approvata potrebbe essere prevista nella Legge di bilancio 2026 o mediante un decreto ad hoc.

Quali sono le conseguenze per i lavoratori?

La proposta avanzata porta sicuramente dei vantaggi per i lavoratori, in quanto permettere di accedere a una pensione anticipata con una maggiore flessibilità per chi ha maturato contributi. Inoltre, mantenere il Tfr all’Inps potrebbe garantire una gestione più sicura e trasparente, vincolata a criteri pubblici e orientata al rafforzamento del sistema previdenziale nazionale.

Tuttavia, dall’altro lato, non ci sarebbe più libertà di utilizzo del TFR, ovvero non sarebbe più possibile chiedere anticipi per esigenze personali, pensiamo a delle spese mediche straordinarie, ristrutturazioni o acquisto della prima casa.

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Dott.ssa Elisa Migliorini
Dott.ssa Elisa Migliorinihttps://www.linkedin.com/in/elisa-migliorini-0024a4171/
Dottore in Giurisprudenza, laureata presso l’Università di Firenze. Specializzata nell'analisi della normativa fiscale domestica, si occupa prevalentemente di disciplina IVA e diritto societario. Collabora con Fiscomania curando l'aggiornamento tecnico sulle evoluzioni legislative per imprese e professionisti
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