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ESTEROVESTIZIONE SOCIETARIA

Per stabilire se una società può essere considerata residente in Italia occorre valutare congiuntamente due aspetti: da un lato la localizzazione o meno nel territorio italiano di uno dei seguenti elementi:

  • La sede legale;
  • La sede amministrativa;
  • L’oggetto principale;

dall’altro la durata della presenza di tali elementi nell’arco del periodo di imposta, ovvero la sussistenza degli stessi per la maggior parte del medesimo.

ali elementi sono alternativi tra di loro, quindi al verificarsi anche di uno solo la società si considera fiscalmente residente in Italia.

Pertanto, se l’atto costitutivo o lo statuto stabiliscono in Italia la sede legale di una società, questa sarà da considerarsi residente nel territorio dello Stato.

Comunemente, in relazione ai soggetti non residenti, accade tuttavia che non vi siano previsioni specifiche in tal senso, oppure è previsto solo che la sede legale è stabilita all’estero.

In questi casi bisognerà accertare la genuinità della sede legale estera, verificando l’eventuale presenza in Italia della sede amministrativa.

A questo fine occorrerà fare riferimento alla situazione di fatto e, quindi, individuare il luogo dove effettivamente gli amministratori della società esercitano l’attività amministrativa in modo stabile.

 

Una volta definito il concetto di residenza fiscale, vediamo come lo stesso possa intrecciarsi con la fattispecie di esterovestizione di una società.

In pratica l’esterovestizione si realizza quando un ente societario, pur avendo la sede formale all’estero, al verificarsi di determinati presupposti, espressamente indicati dal Tuir, deve considerarsi fiscalmente residente nel territorio dello Stato italiano.

L’esterovestione è una fattispecie più gravosa per il contribuente rispetto alla contestazione della residenza fiscale effettiva in Italia, in quanto l’onere della prova è invertito, venendo a gravare sul contribuente medesimo.

Esterovestizione nel Tuir

Dal punto di vista normativo la nozione di esterovestizione è disciplinata dall’articolo 73, comma 5-bis, del DPR n. 917/86, in base al quale:

Salvo prova contraria, si considera esistente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di società ed enti, che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma del codice civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1, se, in alternativa: sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, da soggetti residenti nel territorio dello Stato; sono amministrati da un Consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri residenti nel territorio dello Stato

Gli elementi di collegamento con il territorio dello Stato individuati dalla norma sono solo astrattamente idonei a sorreggere la presunzione di esistenza nel territorio dello Stato della sede dell’amministrazione della società estera.

Ciò avvalora la circostanza secondo cui la norma, che introduce una sostanziale inversione dell’onere della prova nella disciplina della residenza fiscale delle società estere il cui controllo risulti riconducibile, anche in via indiretta, a soggetti italiani, ha introdotto una presunzione relativa che il contribuente può superare, dimostrando che non si tratti di una collocazione puramente formale.

E’ bene, infine, evidenziare che il controllo operato dalle società estere nei confronti delle società residenti nel territorio dello Stato può consistere soltanto nell’ipotesi di controllo diretto (non anche indiretto), a differenza di quello operato sulle società estere da parte di società italiane che può essere anche indiretto.

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