La dotazione del Fondo nazionale per il 2026 ammonta a 60 milioni di euro a regime. Di questi, 59,4 milioni saranno attribuiti direttamente ai Comuni italiani
Per far fronte alla necessità di alleggerire il peso economico sulle famiglie, la Legge di Bilancio 2025 (n. 199) ha potenziato e stabilizzato i fondi destinati ai Comuni per il finanziamento delle attività socio-educative.
Il Dipartimento per le Politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato le linee guida operative relative al Fondo per le attività socio-educative a favore dei minori per l’anno 2026.

Il Fondo da 60 milioni: come funziona e scadenze per i Comuni
La dotazione del Fondo nazionale per il 2026 ammonta a 60 milioni di euro a regime. Di questi, 59,4 milioni saranno attribuiti direttamente ai Comuni italiani (escluse le Province autonome di Trento e Bolzano), mentre la quota restante servirà per le attività di monitoraggio del Dipartimento per le politiche della famiglia.
Ecco i dettagli operativi per le amministrazioni:
- Finestra di domanda: I Comuni interessati ai fondi possono presentare la dichiarazione esclusivamente attraverso la piattaforma dedicata dall’8 al 28 maggio 2026. Non sono ammesse modalità di invio differenti.
- Periodo delle attività: Le risorse dovranno finanziare progetti, organizzati anche in collaborazione con enti pubblici o privati, da svolgersi necessariamente tra il 1° giugno e il 31 dicembre 2026.
- Possibili integrazioni: Non si esclude che ai 60 milioni iniziali possano aggiungersi nuove risorse derivanti dai residui degli anni precedenti.
Il Dipartimento per le Politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato le linee guida operative relative al Fondo per le attività socio-educative a favore dei minori per l’anno 2026. Tra le novità previste dal provvedimento, compare la possibilità per le amministrazioni locali di erogare rimborsi diretti alle famiglie.
I comuni possono predisporre rimborsi per le spese sostenute dalle famiglie i cui figli abbiano frequentato centri estivi o servizi socio-educativi, sia pubblici che privati. A definirne le modalità di utilizzo delle risorse saranno le diverse amministrazioni locali.
Pertanto, è necessario tenere sotto controllo gli albi pretori e i siti istituzionali del proprio territorio, per conoscere le opportunità messe in campo che per la successiva erogazione del contributo.
Il pagamento è subordinato alla presentazione di una specifica domanda e della documentazione giustificativa (ricevute, fatture, attestazioni di pagamento) definita dalle specifiche delibere di Giunta di ciascun Comune. Le iniziative e la frequenza dei centri estivi e delle attività socio-educative per i minori devono essere realizzate tra il 1º giugno e il 31 dicembre 2026.
I Comuni dovranno assumere gli impegni di spesa entro il 31 dicembre 2026, mentre le somme potranno essere eerogate entro il 31 luglio 2027.
Il nodo delle tempistiche
Nonostante i Comuni abbiano accolto positivamente la stabilizzazione del fondo, che evita di dover mettere a budget le iniziative alla cieca, resta la preoccupazione per i tempi di erogazione. Le procedure burocratiche (come il riparto formale proporzionato al numero di bambini residenti) richiedono settimane. L’anno scorso, ad esempio, a fronte di una spesa del Comune di Milano di oltre 6,2 milioni di euro per i centri estivi, le risorse statali hanno coperto solo il 22,6% dei costi.
Nessun nuovo Bonus per tutti: l’impatto sui costi
È fondamentale fare una precisazione: non sono in arrivo nuovi bonus statali diretti per le famiglie.
L’obiettivo del fondo, infatti, è sostenere le iniziative territoriali. Saranno i singoli Comuni a decidere come impiegare le risorse ottenute: potranno utilizzarle per aumentare i posti disponibili o per abbattere direttamente le rette dei centri estivi comunali.
Il peso economico per chi resta escluso dalle graduatorie comunali rimane notevole. Resta infatti a disposizione solo l’offerta privata, con costi spesso poco accessibili:
- In base a uno studio del 2025, la spesa media per un centro estivo a tempo pieno in Italia si aggirava sui 173 euro a settimana.
- In alcune strutture private a tempo pieno i costi possono arrivare a toccare anche i 700 euro.
Bonus Centri Estivi INPS: a chi spetta
In questo quadro, l’unico vero contributo economico diretto è riservato esclusivamente ai dipendenti o pensionati della Pubblica Amministrazione.
Il bonus gestito dall’INPS prevede:
- Un rimborso spese per figli o orfani di età compresa tra i 3 e i 14 anni.
- Un contributo che può arrivare fino a circa 100 euro a settimana, per un massimo di quattro settimane, parametrato in base all’ISEE.
- L’erogazione avviene tramite graduatorie o presentazione delle ricevute di pagamento.
Al momento, si resta in attesa della pubblicazione del bando INPS 2026 e dell’apertura dello sportello telematico (tramite SPID, CIE o CNS) per l’invio delle domande.