Tassazione dei canoni di locazione non riscossi

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I canoni di locazione non riscossi, relativi ad immobili abitativi, devono essere dichiarati dal proprietario dell’immobile. Questo sino al momento di convalida dello sfratto esecutivo. Da quel momento i canoni dichiarati e non riscossi su cui sono state pagate imposte, possono contribuire a formare un credito di imposta spendibile dal proprietario dell’immobile.

Uno degli aspetti da tenere in considerazione in caso di stipula di un contratto di locazione riguarda il possibile assoggettamento a tassazione dei canoni di locazione non riscossi.

Negli ultimi anni, complice anche la crisi economica, i soggetti conduttori di immobili abitativi si sono trovati nella situazione di non riuscire più a pagare il canone di locazione.

L’inadempimento del conduttore si riflette negativamente sul proprietario dell’immobile. Proprietario che è tenuto a dichiarare anche i canoni di locazione non riscossi, sui quali sarà comunque chiamato a versare le imposte.

Le regole fiscali, infatti, impongono la tassazione dei canoni di locazione immobiliare abitativa, a prescindere dalla loro effettiva percezione.

Per questi redditi, infatti, non è prevista la tassazione secondo il “principio di cassa“, ma secondo il “principio di competenza“.

Tuttavia, per evitare distorsioni, è prevista l’applicazione di un credito di imposta.

Vediamo, quindi, come avviene la tassazione dei redditi da locazione relativi a canoni non riscossi.

Prima di proseguire, voglio ricordarti che questo articolo fa parte della nostra Guida Completa al Contratto di Locazione, con tutti gli articoli relativi al Contratto di Locazione Abitativo. Se vuoi approfondire, questo è il link: “Registrazione del Contratto di Locazione Immobiliare

Adesso, cominciamo!


I CANONI DI LOCAZIONE NON RISCOSSI

L’articolo 26 del del DPR n 917/86 (così come modificato dall’articolo 8, comma 5, della Legge n 413/98), stabilisce che:

i redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore.

Per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti come da accertamento avvenuto nell’ambito del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità è riconosciuto un credito di imposta di pari ammontare

Articolo 26 DPR n 917/86

In pratica, possiamo dire che i canoni di locazione relativi ad immobili abitativi concorrono sempre a formare reddito imponibile ai fini IRPEF (o cedolare secca).

La tassazione dei canoni di locazione avviene, quindi, indipendentemente dall’effettiva percezione (fino al momento di convalida dello sfratto).

Si assiste, quindi ad una deroga al naturale principio che prevede la tassazione dei redditi delle persone fisiche, solo al momento dell’effettiva percezione. Si tratta del c.d. “principio di cassa“, che ad esempio è tipico di altri redditi, come il caso del lavoro dipendente.

Il reddito fondiario derivante dalla locazione, invece, è soggetto a tassazione solo per il fatto di essere arrivato a maturazione (c.d. “principio di competenza“). Questo senza che l’effettiva percezione del canone abbia alcun effetto sulla tassazione, che rimane comunque dovuta.


COME AVVIENE LA TASSAZIONE DEI CANONI DI LOCAZIONE NON RISCOSSI?

Ai sensi del citato articolo 26 del DPR n 917/86 è prevista l’esclusione dei canoni di locazione non riscossi dal reddito complessivo (IRPEF o Cedolare Secca) in presenza delle seguenti condizioni:

  • L’immobile risulta locato a uso abitativo (categoria A, tranne la categoria A/10);
  • Il conduttore dell’immobile risulta moroso rispetto ai canoni locativi. La morosità è conclamata al mancato pagamento del canone di locazione, decorsi 20 giorni dalla scadenza;
  • Si è concluso il procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto.

Soltanto in caso di sussistenza contemporanea di tutte le condizioni permette al proprietario dell’immobile di non dichiarare (nel modello Redditi o nel modello 730) il reddito relativo ai canoni di locazione non riscossi.

Nel caso trovino applicazione queste condizioni è consentito al proprietario di indicare esclusivamente la rendita catastale dell’immobile (rivalutata del 5%).

L’indicazione della sola rendita catastale può avvenire a patto che il provvedimento di convalida di sfratto arrivi prima della presentazione della dichiarazione dei redditi.


DICHIARAZIONE DEI REDDITI E CANONI DI LOCAZIONE NON RISCOSSI

Come detto, i canoni di locazione non riscossi devono essere comunque dichiarati nel modello Redditi (o nel modello 730).

L’imputazione del canone dipende da quanto risultante dal contratto di locazione, sino al momento in cui non intervenga una causa di risoluzione del contratto medesimo. Come nel caso in cui si arrivi al provvedimento giurisdizionale di convalida di sfratto.

Vediamo adesso le possibilità che si possono presentare al proprietario, qualora si trovi in questa fattispecie.

In particolare:

  1. Provvedimento di convalida di sfratto entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi;
  2. Provvedimento di convalida di sfratto successivo al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Vediamo in dettaglio queste due fattispecie.

Provvedimento di convalida di sfratto entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi

Se la convalida dello sfratto avviene entro il 30 ottobre (termine di presentazione del modello Redditi) è possibile evitare la tassazione del canone relativo all’anno di imposta precedente, oggetto della dichiarazione.

In questo caso deve essere compilato in modo particolare il quadro relativo ai redditi fondiari. E’ necessario indicare il codice 4 nella casella 7 (“casi particolari“).

In questo modo viene assoggettata a tassazione la rendita catastale rivalutata dell’immobile.

Qualora il canone di locazione sia stato percepito solo per una parte dell’anno, deve essere compilato un unico rigo, riportando solo la quota di canone effettivamente percepita, in colonna 6.

Provvedimento di convalida di sfratto successivo al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi

Qualora il provvedimento giurisdizionale arrivi oltre il 30 ottobre, i canoni di locazione non riscossi saranno soggetti a tassazione.

Quindi, il canone di locazione non riscosso rimane comunque soggetto ad IREPF o a Cedolare Secca.

In questo caso, al contribuente sarà riconosciuto un  credito d’imposta.

Tale credito risulta essere pari alle imposte pagate a causa dell’indicazione in dichiarazione dei canoni.

Per determinare la misura del credito è necessario riliquidare le dichiarazioni delle annualità dove tali canoni sono stati tassati, sostituendo al reddito proveniente dal canone, la rendita catastale rivalutata dell’immobile.

Tale credito, una volta determinato, deve essere riportato nel quadro CR, al rigo CR8. In questo modo può essere utilizzato a riduzione della tassazione dell’anno.


IL CREDITO DI IMPOSTA PER I CANONI DI LOCAZIONE NON RISCOSSI

Un approfondimento particolare merita il credito di imposta per canoni di locazione non riscossi.

Come detto, al contribuente spetta un credito di imposta in relazione ai canoni di locazione tassati (e non riscossi), prima del provvedimento di convalida di sfratto.

Il credito di imposta consente di sgravare il contribuente delle imposte pagate su canoni non tassati.

Si tratta di un credito molto importante, la cui ratio è l’equità. Per questo è necessario capire bene quando e come utilizzare il credito.

Il credito d’imposta deve essere riportato nella prima dichiarazione dei redditi utile. Tale credito può essere fatto valere sino al decimo anno successivo rispetto a quando è sorto.

Non occorre, quindi, che tale credito sia utilizzano nella dichiarazione in cui sorge, ma può essere riportato anche nelle nove dichiarazioni dei redditi successive.

Il credito d’imposta può essere:

  • Utilizzato in compensazione con altre imposte a debito oppure,
  • Chiesto a rimborso.

Che cosa accade se i canoni di locazione, una volta ottenuto il credito, vengono riscossi dal proprietario?

Una situazione particolare, che a volte trova riscontro pratico è quella della riscossione di canoni dati per “insoluti“.

A volte l’inquilino decide comunque di pagare i canoni a lui imputati come non pagati per non perdere l’immobile.

Che cosa fare in situazioni come questa?

Nel caso in cui il proprietario dell’immobile abbia fruito del credito d’imposta per canoni non riscossi, e successivamente i canoni vangano effettivamente percepiti (anche parzialmente), egli è tenuto a dichiarare i canoni di locazione riscossi.

In particolare, il proprietario è tenuto ad indicare nel quadro RM tali compensi. Questo in modo da poterli assoggettare a tassazione separata.

La tassazione separata consente la tassazione del canone tenendo conto dell’aliquota media IRPEF del proprietario degli ultimi cinque anni.


GIURISPRUDENZA SUI CANONI DI LOCAZIONE NON RISCOSSI

Un possibile rimedio rispetto alla tassazione dei canoni di locazione non riscossi, relativi ad immobili abitativi, arriva dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 326 del 26 luglio del 2000.

Sentenza secondo la quale i canoni di locazione devono essere tassati, a prescindere dalla loro percezione, fino a quando risulta vigente un contratto di locazione e quindi risulta tecnicamente dovuto un canone locativo.

La tassazione potrà essere evitata nel caso in cui:

  • La locazione è cessata oppure
  • Si è verificata una causa di risoluzione contrattuale (per inadempimento, per specifica clausola risolutiva espressa), con dichiarazione da parte del proprietario di avvalersene

Deve trattarsi di fattispecie che provocano lo scioglimento delle reciproche obbligazioni e l’insorgenza del diritto alla restituzione dell’immobile.

In pratica, la morosità del locatario, in presenza di:

  • Specifica clausola che risolve il contratto al verificarsi dell’inadempimento, con
  • La successiva dichiarazione da parte proprietario al conduttore di avvalersi della clausola,

legittima il locatore a non dichiarare i canoni non riscossi senza necessariamente attendere una pronuncia giudiziale.

Il provvedimento di convalida di sfratto, nell’ottica delle sentenza in esame, oltre agli effetti di natura civilistica, rappresenta il presupposto giuridico per l’ottenimento del credito d’imposta. Questo nel caso in cui il locatore abbia versato imposte per canoni non riscossi.


CANONI DI LOCAZIONE NON RISCOSSI SU IMMOBILI ABITATIVI: CONCLUSIONI

In questo contributo ho voluto analizzare un aspetto molto importante nei contratti di locazione abitativi. Il fatto che l’inquilino si trovi in situazioni di morosità è piuttosto frequente. Per questo è necessario mettere in atto quanto possibile per evitare la tassazione.

Dover tassare dei canoni di locazione non riscossi è spiacevole, soprattutto per dover pagare imposte su un reddito mai percepito.

Tuttavia, la Cassazione ci offre una valida via d’uscita perfettamente legale. Inserire nel contratto di locazione la clausola sulla risoluzione al mancato pagamento è la soluzione ottimale. Al verificarsi della fattispecie il proprietario dichiara all’inquilino di volersi avvalere della clausola.

In questo moto, l’effetto è quello di non dover più dichiarare canoni di locazione non riscossi.

Per questo, come dico sempre, è necessario redigere al meglio il contratto di locazione immobiliare, al fine di far valere i propri diritti.

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