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Borse di Studio italiane ed estere: il regime di tassazione

Il Legislatore fiscale assimila le Borse di Studio ai redditi di lavoro dipendente. Vediamo di seguito le regole previste per la tassazione delle borse di studio percepite in Italia. Analizzeremo poi la tassazione delle Borse di Studio percepite all’estero da parte di soggetti (studenti o professori e ricercatori) italiani.

Sono tantissimi gli italiani che percepiscono una Borsa di Studio per attività di ricerca in istituti pubblici o privati.

Per questo motivo può essere interessante andare a chiarire il regime di tassazione delle Borse di Studio. Sia quelle percepite da istituti italiani, sia da parte di istituti esteri nei confronti di soggetti italiani.

Ai sensi dell’articolo 50, primo comma, lettera c), del DPR n 917/86, sono assimilate ai redditi di lavoro dipendente:

le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante

Tali somme sono state inquadrate tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente per effetto della Legge n 835/82.

Stante questa disciplina generale esiste poi una particolare categoria di borse di studio che, invece, sono esenti da tassazione.

In questo contributo andrò ad analizzare la disciplina fiscale delle borse di studio.

In particolare, concentrerò la mia attenzione, anche sulle modalità di tassazione delle borse di studio percepite all’estero da parte di soggetti fiscalmente residenti in Italia.

Cominciamo!


Borse di Studio Italiane Imponibili IRPEF

Il punto di partenza di questa analisi deve essere quello di identificare se e quali sono le Borse di Studio che sono soggette a tassazione.

Alcune Borse, infatti, sono esenti da tassazione IRPEF.

Per questo è fondamentale partire dall’identificazione del corretto regime di tassazione.

Pertanto, è possibile schematizzare nel modo seguente la regolamentazione delle borse di studio italiane:

  • Le somme, da chiunque corrisposte a titolo di Borsa di Studio, sono classificate tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente;
  • Ai fini della determinazione dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, l’articolo 50 del DPR n 917/86 rinvia all’articolo 48 del medesimo decreto;
  • Sulle somme corrisposte a titolo di borsa di studio, l’articolo 24 del DPR n. 600 del 1973 dispone che il soggetto erogante deve effettuare la ritenuta d’acconto ai fini IRPEF. Questo applicando, in quanto compatibili, tutte le disposizioni dell’articolo 23 dello stesso decreto relative ai redditi di lavoro dipendente.

Precisazioni del Ministero

Il Ministero delle finanze, nella C.M. n. 326/E del 23 dicembre 1997 ha fornito alcune precisazioni per l’identificazione della Borsa come reddito da lavoro dipendente.

In particolare, al fine di inquadrare le borse di studio tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, è necessario che il beneficiario delle stesse non sia legato da rapporto di lavoro con il soggetto erogante.

Nello specificare questa circostanza il Legislatore ha infatti inteso sancire che l’autonoma previsione tributaria di cui all’articolo 50 del DPR n. 917/86 deve essere riferita esclusivamente a quelle ipotesi in cui la percezione delle somme non avvenga in dipendenza del rapporto di lavoro dipendente.

In quanto, altrimenti, le somme erogate si dovrebbero cumulare con gli emolumenti corrisposti al lavoratore nella sua veste di dipendente.

Tassazione delle Borse di Studio imponibili IRPEF

Ai sensi dell’articolo 50, lettera c), del DPR n 917/86 sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente:

“… le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante ...”

In relazione all’ambito oggettivo delle erogazioni in argomento la Circolare ministeriale n 326/E/97 ha specificato che per la nozione di borsa di studio si deve fare riferimento alle sovvenzioni

“… attribuite a favore di soggetti, anche non studenti, per sostenere l’attività di studio o di ricerca scientifica, di specializzazione, eccetera. Relativamente agli assegni, premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale si precisa che rientrano nel novero di tali erogazioni oltre quelle relative ai corsi di specializzazione, qualificazione o riqualificazione per fini di studio o di addestramento professionale anche quelle per corsi finalizzati ad una futura eventuale occupazione di lavoro ...”

Le erogazioni di cui alla lettera c) dell’articolo 50 possono beneficiare delle detrazioni per lavoro dipendente previste all’art. 13  del DPR n. 917/1986, ovviamente da rapportare al periodo di studio.

Il soggetto erogante deve inoltre effettuare, in qualità di sostituto d’imposta, le ritenute a titolo d’acconto ai fini Irpef con obbligo di rivalsa ai sensi dell’articolo 23 del DPR n. 600/1973 ragguagliando gli scaglioni di reddito al periodo di paga ed applicando in sede di conguaglio anche le addizionali all’Irpef previste.

Le borse di studio di cui si tratta, percepite da soggetti non residenti in Italia, non devono essere sottoposte a tassazione anche se erogate da soggetti residenti.


Borse di studio italiane esenti IRPEF

Vi sono alcune categorie di borse di studio che godono di un particolare regime agevolato. Alcune borse, infatti, godono della totale esenzione, da tassazione. Questo quando le borse di studio sono corrisposte:

  • Dalle università e dagli istituti di istruzione universitaria in base alla legge n. 398/89 per la frequenza dei corsi di perfezionamento;
  • Dalle scuole di specializzazione per i corsi di dottorato di ricerca, per attività di ricerca post-dottorato e per i corsi di dottorato di ricerca, per attività di ricerca post-dottorato e per i corsi di perfezionamento all’estero;
  • Per la frequenza delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia, ai sensi del D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257;
  • Sotto forma di assegni di studio universitario corrisposti dalle regioni a statuto ordinario in base alla legge n. 390 del 2 dicembre 1991 agli studenti universitari;
  • Sotto forma di assegni di studio di studio universitario corrisposti dalle regioni a statuto speciale e dalle province autonome di Trento e Bolzano agli studenti universitari;
  • Da soggetti non residenti in Italia anche se pagate da soggetti residenti.

Tuttavia, si segnala che dal 1 gennaio 1999, per effetto delle disposizioni contenute nel D.M. 11 settembre 1998, le menzionate borse di studio corrisposte dalle università devono essere assoggettate al contributo Inps di cui alla Gestione separata.

Non fruiscono, invece, di esenzione le borse di studio corrisposte in favore dei medici che partecipano ai corsi di formazione specifica in medicina generale, istituite dal D.L. 30 maggio 1994, n. 325, convertito dalla legge n. 467 del 19 luglio 1994.

Interpretazioni del Ministero

Per la nozione di borsa di studio si deve far riferimento alle erogazioni attribuite a favore di soggetti, anche non studenti, per sostenere l’attività di studio o di ricerca scientifica, di specializzazione, ecc. Vedasi la Circolare n 326/E/97.

Relativamente agli assegni, premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale si precisa che rientrano nel novero di tali erogazioni.

Oltre a quelle relative ai corsi di specializzazione, qualificazione o riqualificazione per fini di studio o di addestramento professionale anche quelle per corsi finalizzati ad una futura eventuale occupazione di lavoro. Infine, sono comunque da escludere dalla previsione di cui alla lettera c) dell’articolo 50 del DPR n 917/86 le spese sostenute ai fini delle selezioni preliminari del personale da assumere.

Borse di studio esenti per studenti iscritti a corsi di studi universitari

La prima tipologia di sussidi esenti è quella il cui fine è offrire sostegno al diritto allo Studio Universitario.

Quanto è quanto previsto dalla Legge n 390/91 “Norme sul diritto agli studi universitari”. Questa norma da applicazione agli articoli 3 e 34 della Costituzione.

“… a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano l’uguaglianza dei cittadini nell’accesso all’istruzione superiore e, in particolare, per consentire ai capaci e, meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi

Le borse di studio erogate sulla base della Legge n 390/1991 risultano agevolata mediante l’esenzione dall’imposizione fiscale sui redditi. Come confermato dalla Circolare MEF n 106/E/95.

Infatti, articolo 4 della norma prevede la non imponibilità degli:

“… assegni di studio corrisposti … dalle regioni a statuto ordinario, in dipendenza del trasferimento alle stesse della materia concernente l’assistenza scolastica nell’ambito universitario, nonché dalle regioni a statuto speciale e dalle province autonome di Trento e Bolzano allo stesso titolo …

Riassumendo, rientrano nell’esenzione da tassazione:

  • Le borse di studio erogate dalle regioni a statuto ordinario. Corrisposte sulla base della potestà legislativa prevista dall’articolo 117 della Costituzione in materia di assistenza scolastica universitaria e trasferita ai sensi dell’articolo 44 del DPR n 616/77. Questo in conformità ai criteri generali fissati dagli articoli 7 e 8 della Legge n 390/91 e dal DPCM 13 aprile 1994;
  • Le borse di studio concesse dalle regioni a statuto speciale e dalle province autonome di Trento e Bolzano. Questo a fronte della competenza specifica loro attribuita in materia di assistenza scolastica universitaria dai rispettivi statuti e confermata dall’articolo 11 della Legge n 390/91.

Borse di studio per frequenza di corsi e attività di ricerca post laurea

Questa ulteriore categoria di esenzione è disciplinata dalla Legge n 398/89. Si tratta di una norma che regola il conferimento delle borse di studio erogate dalle università e dagli istituti di istruzione universitaria per la frequenza:

  • Dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione previsti dallo statuto;
  • Per i corsi di dottorato di ricerca, per lo svolgimento di attività di ricerca dopo il dottorato e per i corsi di perfezionamento all’estero.

Come anticipato, l’erogazione di queste borse di studio comporta, la totale esenzione ai fini IRPEF. Questa disciplina fiscale è applicabile anche alle borse di studio per i corsi di dottorato di ricerca disciplinati dall’articolo 4 Legge n 210/98 e dal DM n 224/99.

Per quanto riguarda le borse di studio in medicina e chirurgia, il DLgs n 257/91, articolo 6, comma 5, ha stabilito il regime di esenzione IRPEF. Esenzione di cui all’articolo 4 Legge n 476/84.

Questo in sintonia con il generale regime di favore che la Legge n 398/89 ha previsto per le borse di studio corrisposte per la frequenza di scuole di specializzazione di qualsiasi facoltà.

Le “borse di mobilità

Questa tipologia riguarda le borse di studio erogate per la partecipazione a progetti di cooperazione interuniversitaria. Vedasi il programma Socrates/Erasmus, istituito dalla Decisione n 819/95/CE.

Si tratta di borse di studio erogate in relazione alle risorse comunitarie che i singoli Stati membri UE destinano a questo fine.

Il regime fiscale attribuito alle borse “Socrates/Erasmus” secondo quanto previsto dalla Finanziaria 2000 (comma 13 dell’art. 6), è di totale esenzione IRPEF delle:

“… somme erogate a titolo di borse di studio bandite, a decorrere dal 1° gennaio 2000, nell’ambito del programma Socrates, istituito con Decisione n. 819/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 1995, come modificata dalla Decisione n. 576/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 febbraio 1998, nonché le somme aggiuntive corrisposte dalle università, a condizione che l’importo complessivo annuo non sia superiore a lire 15.000.000

Pertanto, a decorrere dal 2000 le borse di studio erogate nell’ambito del programma Socrates e le somme aggiuntive corrisposte dalle università non sono imponibili nel limite dei 15 milioni di lire annui.

Regime contributivo delle borse di studio

Ai sensi del comma 26 dell’articolo 2 della Legge n 335/95, sono esclusi dall’obbligo di iscrizione presso l’apposita Gestione separata presso l’INPS

“… i soggetti assegnatari di borse di studio, limitatamente alla relativa attività“.

L’esclusione prevista nella citata disposizione ha subito una parziale limitazione per effetto dell’articolo 1 della Legge n 315/98.

Tale norma prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 1999, le borse di studio concesse per la frequentazione ai corsi di dottorato di ricerca sono soggette all’iscrizione alla Gestione Separata INPS.

L’imponibile contributivo è pari all’ammontare della borsa erogata per la frequenza al corso di dottorato di ricerca.

I beneficiari delle borse di studio sono pertanto tenuti, entro trenta giorni dalla comunicazione dell’ammissione ai corsi di dottorato da parte dell’università a presentare domanda di iscrizione alla Gestione separata presso l’INPS.

Al termine dei corsi di dottorato gli stessi dovranno, ove non abbiano intrapreso altra diversa attività per la quale siano dovuti i contributi nella stessa Gestione separata, comunicare la relativa data di cessazione.

Per quanto riguarda gli adempimenti cui sono tenuti gli enti erogatori si segnala:

  • L’obbligo di versare l’intero ammontare del contributo, alla scadenza del giorno 16 del mese successivo a quello nel quale viene erogato, completamente o parzialmente, l’importo della borsa di studio;
  • La presentazione delle denunce trimestrali degli emolumenti corrisposti tramite il modulo GLA/D, entro il mese successivo al trimestre di riferimento o, in caso di denuncia su supporto magnetico, entro il secondo mese successivo allo stesso trimestre. Sui medesimi modelli, i beneficiari delle borse di studio devono essere contraddistinti dal codice “18“, appositamente istituito per il dottorato di ricerca.

Disciplina fiscale delle borse di studio estere percepite da soggetti italiani

Un ipotesi sempre più frequente è quella che vede il percepimento di somme a titolo di borse di studio estere da parte di residenti in Italia.

Pensa al caso di un contribuente italiano, spostato all’estero per svolgere attività di:

  • Ricerca, o
  • Docenza

Presso istituti privati o pubblici all’estero (es. università).

In questi casi si è solito domandarsi quale sia il corretto regime fiscale applicabile alle borse di studio percepite all’estero.

Il principale problema che si pone è costituito dall’ipotesi concorrenza impositiva dei diversi Stati.

Mi riferisco allo Stato che ha elargito il reddito (Stato della Fonte), e quello di residenza fiscale del soggetto percettore (Stato della Residenza).

Per fortuna questo tipo di problematica è quasi sempre risolto tramite le convenzioni contro le doppie imposizioni siglate dall’Italia con i vari Paesi esteri.

Convenzioni che trovano applicazione di volta in volta in ragione della residenza dell’Ente Erogante e della residenza fiscale del soggetto percettore.

Date le fattispecie che possono configurarsi, per la molteplicità delle variabili in gioco, si impone, nei fatti, un analisi circostanziata di ogni singolo caso in ragione delle peculiarità contenute nelle convenzioni con i diversi Stati di cui l’Italia è parte.

Convenzioni contro le doppie imposizioni

Come abbiamo visto, in linea generale, le borse di studio percepite da soggetti fiscalmente residenti in Italia sono imponibili in base all’articolo 50, comma 1, lettera c), del DPR n 917/86.

Questo a meno che non si tratti di borse di studio soggette ad esenzione, secondo quanto abbiamo visto in precedenza. Tuttavia, non si possono applicare le disposizioni speciali interne valide per le borse di studio erogate da enti/università italiane.

La regola della tassazione in Italia si applica generalmente anche sulla base delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni sui redditi.

Tassazione nel Paese di residenza del percettore

Il punto di partenza è quello di analizzare la convenzione contro la doppia imposizione applicabile.

Le fattispecie che si possono presentare sono due.

Borse di studio a studenti

In questo caso occorre fare riferimento all’articolo 21, comma 1, del modello OCSE.

Questo prevede, generalmente, l’imponibilità esclusiva nel Paese di residenza del percettore della Borsa di Studio.

Si tratta delle somme percepite al fine di sopperire alle spese di mantenimento, istruzione e formazione dello studente.

Tali somme, secondo la convenzione, sono imponibili solo nello Stato di residenza dello studente, a condizione che la fonte che elargisce le somme sia non sia posta nello stato di provvisoria permanenza.

“Le somme che uno studente o un apprendista il quale è o era prima residente di uno Stato contraente (Italia) e che soggiorna nell’altro Stato contraente (Stato estero) al solo scopo di compiervi i suoi studi o di attendere alla propria formazione professionale, riceve per sopperire alle spese di mantenimento, di istruzione o di formazione professionale, sono esenti da imposta in questo altro Stato (Stato estero) a condizione che tali somme provengano da fonti situate fuori di detto altro Stato (Stato estero)”

Articolo 21 modello OCSE

Attività di Professori e Ricercatori

La seconda casistica è quella che riguarda l’attività di Professori e Ricercatori. In questo caso occorre fare riferimento all’articolo 20, comma 1, del Modello di convenzione OCSE.

In questo caso la remunerazione che il professore o ricercatore percepisce per l’insegnamento o la ricerca è tassata solo nel Paese di Residenza per i primi due anni.

E’ prevista, infatti, una esenzione nel Paese in cui l’attività è svolta per un massimo di due anni.

Modello OCSE e borse di studio

In generale è prevista una tassazione nello Stato di residenza del soggetto che percepisce la borsa di studio. Naturalmente, con qualche eccezione per professori e ricercatori.

Per gli studenti, ad esempio, la tassazione nel Paese di residenza è prevista, ad esempio, nelle convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia con la Francia, la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti.

Convenzioni ove è previsto che se un contribuente residente in Italia soggiorna per motivi di studio in uno degli Stati esteri considerati e la borsa di studio è pagata da un soggetto residente nel nostro Paese, è tassabile soltanto in Italia.

La metodologia utilizzata per l’eliminazione della doppia imposizione è, quindi, quella dell’esenzione.

Ferme le condizioni elencate, se la borsa di studio percepita rientra nelle fattispecie speciali di esenzione, non ci sarà alcun obbligo di dichiarazione ed imposizione in nessuno dei due paesi.

Tassazione nello stato estero di soggiorno

Al contrario, nel caso in cui la borsa di studio sia erogata da un soggetto residente nello Stato estero di soggiorno, quest’ultimo ha facoltà di tassare tale reddito.

Inoltre, lo studente (professore o ricercatore) è chiamato a dichiarare anche in Italia tale reddito. Questo chiedendo l’applicazione del credito per imposte estere. Procedura analoga a quanto avviene per i redditi da lavoro dipendente per evitare la doppia imposizione.

In questa ipotesi, la metodologia utilizzata per l’eliminazione della doppia imposizione consiste nell’attribuzione del credito d’imposta per le imposte versate a titolo definitivo all’estero, e, fino a concorrenza dell’imposta dovuta nel paese di residenza.

Ad esempio, il borsista italiano che ha percepito da un’università o da un soggetto equiparato estero una borsa di studio in concomitanza di un soggiorno all’estero potrà ottenere l’attribuzione di un credito d’imposta corrispondente all’imposta divenuta certa e definitiva relativa alla specifica tipologia di reddito prodotto all’estero.

Il credito d’imposta dovrà essere chiesto a decorrere dall’anno in cui le imposte all’estero sono state pagate a titolo definitivo, ovvero deve essere recuperato in sede di conguaglio fiscale da parte del soggetto erogante.

Monitoraggio fiscale

Si segnala che per tali somme ricevute in dipendenza dei rapporti intercorrenti con l’ente/università estera, in presenza dei requisiti richiesti dalla legge, potranno insorgere per i contribuenti residenti in Italia obblighi relativi al monitoraggio fiscale (quadro RW) nel caso in cui l’importo della borsa di studio venga accreditato in apposito conto corrente aperto nel paese estero.


Borse di studio in dichiarazione dei redditi

Le borse di studio che non sono esenti, secondo quanto abbiamo detto sinora, devono essere dichiarate nel quadro RC del modello Redditi Persone fisiche (o modello 730 per le borse di studio italiane). Tali redditi godono delle detrazioni spettanti ai lavoratori dipendenti con particolari fattispecie.

Con maggiore dettaglio, per le borse di studio il numero dei giorni da indicare nel rigo RC6, colonna 1, è quello compreso nel periodo dedicato allo studio (anche se relativo ad anni precedenti) per il quale è stata concessa.

Pertanto, se la borsa di studio è stata erogata per il rendimento scolastico o accademico, la detrazione spetta per l’intero anno; se, invece, è stata corrisposta in relazione alla frequenza di un particolare corso, spetta per il periodo di frequenza obbligatoria prevista.

Borse di studio: Infografica riepilogativa

Federico Migliorini

Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

View Comments

  • Salve a tutti,

    desidero chiedervi, essendo io un Dottorando con Borsa, al di fuori della borsa di studio quanto posso guadagnare per non decadere dalla stessa? Ci sono dei limiti nel guadagno extra? Grazie

  • Buongiorno,

    l'articolo è chiaro, ma vorrei sapere se e quando le borse di studio possono essere considerate arretrati a tassazione separata.

    Nello specifico, se una borsa di studio per meriti accademici relativi all'anno 2017, con bando del 2017 e relativa domanda presentata nel 2017, viene erogata nel 2018 (nel bando non è specificato quando verrà erogata), si può considerare tale borsa come reddito del 2017 o comunque reddito a tassazione separata?

    Grazie in anticipo,

    AA

    • Salve Alessio, l'ipotesi che descrive non riguarda la tassazione separata. Se ad esempio, parte dell'erogazione della borsa effettuata nel 2018 non venisse erogata, e la stessa fosse posticipata al 2019, quella parte di erogazione andrebbe a tassazione separata. Questo perché si guarda l'anno di competenza dell'erogazione e quello finanziario di accredito effettivo.

  • Buongiorno,

    Ho letto il suo articolo ma vorrei sottoporre il mio caso specifico, in quanto la situazione è leggermente più complessa.
    Per tutto il 2018 ho percepito e percepirò un assegno di post dottorato presso un centro di ricerca alle Bermuda, il quale è pero fiscalmente riconosciuto come una no profit americana.
    Le mie domande sono le seguenti:
    - il centro di ricerca è da considerarsi Statunitense o Bermudiano?
    - Esiste una concezione contro le doppie imposizioni tra Italia e Bermuda.
    - Il reddito percepito è soggetto a tassazione in Italia?

    Grazie per l’attenzione e la disponibilità.
    Saluti

    AM

    • Salve Andrea, per situazioni personali complesse come quella che mi espone mi contatti in privato per una consulenza. Sicuramente individuerò la corretta modalità di tassazione del reddito che ha percepito.

  • Buongiorno, avrei un dubbio...nel 2017 sono stato per un periodo in Belgio e ricevuto borsa di studio dal Parlamento europeo...
    in una lettera mi si dice che in belgio tale borsa di studio non è tassata, ma in italia come mi devo comportare?grazie!!

  • Buongiorno, avrei bisogno di una inofrmazione sulla mia situazione, spero possiate aiutarmi. Banalmente per tutto il 2017 ho vissuto in Francia recependo come reddito una borsa di studio dottorale italiana (difatti ho svolto un dottorato di ricerca in cotutela internazione). Normalmente per questa borsa non si è tenuti a dichiararla nella dichiarazione dei redditi italiana. Dalla Francia ho percepito durante questo anno una piccola Borsa di Merito complementare alla borsa dottorale . In questo perodo sono stata residente fiscalmente in Italia. Devo dichiarare qualcosa in Francia ? Grazie molte !

    • A mio avviso deve dichiarare in Francia solo la borsa di studio francese, ma chieda ad un consulente fiscale del luogo per conferma.

  • Buongiorno, vorrei esporvi la mia situazione particolare, sperando di ottenere risposta.
    Sono appena divenuto titolare di una borsa post-doc in Belgio, dove mi sono trasferito e dove resterò per due anni esatti. Tale borsa è erogata nel quadro di un progetto cofinanziato dal FNRS (Fonds de la Recherche Scientifique del Belgio) e UE (Marie Curie Actions). Verso aprile/maggio mi è stato detto che dovrei ricevere una cartella nella quale saranno indicate le tasse che dovrò versare qui. Nello specifico pagherò un contributo al National Office of Social Security (NOSS). Preciso che non ho effettuato l'iscrizione all'AIRE, dunque la mia residenza continua ad essere in Italia, dove peraltro sono proprietario di un immobile (attualmente non locato). Come devo comportarmi dal punto di vista fiscale in Italia? Devo effettuare una dichiarazione dei redditi oppure no? Ringrazio anticipatamente

    • Per un analisi dettagliata di una situazione personale mi contatti attraverso il servizio di consulenza fiscale online dedicato ai redditi esteri. Le fornirò una risposta scritta e a seconda del servizio scelto avrà a disposizione anche un appuntamento telefonico per chiarire i suoi eventuali dubbi.

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