Vendita di oggetti online: il compenso deve essere tassato?

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Chi effettua la vendita di oggetti online si chiede se il compenso percepito debba essere tassato. Ecco le regole da conoscere per dichiarare questi redditi al Fisco.

Quanti di voi in negli ultimi mesi hanno pensato di rivendere qualche vecchio oggetto scovato nei propri armadi, cantine o garage? La vendita di oggetti online, infatti, può diventare un vero e proprio patrimonio, se pensiamo a quanti beni lasciamo ogni giorno inutilizzati.

Oggi le soluzioni per effettuare la vendita di oggetti online possono essere le più varie, dal mercatino fatto in casa, dall’accordo con un negoziante privato, fino ad arrivare dalla cessione su specifici portali web. Sicuramente quest’ultima scelta può essere la più impegnativa in termini di tempo e di energie da dedicare, ma sicuramente è quella che può offrire la maggiore vetrina per la merce che intendiamo vendere. In rete si possono raggiungere tantissimi potenziali acquirenti, il tutto restandosene comodamente seduti in casa.

Sicuramente il sito più famoso per mettere in vendita i propri oggetti è e-bay, un vero e proprio negozio on-line, dove dopo aver effettuato la registrazione è possibile inserire i propri annunci di vendita in pochi passi. Arrivati a questo punto, ma soprattutto dopo che abbiamo effettuato la prima vendita, la domanda che spesso ci si pone (e che spesso ci ponete nelle vostre domande) è se tale compenso deve essere tassato, o se deve essere inserito in dichiarazione dei redditi. Proviamo a capire insieme quali sono le regole per la tassazione della vendita di beni usati.

L’attività di vendita di beni su internet è riconducibile a tre ipotesi distinte, alle quali corrispondono tre diverse conseguenze da un punto di vista fiscale. Ci sono alcune vendite che non configurano attività commerciale, e quindi non sono tassabili, ci sono poi vendite che configurano la fattispecie di attività commerciale occasionale, tassabile ai fini Irpef, per arrivare infine alle vendite che configurano attività commerciale abituale, tassabili ai fini Irpef e Irap e rilevanti ai fini Iva. Per capire quale tipo di attività stiamo svolgendo è necessario prestare attenzione alle concrete modalità di svolgimento dell’attività e valutare sempre caso per caso.

Cessioni “una tantum” e attività commerciale

Quando si procede alla cessioneuna tantum” di un proprio bene usato, non stiamo effettuando un’attività commerciale, bensì una cessione del tutto episodica. Si pensi alla vendita di un mobile, un auto, un tappeto, un quadro, che  avviene in maniera del tutto episodica nei confronti di un amico, o di qualunque soggetto ne sia interessato, anche se la cessione è avvenuta su internet, e a prescindere dall’importo ottenuto dalla vendita. Questa non è una vendita tassabile, in quanto non si tratta di un’attività commerciale e il reddito che ne deriva non rientra tra le fattispecie tassabili, e non deve essere inserito in dichiarazione dei redditi. Anche ai fini Iva queste vendite sono irrilevanti e non richiedono alcun adempimento. In ogni caso, consigliamo di costituire una documentazione per provare la provenienza del corrispettivo di vendita e quindi l’estraneità a qualsiasi ipotesi di imposizione fiscale.

Cessioni considerate attività commerciale occasionale

Per considerare la vendita di oggetti online come un’attività commerciale occasionale è necessario effettuare un passaggio in più rispetto alla fattispecie precedente. La vendita di beni, anche in questo caso, non è svolta in maniera sistematica, ma è un attività che richiede comunque un minimo di organizzazione e di preparazione. La partecipazione ad un mercatino per vendere oggetti non più utilizzati, è il classico esempio di attività commerciale occasionale. Stessa cosa se noi ci facciamo pubblicità per vendere gli oggetti che abbiamo messo su e-bay. In questi casi il reddito che ne deriva rientra nella categoria dei “redditi diversi” del Tuir, e i ricavi sono tassati al netto delle eventuali spese sostenute. In ogni caso, da questo punto di vista è irrilevante che le vendite avvengano su un mercato reale o virtuale. L’attività commerciale occasionale, anche se soggetta ad Irpef, non è però rilevante ai fini Irap e Iva, quindi non è necessario istituire i relativi registri ed emettere fattura. Tuttavia, è necessario emettere una ricevuta per ogni importo incassato.

Attività commerciale abituale

Quando la cessione avviene in maniera abituale, svolta professionalmente e sistematicamente, essa produce un vero e proprio reddito d’impresa. E’ il caso di chi, invece di limitarsi a partecipare ogni tanto ad un mercatino, lo fa sistematicamente, magari anche acquistando gli oggetti da rivendere. Oppure è il caso di chi apre un sito internet proprio per la vendita dei propri oggetti, un vero e proprio negozio virtuale. Anche in questo caso è irrilevante che la vendita sia svolta in un mercato reale o virtuale. E’ un attività d’impresa e quindi implica la tassazione del relativo reddito sia ai fini Irpef che Irap, oltre all’obbligo di richiede la partita Iva, comunicazione in CCIAA e al SUAP e all’Inps. Inoltre devono essere rispettati gli adempimenti in termini di tenuta di libri e registri, liquidazioni e versamenti periodici, documentazione dei corrispettivi di vendita ecc. Va sottolineato che ai fini Iva è previsto un particolare regime per la vendita dei beni usati (c.d. “regime del margine) e sono prevista regole ad hoc anche per il commercio elettronico.

36 COMMENTI

  1. Buonasera.
    Se io compro libri (nuovi e usati) e li rivendo su internet come è classificabile come attività? Attività commerciale occasionale?
    Per esempio posto su internet venti inserzioni diverse su venti libri. E ad ogni vendita ne riposto un’altra.
    Che tipo di attività è?
    Grazie mille.

  2. L’abitualità dipende dal tipo di attività svolta, se lei rivende oggetti nei portali web, con varie inserzioni e acquista altri oggetti per rivenderli stiamo parlando di una attività commerciale di tipo abituale da esercitare necessariamente con partita IVA e tutti gli adempimenti conseguenti.

  3. Buonasera
    Sono un dipendente pubblico e vorrei autopubblicare un libro con Amazon che mi riconoscerebbe una piccola percentuale sulle vendite. Come posso dimostrare e dichiarare questi introiti nel mio 7 e 30?
    Il libro fa parte comunque del mio lavoro e la mia specializzazione lavorativa.
    Grazie
    Saluti
    Giusepe

  4. Salve Giuseppe, la lascio a questo nostro articolo sull’argomento: “Vendere Ebook su Amazon“. Se ha bisogno di maggiori info o vuole che analizziamo la sua situazione personale siamo a disposizione in consulenza.

  5. Salve, sono un dipendente di una municipalizzata (A.M.A. S.p.A.); ho letto che da dipendente pubblico non posso avere una partita iva, ne vendere su internet, tuttavia in passato abbiamo avuto dei bonus in busta paga poichè risultavamo come S.p.A. dei privati.
    In tal caso posso vendere su internet con o senza partita iva secondo le modalità previste dal caso?

  6. Salve Daniele, e necessario verificare le possibilità nel suo contratto di lavoro ed eventualmente chiedendo in azienda, senza informazioni più precise è difficile risponderle.

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