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Sospensione NaSpI: di cosa si tratta?

Sospensione NaSpI: di cosa si tratta e quando si ha la sospensione? Può esservi una successiva riattivazione? Vediamo insieme cosa c'è da sapere.

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La Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, meglio nota con l’acronimo NASpI, è un’indennità mensile di disoccupazione, istituita dall’articolo 1, decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22. Questa figura ha sostituito le precedenti prestazioni di disoccupazione ASpI e MiniASpI, con riferimento agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015. La NASpI viene erogata su domanda dell’interessato.

La NASPI è destinata a tutti quei lavoratori dipendenti che hanno perso in modo involontario la propria occupazione. Sono inclusi dai possibili beneficiari anche gli apprendisti, i soci di cooperative che detengono una rapporto di lavoro di tipo subordinato, e i dipendenti delle pubbliche amministrazioni a tempo determinato. Anche il personale artistico subordinato può richiedere la NASPI.

L’indennizzo può essere erogato per un massimo di 24 mesi. Questa premessa ci è utile per introdurre e comprendere le ipotesi di sospensione. Infatti, al termine di suddetto periodo massimo, o dopo esser stato assunto a svolgere una nuova attività lavorativa, in Italia o all’estero, il percettore delle NASpI avrà il pagamento dell’indennità sospeso automaticamente.

Per maggiori approfondimenti: “Naspi 2021: la guida completa”

Vediamo tutto ciò che c’è da sapere sull’istituto in questione.


Cos’è la NaSpI?

Preliminarmente ci sembra opportuno un breve inquadramento dell’istituto, prima di passare all’analisi dei casi di sospensione NaSpI.

Tale istituto è stata disciplinato dal Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.54 del 06-03-2015 ed entrato in vigore il 7 marzo 2015. Ha sostituito le indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI, con riferimento agli aventi diritto alla disoccupazione a partire dal 1 maggio 2015.

Esso ha la funzione di sostenere i lavoratori in difficoltà, che abbiano perso la loro precedente occupazione.

Con NASpI, si fa riferimento all’indennità di disoccupazione alla quale il cittadino ha accesso se:

  • stato di disoccupazione  con il quale si intende la perdita del lavoro per cause indipendenti dalla volontà del lavoratore;
  • requisito contributivo, ossia è necessario che il soggetto abbia tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • requisito lavorativo, il richiedente deve avere almeno trenta giorni di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti l’inizio della disoccupazione.  L’ammontare dell’indennità è commisurato alla retribuzione e non può eccedere i 1.300 euro;

Soggetti destinatari dell’indennità

L’indennità mensile di disoccupazione, che prende il nome di NaSpI.

In relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015, compresi:

  • Gli apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Tale indennizzo non è concesso a qualsiasi ex lavoratore. Sono, infatti, esclusi:

  • dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • operai agricoli a tempo determinato e indeterminato;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per i quali resta confermata la specifica normativa;
  • lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
  • e lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità, qualora non optino per la NASpI .

Entità dell’indennizzo

Tale indennizzo deve essere erogato in misura pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni. Tuttavia è necessario, a questo scopo, che la retribuzione sia inferiore a un importo di riferimento stabilito dalla legge e rivalutato annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT e reso noto ogni anno dall’INPS con circolare pubblicata sul sito. Suddetto criterio opera con riferimento a coloro che percepiscono un reddito mensile di 1.227,55 euro per il 2021.

Se la retribuzione media è superiore al predetto importo di riferimento annuo, la misura della prestazione è invece pari al 75% dell’importo di riferimento annuo stabilito dalla legge (1.227,55 euro per il 2021) sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e il suddetto importo stabilito dalla legge.

La NASpI è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni. 

Sospensione NaSpI

La sospensione della NaSpi comporta la spensione o decadenza dal diritto all’indennizzo. Ci sono dei casi, infatti, in cui il pagamento dell’indennità di disoccupazione si interrompe solamente, per poi riprendere qualora ne dovessero sussistere le condizioni.

Invero, è opportuno evidenziare che la durata dell’indennità per disoccupati Inps è prestabilita. Essa, inoltre, dipende dalla durata dei rapporti di lavoro nei 4 anni che precedono la perdita dell’ultimo posto di lavoro. Periodi di lavoro che naturalmente non devono essere già stati sfruttati per altre Naspi o indennità simili in precedenza.

L’indennizzo può essere erogato per un massimo di 24 mesi. Questa premessa ci è utile per introdurre e comprendere le ipotesi di sospensione. Infatti, al termine di suddetto periodo massimo, il percettore delle NASpI avrà il pagamento dell’indennità sospeso automaticamente.

Similmente ciò accade laddove il percettore sia nuovamente assunto. In questo caso, il pagamento è sospeso a partire dal momento in cui è data comunicazione dal datore di lavoro all’INPS.

L’erogazione, così interrotta, può riprendere al termine del lavoro in questione. L’INPS riprenderà in automatico il pagamento dell’indennità in questione.

Ipotesi di sospensione NASPI

Dunque, è possibile individuare due ipotesi di sospensione NaSpI principali:

  • nel caso in cui il titolare della prestazione sottoscriva un contratto di lavoro subordinato della durata non superiore ai 6 mesi. La prestazione viene sospesa d’ufficio sulla base delle comunicazioni obbligatorie, ma solo nel caso in cui il reddito annuo presunto sia inferiore agli 8.145,00€, soglia al di sotto della quale il soggetto continua a percepire la disoccupazione. Il soggetto avrà l’onere, entro un mese dall’inizio dell’attività di procedere a comunicare l’avvenuta assunzione all’INPS;
  • nel caso in cui il titolare della prestazione intraprenda una nuova occupazione in un Paese dell’UE, o comunque presso un Paese che ha stipulato con l’Italia una convenzione bilaterale in tema di assicurazione contro la disoccupazione.

Nel caso in cui il soggetto si rechi in un Paese UE, in Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda, mantiene il diritto all’indennità di disoccupazione per altri tre mesi senza essere soggetto alle regole di condizionalità. Non vi è, quindi, sospensione automatica per chi si reca all’estero, salvo che il soggetto avvii una nuova attività lavorativa.

Riduzione

Come abbiamo affermato nel precedente paragrafo, il reddito del nuovo lavoro è inferiore al limite della no tax area, cioè è inferiore a 8.145 euro, la NaSpI non viene sospesa , ma il suo importo viene ridotto.
La riduzione opera però solo a determinate condizioni  che sono:

  • Indicazione, entro 30 giorni dalla data di nuova occupazione, da parte del lavoratore all’Inps, del reddito annuo presunto;
  • La nuova occupazione sia presso un datore di lavoro diverso da quello che ha precedentemente dato luogo alla Naspi.

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