riforma irpef

La riforma del fisco è uno degli obiettivi stabiliti dalla Legge di Bilancio 2022, e al centro della riforma vi è la necessità di diminuire la pressione fiscale, specialmente per quanto riguarda il lavoro. La componente più importante della riforma risulta quindi essere la modifica all’IRPEF, all’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche.

Durante il 2021 sono emerse diverse ipotesi a proposito della modifica di questa imposta, che hanno messo in luce la necessità di variare le aliquote, ovvero le percentuali per cui questa tassa viene applicata. Si tratta di percentuali che aumentano con l’aumentare del reddito complessivo dei cittadini.

Tuttavia la modifica alle aliquote prevede principalmente la riduzione della pressione fiscale per il ceto medio, per garantire un sostegno alla ripresa economica. Una nuova ipotesi emerge in questi giorni: la possibilità di ricondurre le cinque aliquote precedenti a 4 aliquote, suddivise in base al reddito annuo. Come ipotizzato in precedenza questa modifica andrebbe a modificare sostanzialmente l’aliquota per i redditi da 15.000 a 28.000 euro.

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Vediamo in questo articolo quali sono le principali modifiche dell’imposta IRPEF secondo le recenti proposte, in attesa di una applicazione definitiva in vista del nuovo anno.

Aliquote IRPEF: taglio delle imposte

Gli scaglioni IRPEF prevedono una suddivisione in cinque aliquote, che stabiliscono qual è la pressione fiscale specialmente per i cittadini che lavorano come dipendenti, in base al reddito totale prodotto nel corso dell’anno. Al momento le aliquote sono così ripartite:

  • Redditi da 0 a 15.000 euro annui: aliquota Irpef al 23%
  • Redditi da 15.001 euro a 28.000 euro: aliquota Irpef al 27%
  • Redditi da 28.000 euro a 55.000 euro: aliquota Irpef del 38%
  • Redditi da 55.001 euro e 75.000 euro: aliquota Irpef del 41%
  • Redditi superiori a 75.000 euro: aliquota Irpef del 43%

Come si deduce da queste cifre, esiste attualmente una differenza sostanziale tra il secondo e il terzo scaglione delle aliquote IRPEF, che distanzia di molto la pressione fiscale tra chi guadagna meno di 28.000 euro annui a chi è nella fascia che arriva fino a 55.000 euro. Al centro dell’attenzione quindi risulta in particolare il ceto medio.

Nel 2021 sono state moltissime le ipotesi di modifica proprio di questi due scaglioni, e attualmente è sorta una nuova proposta che prevede che queste percentuali vengono modificate passando da un sistema a cinque aliquote ad uno a quattro aliquote. L’obiettivo è garantire un sistema più equilibrato per tutti i cittadini. Secondo questa ipotesi le aliquote cambierebbero in base al taglio delle imposte complessivo previsto per sostenere la ripresa economica.

La pressione fiscale sui redditi da lavoro infatti in Italia risulta essere una delle più alte a livello europeo, e questo potrebbe contrastare le misure messe in atto per favorire la ripresa economica delle aziende italiane.

Aliquote IRPEF: ipotesi a 4 scaglioni

L’ipotesi di stabilire un nuovo sistema di aliquote diviso in 4 scaglioni deriva da diversi partiti, che propongono una modifica complessiva in base a queste nuove percentuali:

  • Redditi da 0 a 15.000 euro: aliquota IRPEF al 23%;
  • Redditi da 15.001 euro a 28.000 euro: aliquota IRPEF al 25%;
  • Redditi da 28.0001 euro a 50.000 euro: aliquota IRPEF al 35%;
  • Redditi oltre i 50.000 euro: aliquota IRPEF al 43%.

Per analizzare i possibili cambiamenti introdotti da questo nuovo sistema, bisogna sottolineare che l’aliquota per i redditi più bassi, fino a 15.000 euro, rimane invariata, mentre le modifiche sostanziali derivano dalla riduzione della percentuale di tassazione per il ceto medio, ovvero per chi rientra nella seconda fascia, con un passaggio dal 27% al 25% di aliquota.

Inoltre vi è una modifica sostanziale anche a chi percepisce fino a 50.000 euro, con una aliquota del 35% a differenza della precedente fissata al 38%. Sostanzialmente per quanto riguarda i redditi più alti l’aliquota IRPEF viene unita passando direttamente al 43%, già a partire da 50.000 euro di reddito.

Di fatto si tratta di piccoli cambiamenti percentuali che però, se applicati su larga scala a tutti i cittadini italiani, potranno portare delle sostanziali modifiche in quanto a pressione fiscale. In questo caso, se l’ipotesi verrà accolta, verrà del tutto eliminata l’aliquota del 41%, e l’obiettivo generale rimane quello di garantire un migliore supporto alle fasce di popolazione con redditi inferiori.

Bonus IRPEF: potrebbe scomparire

Un’altra componente importante della riforma del fisco riguarda il bonus IRPEF, ovvero l’ex bonus Renzi. Secondo questo bonus in busta paga i lavoratori quest’anno hanno potuto vedersi accreditati fino a 100 euro in più, in aumento rispetto agli scorsi anni, in cui il bonus era fissato intorno agli 80 euro.

Se fino a qualche tempo addietro si ipotizzava che il bonus IRPEF in busta paga sarebbe aumentato nuovamente nel prossimo anno, fino alla cifra di 120 euro, con la nuova ipotesi di modifica a questa imposta, ci sono concrete possibilità che questo bonus verrà completamente eliminato.

Questo perché secondo la nuova divisione degli scaglioni IRPEF su 4 percentuali differenti, il bonus non sarebbe più necessario, in quanto assorbito dalle modifiche applicate all’imposta. Per garantire tuttavia una diminuzione della pressione fiscale in questa direzione, il governo sta applicando almeno 8 miliardi di euro per il taglio delle imposte, che vedrà al primo posto sicuramente l’IRPEF.

L’accordo tra le parti politiche al momento rimane quello di tagliare questo tipo di tassa, anche se fino ad ora sono state ipotizzate diverse metodologie per procedere. La riforma del fisco andrà a tagliare anche altri tipi di imposte, in particolare anche l’IRAP sarà soggetta a cambiamenti importanti.

Riforma fiscale: come cambierà l’IRAP

L’IRAP, ovvero l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, è una di quelle tasse per cui si prevede un taglio netto, oppure l’eliminazione, con la riforma fiscale. Al momento le proposte sono quelle di tagliare questa imposta in base alla soglia di fatturato annuo entro il quale non sarà più obbligatorio pagare questa tassa.

In alternativa si propone un’abolizione di questa imposta per tutte le persone fisiche, i lavoratori autonomi e le ditte individuali. Secondo questa ultima modalità infatti la tassa potrà presto essere applicata solamente per le aziende più strutturate, ovvero per le società.

In entrambi i casi, sia per i tagli ipotizzati all’IRPEF che per l’IRAP, si tratta di ipotesi che prevedono la modifica strutturale di queste particolari imposte, ovvero modifiche che verranno applicate in modo duraturo nel tempo, salvo ulteriori modifiche successive.

Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

3 COMMENTI

  1. Secondo me potevano abbassare aliquota IRPEF per tutti fino a 15.000 euro così equamente tutti avevano un risparmio annuale uguali.dal 23% al 20%. Si risparmiano equamente per tutti euro 450.

  2. Hanno escluso come al solito i redditi bassi, ad esempio chi guadagna 20.000 euro all’anno che con questa riforma avrebbe un beneficio di 140 Euro. Ma strutturando la riforma in questo modo tutti avrebbero equamente un risparmio di imposte d 450 euro. Pensate anche alle fasce reddituali deboli che con questa riforma perderebbero 100 euro mensili del bonus Renzi-
    Redditi da 0 a 15.000 euro: aliquota IRPEF al 20%;
    Redditi da 15.001 euro a 28.000 euro: aliquota IRPEF al 27%;
    Redditi da 28.0001 euro a 50.000 euro: aliquota IRPEF al 38%;
    Redditi oltre i 50.000 euro: aliquota IRPEF al 43%

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