Perché si parla di riforma IRPEF? Abbiamo visto che sono attualmente in corso i lavori per la riforma fiscale 2021, voluta con l’attuale governo. Tra le misure ipotizzate dalla riforma fiscale, una delle principali direzioni è quella di limitare l’evasione fiscale, con l’applicazione di diverse soluzioni.

L’evasione fiscale in Italia è a livelli altissimi, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro, e la crisi economica derivata dallo scoppio della pandemia ha aggravato la situazione, complice la povertà crescente nel nostro paese. Per contrastare l’evasione sono state messe in atto già da qualche anno alcune misure, come le più recenti: cashback di stato e lotteria degli scontrini.

Con l’approvazione del Recovery Plan del governo Draghi, sappiamo che alcune di queste misure non verranno rinnovate. Il cashback molto probabilmente terminerà quest’anno.

Eppure con la nuova riforma fiscale verranno introdotti cambiamenti rilevanti soprattutto per la tassazione sui redditi da lavoro, e in particolare le ipotesi al momento più attendibili parlano di una riforma dell’IRPEF, una delle principali tasse in Italia. Vediamo tutti i dettagli delle novità.


IRPEF: come funziona attualmente

Il Recovery Plan dell’attuale governo Draghi si muove in diverse direzioni, per il rilancio dell’economia e per trovare soluzioni per l’uscita dal terribile momento di crisi economica che ha coinvolto moltissime attività italiane. In concomitanza con le riaperture, che saranno graduali, il governo si muove per riformare il fisco.

Al centro della riforma vediamo l’IRPEF, che al momento è di fatto una delle tasse più odiate dagli italiani. Vediamo prima di tutto cos’è l’IRPEF e come si applica attualmente. Secondo la definizione, facilmente individuabile anche su Wikipedia.org, questa tassa si riferisce a:

“L’imposta sul reddito delle persone fisiche, abbreviata con l’acronimo IRPEF, è un’imposta diretta, personale, progressiva e generale, in vigore nella Repubblica Italiana. Essa è oggi regolata dal testo unico delle imposte sui redditi, emanato con DPR 22 dicembre 1986 n. 917.”

L’IRPEF si applica su tutti i redditi derivati dal lavoro, dipendente o autonomo. Di fatto chi ha un’impresa versa questa tassa allo stato, in base ad una percentuale, mentre chi lavora come dipendente subordinato vedrà scalata la cifra relativa a questa tassa direttamente in busta paga.

L’IRPEF si applica non solo sui redditi di lavoro subordinato o autonomo, ma anche sui redditi di impresa, i redditi di capitale e i redditi fondiari.

Tra tutte le tasse presenti in Italia, questa risulta la più evasa, in linea generale, e lo stato da qualche anno cerca di limitare il fenomeno.

Riforma IRPEF a tre aliquote: le ipotesi

La tassazione sui redditi nel tempo è stata più volta modificata, e le aliquote, ovvero le percentuali per cui ci applica, hanno subito variazioni negli anni. L’IRPEF è una tassa progressiva, ovvero è variabile in base al reddito. Più i redditi aumentano, più la tassazione corrispondente aumenta.

In linea generale, la riforma fiscale voluta dal governo attuale vorrebbe imporre una maggiore tassazione ai redditi più alti, per livellare le differenze sociali ed economiche più marcate. Al momento l’IRPEF si basa su scaglioni di reddito differenti, in base al reddito complessivo annuale:

  • • Fino a 15.000 euro: aliquota al 23%;
  • • Da 15.000 a 28.000 euro: aliquota al 27%;
  • • Da 28.000 a 55.000 euro: aliquota al 38%;
  • • Da 55.000 a 75.000 euro: aliquota al 41%;
  • • Oltre 75.000 euro: aliquota al 43%.

Le aliquote così suddivise al momento sono cinque, mentre le ipotesi al vaglio sostengono una riorganizzazione con tre aliquote. La riforma IRPEF a tre aliquote è solo una parte della più complessiva riforma fiscale, ma è la più attesa dalle imprese italiane.

L’ipotesi a tre aliquote prevede una ridistribuzione in base a queste cifre:

  • • Fino a 25.000 euro: aliquota al 23%;
  • • Da 25.000 euro a 55.000 euro: aliquota al 33%;
  • • Oltre i 55.000 euro: aliquota al 43%.

Di fatto questa riorganizzazione porterebbe ad una semplificazione della tassazione IRPEF, e ad un livellamento di alcune differenze presenti nella divisione a 5 aliquote.

Riforma IRPEF a tre aliquote: i cambiamenti

L’introduzione di una riforma IRPEF a tre aliquote livellerebbe alcune differenze sugli scaglioni di tassazione
presenti fino ad oggi, avvantaggiando alcune fasce piuttosto che altre. L’aliquota più bassa, al 23%, sarebbe
applicata ad un maggior numero di imprese.

In parole semplici, moltissimi si vedrebbero abbassare le tasse, misura che potrebbe essere ben accolta soprattutto dalle piccole imprese italiane, che subirebbero una minore pressione fiscale. Un cambiamento di questo tipo potrebbe portare ad un ricalcolo dell’intero sistema economico, in quanto favorisce, secondo le intenzioni del governo, un aumento conseguente del pil italiano.

Gli obiettivi portati avanti da una riforma fiscale dell’IRPEF di questo tipo sono essenzialmente tre:

  • • Semplificare l’intera struttura fiscale, riducendo le differenze da 5 a 3 aliquote;
  • Riduzione della pressione fiscale: con una ridistribuzione delle aliquote, molte aziende, soprattutto di piccole dimensioni, potranno beneficiare del risparmio sull’IRPEF;
  • Miglioramento complessivo dell’economia: un intervento che alleggerisce la riforma fiscale mette le aziende nella condizione di ricavare un risparmio utile alla ripresa.

Riforma fiscale: non solo IRPEF a tre aliquote

La riforma fiscale attualmente è in fase di lavorazione, questo vuol dire che bisognerà ancora aspettare per un’attuazione concreta. E la riforma dell’IRPEF, con probabile introduzione di un sistema a tre aliquote, è solo uno dei punti affrontati.
Complessivamente la riforma fiscale si vuole ispirare ai paesi del nord Europa alleggerendo il carico fiscale e ridistribuendo la pressione del fisco.

Ricordiamo che l’Italia è uno dei paesi con un maggior numero di Partite Iva in Europa, e la riforma del fisco andrà ad applicarsi su un grande numero di lavoratori. Per quanto riguarda le Partite Iva, si sta pensando di applicare modifiche sull’attuale regime agevolato forfettario, che al momento ha una tassazione molto bassa.

Questo tipo di Partita Iva, soprattutto per i primi 5 anni di lavoro autonomo, è quasi esente dalla tassazione, e date le marcate differenze con gli altri tipi di Partite Iva, si vuole modificare la tassazione. Inoltre, come abbiamo visto in questo articolo si propone un nuovo sistema di prelievo fiscale per le partite Iva.

La proposta in questo caso deriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate, che ipotizza un prelievo della percentuale di tasse direttamente dal conto corrente del titolare di Partita Iva, in base all’effettiva liquidità. Per ora si tratta solamente di una proposta, ma siamo in attesa dei prossimi sviluppi della riforma fiscale per aspettare le conferme.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura e ne ho fatto un lavoro. Autrice indipendente. Ho collaborato con agenzie web e svolto diverse attività di volontariato: durante gli anni di studio rappresentavo un’associazione studentesca impegnata ad organizzare eventi culturali nel mondo della comunicazione. Nel 2019 ho viaggiato all’estero, partecipando come volontaria ai lavori per il Global Platform for Disaster Risk Reduction presso l’ONU di Ginevra (Svizzera)."

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