riforma del catasto

La nuova riforma fiscale prevede l’ipotesi di inserire una riforma del catasto, ovvero vorrebbero cambiare i valori catastali e la modalità di calcolo. Considerando che oramai sono quasi sei anni che l‘Unione Europea e l’Ocse chiede all’Italia di adeguare il valore dichiarato degli immobili rispetto a quello del mercato. L’intenzione infatti è proprio quella, ma un polverone politico si è alzato sulla proposta che andrebbe a far pagare cifre fuori di testa per la classe medio-alta.

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Il termine del mese di settembre vede l’approvazione della legge delega, ovvero il primo tassello per la revisione del sistema tributario che vige in Italia.

In questa fase si prevede una revisione del catasto, andando quindi a sistemarne i valori, dove i metri quadri prenderebbero il posto dei vani, portando quindi un aumento delle tasse sulla casa.

L’obiettivo è quello di continuare la campagna per la riduzione dell’evasione fiscale, che specialmente nel settore del mattone vede i suoi picchi, e passare a un’imposizione più equa.

Seppur nulla è ancora certo, le misure che stanno prendendo in considerazione per la riforma del catasto, sembrano essere le seguenti:

  • revisione delle categorie: è prevista una divisione degli immobili in base ai criteri. Si prevedono le categorie di immobili ordinari, speciali e coperti dai beni culturali;
  • passaggio dai vani ai metri quadri: apparentemente risulta un calcolo più equo dove molte volte i vani venivano abbonati;
  • emersione dei cd. “immobili fantasma”.

Come funziona il catasto

Il sistema del catasto attuale si basa su estimazioni che rappresentano valori teorici dei canoni che si potevano ottenere affittando le case negli anni Ottanta.

Nelle grandi città le aree sono suddivise in zone molto grandi e poco omogenee dal punto di vista del mercato, quindi si ritrova ad avere abitazioni residenziali periferiche che pagano di più di una in centro città.

Questo è dovuto all’unità di misura utilizzata, ovvero quella del vano catastale, che possiede una misura variabile, differente da quella di mercato del metro quadro.

Il sistema attualmente in uso fa in modo che abitazioni di pregio abbiano un valore fiscale minore di case con la medesima superficie ma in periferia e nuove.

Con la riforma del catasto si andrebbero a cambiare i valori e le unità di misurazione, standardizzandole ai prezzi di mercato e quindi portando un aumento dei costi per i ceti medio-alti.

Si tratta di un approccio alla misura piuttosto strutturale e che richiede una particolare attenzione e revisione.

Riforma del catasto: cosa prevede la riforma

Non c’è dubbio che per avere certezze sulla riforma del catasto dovremo aspettare la legge delega a fine settembre 2021.

A quanto pare, il Sole24Ore anticipa che la riforma prevede la rideterminazione delle destinazioni d’uso dei vari immobili, ovvero verranno distinti fra ordinari e speciali.

Una categoria completamente a parte sarebbe quella che riguarda gli edifici coperti dai beni culturali.

Come annunciato precedentemente, anche l’unità di misura andrebbe a rappresentare il cambiamento: il passaggio dal vano al metro quadrato andrà a specificare i criteri di calcolo della superficie totale dell’unità immobiliare in base ai valori di mercato.

Si spinge, inoltre, sull’aggiornamento degli estimi catastali, ovvero le banche immobiliari dovranno essere aggiornate costantemente tramite l’utilizzo della dichiarazione dei redditi.

Specialmente per questo punto, la Commissione Europea ha fatto particolare richiesta durante l’approvazione del PNRR.

Riforma del catasto: caccia alla case fantasma

Un altro punto essenziale della nuova riforma del catasto sarebbe l’affronto del problema degli immobili fantasma.

Si tratta di immobili non dichiarati ma scoperti dai lavori di ricerca dell’Agenzia delle Entrate.

Tramite l’utilizzo della nuova tecnologia e di tecnici specializzati, l’ente della riscossione del Fisco realizza mappature catastali dei beni immobiliari su tutto il territorio nazionale.

Nel 2012 avevano effettuato un’operazione di rilevamento di tutti gli edifici non risultanti al catasto. In base a questo risultato, i rilievi areofotogrammetrici sugli elaborati catastali sono stati sovrapposti alla mappa ed i risultati sono i seguenti:

2 milioni di “particelle” non dichiarate, con circa 1,2 milioni di unità immobiliari, secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore

  • unità immobiliare o edifici che necessitano di un recupero fiscale, come, per esempio, l’evasione dell’imu;
  • abitazioni abusive, eppure sanabili, tuttavia le richieste arrivate al catasto sono pochissime.

Riforma sul catasto: chi andrebbe a colpire

L’obbiettivo della riforma sul catasto sarebbe di arrivare ad un’imposizione più equa, continuando la battaglia contro l’evasione fiscale che il Governo Draghi sta portando avanti e migliorando.

Affinchè la riforma sia bilanciata, servirebbe un taglio sulle aliquote, oppure una clausola salvaguardia per tutti coloro che andrebbero a pagare imposte esagerate, per questa ragione dovrebbe esserci la possibilità di tornare ad un calcolo delle imposte tramite sistema precedente qualora si superi un certo limite di costo.

Ciò, però, come fa notare il Corriere, andrebbe a discapito degli incassi per l‘Erario centrale e le casse comunali, i quali rientrerebbero di una perdita non del poco sostanziosa.

Nel mondo ideale bisognerebbe riuscire ad aggiornare i data base catastali calcolando le ultime dichiarazioni dei redditi.

Al momento è vero, i valori degli immobili sono molto sbilanciati, la riforma dovrebbe andare a lavorare in modo da ottenere che per gli immobili di pregio situati nei centri città si paghi di più, indipendentemente dalla data di costruzione, rispetto agli edifici nuovi che si trovano in periferia.

In ogni caso, finchè la legge delega non verrà annunciata, non potremo sapere molto, e tutto è ancora da stabilire.

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Classe 1993, diplomata in arte e comunicazione presso il Liceo Decio Celeri di Lovere, ho conseguito poi dei corsi di Digital Marketing e Coding svolti a Londra. Appassionata da sempre di scrittura e dopo varie esperienze all'estero ho deciso di collaborare con alcuni progetti editoriali interessanti. In particolare, mi occupo di aggiornamenti di fiscalità nazionale per il portale Fiscomania.com, dove pubblico contenuti ed approfondimenti legati alle persone fisiche, agevolazioni fiscali e bonus.

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