Riforma degli ammortizzatori sociali

Il Ministro del lavoro ha recentemente comunicato l’imminente riforma degli ammortizzatori sociali, per far fronte alle pressanti richieste provenienti dalle imprese in tempo di crisi. Vediamo cosa ci attende.

Sembra ormai imminente la riforma degli ammortizzatori sociali, annunciata dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando. Il primo tavolo per il lavoro verrà istituito entro il mese di marzo, quando le istituzioni intendono avviare il progetto di riforma.

In particolare la nuova riforma si propone una semplificazione all’accesso e contestualmente individuare dei sistemi di controllo rapidi ed efficienti. La crisi economica conseguente l’emergenza coronavirus ha, infatti, fortemente aumentato il ricorso a suddetti strumenti per l’anno 2020. Invero le aspettative per l’anno 2021 sembrano essere le medesime.

Un intervento sostanziale, allora, è avvertito sia dalle parti sociali che dalle istituzioni come fondamentali. Vediamo di cosa si tratta.

Riforma degli ammortizzatori sociali

Cosa si intende per ammortizzatori sociali?

Con il termine di ammortizzatori sociali si fa riferimento a tutta una serie di misure che hanno l’obiettivo di offrire sostegno economico ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro.

Questi, dunque, sono strumenti a cui devono ricorrere le imprese che si trovano in crisi e devono provvedere a riorganizzazione la loro struttura e dunque a ridimensionare il costo del lavoro.

I principali ammortizzatori sociali

Gli ammortizzatori sociali sono stati previsti in maniera compiuta dal D.lgs. n. 22 del 4 marzo 2015, il quale ha previsto una serie di strumenti di particolare rilevanza per le società ed aziende in difficoltà:

  • NASpI, con ci si fa riferimento all’indennità di disoccupazione alla quale il cittadino ha accesso se: a) stato di disoccupazione  con il quale si intende la perdita del lavoro per cause indipendenti dalla volontà del lavoratore; b) requisito contributivo, ossia è necessario che il soggetto abbia tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione; c) requisito lavorativo, il richiedente deve avere almeno trenta giorni di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti l’inizio della disoccupazione.  L’ammontare dell’indennità è commisurato alla retribuzione e non può eccedere i 1.300 euro;
  • ASDI il c.d. assegno di disoccupazione. E’ un’indennità per favorire la ricollocazione dei lavoratori sul mercato economico, facilitando la transazione. Venie erogato laddove sia scaduta la NASpI, e il cittadino non abbia trovato impiego. I requisiti per l’accesso sono quindi i medesimi rispetto a quelli per l’accesso all’istituto precedente. In questo caso si avrà una riduzione del 25% dell’indennità erogata mediante NASpI e per un periodo massimo di 6 mesi. Si potrà fare istanza di accesso fino ad esaurimento delle risorse;
  • DIS-COLL cioè la c.d. Disoccupazione per i collaboratori, questo invece è un sussidio che viene erogato a sostegno dei collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, assegnatari di dottorati di ricerca, con borsa di studio che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. Possono accedere queste categorie che siano in stato di disoccupazione e che abbiano almeno adempiuto ad un mese di contribuzione.

CIG

Non solo i precedenti ammortizzatori sembra che saranno nel mirino della riforma, questa si concentrerà anche sulla CIG, ossia la c.d.Cassa integrazione guadagni, come è comunemente conosciuta.

La cassa integrazione guadagni è un ammortizzatore sociale erogato dall’Inps in costanza di rapporto di lavoro. Ne hanno diritto i lavoratori a seguito di una riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per motivi di crisi aziendale o di riorganizzazione interna.

Con il Jobs Act è stata estesa la platea di lavoratori beneficiari delle diverse tipologie di cassa integrazione, ovvero di:

  • cassa integrazione ordinaria – CIGO;
  • cassa integrazione straordinaria – CIGS;
  • e cassa integrazione in deroga – CIGD.

Questa figura è stata già oggetto di interventi tramite la Legge di Bilancio 2021 e alcuni interventi. Uno dei più importanti è stato infatti l’introduzione della cassa integrazione per i lavoratori autonomi, in precedenza categoria esclusa dall’accesso a tale strumento.

Quali sono le novità in tema di ammortizzatori sociali?

Passiamo ora ad individuare quali dovrebbero essere gli interventi annunciati dal Ministro del lavoro in tema di riforma degli ammortizzatori sociali.

In primo luogo una delle novità significativa dovrebbe essere l’estensione delle tutele sopra ricordate ai detentori di partite Iva iscritti alla gestione separata Inps, i quali ad oggi sono esclusi dall’accesso a molteplici strumenti di tutela e garanzia. La riforma dovrebbe riguardare anche i professionisti iscritti agli ordini professionali entro i 35 mila euro di reddito lordo annuo.

Sono state inoltre elaborate nuove prestazioni sociali universali che sulle politiche attive del lavoro, già previste dal cosiddetto reddito di cittadinanza, ma mai attuate. Si sta, infatti, ipotizzando l’introduzione di una cassa integrazione universale, ma con un contributo dovuto dai datori di lavoro.

Con tale riforma, quindi, si intende equilibrare i diritti dei lavoratori a una protezione unica, detta appunto chiamata universale, a prescindere dalla specifica condizione occupazionale.

Sul punto si intende lasciare la CIG ordinaria e quella straordinaria estendendola anche alle piccole imprese e a tutti i settori, tuttavia si dovrebbe eliminare quella in deroga.

Anche la NAspI diventa a titolo universale, estesa anche ai lavoratori autonomi. Inoltre si sta anche pensando all’introduzione di un reddito minimo garantito, su cui si discute da anni, per i giovani lavoratori che guadagnano meno del sussidio erogato con il reddito di cittadinanza.

Infine, la riforma dovrebbe anche incidere sugli strumenti di controllo della gestione degli ammortizzatori sociali, introducendo le c.d. analisi predittive e algoritmi in grado di incrociare ed elaborare indici di rischio e di violazione. Si vuole assicurare un sistema di controlli che non devono appesantire l’azione degli operatori economici.

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