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Rientro dei Cervelli: agevolazione per docenti e ricercatori

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Agevolazione fiscale con tassazione al 10% dei compensi percepiti da ricercatori e docenti che rientrano stabilmente in Italia. Agevolazione applicabile per 5 periodi di imposta. Tutte le info sull’agevolazione legata al Rientro dei Cervelli in questa guida.

Per il nostro legislatore nazionale l’obiettivo di incentivare il rientro in Italia di Ricercatori e Docenti universitari è forte. Assieme ad esso si cerca di fare leva per promuovere lo sviluppo economico, scientifico e culturale del Paese.

Proprio in questa direzione va l’agevolazione conosciuta come “Rientro dei Cervelli“. Norma introdotta dall’articolo 44 del DL n 78/2010. Rispettando le condizioni richieste dalla norma, che di seguito andrò ad analizzare, sono previste importanti agevolazioni fiscali.

Quotidianamente ricevo moltissime richieste di assistenza e consulenza fiscale riguardo l’applicazione di questa agevolazione. Infatti, tantissimi Ricercatori e Docenti, negli ultimi mesi stanno pensando di tornare in Italia.

Per questo motivo ho deciso di redigere questa guida sperando che possa essere utile a tutti gli interessati. Tieni presente che la guida è aggiornata:

  • Con le più recenti documentazioni di prassi, tra cui la Circolare, n. 14/E/2012 con la quale, l’Agenzia delle Entrate ne ha, di fatto, fornito la piena operatività.
  • Con le novità introdotte dal DL n 34/19.

Vediamo, di seguito tutte le informazioni utili per fruire di questa agevolazione per i ricercatori che intendono tornare in Italia.

Cominciamo!

Ricercatori e docenti agevolazioni fiscali

Rientro dei Cervelli: l’agevolazione fiscale per docenti e ricercatori

L’agevolazione legata al Rientro dei Cervelli è disciplinata dall’articolo 44 della Legge n 78/10.

Tale norma, prevede che Docenti e Ricercatori:

  • In possesso di titolo di studio universitario o equiparato;
  • Non occasionalmente residenti all’estero;
  • Che hanno svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici / privati o Università per almeno 2 anni continuativi,

nel caso in cui spostino la loro Residenza Fiscale in Italia per svolgere la propria attività lavorativa, possono ottenere

L’esclusione del 90% degli emolumenti percepiti dalla formazione del reddito di lavoro dipendente / autonomo ai fini IRPEF. Nonché alla formazione del valore della produzione ai fini IRAP.

L’agevolazione, quindi, riguarda i redditi di lavoro dipendente o autonomo prodotti in Italia per lo svolgimento di attività di docenza e ricerca.

L’agevolazione si applica a decorrere dal periodo di imposta in cui il docente o il ricercatore diviene fiscalmente residente in Italia.

Durata dell’agevolazione legata al rientro dei cervelli

Per quanto riguarda la durata dell’agevolazione il DL n 34/19 ha modificato il comma 3 dell’articolo 44 della Legge n 78/10.

In pratica, l’agevolazione è applicabile da periodo di imposta in cui il ricercatore diventa residente in Italia e nei 5 successivi (in precedenza 3). Questo significa, sostanzialmente, che l’agevolazione ha una durata complessiva di 6 annualità.

Tuttavia, l’agevolazione in esame è estendibile per ulteriori annualità (al verificarsi di alcuni requisiti). In particolare, l’agevolazione si applica per:

  • 8 annualità da quella di acquisizione della residenza fiscale italiana. Questo nel caso di docenti / ricercatori con almeno 1 figlio minorenne o a carico. E’ valido anche il caso del figlio in affido preadottivo. Oppure, in alterativa, qualora il docente diventi proprietario di almeno un’unità immobiliare residenziale in Italia, successivamente al trasferimento o nei 12 mesi precedenti. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore o dal coniuge / convivente / figli anche in comproprietà;
  • 11 annualità da quella di acquisizione della residenza fiscale italiana. Questo nel caso di docenti / ricercatori che abbiano almeno 2 figli minorenni a carico, anche in affido preadottivo;
  • 13 annualità da quella di acquisizione della residenza fiscale italiana. Questo nel caso di docenti / ricercatori che abbiano almeno 3 figli minorenni a carico, anche in affido preadottivo.

Queste disposizioni sono state aggiunte dal comma 3-bis del DL n 34/19.

Nel caso in cui, nel suddetto periodo, il docente o il ricercatore trasferisca la propria residenza all’estero, il beneficio fiscale viene meno. La decadenza si ha a partire dal periodo d’imposta in cui risulti non più fiscalmente residente in Italia.

Rientro dei cervelli e proseguimento del lavoro all’estero

Una casistica che riscontro spesso è quella del ricercatore che rientra in Italia con moglie e figli, e viene assunto da una società o ente o un’università italiana. Tuttavia, allo stesso tempo viene mantenuta l’attività di ricerca o di docenza presente all’estero (magari in percentuale minore).

In questo caso occorre domandarsi come trattare fiscalmente il reddito che viene percepito dall’estero.

Nel caso in cui si trasferisca la propria residenza in Italia, ma si continui a svolgere attività di ricerca o docenza anche all’estero, è possibile fruire dell’agevolazione per i soli redditi percepiti in Italia in qualità di docente o ricercatore.

I redditi esteri, invece, devono ordinariamente essere assoggettati a tassazione italiana. Questo secondo quanto previsto dall’articolo 3 del TUIR e dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

Questo tenendo conto, del credito d’imposta per le imposte pagate all’estero ai sensi dell’articolo 165 del DPR n 917/86.

Tabelle riepilogativa agevolazione rientro dei cervelli 2020

AgevolazioneEsenzione del 90% del reddito di lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia. Il reddito di fonte estera non è oggetto di agevolazione.
Durata dell’agevolazioneLa durata ordinaria è di 6 anni dall’acquisto della residenza fiscale italiana. In caso di acquisto di un immobile o di figlio a carico si estende fino all’ottavo anno. Con due figli a carico all’undicesimo anno, mentre con tre figli a carico si arriva a tredici anni.
Requisiti dell’agevolazione– Essere stato residente all’estero;
– Essere in possesso di un titolo di studio universitario;
– Attività di docenza o ricerca all’estero per 2 anni;
– Trasferire residenza in Italia ex art. 2 TUIR;
– Svolgere attività di ricerca o docenza in Italia.
Reddito agevolatoSolo il reddito da lavoro dipendente o assimilato o il reddito da lavoro autonomo.

Rientro dei cervelli: soggetti interessati ed esclusi

L’agevolazione fiscale legata al Rientro dei Cervelli si applica alle seguenti categorie di soggetti:

  • Cittadini Italiani;
  • Cittadini dell’Unione Europea.

assunti o che intendono avviare un’attività d’impresa o di lavoro autonomo in Italia trasferendovi il proprio domicilio.

Tali soggetti devono possedere i seguenti requisiti:

  • Sono in possesso di un titolo di laurea;
  • Hanno risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia;
  • Negli ultimi due anni o più, hanno risieduto fuori dal proprio Paese d’origine e dall’Italia svolgendovi continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa.

Sono esclusi dall’agevolazione legata al Rientro dei Cervelli i soggetti titolari di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con:

  • La Pubblica Amministrazione;
  • Aziende di diritto italiano.

Che svolgono all’estero la propria attività lavorativa di ricerca o docenza per conto di questi contratti.

In sostanza, l’attività di ricerca o docenza del lavoratore deve essere necessariamente svolta in Italia.


Rientro di ricercatori e docenti: analisi analisi dei requisiti

Una volta individuate le caratteristiche essenziali di questa agevolazione è necessario effettuare un passaggio ulteriore. Mi riferisco alla necessità di andare ad analizzare i requisti richiesti con maggiore dettaglio.

Di seguito li analizzo singolarmente.

Possesso di un titolo di studio universitario o equiparato

I titoli di studio conseguiti all’estero non sono automaticamente riconosciuti in Italia. Pertanto, il soggetto interessato deve richiedere la “dichiarazione di valore” alla competente autorità consolare.

In particolare, la dichiarazione di valore è un documento che attesta il valore del titolo di studio di livello universitario nel Paese in cui è stato conseguito.

Dichiarazione che, nel caso in esame, deve essere redatta in lingua italiana e rilasciata dalle Rappresentanze Diplomatiche italiane all’estero (Ambasciate/Consolati) competenti per zona.

Questa documentazione deve essere conservata a cura del richiedente l’agevolazione.

Soggetto non occasionalmente residente all’estero

In relazione al periodo di permanenza all’estero, non viene specificata la durata di tale permanenza.

Tuttavia, nella Circolare n 17/E/2017, l’Agenzia delle entrate si limita a richiedere che si tratti di una permanenza stabile e non occasionale.

La stabilità di residenza, considerata anche come requisito per l’iscrizione AIRE si ha quando il soggetto rimane all’estero per periodi superiori ad un anno.

Sul punto, tuttavia, la norma pone rilevanza sulla durata dell’attività di ricerca o docenza all’estero. Tale attività deve essersi protratta per due anni consecutivi.

Questo periodo richiesto, infatti, è quello considerato minimo e necessario ad integrare il presupposto della non occasionale residenza all’estero.

Il periodo di due anni, in considerazione della genericità della norma, deve essere calcolato sulla base del calendario comune e non sulla base dei periodi di residenza fiscale.

Per l’attività di docenza, invece, può essere calcolato sulla base della durata degli anni accademici.

Documentata attività di ricerca o docenza all’estero

Possono richiedere l’agevolazione sul Rientro dei Cervelli i soggetti che hanno svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero per almeno due anni continuativi.

L’attività di ricerca può essere individuata nell’attività destinata alla:

  • Ricerca di base;
  • Ricerca industriale,
  • La ricerca di sviluppo sperimentale e a studi di fattibilità,

deve trattarsi di ricerca svolta presso un organismo di ricerca.

Si considerano “organismi di ricerca” i seguenti enti:

  • Le università;
  • Gli istituti di ricerca;
  • Le agenzie incaricate del trasferimento di tecnologia;
  • Gli intermediari dell’innovazione;
  • Le entità collaborative reali o virtuali orientate alla ricerca,

Questo, indipendentemente dal loro status giuridico (costituito secondo il diritto privato o pubblico) e dalla fonte di finanziamento, la cui finalità principale consiste nello svolgere in maniera indipendente attività di ricerca.

Possono, inoltre, essere considerati centri di ricerca le entità che svolgono anche attività economiche. Purché tali attività siano contabilmente distinte da quelle di ricerca.

L’attività di docenza, invece, può essere individuata nella attività di insegnamento svolta presso istituzioni universitarie, pubbliche e private.

L’effettivo svolgimento dell’attività di ricerca o di docenza all’estero deve risultare da idonea documentazione.

L’attestazione deve essere rilasciata dagli stessi centri di ricerca o dalle università presso i quali l’attività è stata svolta. Nel documento deve essere presente sia la natura dell’ente sia l’attività svolta dal docente o dal ricercatore e la relativa durata.

Traduzione della documentazione in lingua

La documentazione rilasciata al ricercatore, se prodotta in lingua straniera, deve essere tradotta in italiano. Questo è quanto prevede la Circolare n 17/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate.

Il contribuente può occuparsi direttamente della traduzione dei documenti sopracitati.

Questo è possibile se tale documentazione è stata redatta in lingua inglese, francese, tedesca o spagnola.

Al contrario, se i documenti sono redatti in altre lingue, è necessaria la traduzione giurata ovvero la vidimazione da parte dell’autorità consolare.

L’attività di docenza e ricerca non necessariamente deve essere stata svolta nei due anni immediatamente precedenti il rientro.

Come detto, è sufficiente che l’interessato, prima di rientrare in Italia, abbia svolto tali qualificate attività all’estero per un periodo minimo ed ininterrotto di almeno ventiquattro mesi.

Per la docenza il periodo di ventiquattro mesi si ritiene compiuto se l’attività è stata svolta per due anni accademici continuativi.

Svolgimento di attività di ricerca o docenza per 24 mesi in Italia

Per quanto riguarda l’attività da svolgere in Italia la norma non dispone nulla in merito ai requisiti dei datori di lavoro e dei committenti dei docenti e ricercatori.

L’agevolazione legata al Rientro dei Cervelli non pone rilievo alla natura del datore di lavoro o del committente.

Per l’attività di ricerca questi può essere un’università, pubblica o privata o un centro di ricerca pubblico o privato. Oppure, un impresa o un ente che, in ragione della peculiarità del settore economico in cui opera, disponga di strutture di ricerca.

Per quanto riguarda l’attività di docenza possono ritenersi agevolabili tutte le attività finalizzate all’insegnamento. Nonché quelle finalizzate alla formazione svolte presso università, scuole, uffici o aziende, pubblici o privati.

Acquisizione della residenza fiscale in Italia

È richiesto che il docente o ricercatore trasferisca la propria attività in Italia, trasferendo conseguentemente la residenza fiscale in Italia.

Per stabilire la residenza fiscale in Italia è necessario che il soggetto effettui la cancellazione dall’AIRE e si iscriva all’Anagrafe della Popolazione Residente.

Questo, in quanto, la norma fa riferimento alla Residenza Fiscale, ai sensi dell’articolo 2 del TUIR.

Ma che cosa succede se il soggetto espatriato non si è mai iscritto all’AIRE?

Il DL n 34/19 è intervenuto proprio a regolamentare l’accesso a questa agevolazione per i soggetti espatriati non iscritti AIRE.

Queste regole valgono per i soggetti che si trasferiscono in Italia a partire dal 2020.

È previsto che i docenti / ricercatori non iscritti all’AIRE che rientrano in Italia:

  • Dal 1° gennaio 2020 possono applicare il regime del Rientro dei Cervelli a condizione che abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi nei 2 periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia;
  • Entro il 31.12.2019 possono applicare, con riferimento ai periodi d’imposta in cui siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero oggetto di controversie pendenti in ogni stato e grado di giudizio nonché per i periodi d’imposta ancora accertabili, il regime di cui al citato art. 44 “nel testo vigente al 31.12.2018”. Questo a condizione che abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi nei 2 periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia.

Rientro di ricercatori e docenti: la richiesta dell’agevolazione

La richiesta dell’agevolazione si effettua con modalità differenziate. La variabile è l’assunzione del lavoratore come dipendente, o l’esercizio di attività di lavoro autonomo.

Vediamo, di seguito, entrambe le casistiche.

Richiesta di applicazione del rientro dei cervelli al datore di lavoro

Per i docenti e ricercatori che vengono assunti in Italia l’agevolazione si richiede direttamente al datore di lavoro.

La richiesta avviene attraverso la predisposizione di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio sottoscritta dal contribuente interessato all’agevolazione.

Nella dichiarazione il soggetto deve indicare la sussistenza delle condizioni richieste per ottenere l’agevolazione.

La dichiarazione sostitutiva, ai sensi del DPR n 445/00 deve contenere:

  • Le generalità (nome, cognome e data di nascita);
  • Codice fiscale;
  • L’indicazione della data di rientro in Italia;
  • La dichiarazione di possedere i requisiti previsti dal regime agevolativo di cui si chiede l’applicazione;
  • L’indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • La dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’art. 44 del D.L. n. 78/2010, dalla Legge n. 238/2010, dall’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015 (divieto di cumulo ai sensi dell’art. 2 del Decreto attuativo) e dall’art. 24-bis del T.U.I.R. (divieto di cumulo ai sensi dell’art. 1, comma 154, della Legge di bilancio 2017).

Alla scheda il richiedente potrà allegare in copia:

  • Il documento di identità;
  • Il curriculum vitae;
  • L’attestato di laurea e relativa dichiarazione di valore per i titoli di studio conseguiti all’estero;
  • La certificazione di stabile permanenza all’estero, con impegno in attività didattiche o di ricerca scientifica;
  • Il certificato di iscrizione all’AIRE nel periodo precedente il rimpatrio;
  • L’elenco delle pubblicazioni scientifiche;
  • L’indicazione dell’attività didattica o di ricerca che si intende svolgere.

Una volta ricevuta la documentazione il datore di lavoro applicherà l’agevolazione direttamente in busta paga.

Adempimenti del datore di lavoro

Una volta ottenuta la documentazione dal lavoratore, il datore di lavoro è chiamato ad una serie di adempimenti.

Si tratta dei seguenti:

  • Operare le ritenute sulla parte imponibile delle somme e valori di cui all’articolo 51 del TUIR. La base imponibile è ridotta al 10%. Questo a partire dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta;
  • A fine anno o alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuare il conguaglio tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sull’ammontare complessivo degli emolumenti, ridotto e corrisposto a partire dalla data di assunzione del lavoratore.

Le disposizioni indicate non si applicano nel caso in cui il lavoratore comunichi al datore di lavoro il trasferimento fuori dall’Italia della propria residenza o del proprio domicilio.

Nella Certificazione unica devono essere indicate separatamente l’ammontare complessivo delle somme e valori corrisposti e l’ammontare ridotto alle percentuali sopra indicate.

Richiesta di applicazione del rientro dei cervelli nel modello Redditi PF

Nel caso in cui il ricercatore o il docente intenda esercitare in italia queste attività in modo autonomo, cambiano le modalità di applicazione dell’agevolazione.

In questo caso il ricercatore o il docente è tenuto ad aprire Partita IVA ed a fatturare le proprie prestazioni professionali.

L’applicazione dell’agevolazione, in questo caso, avviene attraverso l’indicazione in dichiarazione dei redditi della sussistenza dei requisiti.

Tale indicazione deve essere effettuata all’interno del Quadro RE del modello Redditi Persone Fisiche.

Per approfondimenti sulla compilazione del quadro ti lascio a questo contributo dedicato:

Compilazione del quadro RE: Redditi di Lavoro Autonomo

L’aspetto importante da ricordare, in questo caso, riguarda le ritenute fiscali. Infatti, nel caso in cui si applichi un regime fiscale che prevede l’applicazione delle ritenute il professionista è chiamato ad ulteriore adempimento.

Al fine di evitare che le ritenute applicate dai committenti siano in eccesso rispetto all’imposta da versare in dichiarazione è possibile autocertificare la riduzione della ritenuta.

Presentando apposita documentazione il professionista può chiedere la riduzione o la non applicazione della ritenuta al committente.


Rientro dei Cervelli: conclusioni e consulenza

In questo articolo ho cercato di indicarti tutte le indicazioni utili per ottenere l’agevolazione legata dal Rientro dei Cervelli.

Si tratta di una importante leva fiscale per far rientrare in Italia soggetti che hanno svolto attività di ricerca e docenza all’estero.

La norma, come detto, riguarda sia soggetti cittadini italiani che cittadini UE. Per questo motivo si intende attrarre anche competenze di soggetti esteri, incentivandoli ad operare in Italia.

Inoltre, l’abbattimento del reddito al 90% è sicuramente incentivo molto forte, senza eguali nel nostro ordinamento.

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Se tutto questo non ti è sufficiente e vuoi scoprire cosa è accaduto a 13 ricercatori impatriati in Italia del MIUR non perderti questo articolo.

“Cervelli” impatriati in Italia senza rimborso dopo la contestazione delle Entrate

15 COMMENTI

  1. Salve,
    sono un ricercatore e sono tornato in Italia a gennaio 2019. Farò richiesta al datore di lavoro per l’agevolazione. Come funziona con i mesi precedenti (da gennaio fino al momento in cui venga concessa) in cui sono stato tassato normalmente?
    Grazie

    Stefano

  2. Salve Stefano, l’agevolazione si applica dal momento in cui si fa richiesta al datore di lavoro. L’agevolazione trovando applicazione in busta paga si applica dal momento della richiesta. Eventualmente il conguaglio ci sarà con la dichiarazione dei redditi.

  3. Buongiorno dottor Migliorini e grazie per i preziosi contributi.

    Mi permetto di porle un quesito :
    Io rientrero’ in Italia a fine Agosto per iniziare un contratto di lavoro indeterminato.
    Negli scorsi 3 anni ho vissuto in Francia dove ho lavorato a tempo indeterminato e pagato le imposte senza pero’ iscrivermi all’AIRE.

    Se ho capito bene avro’ comunque diritto al’agevolazione “Tassazione sul 50% dei compensi” previo domanda con autocertificazione al mio nuovo daotore di lavoro. Vorrei sapere pero’ se dal 1 Gennaio 2020 avro’ diritto all’agevolazione ‘potenziata’ con tassazione sul 30% dei compensi percepiti.

    La ringrazio molto per l’attenzione.
    Cordialmente

  4. Buongiorno,
    un ricercatore che rientra in Italia per lavorare in un’azienda italiana con contratto da addetto ricerca e sviluppo può fare richiesta per le agevolazioni come ricercatore o come lavoratore rimpatriato?
    Grazie

    Un saluto,
    Stefano

  5. Buongiorno Dottor Migliorini.
    Io dovrei rientrare in Italia a Gennaio 2020 continuando a lavorare da remoto per 6 mesi/1 anno per la stessa azienda inglese per la quale lavoro ora. Sposterò la residenza in Italia perché vivrei qui per più di 183 giorni l’anno.
    Mi chiedevo se:
    -posso usufruire delle agevolazioni (dovendo pagare la differenza tra le tasse inglesi ed italiane)
    -se ciò non fosse possibile mentre lavoro per la compagnia inglese ma, dopo un anno dal rientro in Italia, cominciassi a lavorare per una azienda italiana avrei ancora la possibilità di richiedere le agevolazioni?
    Grazie mille per il suo aiuto

  6. Salve Stefano, l’attività di ricerca deve essere descritta nel contratto e devono essere rispettati gli altri requisiti richiesti dalla norma. Per l’analisi della sua situazione personale mi contatti in privato per una consulenza.

  7. Federico, molte grazie per questo chiarissimo articolo.
    Sono un ricercatore residente all’estero da oltre 3 anni e sto valutando se accettare una offerta in Italia. Vorrei porre una domanda molto pragmatica.
    Il lordo per un RTDA è di circa 35mila euro (~20.4K di base, ~3.9K di assegno aggiuntivo, ~10.7K di indennità, vedere per esempio qua http://www.iuav.it/Ricerca1/SERVIZI1/PRESENTARE/COSTI-DEL-/ricercatori_post_240_2010.pdf ).

    Le agevolazioni fiscali si applicano a tutte e tre queste componenti o solo a una parte? In altre parole, il netto sarebbe di ~1.8K / mese senza agevolazioni. A quanto aumenterebbe usufruendo degli sgravi?

    Grazie in anticipo dell’aiuto.

  8. L’agevolazione riguarda tutte le componenti di reddito imponibili IRPEF, come tutte quelle da lei indicate. Per capire a quanto si arriva di lordo con l’agevolazione occorre farei dei calcoli, nel caso sono a disposizione in privato per una consulenza.

  9. Buon giorno,
    Grazie per l’articolo molto chiaro. Avrei una domanda.
    Se si ha un contratto di ricerca all’estero di 24 mesi esatti ma si crea una sovrapposizione l’ultimo mese in quanto si viene assunti presso un’università italiana é comunque possibile poi richiedere le agevolazioni oppure no in quanto l’assunzione in Italia interrompe i termini di residenza all’estero anche se di fatto si sta continuando a lavorare all’estero fino alla fine dei 24 mesi?

  10. Salve Rosanna, bisogna vedere se si maturano i 24 mesi (2 anni) di residenza fiscale estera in cui si è svolto attività di ricerca o docenza in modo continuativo. Per ottenere l’agevolazione il rientro e l’assunzione in Italia devono essere successivi alla maturazione dei requisiti richiesti.

  11. Buongiorno,
    grazie per il suo articolo.
    Ho due domande:
    1- La prima è simile a quella di Stefano. Svolgo attività di ricerca all’estero da 4 anni. Se rientrassi in Italia come lavoratore dipendente in un’impresa (non in ricerca e sviluppo), usufruirei delle agevolazioni da ricercatore o da lavoratore impatriato?
    2- Quali sono le agevolazioni per le aziende che assumono un impatriato?

  12. Salve Tommaso, quello che le posso dire è che per le imprese non ci sono agevolazioni. L’agevolazione riguarda solo il lavoratore che rientra. Per analizzare la sua situazione personale se vuole mi contatti tramite il form per una consulenza personalizzata.

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