Plusvalenze da cessione di partecipazioni 2019: tassazione al 26%

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Plusvalenze da cessione di partecipazioni societarie in SPA e SRL. Plusvalenze da cessione di partecipazioni con imposta sostitutiva al 26% sia per partecipazioni qualificate e non qualificate a partire dal 1° gennaio 2019 per le persone fisiche. Tassazione tra i redditi diversi di natura finanziaria, per le cessioni a valore più elevato del valore normale della partecipazione.

Se stai leggendo questo articolo sicuramente ti interessa capire come gestire la cessione di una partecipazione societaria.

Se hai ceduto o stai per cedere una partecipazione societaria in questo articolo ti spiegherò come dovrai assoggettare a tassazione l’eventuale plusvalenza generata. Inoltre, ti indicherò come gestire la plusvalenza generata dalla cessione di una partecipazione in una azienda estera.

Quando si detiene una partecipazione sociale in una società di capitali può capitare che, per vari motivi, ci si trovi di fronte alla possibilità di cedere la propria partecipazione.

Cessione che può avvenire sia nei confronti di altri soci (in caso di esercizio del diritto di prelazione), oppure anche a terzi.

In questo caso è fondamentale determinare il corretto valore di cessione della partecipazione. Questo al fine di capire se ed in che modo l’eventuale plusvalenza sarà assoggettata a tassazione.

Come si determina la plusvalenza da cessione di partecipazioni?

La plusvalenza derivante dalla cessione di partecipazioni societarie, determinata come differenza tra:

  • Il corrispettivo conseguito dalla vendita. Al netto di eventuali oneri accessori (di intermediazione, oneri per perizie, etc) e
  • Il costo di acquisto fiscalmente riconosciuto della partecipazione.

La differenza positiva deve essere assoggettata a tassazione, ai fini delle imposte dirette.

Di seguito puoi trovare tutte le informazioni utili per la determinazione della tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni societarie da parte di persone fisiche (non imprenditori).

In particolare ti indicherò il regime di tassazione applicabile alle cessione di partecipazioni sociali. Cessione nelle quali il soggetto cedente è una persona fisica che detiene la partecipazione al di fuori del regime d’impresa. Disciplina contenuta negli articoli 67 e 68 del DPR n 917/86.

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TASSAZIONE DELLE PLUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI SOCIETARIE

Prima di iniziare è bene chiarire subito che nell’ambito finanziario, ma anche in quello tributario, non vi è accordo sull’opportunità di effettuare una tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni.

Per centrare bene il problema è necessario fare un passo indietro e capire, la definizione di capacità contributiva.

Ebbene, non esiste un modo unanime di vedere la capacità contributiva, in quanto sussistono diverse concezioni:

  • Capacità contributiva come reddito prodotto – secondo questa teoria la capacità contributiva è rappresentata da quei flussi monetari che costituiscono il corrispettivo ai fattori produttivi utilizzati per la produzione di beni e servizi. Non rientrano, quindi, in questa definizione tutti i redditi dovuti a redistribuzione di redditi già prodotto (ne plusvalenze, ne ogni altro incremento patrimoniale costituisce indice di capacità contributiva).
  • Capacità contributiva come reddito entrata – questa definizione, la più accettata dai tributaristi e vede come reddito di periodo qualsiasi variazione nella capacità di disporre di risorse (comprehensive income). Il reddito deriva dalla variazione patrimoniale di tutti i redditi posseduti nel periodo, e comprende anche le plusvalenze.

In linea generale una plusvalenza, ovvero il realizzo di una partecipazione ad un prezzo di vendita superiore a quello di acquisto può derivare o da un buon affare, oppure, dall’esistenza di utili non distribuiti all’interno della società.

La loro tassabilità, quindi dipende dalla risposta al problema dell’integrazione tra la tassazione societaria e quella personale, in capo al socio.

Sotto questo profilo, mancando una integrazione tra questi due profili nel nostro ordinamento la tassazione delle plusvalenze da partecipazioni è giustificata unicamente dalla mancanza di tassazione in capo alla società.

PLUSVALENZE/MINUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI

La cessione di partecipazioni (azioni di SPA o quote di SRL) può generare una plusvalenza o una minusvalenza.

Per determinarne il valore è necessario sottrarre dal valore di vendita il valore normale della partecipazione (ovvero il costo di acquisto).

In questo modo è possibile capire se il realizzo ha prodotto un reddito, ovvero la plusvalenza oppure una minusvalenza.

Ai fini dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) è tassabile soltanto la plusvalenza. Mentre la minusvalenza non concorre alla formazione del reddito.

La tassazione della plusvalenza è differenziata a seconda del tipo di partecipazione ceduta:

Cessione di partecipazione non qualificata

In caso di cessione di una partecipazione non qualificata questa è tassata con un imposta sostitutiva del 20% se realizzata a partire dal 01/01/2012 e fino al 30/06/2014.

Dal primo luglio 2014 la tassazione della plusvalenza è tassata con imposta sostitutiva del 26% (articolo 3, commi da 1 a 14 e articolo 4, comma 1, del D.L. n. 66/2014, convertito in Legge n. 89/2014).

L’imposizione dell’imposta sostitutiva può avvenire alternativamente:

  • In dichiarazione dei redditi compilando il quadro RT del modello Redditi persone fisiche;
  • Attraverso il regime del risparmio gestito. Ove il soggetto delega una banca o una società di intermediazione mobiliare (Sim) abilitata, ad occuparsi del portafoglio e delle dichiarazioni.

Cessione di partecipazione qualificata

In questo caso la plusvalenza, calcolata come sopra, deve essere obbligatoriamente indicata in dichiarazione dei redditi. compilando il quadro RT sezione III del modello Redditi persone fisiche.

La partecipazione qualificata è quella superiore:

  • Al 20% del capitale di una società non quotata o
  • Al 2% del capitale di una società quotata.

La plusvalenza concorre alla formazione della base imponibile IRPEF nei limiti del 58,14% del suo ammontare.

A partire dal primo gennaio 2019 le plusvalenze da partecipazione qualificata scontano l’imposta sostitutiva del 26%. Esattamente come le partecipazioni non qualificate.

Cumulo delle cessioni nei 12 mesi precedenti

La percentuale di diritti di voto e di partecipazione è determinata tenendo conto di tutte le cessioni effettuate nel corso di dodici mesi. Ancorché nei confronti di soggetti diversi.

Pertanto, occorre cumulare le cessioni delle medesime attività finanziarie poste in essere negli ultimi 12 mesi. Anche se effettuate in un periodo d’imposta precedente.

Qualora il contribuente, dopo avere effettuato una prima cessione non qualificata, ponga in essere, nell’arco dei dodici mesi dalla prima cessione, altre cessioni che comportino il superamento delle percentuali di diritti di voto o di partecipazione, per effetto della predetta regola del cumulo, si realizza una cessione di partecipazione qualificata.

Vedi la Circolare n. 52/E/2004 dell’Agenzia delle Entrate.

Esempio di cumulo delle cessioni

Un contribuente che detiene una partecipazione in società pari al 30%, la cede in due tranches, rispettivamente:

  • In data 25.6.T1, per una quota pari al 20% a Caio;
  • In data 30.12.T1, per una quota pari al 10% a Sempronio.

In questo caso, Tizio cede nel corso del periodo d’imposta una partecipazione nel suo complesso qualificata e l’eventuale plusvalenza concorre alla determinazione del reddito nel limite del 58,14%. Dal primo gennaio 2019 la cessione è comunque tassata con ritenuta del 26%.

Il medesimo principio si applica anche laddove le due cessioni siano state effettuate in due periodi d’imposta consecutivi.

In tale circostanza, l’imposta sostitutiva assolta all’atto della prima cessione ed indicata in dichiarazione dei redditi dovrà essere scomputata dalI’RPEF dovuta nell’esercizio relativo alla seconda cessione. Articolo 5, comma 4, del D.Lgs. n. 461/97.

L’applicazione della regola che impone di tener conto di tutte le cessioni effettuate nei 12 mesi è stata, tuttavia, subordinata alla condizione che si possieda, almeno per un giorno, una partecipazione superiore alle percentuali sopra indicate.

Conseguentemente, fintanto che il contribuente non possieda una partecipazione superiore alle suddette percentuali, tutte le cessioni effettuate nel corso dei 12 mesi, anche se complessivamente superiori alle predette percentuali per effetto di reiterate operazioni di acquisto e di vendita, non possono considerarsi cessioni di partecipazioni qualificate.

Partecipazioni in usufrutto

Ai fini del calcolo delle soglie di qualificazione in presenza di partecipazioni gravate dal diritto di usufrutto (artt. 46 e 48 del DPR n. 131/86), occorre sommare:

  • Il valore della quota detenuta in usufrutto (o a titolo di nuda proprietà);
  • La quota detenuta in piena proprietà.

Nel caso in cui il diritto di usufrutto non preveda un termine, esso si estingue con la morte del beneficiario.

In base al combinato disposto di tali disposizioni, il valore nominale della quota detenuta a titolo di usufrutto si determina:

  • Moltiplicando il valore della piena proprietà per il saggio legale degli interessi;
  • Moltiplicando il valore così ottenuto per il coefficiente, indicato nel prospetto allegato al DPR n. 131/86, applicabile in relazione all’età dell’usufruttuario.

Strumenti finanziari assimilati alle azioni

Sono assimilati alle azioni gli strumenti – comunque denominati – la cui remunerazione è costituita totalmente dalla partecipazione ai risultati economici dell’emittente, delle altre società appartenenti al medesimo gruppo, o all’affare in relazione al quale i titoli sono stati emessi.

Ciò comporta che i proventi che derivano dal possesso degli strumenti finanziari siano assimilati agli utili che derivano dalle azioni, così come le plusvalenze che emergono seguano il regime del capital gain.

Gli strumenti finanziari possono essere assimilati alle azioni “a seconda che tali strumenti trovino o meno contropartita in un apporto di capitale”.

Pertanto:

  • Qualora gli strumenti finanziari consentano la partecipazione al patrimonio dell’emittente, le plusvalenze sono assimilate, rispettivamente, a quelle derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate o meno a seconda che risultino superate o meno le soglie previste dall’art. 67 del DPR n. 917/86;
  • Quando lo strumento non consenta la partecipazione al capitale o al patrimonio, stante l’impossibilità di provvedere a individuare una soglia che ne distingua il regime fiscale, le relative plusvalenze hanno sempre natura “qualificata”.

Partecipazioni non qualificate e fattispecie assimilate

La nozione di partecipazioni non qualificate disciplina sia le partecipazioni vere e proprie che le relative fattispecie assimilate (art. 67 co. 1 lett. c-bis) del DPR n. 917/86).

Nei limiti delle soglie fissate, si considerano non qualificate le cessioni di:

  • Azioni;
  • Ogni partecipazione al capitale oppure al patrimonio di:
    • Società in nome collettivo, società in accomandita semplice e società semplici;
    • Società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee residenti;
    • Enti commerciali residenti;
    • Enti non commerciali residenti;
    • Società ed enti non residenti.

Partecipazioni detenute mediante trust e società fiduciarie

Nel caso di cessioni di partecipazioni detenute in trust, le modalità di imposizione sono le seguenti:

  • In caso di trust “trasparente”, le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni sono direttamente tassate in capo ai soci e costituiscono, quindi, redditi di capitale (art. 44 co. 1 lett. g-sexies del DPR n. 917/86);
  • In caso di trust “opaco” oppure “misto”, la plusvalenza realizzata:
    • Concorre alla formazione del reddito del trust nella misura del 5% (art. 87 del DPR n. 917/86) ovvero del 100% (art. 86 del DPR n. 917/86) a seconda della natura della partecipazione, se il trust è assimilato a un ente commerciale;
    • Concorre alla formazione del reddito del trust nella misura del 58,14% (art. 58 del DPr n. 917/86) ovvero del 100% a seconda della natura della partecipazione, se il trust è assimilato a un ente non commerciale e la partecipazione è detenuta in regime d’impresa;
  • Segue le regole degli artt. 67 e 68 del DPR n. 917/86, se il trust è assimilato a un ente non commerciale e la partecipazione non è detenuta in regime d’impresa.

Le società fiduciarie, secondo quanto riconosciuto da prassi consolidata, non sono considerate proprietarie dei beni ad esse fiduciariamente intestati in quanto, attraverso il rapporto fiduciario, le stesse dispongono dei beni loro affidati nell’interesse dei soci-fiducianti ed è da escludere che possano liberamente disporre di quanto ricevono in consegna, se non nei limiti del mandato.

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PLUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI: DETERMINANTE PER LA TASSAZIONE E’ LA DATA DELL’ATTO DI CESSIONE

Le plusvalenze si intendono realizzate nel momento in cui si perfeziona la cessione delle partecipazioni (per cui questo momento determina il regime impositivo applicabile).

Questo anche se poi il periodo d’imposta in cui la plusvalenza è tassata è quello in cui viene percepito il corrispettivo.

Quindi, se, quindi, la cessione della partecipazione qualificata viene effettuata nel 2018 e nello stesso anno viene percepito il corrispettivo, la plusvalenza è imponibile nel limite del 58,14% (e viene tassata nel periodo d’imposta 2018).

Se, invece, la cessione è effettuata nel 2018, ma il corrispettivo viene incassato nel 2019, essa continua ad essere tassata nel limite del 58,14% del relativo ammontare, pur se nel 2019. I primi effetti delle nuove norme sono, quindi, posticipati alle cessioni di partecipazioni effettuate dal 1° gennaio 2019.

Continua, naturalmente, a valere il principio contenuto nell’articolo 68 comma 7 lettera f) del TUIR. Norma secondo cui in caso di dilazione o rateazione del corrispettivo la plusvalenza viene ripartita in proporzione tra i periodi d’imposta di incasso delle somme. Fermo restando che il regime impositivo (tassazione IRPEF nel limite del 49,72%, tassazione IRPEF nel limite del 58,14% o imposta sostitutiva del 26%) rimane “cristallizzato” in quello vigente all’atto della cessione.

Plusvalenze da cessione di partecipazioni: esempi di tassazione

Esempio A

Ipotizziamo il socio di una Srl che detiene una quota di €. 1.000 su un capitale sociale di €. 10.000.

Ipotizziamo che la sua quota di partecipazione sia ceduta ad un altro socio per il valore di €. 1.500.

In questo caso, la plusvalenza di €. 500 deve essere assoggettata ad imposta sostitutiva del 26%, o in dichiarazione dei redditi.

Oppure attraverso il sistema del risparmio gestito, direttamente dall’intermediario finanziario incaricato.

Esempio B

Ipotizziamo un altro socio della stessa Srl che detiene una quota di €. 5.000 sul capitale sociale di €. 10.000.

Ipotizziamo che la sua quota di partecipazione sia ceduta a terzi, estranei alla società, per il valore di €. 10.000.

In questo caso, dal primo gennaio 2019 della plusvalenza generata dalla cessione (€. 5.000), deve essere assoggettata a ritenuta del 26%.

Tassazione da applicare in dichiarazione dei redditi da parte del socio cedente.

Esempio C

Riprendiamo l’esempio A, ed ipotizziamo in questo caso che il socio uscente, titolare di una quota di partecipazione di €. 1.000 decida di cedere la propria partecipazione al valore nominale (€. 1.000).

In questo caso non essendoci alcuna plusvalenza, il socio non sarà tenuto a dichiarare niente nella propria dichiarazione dei redditi.

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PLUSVALENZE DA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI: CONSULENZA

Se vuoi avere maggiori informazioni sulla disciplina fiscale legata alla tassazione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni, sarò lieto di offrirti la mia consulenza.

Di seguito puoi trovare il link per accedere al servizio di consulenza coaching one to one su Skype. Potrai farmi tutte le domande che ritieni utili per risolvere i tuoi dubbi e ti spiegherò questo particolare regime di tassazione.

Ecco il link:

Coaching one to one su Skype

 


68 COMMENTS

  1. In caso di vendita di una quota del 10% di una sas per l’importo di 25000.00 quante tasse dovrei pagare?

  2. Buongiorno. vorrei sottoporvi il seguente caso:
    Acquisto nr 3000 azioni azienda italiana XYZ a 3 euro ciascuna;
    Successivo acquisto nr 6000 azioni stessa azienda a 1 euro ciascuna;
    Vendita di tutte e 9000 azioni a 2 euro.
    In questo caso il 20% si calcola solo sulla plusvalenza delle ultime 6000 azioni, giusto? E se anziché vendere tutte le 9000 azioni se ne vendessero solo 5000 che calcolo si deve fare? Grazie per la cortese attenzione

  3. Salve,
    il calcolo da effettuare è il seguente: acquisto 3.000 azioni a 3 euro e acquisto di altre 6.000 azioni ad 1 euro.
    Il valore complessivo di carico sarà pari a:
    3.000 azioni a 3 euro = 9.000 euro
    6.000 azioni ad 1 euro = 6.000 euro
    Valore di carico 15.000/9.000 = 1,67 per 9.000 azioni

    Determinazione della plusvalenza:
    9.000 azioni vendute a 2 euro
    9.000 azioni a 2 euro – 9.000 azioni a 1,67
    Valore incassato (9.000*2)=18.000 euro
    Valore speso (9.000*1.67)=15.030
    Plusvalenza = 2.970 su tale valore viene applicata l’imposta sostitutiva del 20%.
    Come puoi vedere per vendere 5.000 euro basterà cambiare il dato nei calcoli sopra esposti.

  4. Buongiorno, grazie mille per la sollecita risposta: dunque, se ho ben capito, per le azioni che vengono vendute fino al prezzo di 1,67 non si è tenuti a corrispondere l’imposta sostitutiva anche una parte di esse è stata acquistata ad un prezzo inferiore, giusto? Cordiali Saluti

  5. Si é corretto. Può trovare maggiori informazioni su siti bancari dedicati all’ argomento visto che sono direttamente le banche ad effettuare i calcoli.

  6. Salve, la quota del 10% è stata acquistata 2 anni fa per la cifra di 12.500.00,in posizione di accomandante.Rivendendola ora a 25.000.00 risulterebbero 12.50.00 euro di plusvalenza?su questa si paga il 12.5 % di tasse?
    Servono altri dati per calcolare la tassazione?
    Grazie anticipatamente per l’attenzione

  7. Salve,
    essendo la sua partecipazione non qualificata, la plusvalenza generata dalla vendita di 12.500 euro è soggetta a ritenuta a titolo d’imposta del 20%.

  8. Vi ringrazio per la consulenza, veramente molto gentili, adesso è tutto più chiaro. Buona giornata!

  9. Buonasera, sono un impiegato di uno studio notarile e questo pomeriggio in studio ci sarà una cessione di quote di una Srl (cessione del 15% del capitale sociale) plusvalenza di 10.500,00 (valore nominale 2.000,00 cessione per euro 12.500,00), la tassazione sulla plusvalenza è al 20%, deve essere versata in sede di dichiarazione dei redditi o a mani del notaio?

  10. Salve,
    non ho a disposizione tutti i dati necessari per calcolare l’esatta tassazione, comunque, le plusvalenze legate alla cessione di quote maggioritarie di società di capitali scontano un’imposizione fiscale del 49,72% che confluirà assieme ai suoi redditi di lavoro nel reddito complessivo IRPEF. Tale reddito sconta un’imposta calcolata secondo i vari scaglioni IRPEF, al netto di eventuali oneri deducibili e detraibili. Per un calcolo corretto deve portare tutti i documenti al suo commercialista.
    Spero comunque di esserle stato d’aiuto.

  11. Buongiorno,
    Ipotizzando di aver creato un’azienda da zero insieme ad un socio minoritario che ha il 20% e che sia mia volontà vendere le mie quote ad un terzo al valore di 500.000€, quanto dovrò pagare come tassazione, sapendo che inoltre ho un lavoro come dipendente con un RAL di 90k annui?
    Grazie

  12. Buongiorno, sono titolare del 50% di una srl con cap soc di 120 mila euro, se cedo la mia quota ad una società straniera, ma sempre ue, per 50 mila euro che imposte pago?

  13. Salve,
    Sembra che lei venda la sua quota ad un valore più basso riespetto al suo valore contabile. Non essendoci realizzo di alcuna plusvalenza non subirà alcuna tassazione.

  14. Nel1997 ho acquistato l’1% di una srl al prezzo di £ 100 milioni. Ora venderò la partecipazione ad un prezzo di € 100.000. Quale è la plusvalenza e che imposta dovrò pagare? Piergiorgio

  15. Salve,
    la plusvalenza sulla cessione di quota si calcola come differenza tra il costo di carico della quota, ossia il suo valore di acquisto 100.000 di lire e il suo valore di vendita 100.000 €. Su tale valore dovrà pagare un imposta pari al 20% della plusvalenza realizzata.

  16. Salve, dopo appena 2 mesi dall’avvio dell’attività di una Srl nata nel dicembre 2012, ho deciso di cedere le mie quote di partecipazione societarie che sono pari al 50%. Il capitale sociale è di €. 10.000 ma tutti i soci, per aprire l’attività, hanno speso 340.000 euro. Di cui io (50%) euro 170.000 versati alla Srl con bonifici documentati. Vendo il mio 50% per €. 145.000, quindi inferiore alla cifra spesa. E’ da considerare una plusvalenza? Ma io ci stò perdendo ben 25.000 euro….Come fare per dimostrare che, appunto, non ci stò guadagnando ma bensì perdendo? Grazie Ivano

  17. Salve,
    le plusvalenze da cessione di partecipazioni derivano dalla vendita delle quote sociale ad un valore più alto rispetto al valore nominale detenuto. Nel suo caso lei ha il 50% delle quote di una srl, che ha un capitale sociale di 10.000 €. Vendendo le quote a 145.000 € lei realizza una plusvalenza tassabile di 140.000 €. Per rispondere alla sua domanda è necessario capire a che titolo sono stati contabilizzati nel bilancio della srl questi versamenti che avete effettuato, altrimenti non è possibile dare una risposta precisa.

  18. Grazie, i versamenti sono stati effettuati a titolo di “Anticipazione del socio per acquisto attrezzature e macchinari” e così verranno contabilizzati nell’unico bilancio al 31.12.2013 (in corso di emissione) giacchè l’attività è iniziata da 2 mesi (novembre 2013). Grazie Ivano

  19. I versamenti effettuati dovrebbero esserle restituiti dalla società nel momento in cui lei cede le sue quote. In alternativa può effettuare una cessione del credito verso il nuovo socio, naturalmente se trovate l’accordo.

  20. Salve,
    il valore di cessione è di solito dipendente dal valore della società cui si riferisce la quota. Per questo motivo di solito le parti si fanno assistere da un advisor che valuta l’azienda e sulla base di questo valore le parti contrattano il prezzo di cessione della quota. Non è possibile stabilire con questi pochi elementi il valore economico attuale della sua quota.

  21. Salve, sono proprietaria della quota pari al 50% di una S.R.L. immobiliare con capitale sociale di € 10.000,00.
    Il valore degli immobili è pari ad € 1.000.000,00; il passivo ammonta ad € 900.000,00.
    Si cede la quota all’altro unico socio, coniuge in fase di separazione della scrivente.
    Sapreste indicarmi il giusto valore di cessione della quota per non incorrere in accertamenti tributari e le relative imposte da versare?

  22. Per questo è sempre bene effettuare prima una valutazione d’azienda per stimare il valore delle partecipazioni.

  23. Mio marito ritiene che la mia quota valga il 50% del capitale sociale, ovvero € 5.000,00.
    Io sono preoccupata di incappare, se così facessimo, in un accertamento fiscale a mio carico.

  24. Salve, due anni fa ho creato da zero una società’ in Spagna SRL con capitale sociale di 3000 euro. Oggi mi trovo a vendere, con compromesso fatto in Italia, e cessione quote ovviamente in Spagna, il 50% della società’ per un valore di 50.000 euro. La società dai due bilanci precedenti non ha plusvalenze, ma perdite con anticipazioni da parte mia di circa 70.000. La mia domanda e’; sono soggetta a tassazione? E se si, in quale paese, con quale aliquota?eventuale tassazione In Italia o in Spagna?
    Grazie mille

  25. Salve,
    prima cosa bisogna capire se ci sono altri soci nella srl e quale è la sua quota di partecipazione. Per capire dove verrà tassata la plusvalenza bisogna capire se lei è residente fiscalmente in Italia o in Spagna. Se lei risiede in Italia avrà una tassazione spagnola per la plusvalenza generata e una tassazione italiana perché quei redditi finiranno nella sua base imponibile IRPEF. Dall’imposta dovuta potrà detrarsi un credito d’imposta relativo alle imposte pagate in spagna.

  26. essendo una società di persone, se ricordo bene, la plusvalenza viene tassata in capo al socio non come reddito di capitale ma come reddito di impresa ed entar in base imponibile per l’intero importo. Per sapere quanto costerà l’operazione a livello fiscale, bisogna prima conoscere l’aliquota media del socio.

  27. Salve, non ci sono altri soci, sono unica proprietaria. Sono residente in Italia. Mi saprebbe dire,cortesemente, quale potrebbe essere la tassazione in Spagna? Sarò’ tassata anche se ho effettuato versamenti di capitale per avviamento,attrezzature ecc oppure questi ultimi possono essere detratti dall’eventuale tassazione? Grazie mille

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