Pensioni: pressioni sulla riforma pensionistica da parte dei sindacati. Cosa ci attende? Vediamo quali novità si prospettano all’orizzonte.

Con l’insediamento del nuovo Governo, l’attesa della riforma delle pensioni è diventata sempre più avvertita. E’ proprio di questa settimane la nota dei sindacati al Governo per esortarli ad intervenire al più presto.

I segretari confederali Roberto Ghiselli, Cgil, Ignazio Ganga, Cisl, Domenico Proietti, Uil in un comunicato di martedì 16 marzo, indirizzata al ministro del Lavoro Andrea Orlando, hanno chiesto un tavolo immediato per discutere delle pensioni e della prossima riforma i cui contenuti sono anticipati, per l’appunto, nella stessa.

Nella nota in questione, i sindacati hanno anche presentato alcune proposte al Governo, su cui si potranno soffermare per la formulazione della nuova riforma delle pensioni.

Vediamo quali sono le proposte presentate.

Pensioni

Pensioni: a che punto è il governo?

La proposta dei sindacati sulla riforma delle pensioni arriva ad più di un mese di stallo dall’annuncio dell’imminente intervento. Con ogni probabilità, infatti, i tempi non sembrano maturi per il Governo. La riforma del sistema pensionistico presuppone un ampio investimento di capitali, attualmente impegnati nel far fronte all’emergenza pandemica.

A ciò si aggiunge la necessità di mantenere un equilibrio di bilancio precario, in vista di aprile quando dovrà esser presentato alla Commissione Europea il Recovery Plan.

L’accesso alle risorse del Recovery Fund è subordinato ad un’adeguata presentazione, dove l’Italia dovrà dimostrare di far fronte agli “squilibri eccessivi” nella gestione finanziaria dimostrando negli anni che si stanno attenendo a quanto stabilito dal piano.

Proprio per tale ragione che la riforma pensionistica è stata per il momento messa in Stand by. A ciò si aggiunge anche la pressante richiesta delle istituzioni europee di dare piena attuazione alla riforma Fornero, attualmente vigente e che ha dato ottimi risultati in termini di risparmio.

Le istanze dei sindacati

Pare tuttavia che i sindacati non siano propensi a tollerare un ulteriore stallo nella riforma delle pensioni. Proprio per tale ragione hanno inviato una nota al Governo, nel quale si presentano una serie di proposte piuttosto interessanti.

La preoccupazione principale dei sindacati, invero, è connessa alla scadenza del triennio di sperimentazione per la c.d. Quota 100, che rimarrà in vigore fino al 31 dicembre di quest’anno.

Le sei proposte formulate dalle parti sociali sono le seguenti:

  • la possibilità di accesso flessibile alla pensione;
  • Il riconoscimento della diversa gravosità dei lavori;
  • la valorizzazione del lavoro di cura e del lavoro delle donne;
  • prevedere un meccanismo che tuteli le future pensioni dei giovani, in particolare coloro che hanno carriere discontinue con basse retribuzioni;
  • garantire un maggior potere d’acquisto per i pensionati;
  • promuovere le adesioni alla previdenza complementare.

Come possiamo constatare, i sindacati hanno accantonato una delle proposte che era circolata nell’ultimo periodo, come la quota 92. Si paventava infatti, una sostituzione della quota 100 con questo nuovo strumento.

L’opzione di quota 92 prevede l’accesso alla pensione sempre all’età di 62 anni, ma con soltanto 30 anni di contributi invece che con 38 come invece è ora previsto da quota 100.

Vediamo alcune proposte presentate dai sindacati al Governo

Accesso flessibile

Una delle proposte principali presentate al Governo è quella di introdurre un accesso flessibile alle pensioni. Garantire un’adeguata flessibilità di uscita dal mondo del lavoro, introducendo anche dei meccanismi di premialità per le donne, rimane l’obiettivo chiave per la prossima Riforma delle Pensioni.

In particolare, per quanto riguarda l’accesso flessibile alle pensioni, i sindacati chiedono l’estensione della c.d. legge Dini.

Tale normativa prevede la possibilità di accedere alla pensione a 64 anni per chi rientra nel contributivo puro. Con ciò si intende che coloro che hanno cominciato a versare dal il 1° gennaio 1996, anche a coloro che rientrano nel sistema misto e che quindi hanno iniziato a lavorare prima di quella data, possono accedere al pensionamento.

In particolare si auspica nello specifico:

  • i consentirebbe il ritiro dal lavoro a 64 anni in caso di pensione maturata almeno 2,8 volte superiore all’assegno sociale: parliamo di circa 1.288 euro al mese;
  • abbassare questa soglia a 62 anni, riducendo inoltre il limite di accesso a 1,5 volte la pensione sociale.

Parificazione dei requisiti pensionistici

Ad oggi si può accedere alla pensione anche secondo il criterio degli anni di contributi. Tuttavia, la disciplina è difforme per gli uomini e per le donne.
Infatti, per gli uomini è richiesto di aver provveduto a versare i contributi per 42 anni e 10 mesi, mentre per le donne 41 anni e 10 mesi.

La proposta dei sindacati è, invece, quella di portare per tutti il requisito a 41 anni. In tal modo si agevolerebbe l’uscita, favorendo l’ingresso di nuova forza lavoro.

Pensioni: le proposte per le donne e lavoratori gravosi

Altro tema piuttosto discusso è quello della flessibilità in uscita delle donne dal mondo lavorativo. Sul punto è stato proposto di estendere una previsione già contemplata dalla legge Dini.

In particolare i sindacati hanno chiesto di valorizzazione le lavoratrici con figli. La legge prevede la riduzione dei mesi di contribuzione sulla pensione di 3-4 mesi per ogni figlio. Se la donna non ne usufruisce, questi vengono computati come mesi di contributi in più

Tuttavia, la proposta è proprio quella di implementare i mesi di scomputo e portarli a 12 per ciascuno dei figli.

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