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Quando posso andare in pensione? La pensione di vecchiaia

I requisiti per l'ottenimento della pensione di vecchia per i lavoratori dipendenti iscritti alle gestioni previdenziali dell'INPS.

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Ad oggi, le possibilità di pensionamento, per i lavoratori iscritti presso le gestioni amministrate dall’INPS, sono numerose. Si pensi alla pensione di vecchiaia (art. 24 comma 6 del D.L. n. 201/2011) ed anticipata ordinaria (art. 24 comma 10 del D.L. n. 201/2011) alla pensione anticipata con opzione Quota 100 (art. 14 del D.L. n. 4/2019), dalla pensione di anzianità con opzione donna alla pensione anticipata contributiva.

Ognuna di queste possibilità presenta delle caratteristiche proprie. In questo contributo mi voglio concentrare sulla pensione di vecchiaia dei lavoratori iscritti presso le gestioni INPS.

La pensione di vecchiaia è quella prestazione pensionistica erogata dall’assicurazione generale obbligatoria, dai fondi ad essa sostitutivi, esclusivi o esonerativi nonchè dalla gestione separata dell’Inps al compimento di una determinata età anagrafica unitamente al possesso, di regola, di almeno 20 anni di contributi

Vediamo, quindi, quali sono i requisiti da verificare per accedere alla pensione di vecchiaia per i lavoratori dipendenti.

Quando si può accedere alla pensione di vecchiaia?

L’accesso alla pensione di vecchiaia è regolato dall’art. 24 commi 6 e 7 del D.L. n. 201/2011 (conv. Legge n. 214/2011). Con tale disposizione, dopo una iniziale fase transitoria conclusasi nel 2018, che ha portato tutti i lavoratori dipendenti, autonomi e parasubordinati allo stesso requisito, è stato fissato a 67 anni di età (vedasi la Circolare INPS n. 19/2020), con decorrenza 1.1.2019, il requisito anagrafico richiesto per l’accesso al trattamento pensionistico in argomento.

Invece, il requisito contributivo, anche questo intervenuto dopo una prima fase transitoria di innalzamento per effetto dell’art. 2 del D.Lgs. n. 503/1992 e recepito dall’art. 24 co. 7 del D.L. n. 201/2011, è fissato in 20 anni di anzianità contributiva.

Alle già menzionate condizioni, sempre per effetto della disposizione sopra citata, per i lavoratori destinatari del sistema contributivo si aggiunge un terzo requisito, c.d. “importo soglia“. Questo requisito prevede che la pensione sia liquidabile solo se raggiunge un importo pari ad almeno 1,5 volte quello dell’assegno sociale, quindi per il 2020 pari a 689,75 euro al mese.

Gli stessi soggetti sono derogati dal rispetto del già menzionato importo solo all’età di 71 anni, essendo fra l’altro a quel punto sufficienti 5 anni di contribuzione effettiva.
L’ultimo requisito essenziale, per chi svolge attività di lavoro dipendente, è quello della risoluzione del rapporto di lavoro.

Quali sono le deroghe alla pensione di vecchiaia?

L’accesso alla pensione di vecchiaia, anche dopo l’emanazione dell’art. 24 commi 6 e 7 del D.L. n. 201/2011, ha mantenuto l’applicazione di alcune deroghe che erano state introdotte dagli artt. 1 e 2 del D.Lgs. n. 503/1992 (vedasi la Circolare INPS 14.3.2012 n. 35; Circolare INPS 1.2.2013 n. 16).

Le deroghe previste per i lavoratori invalidi

La deroga principale ai requisiti previsti per la pensione di vecchiaia è dedicata agli invalidi in misura non inferiore all’80%. Questa categoria di soggetti, infatti, non è assoggettata all’innalzamento dell’età pensionabile prevista per la generalità degli iscritti (art. 1 comma 8 D.Lgs. n. 503/1992).

Si ricorda che le norme dell’epoca prevedevano una età pensionabile di 55 anni per le donne e di 60 anni per gli uomini, che quindi restano confermati nella fattispecie di cui sopra, ma che tuttavia scontano sia l’aumento della speranza di vita (Cass. n. 31001/2019), sia l’applicazione della finestra. Ne deriva che a partire dall’1.1.2019 possono accedere alla pensione di vecchiaia solo coloro che raggiungono il requisito contributivo nel fondo pensione dei lavoratori dipendenti (i lavoratori autonomi e i pubblici dipendenti sono esclusi da tale deroga):

  • Le donne invalide almeno all’80% all’età di 56 anni, con decorrenza del trattamento dopo 12 mesi dal requisito sanitario e contributivo, è sempre necessaria la cessazione del rapporto di lavoro dipendente;
  • Gli uomini invalidi almeno all’80% all’età di 61 anni, con decorrenza del trattamento dopo 12 mesi dal requisito sanitario e contributivo, e cessazione del rapporto di lavoro dipendente.

Le deroghe previste per i lavoratori non vedenti

Anche l’art. 1 comma 7 del D.Lgs. n. 503/92 ha mantenuto una deroga generale per tutti i requisiti, sia anagrafici che contributivi, per i lavoratori non vedenti, applicata con gli stessi criteri di cui sopra. Ne deriva che a partire dall’1.1.2019 possono andare in pensione di vecchiaia:

  • Le donne non vedenti dalla nascita o da data antecedente l’inizio del rapporto assicurativo con 51 anni di età e 10 anni di contributi se dipendenti. Questo, con decorrenza del trattamento dopo 12 mesi;
  • Le donne non vedenti dalla nascita o da data antecedente l’inizio del rapporto assicurativo con 56 anni di età e 10 anni di contributi se autonome. Questo, con decorrenza del trattamento dopo 18 mesi;
  • Le donne non vedenti da data successiva l’inizio del rapporto assicurativo con 56 anni di età e 15 anni di contributi se dipendenti. Questo, con decorrenza del trattamento dopo 12 mesi;
  • Le donne non vedenti da data successiva l’inizio del rapporto assicurativo con 61 anni di età e 15 anni di contributi se autonome. Questo, con decorrenza del trattamento dopo 18 mesi;
  • Gli uomini non vedenti dalla nascita o da data antecedente l’inizio del rapporto assicurativo con 56 anni di età e 10 anni di contributi se dipendenti. Questo, con decorrenza del trattamento dopo 12 mesi;
  • Gli uomini non vedenti dalla nascita o da data antecedente l’inizio del rapporto assicurativo con 61 anni di età e 10 anni di contributi se autonome. Questo, con decorrenza del trattamento dopo 18 mesi;
  • Gli uomini non vedenti da data successiva l’inizio del rapporto assicurativo con 61 anni di età e 15 anni di contributi se dipendenti, con decorrenza del trattamento dopo 12 mesi;
  • Gli uomini non vedenti da data successiva l’inizio del rapporto assicurativo con 66 anni di età e 15 anni di contributi se autonomi, con decorrenza del trattamento dopo 18 mesi.

Ulteriori deroghe per la pensione di vecchiaia

L’art. 2 del D.Lgs. n. 503/92 ha invece introdotto diverse deroghe all’aumento del requisito contributivo da 15 a 20 anni, delle quali ne restano applicabili ormai solo 3:

  • La prima riguarda coloro che già erano in possesso dei 15 anni al 31.12.92 e che sulla base del principio del diritto acquisito matureranno comunque il diritto all’età pensionabile. Per poter fruire di questa deroga, è necessario poter far valere una posizione assicurativa e contributiva nell’AGO (Assicurazione generale obbligatoria dell’INPS), sia in qualità di lavoratore dipendente (iscritto al FPLD) che di lavoratore autonomo, oppure nell’ex INPDAP, ex IPOST o ex ENPALS;
  • La seconda riguarda coloro che erano autorizzati ai versamenti volontari alla data del 31.12.92 e per i quali saranno sufficienti 15 anni di contributi. Per poter fruire di questa deroga, è necessario poter far valere una posizione assicurativa e contributiva nell’AGO (Assicurazione generale obbligatoria dell’INPS), sia in qualità di lavoratore dipendente (iscritto al FPLD) che di lavoratore autonomo, oppure nell’ex ENPALS. Per i regimi Inpdap e Ipost, l’istituto della contribuzione volontaria è stato introdotto solo a partire dal 12 luglio 1997, pertanto questa seconda eccezione non trova applicazione per gli iscritti a tali gestioni;
  • La terza riguarda i lavoratori dipendenti che, assicurati da almeno 25 anni, sono stati occupati per meno di 52 settimane l’anno per almeno 10 anni potranno ancora una volta acquisire il diritto con 15 anni di contributi. Sono destinatari della deroga i soli lavoratori dipendenti, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della stessa.

La decorrenza della pensione di vecchiaia

In merito alla decorrenza della pensione anticipata ordinaria è previsto un periodo di tre mesi di attesa, a partire dalla data di maturazione dei requisiti. Si tratta della c.d. “finestra“.
Non è di norma prevista una data entro la quale deve essere presentata la domanda di pensione.

Nella generalità dei casi si applica il principio di “cristallizzazione” dei requisiti. Principio in base al quale, una volta maturati i requisiti per il trattamento pensionistico, l’interessato è libero di richiederlo in qualsiasi momento successivo, anche qualora siano modificate le disposizioni normative in merito.

Resta fermo, comunque, il fatto che, nelle ipotesi in cui la liquidazione della pensione possa avvenire soltanto successivamente alla presentazione della domanda, senza diritto agli arretrati, è opportuna la presentazione tempestiva dell’istanza.

La data di liquidazione della pensione, tuttavia, raramente coincide con la data della decorrenza.

In media le tempistiche intercorrenti tra la presentazione della domanda di pensione ed il primo pagamento dell’assegno corrispondono a circa 180/200 giorni. I giorni di attesa per la liquidazione del trattamento pensionistico si riducono, però, a 50, considerando non la data di presentazione della domanda, ma la data di decorrenza del trattamento stesso.

E’ utile presentare la domanda di pensione rispetto alla decorrenza?

Risulta pertanto inutile, nel concreto, presentare la domanda di pensione con largo anticipo rispetto alla decorrenza. Questo in quanto l’istanza non può essere lavorata sino al verificarsi di tutte le condizioni che determinano il diritto alla prestazione economica. L’indicazione di una decorrenza errata determina invece la reiezione della domanda di pensione per assenza dei requisiti richiesti.

Per quanto riguarda i tempi di liquidazione delle prestazioni previdenziali a favore degli appartenenti al comparto scuola, ai quali si applica la c.d. finestra annuale (art. 59 comma 9 della Legge n. 449/97), raramente la decorrenza della pensione coincide con l’effettiva erogazione del trattamento, ma si prevedono tempistiche di attesa pari a 60 giorni anche per i beneficiari della Quota 100.

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