pensione di vecchiaia

In Italia il sistema previdenziale prevede diverse tipologie di pensione, per cui l’accesso può variare in base all’età o ad altri requisiti specifici. L’età per accedere alla pensione, e terminare così il periodo dedicato al lavoro, può variare in base al tipo di pensione che si può applicare. Per la pensione di vecchiaia, il requisito fondamentale da rispettare è l’età anagrafica: si può accedere a questa pensione avendo compiuto 67 anni di età, mentre il requisito contributivo è fissato solamente a 20 anni di versamento di contributi.

La pensione di vecchiaia si riferisce sia alle donne che agli uomini, ed è rivolta sia ai lavoratori dipendenti, ovvero che svolgono una mansione per conto di un’azienda o un datore di lavoro, sia per i lavoratori autonomi, che svolgono professione indipendente.

Ci sono tuttavia delle variazioni possibili anche in base ad ulteriori fattori, ad esempio i lavoratori che svolgono mansioni di tipo usurante possono andare in pensione in anticipo rispetto agli altri. Vediamo in questo articolo come funziona la pensione di vecchiaia e come è possibile accederci, in base ai requisiti e all’età anagrafica.


Pensione di vecchiaia e pensione di anzianità

La pensione di vecchiaia, bisogna fare una precisione, non equivale alla pensione di anzianità. Quest’ultimo tipo di pensione è stato eliminato, e ad oggi salvo rare eccezioni, non esiste più.

La pensione di anzianità faceva riferimento, come requisiti per l’accesso, al requisito per contributi, ovvero in base a quanti anni di contributi il lavoratore aveva versato durante gli anni di lavoro.

Il requisito contributivo, oltre all’età anagrafica, è uno dei criteri con cui viene stabilita la possibilità di accedere a determinati tipi di pensione. La pensione di anzianità imponeva per l’accesso il requisito contributivo di almeno 35 anni, mentre l’età anagrafica poteva attestarsi sui 62 anni.

La pensione di vecchiaia invece si applica ancora ad oggi, e l’età anagrafica di cui tenere conto è appunto, 67 anni. Su questo limite le cose non sono cambiate negli ultimi anni, e l’età è rimasta invariata anche per il 2021.

Tuttavia si attendono novità che riguardano eventuali misure prese in proposito dalla prossima riforma delle pensioni, che si aspetta per il prossimo anno.

Pensione di vecchiaia: requisito anagrafico

L’età anagrafica è il primo requisito, fondamentale, per poter accedere alla pensione di vecchiaia, mentre il requisito contributivo passa in secondo piano. Per la pensione di vecchiaia infatti bastano 20 anni di contributi versati durante l’attività lavorativa.

Spiega poi l’INPS che la pensione di vecchiaia così decisa non cambia in base al sesso del lavoratore o in base al tipo di lavoro svolto:

“In particolare l’età di accesso alla pensione di vecchiaia è di 67 anni, per entrambi i sessi e i settori lavorativi dipendenti privati e autonomi.”

L’INPS eroga tuttavia diversi tipi di pensione, ed esistono trattamenti particolari nel caso in cui si possa accedere alla pensione anticipata, oppure nel momento in cui si stabiliscono determinate pensioni di invalidità.
Tuttavia per la pensione anticipata il requisito anagrafico passa in secondo piano, purché vengano rispettati alcuni criteri che riguardano il versamento dei contributi:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi versati dai lavoratori uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi versati dalle lavoratrici donne.

Età anagrafica per l’accesso alla pensione

Per accedere alla pensione di vecchiaia è indispensabile come abbiamo detto l’età anagrafica, come requisito da rispettare in via prioritaria. Eppure questo dato non è uguale per tutti gli anni, perché ogni anno può subire delle variazioni, in base a diversi fattori demografici.

Al momento l’età media della popolazione risulta innalzata di molto negli ultimi anni, e al contempo diminuiscono notevolmente in Italia le nuove nascite. La popolazione anziana è sempre più numerosa, e questo sta comportando la necessità di adeguare il sistema previdenziale attuale anche per le future generazioni, e c’è attesa per la nuova riforma delle pensioni in questo senso.

L’accesso alla pensione tuttavia negli ultimi anni è stato garantito per chi raggiunge i 67 anni, indipendentemente dal lavoro che svolge, sia di natura autonoma che come lavoratore dipendente, indipendentemente dal sesso. Questo criterio è confermato anche per il 2021, e probabilmente verrà nuovamente riproposto anche per il 2022.

Accanto a questo tipo di pensione però, è possibile accedere a diverse misure di pensionamento che determinano un accesso ad un’età inferiore rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia, grazie ad esempio ad alcune forme di sostegno per le categorie più svantaggiate.

Pensioni alternative: quando sono possibili?

La pensione anticipata al momento è possibile nel caso in cui il cittadino ha versato molti anni di contributi, come visto prima. Ma non solo, perché l’INPS mette a disposizione dei cittadini altre forme di pensione anticipata in base al caso specifico, come spiega in una comunicazione ufficiale:

“Si fa presente che esistono tuttavia ulteriori possibilità di uscita anticipata dal lavoro, Quota 100, l’Opzione donna (prorogata dalla legge a tutte le lavoratrici che abbiano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2020) e i canali di uscita più favorevoli per i lavoratori precoci e per gli addetti a mansioni gravose e a lavori usuranti. “

Quota 100 al momento trova applicazione solamente per questi ultimi mesi del 2021, perché verrà eliminata per il prossimo anno, e si attende quale sarà la misura sostitutiva per il 2022, grazie alla prossima riforma delle pensioni.

Opzione Donna invece è una forma pensionistica dedicata alle lavoratrici, dipendenti e autonome, e rimane qui importante aver versato almeno 35 anni di contributi all’ente previdenziale tramite il proprio lavoro.

Poi ci sono alcune pensioni esclusivamente dedicate ai lavoratori precoci, ovvero a quei lavoratori che hanno cominciato a lavorare in giovane età, e infine sono disponibili anche pensioni specifiche per chi svolge lavori di tipo usurante: dagli autotrasportatori a chi lavora in particolari scavi presso cave o miniere, per chi lavora con turni notturni o per chi lavora in linea a catena.

Pensione per disoccupati: è possibile?

Molti si chiedono cosa accade quando un cittadino non ha versato abbastanza contributi per poter raggiungere il pensionamento, nel caso per esempio in cui si trova senza lavoro e non può provvedere a chiedere l’accesso alla pensione con i criteri visti prima.

Esiste ancora la possibilità di versare i contributi spontaneamente, in modo volontario. Questa scelta può essere ideale per chi si trova quasi a poter accedere alla pensione, ma risultano mancanti alcuni importi a livello di contribuzione per poter effettivamente ricevere la pensione.

Non sempre è possibile versare i contributi volontari, e serve una specifica approvazione da parte dell’INPS a questo proposito, eppure per certi casi specifici potrebbe essere una soluzione.

Un altro fattore di cui tenere conto è la pensione di cittadinanza, la misura a contrasto della povertà volta alle persone anziane, che va di pari passo con il reddito di cittadinanza per chi risulta disoccupato. Questa pensione si può ricevere presentando opportuna domanda quando si superano i 67 anni di età, in cui sono presenti particolari situazioni di disabilità.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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