pensione di reversibilità
pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è un trattamento pensionistico riconosciuto ai superstiti del lavoratore o pensionato defunto. Dunque, è una forma di pensione indiretta, in quanto è erogata ai familiari dell’assicurato o pensionato INPS. Differisce, dunque, dalla pensione diretta, ossia quella che spetta al defunto in luogo degli anni di contributi versati.

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Tale sussidio si sostanzia, dunque, in un assegno contributivo erogato dall’ente previdenziale.

L’importo della somma dovuta non è sempre uguale, ma viene, in genere, calcolato, in primo luogo, in base al rapporto di parentela intercorrente tra il lavoratore e il familiare beneficiario. Ovviamente, il principale requisito che deve essere considerato è se il lavoratore defunto sia titolare di pensione diretta o in corso di liquidazione.

I beneficiari del presente assegno sono:

  • i coniugi, anche separati o divorziati;
  • i figli;
  • i nipoti;
  • genitori;
  • fratelli e sorelle.

Anche gli uniti civilmente hanno diritto alla pensione di reversibilità. Sul punto vi sono state anche delle specificazioni recenti ad opera della Corte di Cassazione, con la sent. n 24694 del 2021.

Vediamo, quindi, quali sono i dettagli della disciplina in tema di pensione di reversibilità.


Pensione di reversibilità: di cosa si tratta?

La pensione di reversibilità o pensione ai superstiti è l’indennità che spetta ai familiari di un lavoratore o pensionato iscritto in una delle gestioni previdenziali Inps. Essa, dunque, si distingue dalla pensione di anzianità in quanto a destinatari. Infatti essa non sarà riconosciuta al lavoratore stesso, bensì ai suoi familiari.

In linea di principio, i familiari di un assicurato o pensionato Inps hanno sempre diritto a ricevere sia la pensione di reversibilità che la cosiddetta pensione indiretta. Qual è la differenza tra le due figure?

Mentre la prima viene erogata per i familiari di un pensionato iscritto all’Inps, la seconda spetta nel caso in cui il defunto non sia ancora titolare di pensione diretta, ciononostante abbia versato contributi per un determinato numero di anni.

La pensione indiretta è riconosciuta nel caso in cui l’assicurato abbia:

  • perfezionato 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva;
  • oppure 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la data del decesso.

Assegno contributivo

La pensione di reversibilità si sostanzia, dunque, in un assegno contributivo erogato dall’ente previdenziale. Esso è attribuito in favore dei familiari di un assicurato o pensionato iscritto in una delle gestioni previdenziali dell’Istituto.

L’importo della somma dovuta non è sempre uguale, ma viene, in genere, calcolato, in primo luogo, in base al rapporto di parentela intercorrente tra il lavoratore e il familiare beneficiario. Ovviamente, il principale requisito che deve essere considerato è se il lavoratore defunto sia titolare di pensione diretta o in corso di liquidazione.

Con pensione diretta si intende  l’ordinaria d’anzianità. Quest’ultima è una prestazione vitalizia di natura economica e previdenziale, erogata in favore dell’iscritto che ha maturato i requisiti minimi di anzianità contributiva e di età anagrafica.

In particolare, avranno diritto, invece, a quella indiretta, i familiari del lavoratore che abbia maturato:

  • 15 anni di assicurazione e di contribuzione (oppure 780 contributi settimanali);
  • oppure cinque anni di assicurazione e contribuzione (oppure 260 contributi settimanali), di cui almeno tre anni (oppure 156 contributi settimanali) nel quinquennio precedente la data del decesso.

A chi spetta la pensione di reversibilità: il coniuge

In primo luogo, il legislatore ci dice che la pensione di reversibilità spetta al coniuge del defunto. In specie, si fa riferimento a:

  • il coniuge o l’unito civilmente;
  • il coniuge divorziato a condizione che sia titolare dell’assegno divorzile, che non sia passato a nuove nozze e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Talvolta, invero, accade che il presente titolare del diritto possa perdere il beneficio in questione, ciò ad esempio accade per il coniuge che conclude nuove nozze. Tuttavia, il legislatore ha riconosciuto allo stesso il diritto a un assegno una-tantum pari a due annualità (articolo 3, decreto legislativo 18 gennaio 1945, n. 39) della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio.

Nel caso in cui il dante causa abbia contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con sentenza dal Tribunale.

Uniti civilmente

Nel precedente paragrafo, abbiamo evidenziato che anche gli uniti civilmente hanno diritto alla pensione di reversibilità. Sul punto vi sono state anche delle specificazioni recenti ad opera della Corte di Cassazione.

L’Unione civile, infatti, è un istituto equiparata al matrimonio per molti aspetti. Uno fra tutti, il diritto alla reversibilità. Ovviamente, predetto diritto sorge a partire dall’introduzione della c.d. Legge Cirrinà, del 2016. Ciò è stato appunto ribadito dalla giurisprudenza recente. La Corte di Cassazione nella sentenza numero 24694 del 14 settembre 2021 ha di fatto ritenuto illegittima l’applicazione retroattiva della Legge numero 76/2016 ai fini previdenziali.

Nel caso di specie l’INPS non aveva concesso l’erogazione della prestazione, in quanto i due compagni non avevano mai contratto l’unione civile, ammessa solo dopo la morte del professionista. 

Il problema principale sorge dalla circostanza che ai conviventi di fatto non è riconosciuto l’indennizzo. Ad oggi, invero, la convivenza di fatto è stata anch’essa regolata dalla Legge Cirinnà, che consiste in un vincolo tra due persone, omosessuali o eterosessuali, unite da uno stabile legame affettivo e da un dovere di reciproca assistenza morale e materiale. Nonostante un parziale riconoscimento, i conviventi di fatto non sono equiparati a coniugi e non hanno diritto alla pensione.

Dunque, la Corte di Cassazione conclude per l’esclusione del beneficio in capo a coloro che non hanno potuto unirsi civilmente, prima dell’entrata in vigore della Legge Cirinnà.

Altri beneficiari

Tra gli altri beneficiari che hanno diritto alla pensione di reversibilità vi sono:

  • figli;
  • nipoti;
  • genitori;
  • fratelli e sorelle.

In particolare, per quanto attiene ai figli naturale sono equiparati:

  • figli adottivi e affiliati del lavoratore deceduto;
  • figli del deceduto riconosciuti o giudizialmente dichiarati;
  • i figli non riconoscibili dal deceduto per i quali questi era tenuto al mantenimento o agli alimenti in virtù di sentenza, nei casi previsti dall’articolo 279 del codice civile;
  • figli non riconoscibili dal deceduto che nella successione del genitore hanno ottenuto il riconoscimento del diritto all’assegno vitalizio, ai sensi degli articoli 580 e 594 del codice civile;
  • i figli nati dal precedente matrimonio del coniuge del deceduto;
  • figli riconosciuti, o giudizialmente dichiarati, dal coniuge del deceduto;
  • minori regolarmente affidati dagli organi competenti a norme di legge;
  • i figli postumi, nati entro il 13° giorno dalla data di decesso del padre.

Come si calcola la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità viene concessa ai familiari a partire dal primo giorno del mese successivo alla morte del lavoratore. Essa viene calcolata in misura equivalente alla pensione diretta, originariamente erogata. La percentuale da applicare varia in considerazione del rapporto di parentela.

Il calcolo si effettua con le seguenti aliquote di reversibilità:

  • 60% per il coniuge senza figli;
  • 80% per il coniuge con un figlio;
  • 100% per il coniuge con due o più figli.

Alla pensione si accede mediante richiesta online all’Inps accedendo al servizio dedicato.

In alternativa la domanda può essere presentata all’Inps nelle seguenti modalità:

  • Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

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