Come funziona il regime del Patent Box? Chi può utilizzare la detassazione al 50% delle royalties derivanti dallo sfruttamento economico di marchi e brevetti industriali? Guida completa all’agevolazione, i vantaggi per le start-up e le modalità di calcolo attraverso esempi concreti.

Il patent box è un particolare regime fiscale che riguarda le attività di impresa e consente la parziale detassazione delle royalties derivanti dallo sfruttamento economico di marchi o brevetti industriali (c.d. “intangibles“). La norma di riferimento è l’art. 1, co. 37, della Legge n. 190/14.

La ratio dichiarata di questa agevolazione è quella di rendere l’Italia un paese fiscalmente “attraente” per la detenzione di attività immateriali per finalità di business. Infatti, la tendenza di molte imprese italiane in passato è stata quella di costituire società all’estero per la detenzione di marchi o brevetti poi sfruttati economicamente in Italia. Pensate al caso della c.d. sentenza Dolce & Gabbana, (sentenza 24 ottobre 2014, n. 43809 Corte di Cassazione). Al fine di contrastare fenomeni di erosione della base imponibile, il Governo ha puntato su questa particolare agevolazione fiscale.

Il patent box rappresenta oggi una agevolazione fiscale per le società che detengono marchi e brevetti industriali (ma anche App e software) e che ne concedono a terzi lo sfruttamento economico. Si tratta, quindi, di un regime opzionale che agevola, detassandoli parzialmente, i redditi derivanti dallo sfruttamento di beni immateriali (c.d. “intangible assets” o “IPs”).

L’intervento normativo italiano arriva dopo che ormai molti Paesi come Lussemburgo, Gran Bretagna, Belgio e Francia hanno deciso di armonizzare le proprie normative fiscali, disincentivando per gli imprenditori la delocalizzazione in altri Paesi delle proprietà intellettuali, al fine di trovare maggior risparmio fiscale.

Vediamo, quindi, teoricamente e con esempi pratici, il regime fiscale del patent box in Italia. La trattazione non ha alcuna pretesa di esaustività sull’argomento, ma vuole essere un semplice schema con le principali indicazioni, eventualmente da approfondire in caso di concreta applicazione pratica.

Patent box
Patent box

Che cos’è il patent box?

Si tratta di un regime fiscale opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, di brevetti, di disegni e modelli industriali, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

Perché è stato introdotto il regime del patent box?

Di fronte all’importanza sempre più crescente dei beni immateriali nella creazione di valore aggiunto, l’applicazione di questo regime ha l’obiettivo di incentivare la collocazione di tali beni sul territorio italiano e il loro mantenimento nel nostro paese, evitandone la ricollocazione all’estero (avvenuta molto spesso frequentemente in passato). Inoltre, questo regime vuole incentivare gli investimenti nelle attività di ricerca e di sviluppo delle imprese italiane.

Il regime si pone in continuità con i modelli progressivamente introdotti in altri Stati membri della Comunità Europea (Belgio, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna) ed è conforme ai principi elaborati in ambito OCSE con riferimento alla disciplina fiscale per la tassazione dei proventi derivanti dall’utilizzo dei beni immateriali.

Chi sono i soggetti che possono fruire del patent box?

Possono optare per il regime agevolato del patent box i soggetti titolari di redditi di impresa, fiscalmente residenti in Italia. Si tratta dei seguenti:

  • Società di capitali;
  • Enti commerciali residenti in Italia;
  • Imprenditori individuali;
  • Altri titolari di reddito di impresa;
  • Stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti.

Naturalmente, il soggetto che esercita l’opzione per questo regime fiscale deve avere il diritto allo sfruttamento economico dei beni immateriali e deve svolgere attività di ricerca e sviluppo. Le spese possono essere sostenute anche mediante contratti di ricerca stipulati con università o enti di ricerca e organismi equiparati.

Patent box per soggetti esteri

E’ prevista la possibilità di beneficiare del regime del patent box anche per i soggetti residenti in un Paese che abbia siglato con l’Italia una convenzione per evitare la doppia imposizione con il quale sia effettivo lo scambio di informazioni. Si tratta, in buona sostanza, di tutti i Paesi inclusi nella white list. In tali casi l’agevolazione spetterà quando i beni immateriali siano attribuiti ad una stabile organizzazione in Italia del soggetto non residente.

Quali sono i soggetti esclusi dal patent box?

Non possono beneficiare del regime del patent box i soggetti non titolari di reddito di impresa, per i quali i redditi derivanti dallo sfruttamento delle opere dell’ingegno costituiscono redditi diversi. Inoltre, la Circolare n. 11/E/2016 ha chiarito che sono escluse dall’agevolazione le società che determinano il reddito con metodologie diverse da quella analitica. Inoltre, rimangono esclusi da questo regime i soggetti che applicano i seguenti regimi:

Inoltre, sono escluse dal regime in commento le società in fallimento o liquidazione coatta amministrativa.

Quali sono i beni immateriali per i quali è fruibile il patent box?

Possono beneficiare della detassazione prevista dal regime i redditi derivanti dallo sfruttamento diretto e indiretto di brevetti, di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Ne sono esempi software protetto da copyright, brevetti, marchi, disegni, modelli, processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico.

Tabella: esempi di beni immateriali agevolabili per il patent box

Esempi di beni agevolabili per il patent box
– software coperto da copyright
– brevetti, marchi e disegni industriali
– processi, formule ed informazioni industriali giuridicamente tutelabili

Beni immateriali complementari

Quando più beni immateriali, appartenenti a un medesimo soggetto, sono collegati da vincoli di complementarietà e vengano utilizzati congiuntamente ai fini della realizzazione di un prodotto o di una famiglia di prodotti o di un processo o di un gruppo di processi, tali beni possono costituire un solo bene immateriale ai fini delle disposizioni relative al regime del patent box (art. 1, co. 42-ter della Legge n. 190/2014). In particolare è possibile considerare complementari anche beni non appartenenti alla medesima categoria di intangibles.

Ci sono beni immateriali esclusi dal patent box?

Andando per esclusione è possibile identificare anche una serie di beni immateriali che sono esclusi dall’agevolazione:

  • Le opere letterarie, scientifiche e didattiche;
  • Progetti che appartengono al settore dell’ingegneria;
  • Le opere dell’arte fotografica e cinematografica;
  • Le opere che appartengono all’ambito della scultura;
  • Le composizioni musicali.

Particolarmente interessante, sul punto è il chiarimento di prassi contenuto nella Circolare n. 11/E/2016, secondo il quale le liste di clienti e fornitori con informazioni aggregate ed utilizzabili per il direct marketing sono escluse dal patent box. Sono esclusi dall’agevolazione anche i nomi a dominio di siti web.

In cosa consiste l’agevolazione del patent box?

Il patent box consente di ottenere la detassazione del 50% dei redditi derivanti dallo sfruttamento diretto o indiretto dei beni immateriali oggetto dell’agevolazione. Inoltre, le plusvalenze derivanti da cessioni di beni immateriali non concorrono a formare il reddito complessivo in quanto escluse. Questo, a condizione che almeno il 90% del corrispettivo derivante dalla cessione dei predetti beni sia reinvestito, prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo a quello nel quale si è verificata la cessione, nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali agevolabili. In entrambi i casi, operativamente, si assiste ad una variazione in diminuzione:

  • Ai fini delle imposte dirette (IRPEF, IRES);
  • Ai fini IRAP.

I redditi agevolabili in caso di utilizzo indiretto dei beni (e.g. concessione in uso a terzi) è di immediata identificazione, consistendo nelle royalties che il contribuente ritrae dalla licenza a terzi dei propri beni immateriali. Sicuramente più complicata, invece, è la determinazione dei redditi agevolabili in caso di sfruttamento diretto del bene immateriale, per la produzione interna dell’azienda.

La determinazione del reddito agevolabile in caso di utilizzo diretto dei beni immateriali richiedeva obbligatoriamente la preventiva attivazione di una procedura di ruling con l’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, l’art. 4 del D.L. n. 34/2019 ha introdotto la possibilità, in alternativa alla procedura di ruling, di determinare direttamente il reddito agevolabile. 

Come si determina il reddito agevolabile ai fini del patent box?

Il regime del patent box riguarda:

  • I redditi derivanti dalla concessione in uso a terzi dei suddetti beni immateriali, attraverso un utilizzo indiretto;
  • L’ipotesi di utilizzo diretto degli stessi.

Il reddito agevolabile da detassare è pari al reddito ascrivibile allo sfruttamento del bene immateriale moltiplicato per un coefficiente pari al rapporto tra (art. 9 del DM 30.7.2015):

  • I costi di attività di ricerca e sviluppo sostenuti per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale (numeratore); e
  • I costi complessivi sostenuti per produrre e sviluppare tale bene (denominatore).

Tale modalità di calcolo risponde all’esigenza di rispettare il c.d. nexus approach richiesto dalle Linee Guida OCSE, che consente di agevolare esclusivamente redditi che derivano dal sostenimento di spese nel territorio dello Stato.

La relazione illustrativa al DM 30.7.2015 chiarisce che i costi da inserire al numeratore e al denominatore sono quelli sostenuti nel periodo di riferimento, a prescindere dal regime fiscale e dal trattamento contabile. Il DM precisa che il calcolo della percentuale deve essere effettuato prendendo a riferimento i dati dell’esercizio e del triennio precedente.

In particolare, per il calcolo della percentuale relativa al 2020, i costi da considerare sono quelli sostenuti negli anni dal 2018 al 2020.

Numeratore

Tra i costi da inserire al numeratore sono compresi:

  • Quelli sostenuti dai soggetti beneficiari;
  • Quelli addebitati ai soggetti beneficiari da università, enti di ricerca, organismi equiparati e da società. Anche startup innovative, che non fanno parte del gruppo di imprese a cui appartiene il contribuente;
  • I costi sostenuti da imprese parte del medesimo gruppo in relazione ad attività di ricerca e sviluppo date in outsourcing a soggetti terzi. Oppure i costi sostenuti dal contribuente stesso nell’ambito di un cost sharing agreement con altre società del gruppo.

I costi al numeratore possono infine essere incrementati per un importo pari alla differenza fra numeratore e denominatore, per un valore massimo pari al 30% del numeratore stesso.

Se i costi al numeratore sono pari a 100 e al denominatore sono pari a 150, al numeratore potranno essere aggiunti ulteriori 30 e cioè il minore tra:

  • 30% di 100 = 30
  • 150-100 = 50

Denominatore

Al denominatore, invece, andranno inseriti:

  • Tutti i costi inseriti al numeratore;
  • I costi relativi a servizi di ricerca e sviluppo dati in outsourcing a società parte del medesimo gruppo;
  • I costi relativi all’acquisizione del bene immateriale oggetto dell’agevolazione (o di una parte di esso), anche mediante licenza di concessione in uso.

Come avviene il calcolo della percentuale di esenzione?

Dopo aver determinato il reddito agevolabile, occorre determinare la porzione di esso su cui verrà applicata l’esenzione.

Quota di reddito agevolabile = costi qualificati/costi complessivi * reddito agevolabile

I costi qualificati sono le spese di ricerca e sviluppo nonché le spese per il miglioramento e l’accrescimento del valore della proprietà intellettuale.

I costi complessivi sono rappresentati dalla somma dei costi qualificati + il costo per acquisire la proprietà intellettuale.

Come avrai potuto notare, il calcolo della quota di reddito agevolabile dipende in buona parte dal peso (cioè dalla percentuale) di spese di ricerca e sviluppo sostenute per creare la proprietà intellettuale in relazione alla quale si chiede l’esenzione. Possono costituire spese di ricerca e sviluppo, ad esempio, tutte le fatture dei collaboratori, ricercatori e freelancer che hanno  che hai dovuto pagare per lo sviluppo o il miglioramento della tua proprietà intellettuale.

Come si effettua l’esercizio dell’opzione per il regime del patent box?

L’opzione per l’adesione al regime del patent box deve essere effettuata nella dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio per il quale si intende optare (art. 4, co. 3 del DM 30.7.2015). L’opzione ha durata di cinque periodi di imposta, è irrevocabile e rinnovabile, e consente di escludere dalla base imponibile – ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP – una quota del reddito derivante dall’utilizzo (diretto o indiretto) dei beni.

Ad esempio, se l’opzione viene esercitata nel modello Redditi 2021, relativo all’anno 2020, l’agevolazione è valida dal 2020 al 2024.

La Circolare 11/E/2016 ha chiarito che eventuali aggiunte di nuovi beni agevolabili dovranno essere gestite con la presentazione di una nuova istanza. Istanza che avrà validità autonoma di 5 anni a partire dalla data di presentazione della relativa opzione (non della prima). Con i relativi adempimenti del caso (compresa eventuale istanza di ruling).

Qualora invece il nuovo bene abbia vincoli di complementarietà con il bene già oggetto di opzione già presentata, il contribuente potrà considerare detti beni come uno solo ai fini dell’opzione. La nuova opzione avrà durata coincidente con la durata residua della prima opzione presentata, ma il contribuente non dovrà porre in essere nuovamente tutti gli adempimenti (salvo l’invio di una apposita istanza motivata per richiedere la modifica dell’accordo). Se a seguito di ulteriori verifiche il contribuente si rendesse conto di non avere i requisiti per aderire al regime, o di non trarne vantaggio, potrà decidere di non beneficiare dell’agevolazione anche dopo aver presentato l’istanza, senza conseguenze sanzionatorie.

Presentazione dell’istanza di ruling

I soggetti che utilizzano direttamente il bene immateriale hanno la possibilità di attivare la procedura di accordo preventivo con l’Amministrazione finanziaria (c.d. ruling) per determinare i metodi e i criteri di determinazione del reddito agevolabile. La procedura di ruling può essere attivata anche in caso di utilizzo indiretto del bene. Quando la controparte della transazione sia una società consociata (c.d. ruling facoltativo).

L’istanza di ruling deve essere prodotta su carta libera (senza marca da bollo) e inviata a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Ovvero tramite consegna a mano presso:

  • La Direzione Centrale Accertamento, Settore Internazionale, ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali, per i soggetti titolari di reddito d’impresa che, indipendentemente dal domicilio fiscale, hanno un volume d’affari o un ammontare di ricavi, indicato nell’ultima dichiarazione presentata prima dell’invio dell’istanza, pari o superiore a 300 milioni di euro;
  • Le Direzioni Regionali e Provinciali di Trento e di Bolzano, per i soggetti titolari di reddito di impresa che, alla data di presentazione dell’istanza, hanno il domicilio fiscale nel rispettivo ambito territoriale e un volume d’affari o un ammontare di ricavi inferiore a 300 milioni di euro.

Non sembra possibile l’invio dell’istanza tramite PEC.

Le imprese possono presentare richiesta di chiarimenti, in merito all’individuazione dell’articolazione competente, all’indirizzo di posta elettronica [email protected] È consentito presentare o integrare successivamente la documentazione a supporto dell’istanza di ruling entro 120 giorni.

Contenuto dell’istanza di ruling

Il Provvedimento dell’1.1.2015 disciplina il contenuto essenziale dell’istanza di accordo preventivo che prevede:

  • I dati dell’impresa o, per i contribuenti non residenti, i dati del domiciliatario nazionale per la procedura;
  • L’oggetto dell’accordo che, alternativamente, potrà riguardare la preventiva definizione dei metodi e dei criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita:
    • In caso di utilizzo diretto dei beni immateriali;
    • In caso di utilizzo indiretto dei beni, dei redditi realizzati nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
  • Delle plusvalenze di cui all’art. 10 del Decreto, realizzate nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente, controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
  • La tipologia di bene immateriale dal cui utilizzo deriva il reddito agevolabile e l’eventuale vincolo di complementarietà esistente tra beni anche di tipologie diverse;
  • La tipologia di attività di ricerca e sviluppo svolta negli anni interessati ed il diretto collegamento della stessa con lo sviluppo, mantenimento e accrescimento del valore dei beni immateriali.

Le istanze di ruling sono correlate della documentazione di supporto necessaria a comprovare le informazioni e i dati inclusi nell’istanza. Questo al fine di individuare in modo analitico i beni immateriali oggetto dell’opzione. E a fornire una descrizione dettagliata delle attività di ricerca e sviluppo, indicandone il collegamento con i beni immateriali.

La documentazione dovrà contenere, inoltre, la descrizione dei metodi e dei criteri di calcolo utilizzati per la determinazione dell’agevolazione. In ogni caso, il Provvedimento consente al contribuente entro 120 giorni dalla presentazione dell’istanza di integrare la documentazione presentata. In caso di documentazione giudicata carente dall’Ufficio, l’istanza potrà essere rigettata entro 30 giorni dal ricevimento dell’istanza.

Agevolazione per le PMI

In particolare, le PMI non sono obbligate ad illustrare nell’istanza i metodi ed i criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita, dei beni immateriali e le ragioni per cui tali metodi e criteri sono stati selezionati. Questi ultimi potranno essere definiti in contraddittorio con l’ufficio nel corso della procedura di accordo preventivo.

Patent Box: efficacia dell’opzione

Il Decreto Patent Box ha chiarito che quando il reddito agevolabile è determinato sulla base di un accordo con l’Agenzia delle Entrate, l’opzione diviene efficace dall’anno di presentazione dell’istanza di ruling.

La Circolare n. 11/E/2016 precisa che:

  • In caso di ruling obbligatorio, il quinquennio inizia a decorrere dall’anno di presentazione dell’istanza di ruling;
  • In caso di ruling facoltativo, se nello stesso anno il ruling non viene presentato. Il quinquennio inizia a decorrere dall’anno di presentazione dell’istanza di adesione. Tuttavia, se nel corso del quinquennio il contribuente presenta istanza di ruling facoltativo, non può continuare a determinare il reddito autonomamente. Tuttavia deve attendere la conclusione dell’accordo con l’Agenzia;
  • Nel caso di ruling facoltativo, se il ruling viene presentato nello stesso anno. Il quinquennio inizia a decorrere dall’anno di presentazione dell’istanza di adesione, ma il contribuente deve attendere la conclusione dell’accordo con l’Agenzia per la determinazione del reddito agevolabile;
  • In caso di ruling facoltativo, se il ruling viene presentato nello stesso anno ma la documentazione non viene integrata entro i 150 giorni previsti. Il quinquennio inizia a decorrere dall’anno di presentazione dell’istanza di adesione, ma l’istanza di ruling si considera decaduta. Con la conseguenza che il contribuente dovrà autonomamente determinare il reddito agevolabile.

Perdite e regime del patent box

Soprattutto nei primi periodi di imposta di sfruttamento del bene immateriale, potrebbe accadere che lo stesso non generi utili ma perdite.

Qualora la quota di reddito agevolabile ai fini del patent box sia superiore all’utile civilistico, l’agevolazione determina l’azzeramento del reddito imponibile complessivo e, eventualmente, la determinazione di una perdita fiscale di periodo, che concorrono a formare il reddito secondo le regole ordinarie previste dall’art. 84 del TUIR.

Quando è conveniente l’applicazione del patent box?

Dopo aver visto, in modo schematico, le principali disposizioni che riguardano questa agevolazione è necessario chiedersi quando sia conveniente sfruttare questa agevolazione. Possiamo dire che l’agevolazione si rivolge a tutte quelle imprese che sostengono costi legati alla ricerca e allo sviluppo di beni immateriali sfruttabili economicamente.

In quest’ottica, potrebbe essere interessante accompagnare l’adesione a questo regime fiscale con una più efficiente razionalizzazione della struttura del gruppo del soggetto che intende aderire. Ad esempio, infatti, anche al fine di facilitare il calcolo del reddito, il contribuente potrebbe decidere di creare una IP company cui trasferire tutti i beni immateriali, da concedere poi in licenza d’uso alle altre consociate. Questa operazione presenta due ordini di vantaggi:

  • Da una parte si ottimizza la struttura del gruppo, anche in merito alla determinazione dei flussi finanziaria;
  • Dall’altra, ai fini dell’agevolazione in commento, si rende più facilmente individuabile il reddito oggetto di agevolazione (individuabile nelle royalties riconosciute alla IP company).

Tutto questo permette anche, indirettamente, rischi minori in caso di accertamento, legati alla determinazione del reddito agevolabile per l’agevolazione. Sul punto, infatti, vale la pena ricordare che questo tipo di operazioni di riorganizzazione del gruppo (come sopra descritte) sono state considerate come non elusive dall’Amministrazione finanziaria (Circolare n. 36/E/2015). L’unica condizione richiesta è che la IP company svolga una sostanziale attività di ricerca e sviluppo.

Regime del patent box: consulenza fiscale

Mai come negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un costante incremento degli investimenti nella produzione di software da parte delle imprese. L’automazione del lavoro, dei processi, e del modo di lavorare sta cambiando la nostra società, e questa agevolazione, in qualche modo aiuta a permettere che i frutti degli investimenti delle imprese italiane che investono ed innovano rimangano (giustamente) in Italia. Per questo motivo, il regime del patent box oggi è quanto mai attuale. Anche se arrivano in ritardo rispetto a quanto fatto da altri Paesi anche l’Italia e le imprese italiane possono usufruire di un regime fiscale pensato a posta per agevolare chi effettua costante attività di ricerca e sviluppo e ne trae giustamente profitto.

Se vuoi approfondire il regime del patent box (in questo articolo naturalmente vi sono soltanto alcuni elementi essenziali della normativa) puoi scriverci attraverso il form di contatto che trovi al link seguente. Abbiamo delle collaborazioni con importanti studi professionali che possono aiutarti a gestire nel modo corretto questa agevolazione, accompagnandoti dalla fase di valutazione a quella applicativa.

Riferimenti normativi del contributo e del patent box

Articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014 n. 190.
Il decreto patent box del 28 novembre 2017 emesso di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze (recante le disposizioni di revisione del precedente decreto del 30 luglio 2015), è stato adottato in attuazione dell’art. 1, commi 37 – 43, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015), come modificato dal Decreto-Legge  24 gennaio 2015, n. 3 (Investment Compact), convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 marzo 2015, n. 33, e dal Decreto-Legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla Legge 21 giugno 2017, n. 96. Ulteriori disposizioni in materia sono previste all’articolo 4 del decreto legge 30 aprile 2019 n. 34 , convertito in legge, con modificazioni, dall’ art. 1, comma 1, L. 28 giugno 2019, n. 58.
https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/patent-box
https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/schede/agevolazioni/opzione+per+tassazione+agevolata+beni+immateriali/informazioni+generali?page=regimiopzionaliimp

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