Le obbligazioni subordinate sono titoli il cui pagamento è subordinato all’adempimento nei confronti di creditori preferiti. Appartengono a questa categoria, le Tier 1 e 2, ad oggi in circolazione. Le obbligazioni subordinate sono titoli il cui pagamento è subordinato al rimborso di altri creditori, titolari di obbligazioni non subordinate. Dunque, sono un investimento particolarmente rischioso, potendo comportare la perdita dell’intero capitale investito per il loro acquisto.

In genere, sono emesse dalle aziende, le quali adottano questo strumento per ottenere liquidità, invece di ricorrere all’emissione di nuove azioni. Si connotano poi, per la circostanza che viene staccata una cedola periodica. Non necessariamente è prevista una fissa e predefinita data di scadenza. Possono però prevedere un’opzione di rimborso anticipato a favore dell’emittente, in tal caso, da esercitare entro un certo termine.

Ad oggi, è possibile acquistare solo due tipologie di obbligazioni subordinate. Ricordiamo a tal proposito che gli accordi di Basilea 2 e 3 hanno ridimensionato le caratteristiche che possono assumere i prodotti finanziari di questo tipo.

Naturalmente le regole precedenti valgono per tutte le obbligazioni emesse prima della stipulazione di tali accordi, che hanno stabilito nuove norme sui requisiti minimi di capitale. Appartengono a questa macrocategoria le obbligazioni Tier 1 e 2. Tuttavia, sono ancora in circolazione anche altre tipologie di obbligazioni, antecedenti agli accordi di Basilea. Dal punto di vista dell’investitore ci si chiede quali siano le obbligazioni subordinate più rischiose.

Cerchiamo di esaminare le principali caratteristiche delle obbligazioni non subordinate.

Obbligazioni subordinate: cosa sono?

Le obbligazioni subordinate sono titoli in cui il pagamento delle cedole ed il rimborso del capitale, in caso di particolari difficoltà finanziarie dell’emittente, dipendono dalla soddisfazione degli altri creditori non subordinati (o subordinati di livello inferiore). Per questo loro particolare meccanismo, che comporta un rischio considerevole, i titoli in questione producono più reddito rispetto alle obbligazioni non subordinate.

In genere, sono emesse dalle aziende, le quali adottano questo strumento per ottenere liquidità, invece di ricorrere all’emissione di nuove azioni. Si connotano poi, per la circostanza che viene staccata una cedola periodica. Non necessariamente è prevista una fissa e predefinita data di scadenza. Possono però prevedere un’opzione di rimborso anticipato a favore dell’emittente, in tal caso, da esercitare entro un termine certo.

Le obbligazione subordinate si definiscono anche junior, mentre quelle non subordinate sono dette senior. La differenza principale attiene alla rischiosità, che è maggiore rispetto a quella delle obbligazioni non subordinate. Infatti, in caso di fallimento della banca, i creditori acquirenti delle junior sono soddisfatti dopo gli altri creditori senior. Le perdite, invero, possono conseguire anche a qualche difficoltà operativa della banca, oltre che all’ipotesi di fallimento.

È importante tener presente che esistono vari livelli di subordinazione che possono caratterizzare un titolo, ai quali corrispondono diversi livelli di rischio.

La subordinazione: che rischi comporta?

Le obbligazioni subordinate sono titoli che comportano la restituzione del capitale impiegato per l’acquisto, oltre ad un rendimento, che in genere è pagato semestralmente. Queste risultano particolarmente rischiose proprio a causa della subordinazione, che, al contempo, consente di ottenere rendimenti più elevati delle obbligazioni senior, anche ove presentino caratteristiche simili, in termini di durata, pagamento e interessi.

Sul mercato, infatti, esistono delle obbligazioni subordinate che consentono di investire ad un interesse molto vantaggioso. Tuttavia, prima di decidere se acquistare i titoli è necessario anche valutare i rischi, che si concretizzano, in sostanza, nella perdita del capitale investito.

Queste obbligazioni, inoltre, consentono di ottenere un rendimento a tasso fisso o variabile. Per quanto riguarda il rimborso del capitale investito, è anche prevista una data di scadenza, entro la quale deve essere restituita la somma dovuta.

Conseguenza del default dell’emittente

Cosa succede se l’emittente va incontro a problemi finanziari o addirittura al default?

E’ proprio questa ipotesi che evidenzia, sia la caratteristica principale delle obbligazioni subordinate, sia la particolare pericolosità delle stesse. Infatti, la legge ha previsto una sorta di priorità di rimborso ai creditori, a condizione naturalmente che ci siano almeno una parte delle risorse disponibili, come ad esempio asset dell’emittente o quote azionarie.

Ove si verifichino tali condizioni, si stabilisce una priorità nel rimborso dei creditori. Dunque, non tutti potrebbero essere rimborsati, perché i creditori verranno rimborsati entro il limite delle risorse disponibili. Quando si acquista un’obbligazione subordinata si ha diritto ad essere rimborsati solo dopo i creditori ordinari e quelli con una subordinazione inferiore .

Ovviamente, ne consegue, che se l’emittente si trova in stato di difficoltà finanziaria, con ogni probabilità le risorse a disposizione sono insufficienti per procedere a rimborsare tutti coloro che hanno acquistato obbligazioni subordinate. L’ordine di rimborso, che spiega anche la denominazione delle obbligazioni, comporta che vengono liquidate prima le obbligazioni senior, solo successivamente le junior. Ciò ovviamente rende l’acquisto delle seconde molto più rischioso rispetto ad investire in non subordinate.

L’investimento in titoli con questa caratteristica, quindi, in caso di difficoltà finanziarie dell’emittente, ipotesi non tanto remota con i disastri causati da Covid19, rappresenta un serio rischio di perdita dei propri soldi.

Tipologie di obbligazioni subordinate

Ad oggi, è possibile acquistare solo due tipologie di obbligazioni subordinate. Ricordiamo a tal proposito che gli accordi di Basilea 2 e 3 hanno ridimensionato le caratteristiche che possono assumere i prodotti finanziari di questo tipo.

Naturalmente le regole precedenti valgono per tutte le obbligazioni emesse precedentemente a tali accordi, che hanno stabilito nuove regole sui requisiti minimi di capitale. Appartengono a questa macrocategoria le obbligazioni Tier 1 e 2. Tuttavia, sono ancora in circolazione anche altre tipologie di obbligazioni, antecedenti agli accordi di Basilea stessi. Dal punto di vista dell’investitore ci si chiede quali siano le obbligazioni subordinate più rischiose. Cerchiamo di fare chiarezza.

Tier 1

Le obbligazioni subordinate maggiormente rischiose sono le Tier 1, esse infatti rappresentano il massimo del rischio a cui può andare incontro un investitore.

Le obbligazioni subordinate Tier 1 prevedono la possibilità di perdere anche il 100% del capitale investito. Dunque, l’emittente può provvedere a emettere titoli rispetto ai quali si può anche giungere a cancellare del tutto, o più spesso rinviare, il pagamento di una cedola o di più cedole.

In genere, questi titoli non prevedono una scadenza fissa. Al termine del rapporto comunque viene decurtata una parte del capitale.

In epoca Coronavirus questi titoli probabilmente non sono l’investimento più consono, soprattutto se non gestiti con consapevolezza. Tuttavia, sono sicuramente la tipologia di obbligazioni subordinate più redditizie.

Upper tier 2

La seconda categoria di obbligazioni subordinate sono le Upper tier 2. Questa categoria è la seconda in termini di rischiosità, dopo le Tier 1. Invero, hanno alcuni punti in comune con esse. Infatti, come per le tier 1, è possibile che l’intero capitale investito vada in fumo nel caso in cui l’emittente si dichiari insolvente. Tuttavia, nel caso in esame, le cedole possono essere solo differite nel pagamento, mentre nelle tier 1 le cedole possono anche essere cancellate.

In genere, laddove il soggetto emittente non sia in grado di provvedere al pagamento delle Upper tier 2, il pagamento delle cedole può essere rinviato, ma al termine del primo anno in cui si presenta un utile di esercizio. Anche per queste obbligazioni non necessariamente è prevista una scadenza finale. Tuttavia, non si rischia una decurtazione del capitale, al momento del rimborso.

Lower Tier 2

Inoltre, un’ulteriore categoria di obbligazioni subordinate, è rappresentata dalle Lower Tier 2. Queste, invero, sono certamente le più comuni e diffuse. Anche qui, il rischio che grava sull’investitore è la perdita del 100% del capitale. E’, invece, prevista in genere, una durata decennale dei titoli. Il pagamento delle cedole delle obbligazioni subordinate Lower Tier 2, nonché dei relativi interessi, viene differito solo in presenza di gravissimi problemi di insolvenza dell’emittente.

I possessori di obbligazioni subordinate Lower Tier 2, d’altra parte, hanno una sorta di preferenza al momento del rimborso, ove l’emittente vada incontro ad una procedura di liquidazione. Infatti, sono rimborsati con preferenza rispetto a coloro che detengono bond di tipo Tier 1 e Upper Tier 2, ma comunque sempre dopo i possessori di obbligazioni Senior, quindi non subordinate.

La scadenza del titolo può essere:

  • fissa
  • dotata di una clausola di rimborso anticipato, in genere almeno dopo 5 anni di vita del titolo.

Queste obbligazioni subordinate si caratterizzano per una particolarità. All’interno del contratto di acquisto per le Lower Tier 2 possiamo inserire una clausola, detta “Step-up”. Quest’ultima comporta per l’istituto emittente una progressione del rendimento della cedola nel momento in cui non si utilizzi il rimborso anticipato.

In questo caso l’emittente viene nella sostanza penalizzata dalla banca centrale di riferimento, in quanto l’obbligazione non viene considerata più “capitale di vigilanza”, naturalmente in modo progressivo.

In sostanza, si tratta di una sorta di penale che l’emittente è tenuta a pagare laddove ritardi il rimborso del capitale investito. La banca infatti viene penalizzata ed è costretta a pagare all’investitore un interesse crescente.

Tier 3

Un’ultima categoria di obbligazioni subordinate sono le Tier 3. Queste si connotano soprattutto per la previsione di una scadenza di breve durata, in genere da 2 a 4 anni. Le obbligazioni subordinate Tier 3 sono le più sicure per l’investitore, le migliori dal punto di vista della sicurezza di ricevere indietro il capitale impegnato. Tuttavia, il prezzo della sicurezza è un rendimento inferiore, infatti pagano gli interessi più bassi.

Anche in questo caso, invero, rimane il rischio principale, cioè perdere l’intero capitale investito. Tuttavia, è opportuno sottolineare che sull’investitore grava un basso rischio del differimento di una cedola di un’obbligazione subordinata Tier 3. Anche il mancato pagamento degli interessi, è veramente un esito remoto, nonostante in epoca di Coronavirus non è possibile affermarlo con certezza.

Inoltre, l’investitore, in sede di rimborso, molto difficilmente si vedrà decurtare una parte del capitale investito, stante la possibilità che l’emittente faccia default. Va considerato che dalle banche le obbligazioni subordinate Tier 3 non vengono conteggiate come capitale di vigilanza.

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Avvocato "Laureatasi in Giurisprudenza con la votazione di 110 e Lode presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e con approfondita conoscenza delle materie del Diritto Civile e del Diritto Amministrativo. Ha brillantemente concluso la pratica forense in diritto civile e il tirocinio ex art. 73 d.l. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord".

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