Naspi, nonostante la sospensione dei licenziamenti prevista dal del Decreto Cura Italia e dal Decreto Rilancio può essere presentata la domanda di disoccupazione. Nel Messaggio INPS n. 2261 del 1° giugno 2020, l’INPS specifica che le somme devono essere in caso di reintegra del lavoratore, sul posto di lavoro.

Naspi, l’indennità di disoccupazione può essere richiesta anche dopo un licenziamento successivo al 17 marzo 2020.

A fornire i chiarimenti è stata l’INPS, con il Messaggio INPS n. 2261 del 1° giugno 2020 che specifica che si può fare domanda, nonostante il divieto dell’articolo 46 del Decreto Cura Italia, ampliato dal decreto Rilancio.

Tuttavia le somme saranno richieste indietro nel caso in cui il lavoratore dovesse essere reintegrato nel posto di lavoro.

Naspi

In caso di licenziamenti sospesi si ha diritto alla Naspi?

I licenziamenti sono sospesi per 5 mesi dal 17 marzo al 16 agosto 2020 e anche le procedure avviate tra il 23 febbraio 2020 e il 17 marzo stesso (quando il Decreto Cura Italia è entrato in vigore), possono essere revocate e vi è la possibilità da parte del datore di lavoro di richiedere in alternativa la cassa integrazione.

Per licenziamenti, si fa riferimento, ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo avvenuti nel periodo di emergenza COVID-19.

Con la sospensione dei licenziamenti è emersa la questione di quei lavoratori che hanno perso il lavoro indipendentemente dalla propria volontà nonostante il divieto, e che hanno pertanto fatto richiesta di Naspi.

In merito a questa questione è stato chiesto il parere all’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che ha risposto con nota prot. n. 5481 del 26 maggio 2020.

L’Ufficio Legislativo, come riportato da INPS nel messaggio, nel chiarire che l’indennità di disoccupazione NASpI è una prestazione riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, ha osservato che:

Non rileva dunque, a tal fine, il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo – intimato da datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto – atteso che l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore”.

Secondo il parere dunque al lavoratore in questione, qualora sussistano tutti gli altri requisiti, spetta la Naspi anche per licenziamenti avvenuti dopo il 17 marzo vale a dire nel periodo in cui gli stessi sono sospesi per legge.

Quando deve essere restituita la Naspi?

L’INPS chiarisce, anche, quali sono i casi la Naspi deve essere restituita:

“Tuttavia, si fa presente che l’erogazione della indennità Naspi a favore dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo – nonostante il divieto posto dall’articolo 46 del decreto Cura Italia – sarà effettuata da parte dell’Istituto con riserva di ripetizione di quanto erogato nella ipotesi in cui il lavoratore medesimo, a seguito di contenzioso giudiziale o stragiudiziale, dovesse essere reintegrato nel posto di lavoro.”

La restituzione delle rate di Naspi erogate al lavoratore, avviene, nel caso di reintegra di quest’ultimo sul posto di lavoro a seguito del parere di un giudice.

Il lavoratore è tenuto così a comunicare all’INPS, attraverso il modello Naspi-Com, l’esito del contenzioso ai fini della restituzione di quanto erogato e non dovuto per effetto del licenziamento illegittimo che ha dato luogo al pagamento dell’indennità di disoccupazione.

Potrebbe anche accadere che, il datore di lavoro revochi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo chiedendo contestualmente per il lavoratore riassunto il trattamento di cassa integrazione salariale a partire dalla data di efficacia della procedura di rescissione del contratto.

Anche in questa ipotesi, specifica il messaggio INPS, la Naspi già pagata va restituita in considerazione della cassa integrazione che verrà riconosciuta al lavoratore.

Contratti di lavoro domestico

Per quanto riguarda, l’applicazione ai contratti di lavoro domestico:

“L’articolo 46 di cui al decreto-legge n. 18 del 2020 non trova applicazione al rapporto di lavoro domestico, soggiacendo quest’ultimo, quanto al regime di libera recedibilità, a una peculiare disciplina.”

Contratti di collaborazione coordinata e continuativa

Lo stesso vale per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, sottolinea INPS nel messaggio che alleghiamo di seguito, in quanto l’ambito di applicazione dell’articolo 46 del Decreto Cura Italia sulla sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo è limitata ai soli rapporti di lavoro subordinato.

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