La NASPI è una forma di sostegno al reddito adottata già nel 2015 per aiutare le persone in difficoltà dopo aver perso il lavoro in modo involontario. Dal 2020 è stata largamente richiesta all’INPS per coprire le esigenze economiche emerse con lo scoppio della pandemia e la successiva disoccupazione di molti italiani.

La disoccupazione erogata dall’INPS prevede versamenti mensili per chi si trova inoccupato per motivi involontari. Durante il 2020, e ancora nel 2021, sono stati moltissimi i cittadini italiani a presentare richiesta di NASPI, a seguito delle chiusure e della precarietà del lavoro prodotta dalla situazione di emergenza sanitaria. Questa particolare indennità, come spiega il portale ufficiale INPS, è riconosciuta con alcune condizioni:

  • Può chiederla il lavoratore dipendente che ha perso il lavoro involontariamente, con 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti al termine del lavoro;
  • Può chiederla il lavoratore dipendente che ha svolto 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti al termine del lavoro.

La NASPI prevede che, chiedendo di accedervi, si entri in stato di disoccupazione e si dichiari di essere disponibile a svolgere una nuova attività lavorativa, comunicando ad un Centro per l’Impiego.

NASPI
NASPI: incompatibilità e restituzione

Incompatibilità NASPI: quando non si può ricevere

La NASPI è di fatto incompatibile se sommata con altre prestazioni che si ricevono, come la pensione di vecchiaia o il prepensionamento. L’incompatibilità sussiste anche in presenza di assegno ordinario di invalidità, o pensione di invalidità.

La NASPI, Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, prevede che il sostegno al reddito venga erogato con una quota mensile, fino al nuovo inserimento lavorativo.

La NASPI è stata introdotta nel 2015, ma largamente usata, con alcune modifiche, dallo scoppio della pandemia. La prevenzione alla disoccupazione ne ha fatto uno strumento indispensabile.

La NASPI però non si può ricevere cumulando la quota mensile con altre prestazioni attive. Oltre alle incompatibilità che abbiamo visto prima, non si può sommare a questi bonus INPS:

  • Maternità, paternità o indennità per malattia, infortunio, trattamenti antitubercolari;
  • Indennità di mancato preavviso, con contratti a tempo indeterminato;
  • Indennità di malattia dopo lo sbarco, nel caso di lavoratori del mare.

Bisogna fare attenzione, nel caso in cui si perda involontariamente il lavoro, agli eventuali sussidi che già si ricevono dall’INPS.

Cumulabilità NASPI: quando è possibile

Ci sono invece alcuni casi in cui è possibile cumulare la NASPI con altre forme di reddito, tra queste le borse di studio e i redditi derivati da attività sportive. La Circolare numero 174 del 23/11/2017 spiega quali sono queste eventualità:

  • Borse di studio: è possibile cumulare la NASPI con le borse di studio, i redditi derivati da stage e tirocini professionali;
  • Attività sportiva dilettantistica: anche in questo caso è possibile cumulare il reddito con la NASPI;
  • Prestazioni di lavoro occasionale: in questo caso si può ricevere in concomitanza la NASPI, con alcune condizioni;
  • Liberi professionisti iscritti a specifiche casse: il libero professionista può richiedere la NASPI, anche in intera soluzione, se ha appena iniziato l’attività autonoma o il reddito dall’attività è inferiore a 4.800 euro;
  • Redditi derivanti da attività in ambito societario: anche qui è previsto un limite di reddito dall’attività, di 8.000 euro, nel caso di svolgimento di funzioni amministrative della società;

Di fatto quindi è possibile ricevere la NASPI, pur continuando a percepire un’altra fonte di reddito, come visto sopra. Un esempio pratico riguarda i lavori occasionali. La circolare INPS spiega:

“Il comma 1, lett. a) del richiamato art. 54 bis dispone che è ammessa la possibilità di acquisire prestazioni di lavoro occasionali, intendendosi per tali le attività lavorative che danno luogo, nel corso di un anno civile per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro.”

Non solo NASPI: DIS-COLL e rimpatriati dall’estero

Secondo comunicazioni INPS, esiste un’altra indennità che affianca la NASPI, e si rivolge in particolar modo a collaboratori coordinati e continuativi, con borsa di studio o in situazione di dottorando, che hanno perso il proprio lavoro.

Questa indennità di disoccupazione va a sostenere il reddito di chi lavorava presso enti di ricerca o università, e ha visto sospendere il lavoro. Sono quindi esclusi i titolari di partita iva, chi recepisce pensione o amministratori di società, associazioni o enti.

Sia per la NASPI che per la DIS-COLL, l’indennità prevista, in linea generale, corrisponde al 75% del reddito medio mensile. Per quanto riguarda la durata, la DIS-COLL si può ricevere per un massimo di sei mesi, per un numero di mesi pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti.

In linea temporale si fa riferimento al periodo dal primo gennaio dell’anno precedente alla cessazione del lavoro. Sono previste anche particolari disoccupazioni per i rimpatriati dall’estero. Come spiega l’INPS:

“Se sei un cittadino italiano e sei rimasto disoccupato per licenziamento o mancato rinnovo del contratto di lavoro all’estero in Paese UE o extra UE e hai deciso di tornare in Italia senza avere diritto ad altra disoccupazione nel Paese dove hai lavorato da ultimo, puoi fare questa domanda.”

Questa indennità risulta incompatibile nel momento in cui già si riceve un sussidio da un paese estero, se si ricevono pensione, maternità o malattia, o al momento di ripresa del lavoro.

Disoccupazione: esiste la possibilità di restituzione

Esiste una particolare possibilità di recepire NASPI iniziando un nuovo lavoro autonomo. Si tratta della situazione in cui il richiedente percepisce l’anticipo dell’intero importo dell’indennità di disoccupazione, con la previsione di avviare una nuova attività.

Il caso particolare prevede che il sussidio diventi incentivo all’autoimprenditorialità. Questo viene poi erogato interamente in un’unica soluzione. Si riconosce e attesta però che il cittadino richiedente, che ha perso il posto di lavoro, avvierà un’attività autonoma o di impresa.

L’incentivo è valido nei casi in cui si intenda iniziare da zero con uno di questi lavori autonomi:

  • Libero professionista;
  • Attività commerciale, artigiana, agricola;
  • Sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa;
  • Società unipersonale;
  • Società di persone (sia nella sua costituzione che nell’ingresso di una esistente);
  • Società di capitali;

Se la somma viene erogata, ma successivamente il cittadino inizia un lavoro di tipo subordinato, le condizioni per avvalersi dell’anticipo NASPI come incentivo decade. A questo punto sarà necessario restituire per intero la cifra. Questo non accade nel caso in cui si inizi a lavorare con la cooperativa di cui si è diventati soci.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura e ne ho fatto un lavoro. Autrice indipendente. Ho collaborato con agenzie web e svolto diverse attività di volontariato: durante gli anni di studio rappresentavo un’associazione studentesca impegnata ad organizzare eventi culturali nel mondo della comunicazione. Nel 2019 ho viaggiato all’estero, partecipando come volontaria ai lavori per il Global Platform for Disaster Risk Reduction presso l’ONU di Ginevra (Svizzera)."

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