mancato pagamento tredicesima

La tredicesima mensilità è un’erogazione aggiuntiva allo stipendio che i datori di lavoro sono obbligati ad erogare ai propri lavoratori dipendenti, in concomitanza con l’arrivo dell’ultimo mese dell’anno e del Natale. La tredicesima è destinata, secondo le normative italiane, ai lavoratori dipendenti subordinati di diversi settori lavorativi. Per maggiori informazioni:

“Tredicesima mensilità: a chi spetta? calcolo e quando si paga”

La tredicesima mensilità costituisce un pagamento aggiuntivo che corrisponde ad un mese in più nello stipendio, secondo gli obblighi previsti dalla legge. Un lavoratore dipendente può ricevere anche una quattordicesima mensilità, se questa è prevista dal contratto di lavoro specifico.

Il pagamento della tredicesima è un obbligo, tuttavia il datore di lavoro può decidere di saldare questo pagamento anche a rate, mese per mese, se il contratto lo consente, invece che garantire la mensilità aggiuntiva alla fine dell’anno. Ma cosa accade se il lavoratore che ne ha diritto non vede accreditata la somma spettante per la tredicesima?

Si può inizialmente procedere con un sollecito di pagamento, ma se questo non basta, è possibile anche ricorrere alle vie legali, per tutelare la propria posizione verso questa mensilità aggiuntiva. Il datore di lavoro ha 40 giorni di tempo per erogare la somma. Vediamo nell’articolo tutte le possibili soluzioni da adottare nel caso in cui la tredicesima non viene ricevuta correttamente da chi ne ha diritto.

Tredicesima mensilità: di cosa si tratta

La tredicesima è una mensilità aggiuntiva alle normali erogazioni mensili ai lavoratori dipendenti. Si tratta di un pagamento aggiuntivo che può arrivare alla cifra di una mensilità in più. Nella maggior parte dei casi i datori di lavoro versano questa somma ai lavoratori dipendenti che ne possono beneficiare alla fine dell’anno, ovvero nel mese di dicembre, come premio natalizio.

Tuttavia la tredicesima può essere corrisposta anche mese per mese, con la cifra complessiva suddivisa per 12, a seconda delle scelte prese dal datore di lavoro. Anche i cittadini che recepiscono una pensione hanno diritto alla tredicesima mensilità, che viene corrisposta come aggiunta alla normale pensione, sempre nel mese di dicembre.

La tredicesima si matura lavorando, ed è un diritto di tutti i lavoratori dipendenti, nel settore pubblico come nel privato. La tredicesima viene erogata in base all’effettivo tempo lavorato dai dipendenti, in base ai mesi di lavoro, ad esclusione dei casi di rapporto di lavoro con periodo inferiore ai 15 giorni.

Chi ha iniziato a dicembre a lavorare, molto probabilmente non vedrà in busta paga cifre aggiuntive rispetto al salario mensile. Nel caso in cui la tredicesima non venga corrisposta adeguatamente dal datore di lavoro al lavoratore dipendente, prima di procedere con un sollecito è bene verificare se effettivamente questa erogazione spetta al lavoratore dipendente. E bisogna tenere conto anche che alcuni lavoratori hanno per contratto diritto anche ad una mensilità ulteriore, la quattordicesima.

Per stabilire la cifra spettante, si effettua un calcolo che tiene conto del numero di mesi lavorati, e per cui la retribuzione lorda viene divisa per 12. A questo punto si devono ancora sottrarre le imposte dovute allo stato. La cifra che rimane corrisponde alla tredicesima che il datore di lavoro deve provvedere a versare.

Tredicesima mensilità: quando viene cumulata

I lavoratori dipendenti quindi maturano la tredicesima mensilità durante lo svolgimento del lavoro, mese per mese. Se questa erogazione non arriva, prima di tutto è necessario chiedersi se effettivamente si tratta di una mensilità aggiuntiva spettante, oppure no.

Importante è ricordare che chi lavora con un contratto di stage o tirocinio, non maturerà in ogni caso la tredicesima mensilità, anche se lavora in questa modalità da diversi mesi. Chi invece lavora con un contratto di apprendistato, può accedere alla tredicesima, maturata durante i diversi mesi di lavoro.

Chi lavora a tempo determinato o indeterminato infine ha diritto alla tredicesima. La mensilità viene corrisposta dal datore di lavoro ai dipendenti, quindi chi lavora in autonomia con Partita Iva non riceverà erogazioni corrispondenti alla tredicesima, in quanto sprovvisto di datore di lavoro.

La tredicesima inoltre non viene cumulata in diversi casi: gli straordinari per esempio non danno il diritto a maturare la tredicesima, che si tratti di ore o di giorni aggiuntivi al normale lavoro. Non viene cumulata neanche nel caso di aspettativa non retribuita, oppure nel caso di scioperi o assenze non giustificate.

Al contrario, la tredicesima si matura nei giorni effettivamente lavorati, oppure nelle assenze giustificate per ferie, malattia, maternità, congedi retribuiti, cassa integrazione. Si matura anche in caso di infortunio. Per quanto riguarda i cittadini che si trovano in cassa integrazione Covid-19, anche in questo caso si cumulano le cifre spettanti in tredicesima.

Quando la tredicesima non si riceve, o l’importo sembra inferiore a quello spettante, bisogna controllare effettivamente qual è stato il periodo lavorato, quali giorni sono stati inclusi nel conteggio e quali esclusi per stabilire la cifra esatta della tredicesima.

Tredicesima non pagata: come fare?

Il datore di lavoro è obbligato nel caso di lavoratori dipendenti a corrispondere una tredicesima mensilità, suddivisa mese per mese oppure erogata in un’unica soluzione nel mese di dicembre. Tuttavia se questa somma non viene corrisposta, cosa può fare il lavoratore?

Ogni contratto di lavoro, secondo i Contratti Collettivi Nazionali, stabilisce delle regole ben precise per il rapporto di lavoro che intercorre tra dipendente e datore di lavoro. Anche la tredicesima rientra in queste regole, per cui solitamente l’erogazione viene corrisposta a dicembre di ogni anno.

Il lavoratore che è certo del proprio diritto di ricevere la tredicesima (in base alla casistica vista sopra, e in base al contratto di lavoro in essere), può procedere autonomamente con un sollecito, richiedendo il pagamento della stessa al datore di lavoro. Il datore di lavoro è obbligato al pagamento della mensilità aggiuntiva entro 40 giorni, tuttavia se il dipendente non procede al sollecito, perde entro tre anni il diritto di far valere le proprie ragioni sulla mancata ricezione di questo pagamento.

Quando il lavoratore si accorge che la tredicesima non è stata corrisposta, per prima cosa procede al sollecito di pagamento, chiedendo al datore di lavoro di saldare il pagamento. Per farlo può anche rivolgersi ad un sindacato che tutela il lavoro dei dipendenti.

Sanzioni per il datore di lavoro

Non tutti sanno che nel caso in cui il datore di lavoro non provvede a erogare la mensilità al dipendente, questo può anche chiedere il licenziamento per giusta causa. Se il sollecito non basta, neanche tramite un sindacato, il dipendente può scegliere per le vie legali, per vedersi restituita la tredicesima spettante.

La tredicesima mensilità è un obbligo di fatto per il datore di lavoro, e lo è anche per la quattordicesima, ma solo se questa è indicata nel contratto. Per la mancata erogazione della tredicesima a uno o più lavoratori dipendenti, il datore può incorrere in sanzioni e nell’eventuale perdita delle agevolazioni previste dallo stato, qualora siano presenti a livello fiscale.

Tuttavia il dipendente ha tempo massimo di tre anni per portare avanti la propria richiesta, e chiedere la tredicesima non versata. Il datore di lavoro infine può incorrere in sanzioni ulteriori nel caso in cui il lavoratore scelga la via legale per ricevere la mensilità spettante.

Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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