Inversione Contabile: come funziona il Reverse Charge?

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Il meccanismo dell’inversione contabile, o reverse charge, è uno dei metodi di applicazione ed assolvimento dell’IVA. In questo articolo i principi generali di applicazione dell’inversione contabile nella disciplina IVA delle operazioni interne, intracomunitarie ed Extra-UE.

L’articolo 17, comma 1, del DPR n 633/72 sancisce il principio generale in base al quale l’IVA è dovuta dai soggetti che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi imponibili.

Tali soggetti sono tenuti al versamento dell’imposta all’Erario, su base mensile o trimestrale, cumulativamente ed al netto dell’IVA assolta sugli acquisti di beni e servizi e sulle importazioni di beni.

In termini sistematici, ad oggi, sono tre le modalità di applicazione dell’imposta:

  1. La rivalsa. Modalità di cui all’articolo 18 del DPR n 633/72, in base al quale l’imposta è applicata dal cedente o prestatore e da questi versata all’Erario;
  2. L’inversione contabile (o reverse charge). Modalità di cui, tra gli altri, all’articolo 17 del DPR n 633/72, secondo la quale, l’IVA è applicata dal cessionario o prestatore e da questi corrisposta all’Erario;
  3. La scissione dei pagamenti (o split payment). Modalità di cui all’articolo 17-ter del DPR n 633/72, che prevede l’applicazione dell’imposta da parte del cedente o prestatore e che pone in capo al cessionario o committente l’obbligo di corresponsione della stessa all’Erario.

Il meccanismo del reverse charge ha, nella maggior parte dei casi, finalità antievasive, di riduzione delle frodi fiscali e di contenimento del “divario IVA” (o “VAT gap”). Ossia della differenza tra l’imposta che dovrebbe essere riscossa e quella che è effettivamente riscossa.

In questo articolo voglio parlarti delle modalità di applicazione nelle operazioni interne, nelle operazioni UE ed Extra-UE del Reverse Charge.


Inversione Contabile: aspetti contabili e dichiarativi

L’applicazione dell’imposta con il meccanismo del reverse charge, presuppone che il cessionario o committente sia un soggetto passivo d’imposta.

Questi è tenuto a porre in essere specifici adempimenti contabili finalizzati:

  • All’applicazione dell’imposta, a seconda dei casi, mediante integrazione della fattura emessa dal cedente o prestatore o mediante l’emissione di un’autofattura;
  • All’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA assolta sull’acquisto del bene o servizio, se ammessa in base ai principi di cui agli articoli 19 ss. del DPR n 633/72

Ciò determina, di fatto, l’annotazione del documento (sia esso la fattura
integrata o l’autofattura):

  • Una prima volta, nel registro IVA di cui agli artt. 23 o 24 del DPR
  • 633/72, affinché emerga il debito d’imposta;
  • Una seconda volta, nel registro IVA di cui all’articolo 25 del DPR 633/72, perché possa recuperarsi l’imposta che, in considerazione dell’attività svolta, risulti detraibile.

È essenziale notare che l’annotazione della base imponibile nel registro di cui agli articoli 23 o 24 del DPR n 633/72 non rileva ai fini della determinazione del volume d’affari del cessionario o committente.

L’applicazione del reverse charge comporta, inoltre, l’assolvimento degli obblighi comunicativi e dichiarativi IVA. Questo secondo regole specifiche che permettano la corretta rappresentazione dell’operazione, sia per il cedente o prestatore che per l’acquirente o committente.

Inversione contabile: aspetti finanziari

Nella maggior parte dei casi, l’applicazione dell’inversione contabile ha un effetto finanziario, connesso al tributo in parola, nullo.

Il cedente o prestatore, infatti, se soggetto passivo nazionale, è tenuto ad emettere la fattura di vendita senza applicazione dell’imposta.

Analogamente deve concludersi per il cessionario o committente, qualora l’imposta afferente l’operazione sia integralmente detraibile. Infatti, in tali circostanze la duplice registrazione, se effettuata
contestualmente, o in relazione alla medesima liquidazione IVA periodica, comporta una nettizzazione dell’IVA a debito con l’IVA a credito, con un effetto finanziario nullo.


Soggetti tenuti all’applicazione dell’IVA

L’articolo 17, comma 1, del DPR n 633/72 sancisce il principio generale in base al quale l’IVA è dovuta dai soggetti che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi imponibili.

Con la locuzione “soggetti” devono intendersi:

  • Soggetti nazionali, stabiliti nel territorio dello Stato;
  • Soggetti esteri che in Italia hanno una stabile organizzazione;
  • I soggetti esteri privi di una stabile organizzazione in Italia, che si sono identificati ai fini IVA (quali soggetti non residenti) mediante la nomina di un rappresentante fiscale. Questo ai sensi dell’articolo 17 comma 3 del DPR n 633/72;
  • Soggetti esteri privi di una stabile organizzazione in Italia, che si sono identificati ai fini IVA (quali soggetti non residenti) mediante la procedura di identificazione diretta. Procedura esperibile esclusivamente presso il Centro operativo di Pescara. Questo ai sensi dell’articolo 35-ter del DPR n 633/72.

Al comma 2, dell’articolo 17 del DPR n 633/72 il legislatore dispone che
l’imposta si applichi dal cessionario o committente residente o stabilito nel territorio dello Stato, se soggetto passivo IVA. Questo tutte le volte in cui l’operazione domestica (cessione di beni o prestazione di servizi) sia posta in essere da un soggetto non residente nel territorio dello Stato.

Soggetti stabiliti in Italia e Reverse Charge

Ai fini del reverse charge, i soggetti stabiliti sono tenuti all’applicazione dell’imposta:

  • Sia nel caso di “reverse charge soggettivo” in ossequio alle norme di cui all’articolo 17 comma 2 del DPR n 633/72. Il quale prevede l’obbligo di applicazione dell’imposta da parte dei cessionari o committenti stabiliti qualora l’operazione sia posta in essere da parte di un soggetto estero privo di stabile organizzazione in Italia (o munito di detta stabile organizzazione che tuttavia non interviene nell’operazione nel senso in cui si dirà infra);
  • Sia nel caso di “reverse charge oggettivo” in aderenza alle norme che prevedono l’applicazione del meccanismo antievasivo a determinate operazioni. E’, ad esempio, il caso delle disposizioni di cui all’articolo 17 comma 6, lettera a) del DPR n 633/72. In relazione al comparto edile.

Inversione contabile: esercizio di imprese

Sono soggetti passivi IVA, in quanto svolgono per professione abituale, ancorché non esclusiva, l’esercizio di imprese:

  • Gli imprenditori individuali;
  • Le società ed enti commerciali;
  • Gli enti non commerciali,

domiciliati o residenti nel territorio dello Stato.

Gli imprenditori individuali sono i soggetti che soddisfano i requisiti di cui all’articolo 4, comma 1 DPR n 633/72. Esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva di attività commerciali o agricole o prestazioni di servizi.

Le società e gli enti commerciali sono quelli descritti dall’articolo
4, comma 2 DPR n 633/72. Si ricorda che, per espressa previsione normativa (art. 7 co.1 lett. d) del DPR 633/72), per i soggetti diversi dalle persone fisiche si considera:

  • Domicilio il luogo in cui si trova la sede legale della società o dell’ente;
  • Residenza il luogo in cui si trova la sede effettiva.

Sono soggetti passivi IVA i soggetti che svolgono per professione abituale, ancorché non esclusiva:

  • L’esercizio di arti;
  • L’esercizio di professioni;
  • Stabiliti, ossia domiciliati o residenti, nel territorio dello Stato.

Inversione contabile: stabile organizzazione di soggetto estero

Per stabile organizzazione deve intendersi qualsiasi organizzazione, diversa dalla sede principale dell’attività economica, che sia caratterizzata:

  • Da un grado sufficiente di permanenza;
  • Da una struttura idonea in termini di mezzi umani e tecnici atti a consentirle:
    • Di ricevere e di utilizzare i servizi che le sono forniti per le esigenze proprie;
    • Di fornire i servizi di cui assicura la prestazione.

Le condizioni finora elencate devono sussistere contemporaneamente al fine di accertare la presenza nel territorio dello Stato di una stabile organizzazione di un soggetto estero.

La presenza di una stabile organizzazione in Italia di un soggetto estero ha l’effetto di mutare la condizione di soggetto non stabilito ai fini dell’individuazione della territorialità IVA delle prestazioni di servizi generiche. Questo se detta stabile organizzazione è la destinataria dell’acquisto (i.e. “interviene” nell’acquisto).

La presenza nel territorio dello Stato di una stabile organizzazione di un
soggetto estero produce l’effetto di mutare la condizione di soggetto non residente di detto soggetto estero. Questo limitatamente alle operazioni in cui, come detto, la stabile organizzazione interviene.

Per questo motivo la stabile organizzazione in Italia di soggetto estero è tenuta ad applicare le ipotesi di inversione contabile. Questo sia in caso di reverse charge oggettivo che di reverse chaarge soggettivo.

Forza di attrazione della stabile organizzazione

La stabile organizzazione in Italia di un soggetto estero è tenuta:

  • Ad applicare l’imposta dovuta sulle operazioni domestiche poste in essere dalla casa madre nei confronti di privati consumatori o di altri soggetti che, per status, non possono applicare “il reverse charge soggettivo” previsto dall’articolo 17 comma 2 del DPR n 633/722. Le fatture emesse dalla stabile organizzazione in relazione a dette operazioni sono registrate distintamente nel registro di cui all’articolo 23 o 24 del DPR 633/72 della stabile organizzazione (ad esempio in un apposito sezionale). Cosicché l’imposta a debito confluisca nelle liquidazioni periodiche (oltre che nella dichiarazione annuale IVA) e sia versata all’Erario dopo la nettizzazione con l’imposta che risulta detraibile;
  • A recuperare l’imposta assolta dalla casa madre nel territorio nazionale, registrando le fatture distintamente nel registro di cui all’articolo 25 del DPR 633/72 della stabile organizzazione (ad esempio in un apposito sezionale). Cosicché l’imposta a credito confluisca nelle liquidazioni periodiche (oltre che nella dichiarazione annuale IVA) e sia così recuperata.

Inversione contabile: rappresentante fiscale di un soggetto non stabilito

Un soggetto UE o extra-UE, privo di stabile organizzazione in Italia, il
può adempiere gli obblighi derivanti dall’applicazione dell’imposta ed esercitare i relativi diritti ricorrendo all’istituto del rappresentante fiscale. Questo quando effettua operazioni che comportano l’obbligo di registrazione ai fini IVA in Italia.

La nomina del rappresentante fiscale (in alternativa all’identificazione diretta per i soggetti UE) e la relativa registrazione ai fini IVA sono obbligatorie. Questo laddove il soggetto non residente, privo di stabile organizzazione in Italia, ponga in essere, fra le altre, cessioni di beni o prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia:

  • Nei confronti di privati consumatori;
  • Nei confronti di soggetti non stabiliti in Italia, anche se soggetti passivi.

La nomina di un rappresentante fiscale, tuttavia, non ha l’effetto di mutare la condizione di soggetto non residente del rappresentato ai fini dell’individuazione della territorialità IVA delle prestazioni di servizi generiche.

Ai fini del meccanismo dell’inversione contabile, il rappresentante fiscale di un soggetto estero:

  • Non è tenuto all’applicazione dell’imposta nel caso di “reverse charge soggettivo” (art. 17 co. 2 del DPR n 633/72). Il quale prevede l’obbligo di applicazione dell’imposta da parte dei cessionari o committenti stabiliti. Questo qualora l’operazione sia posta in essere da parte di un soggetto estero privo di stabile organizzazione in Italia;
  • E’ tenuto all’applicazione dell’imposta nel caso di “reverse charge oggettivo”. Questo in aderenza alle norme che prevedono l’applicazione del meccanismo antievasivo a determinate operazioni.

Inversione contabile: identificazione diretta di soggetto estero

I soggetti passivi IVA residenti in uno Stato membro della UE, obbligati a registrarsi ai fini IVA in Italia in considerazione delle operazioni che ivi intendono svolgere, possono ricorrere alla procedura di identificazione diretta. Norma di cui all’articolo 35-ter del DPR n 633/72.

L’identificazione diretta IVA è obbligatoria laddove il soggetto non residente, privo di stabile organizzazione in Italia, ponga in essere, fra le altre, cessioni di beni o prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia:

  • Nei confronti di privati consumatori;
  • Nei confronti di soggetti non stabiliti in Italia, anche se soggetti passivi.

L’identificazione diretta IVA, tuttavia, non ha l’effetto di mutare la condizione di soggetto non residente del rappresentato ai fini dell’individuazione della territorialità IVA delle prestazioni di servizi generiche. Essa costituisce soltanto una delle modalità attraverso le quali il soggetto non residente può adempiere gli obblighi IVA in Italia.

Ai fini del meccanismo dell’inversione contabile, un soggetto estero identificato ai fini IVA in Italia :

  • Non è tenuto all’applicazione dell’imposta nel caso di “reverse charge soggettivo” (art. 17 co. 2 del DPR 633/72). Questi prevede l’obbligo di applicazione dell’imposta da parte dei cessionari o committenti stabiliti. Qualora l’operazione sia posta in essere da parte di un soggetto estero privo di stabile organizzazione in Italia;
  • E’ tenuto all’applicazione dell’imposta nel caso di “reverse charge oggettivo” in aderenza alle norme che prevedono l’applicazione del meccanismo antievasivo a determinate operazioni.

Operazioni soggette a reverse charge

Il reverse charge interno

Il legislatore ha disposto l’applicazione dell’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile per determinate tipologie di operazioni poste in essere in settori che sono risultati particolarmente soggetti a fenomeni di evasione e di frodi.

Ipotesi di inversione contabile interna

Le principali operazioni soggette a reverse charge interno sono gli acquisti:

  • Domestici di qualunque bene o servizio nel caso in cui il cedente o prestatore sia un soggetto estero (art. 17 co. 2 del DPR 633/72);
  • Di oro da investimento, nonché di materiale d’oro e di prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi (art. 17 co. 5 del DPR 633/72);
  • Servizi nel settore edile – comprese le prestazioni di manodopera – da soggetti subappaltatori. Qualora il committente sia un’impresa che svolga attività di costruzione o ristrutturazione di immobili (art. 17 co. 6 lett. a) del DPR 633/72);
  • Di fabbricati o di porzioni di fabbricato di cui ai n. 8-bis e 8-ter del co. 1 dell’art. 10. Cessioni per le quali nel il cedente abbia espressamente manifestato l’opzione per l’assoggettamento ad IVA (art. 17 co. 6 lett. abis) del DPR 633/72);
  • Servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici (art. 17 co. 6 lett. a-ter) del DPR 633/72);
  • Di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassa sulle concessioni governative. Qualora si sia in una fase della catena distributiva anteriore alla vendita al dettaglio (articolo 17 comma 6 lettera b) del DPR 633/72);
  • Dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione (articolo 17 comma 6 lett. c) del DPR 633/72);
  • Console da gioco, tablet pc, laptop. Qualora si sia in una fase anteriore alla vendita al dettaglio (articolo 17 comma 6 lettera c) del DPR 633/72);
  • Quote di emissioni di gas a effetto serra (articolo 17 comma 6 lett. d-bis) del DPR 633/72);
  • Di gas e di energia elettrica (articolo 17 co. 6 lett. d-quater) del DPR 633/72);
  • Rottami, cascami e avanzi di carta da macero (articolo 74 co. 7 e 8 del DPR 633/72).

Reverse charge esterno

Tra le principali operazioni soggette a reverse charge esterno rientrano gli acquisti:

  • Intracomunitari di beni effettuati da soggetti passivi IVA;
  • Intracomunitari di servizi effettuati da soggetti passivi IVA;
  • Di servizi, resi da fornitori extra-UE.

Inversione contabile: obblighi documentali per il fornitore

Nei casi in cui l’operazione soggetta al meccanismo del reverse charge è posta in essere da un soggetto passivo IVA italiano, questi, salvo rare eccezioni, è tenuto all’emissione della Fattura Elettronica.

Questo al fine di documentare l’operazione.

La fattura emessa dovrà essere annotata nel registro delle vendite.

Si analizzano di seguito le modalità di fatturazione delle operazioni soggette al meccanismo del reverse charge interno.

Reverse charge interno oggettivo

Nelle ipotesi di operazioni soggette al meccanismo del reverse chargeinterno”, il cedente o prestatore, soggetto passivo IVA italiano, è tenuto, a norma dell’articolo 17, comma 5, del DPR 633/72 all’emissione della fattura:

  • Senza addebito d’imposta;
  • Secondo le regole ordinarie di cui gli articoli 21 ss del DPR 633/72;
  • Con l’annotazione “inversione contabile”;
  • Con l’eventuale indicazione della norma che prevede l’assoggettamento dell’operazione al meccanismo del reverse charge.

Al fine dell’emissione della fattura e della successiva annotazione della stessa nel registro IVA è necessario predisporre appositi “codici IVA”. Identificandone uno per ciascuna tipologia di operazione soggetta al meccanismo di reverse charge interno.

Ciò anche al fine della compilazione della dichiarazione annuale IVA la quale richiede l’indicazione, nel quadro VE relativo alle operazioni attive, tra l’altro, delle operazioni soggette all’inversione contabile in modo analitico.

Il codice IVA deve essere predisposto in modo che la base imponibile
dell’operazione partecipi alla determinazione del volume d’affari.

Le fatture emesse per operazioni soggette al meccanismo del reverse
charge
interno
, in quanto relative ad operazioni imponibili, sono esenti da imposta di bollo.

Reverse charge interno soggettivo

Nelle ipotesi di operazioni soggette al meccanismo del reverse charge “interno”, di cui all’art. 17 co. 2 del DPR 633/72, il cedente o prestatore, se soggetto passivo IVA italiano a seguito di:

  • Nomina di un rappresentante fiscale, di cui all’articolo 17, comma 3 del DPR 633/72;
  • Procedura di identificazione diretta, di cui all’articolo 35-ter del DPR 633/72;

non è tenuto all’emissione della fattura, mediante la propria partita IVA italiana ed ai conseguenti obblighi di annotazione e dichiarazione.

Qualora egli preferisca comunque emettere tale documento, questo non ha valenza fiscale. Pertanto, seppure emesso ed annotato
nel registro di cui agli articoli 23 o 24 del DPR 633/72 non assume rilevanza ai fini della compilazione delle Comunicazioni dei dati delle liquidazioni IVA come pure della dichiarazione annuale IVA.

Il fornitore non residente, se soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro, fa pervenire al proprio acquirente una fattura emessa mediante la Partita IVA dello Stato membro in cui è residente. Questo al fine di consentire l’applicazione del reverse charge mediante integrazione.

Le fatture emesse per operazioni soggette al meccanismo del reverse
charge
interno
, in quanto relative ad operazioni imponibili, sono esenti da imposta di bollo.


Metodi di applicazione del reverse charge

L’ordinamento nazionale prevede due metodi di applicazione dell’IVA  con il meccanismo dell’inversione contabile:

  • L’integrazione della fattura ricevuta dal soggetto cedente o prestatore;
  • L’emissione di una fattura, denominata generalmente “autofattura“.
  • Le modalità di applicazione variano a seconda dell’operazione soggetta ad imposta con il meccanismo del reverse charge. Come riassunto nella seguente tabella.
Operazione soggetta a reverse chargeMetodo di
applicazione del
reverse charge
Acquisto domestico di beni e servizi
da soggetto stabilito in un altro
Stato membro UE
Integrazione
Acquisto domestico di beni e servizi da
soggetto stabilito in un paese extra-UE
Autofattura
Acquisto di oro da investimentoIntegrazione
Acquisto di servizi nel settore
edile da subappaltatori
Integrazione
Acquisto di fabbricati o
porzioni di fabbricato
Integrazione
Acquisto di servizi di pulizia, di
demolizione, di installazione di impianti
e di completamento relativi ad edifici
Integrazione
Acquisto di apparecchiature terminali
per il servizio radiomobile
Integrazione
Acquisto di pc, laptop e tabletIntegrazione
Acquisto di quote di emissioni
di gas a effetto serra
Integrazione
Acquisto di altre unità che possono
essere utilizzate dai gestori per
conformarsi alla direttiva 2003/87/CE
Integrazione
Acquisto di gas e di energia elettrica da
soggetto passivo rivenditore
Integrazione
Acquisto di rottami, cascami, eccIntegrazione
Acquisti intra-UE di beniIntegrazione
Acquisti intra-UE di serviziIntegrazione
Acquisti di servizi da fornitori extra-UEAutofattura

Integrazione della fattura

Il soggetto passivo IVA acquirente, tenuto all’applicazione dell’imposta
con il meccanismo del reverse charge con il metodo dell’integrazione della fattura di cui all’articolo 46 del DL 331/93 procede a:

  • Numerare la fattura ricevuta dal fornitore, apponendovi il numero di protocollo;
  • Indicare il controvalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono alla formazione della base imponibile, se espressi in valuta diversa dall’euro;
  • Integrare la fattura riportando l’aliquota applicabile ai beni e servizi acquistati e l’IVA dovuta.

La fattura integrata dovrà essere annotata distintamente:

  • Nel registro delle fatture emesse di cui all’articolo 23 o dei corrispettivi di cui all’articolo 24, al fine di fare emergere l’imposta dovuta;
  • Nel registro delle fatture ricevute di cui all’articolo 25, al fine di consentire il recupero dell’IVA. Qualora l’imposta risulti detraibile ai sensi dell’articolo 19 ss. del DPR n 633/72 o di rilevare l’indetraibilità della stessa.

Integrazione della fattura del fornitore

L’obbligo di integrazione della fattura prevede, in linea di principio, l’integrazione “fisica”, ossia manuale, della fattura ricevuta dal fornitore.

In luogo della stessa, è generalmente accettata l’emissione di un documento autonomo, da accludere alla fattura ricevuta dal fornitore che riporti:

  • Gli estremi del fornitore;
  • La data ed il numero della fattura ricevuta dal fornitore;
  • Il numero di protocollo attribuito dall’acquirente;
  • Il controvalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono alla formazione della base imponibile, se espressi in valuta diversa dall’euro;
  • L’aliquota applicabile ai beni e/o servizi acquistati;
  • L’IVA dovuta.

Al fine della successiva annotazione della fattura:

  • Nel registro di cui agli articoli 23 o 24 del DPR n 633/72;
  • Nel registro di cui all’articolo 25 del DPR n 633/72.

Fattura elettronica e integrazione

Qualora il cedente o prestatore fornisca all’acquirente una fattura elettronica, questa, essendo immodificabile, non può essere integrata con le modalità finora esposte.

L’acquirente, pertanto, è tenuto a predisporre un documento separato, secondo le modalità riportate nel paragrafo precedente. Tale documento:

  • Se emesso in forma elettronica, dovrà essere reso immodificabile con l’apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata;
  • Se emesso in forma cartacea, comporta alternativamente:
    • La materializzazione della fattura elettronica ricevuta dal fornitore;
    • La conversione da formato analogico a formato elettronico documento emesso ai fini dell’integrazione.

Emissione dell’autofattura

Il soggetto passivo IVA acquirente, tenuto all’applicazione dell’imposta
con il meccanismo del reverse charge con il metodo dell’emissione dell’autofattura procede a:

  • Emettere il documento, avente le caratteristiche di una fattura, a norma dell’articolo 21 del DPR n 633/72, in un unico esemplare, riportando tra gli altri:
    • I dati del fornitore;
    • La data ed il numero della fattura emessa dal fornitore (o di un documento analogo dal quale si possano desumere la natura dell’operazione, gli elementi per la determinazione della base imponibile, ecc.);
    • Denominare “autofattura” il documento emesso;
    • Includere nell’autofattura la base imponibile, l’aliquota applicabile ai beni e servizi acquistati, come risultanti dalla fattura o da documento analogo emesso dal fornitore, e la relativa imposta.

L’autofattura, una volta emessa, dovrà essere annotata distintamente:

  • Nel registro delle fatture emesse di cui all’articolo 23 del DPR n 633/72 o dei corrispettivi di cui all’articolo 24 del DPR n 633/72. Questo al fine di fare emergere l’imposta dovuta;
  • Nel registro delle fatture ricevute di cui all’articolo 25 del DPR 633/72, al fine di consentire il recupero dell’IVA. Qualora l’imposta risulti detraibile ai sensi dell’articolo 19 ss. del DPR n 633/72 o di rilevare l’indetraibilità della stessa.

Ai fine della conservazione della documentazione contabile, l’autofattura dovrà essere archiviata unitamente alla fattura ricevuta dal fornitore (o almeno ad una fotocopia della stessa).

L’indicazione sull’autofattura degli estremi del documento emesso dal fornitore consente la riferibilità univoca dell’autofattura al documento certificante l’operazione posta in essere dal fornitore.


Momento di applicazione del Reverse Charge

Il momento entro il quale il soggetto passivo IVA acquirente è tenuto a
procedere all’applicazione dell’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile dipende dalla modalità che tale soggetto deve adottare per l’adempimento di tale obbligo, ossia:

  • L’integrazione della fattura ricevuta dal fornitore;
  • L’emissione di un’autofattura.

Integrazione della fattura

Secondo le disposizioni di cui all’articolo 47, comma 1, del DL n 331/93, le fatture di acquisto, devo essere integrate ed annotate nel registro di cui agli articoli 23 o 24 entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura e con riferimento al mese di ricevimento.

La fattura, debitamente integrata, è annotata nel registro di cui all’articolo 25 del DPR n 633/72 anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta. Comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno.

Emissione dell’autofattura

L’autofattura, secondo le regole generali previste per la fattura, deve essere emessa non oltre il momento in cui l’operazione cui si riferisce può dirsi effettuata in base alle disposizioni di cui all’articolo 6 del DPR n 633/72, che variano a seconda della natura dell’operazione.

L’autofattura deve essere annotata nel registro di cui agli articoli 23 o 24 del DPR n 633/72 entro 15 giorni dalla sua emissione e con riferimento alla data di emissione.

L’autofattura è, inoltre, annotata nel registro di cui all’articolo 25 del DPR n 633/72 anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta. Comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno.


Inversione contabile: conclusioni

Quello che ho cercato di riepilogare in questo contributo sono le modalità di applicazione concreta dell’inversione contabile nell’ambito della Fattura Elettronica.

Per quanto riguarda gli adempimenti, è opportuno sottolineare la scelta da fare da parte del soggetto committente. Mi riferisco alla possibilità di integrare o fare autofattura, inviando il documento al Sistema di Interscambio.

Effettuare questa operazione consente la conservazione sostitutiva di questo documento, cosa che non accade se lo stesso viene redatto e conservato in cartaceo.

Si tratta, quindi, di una scelta di non poco conto, capace di modificare le procedure amministrativo contabili di ogni azienda.

Entrambe le modalità di gestione dell’inversione contabile sono valide e consentite, ma comportano implicazioni diverse che devono essere attentamente valutate.

Consigli di Lettura sul Reverse Charge

Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio questi testi.

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