Internazionalizzazione-branch-exemption
Internazionalizzazione-branch-exemption

L’attività di delocalizzazione e/o penetrazione nei mercati esteri può avvenire con diversi strumenti giuridici. Ad ognuno di questi strumenti cui corrisponde un diverso grado di impegno economico ed amministrativo da parte dell’imprenditore nazionale.

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Le forme giuridiche a disposizione dell’imprenditore che vuole espandersi all’estero possono essere riassunte come di seguito:

  • Ufficio di rappresentanza;
  • Branch o stabile organizzazione;
  • Società di diritto estero.

Queste, ad oggi sono le principali forme con cui si realizza l’internazionalizzazione delle PMI italiane. Vediamo con maggiore dettaglio queste forme di espansione all’estero di un’impresa italiana con particolare riferimento alla possibilità di sfruttare il regime della c.d. “branch exemption” che consente, a determinate condizioni, di esentare da tassazione in Italia dei redditi delle stabili organizzazioni estere. Tale regime, di fatto, porta ad una equiparazione della disciplina fiscale della branch con quella applicabile ad una subsidiary estera. Sono queste, infatti, le implicazioni fiscali principali da valutare in un processo di internazionalizzazione di una PMI.

Senza alcuna pretesa di esaustività andiamo a vedere quali sono le variabili fiscali che possono influire nella predisposizione di un processo di internazionalizzazione di un’impresa residente in Italia.

Internazionalizzazione con l’apertura di un ufficio di rappresentanza

Internazionalizzare la propria impresa con un ufficio di rappresentanza è molto semplice. Ad oggi, questa è sicuramente la forma di internazionalizzazione più utilizzata, in quanto economica. Questo tipo di struttura, solitamente risulta essere propedeutica a quello di un successivo processo di investimento nel territorio. Pensa al caso di un’impresa industriale che vuole esportare in un nuovo mercato. Prima di aprire una filiale nel Paese apre un ufficio di rappresentanza per fini informativi e promozionali sulle imprese (potenziali clienti) del luogo.

Schematicamente possiamo affermare che:

  • L’ufficio svolge esclusivamente compiti preparatori dell’attività economica vera e propria, di carattere promozionale oppure informativo;
  • Una struttura del genere non possiede una propria identità giuridica distinta dalla casa madre e nemmeno una propria soggettività tributaria. La stessa rappresenta quindi un mero centro di costo;
  • Attraverso l’ufficio di rappresentanza non può essere esercitata alcuna attività commerciale oppure industriale. Pena il rischio dell’acquisto di un’autonoma soggettività tributaria al pari degli altri soggetti di seguito analizzati.

E’ una soluzione che richiede investimenti nettamente inferiori se comparati ad una stabile organizzazione e consente di svolgere attività promozionali, analisi di mercato, ricerca di clienti/fornitori e raccolta d’informazioni preziose. Inoltre, l’ufficio di rappresentazione non sconta alcuna tassazione estera, in quanto con l’ufficio non puoi non puoi esercitare alcuna attività di tipo gestionale, industriale o commerciale. Chi opera nell’ufficio di rappresentanza non può, in alcun modo, chiudere contratti di vendita per conto della casa madre (pena l’identificazione come stabile organizzazione occulta dell’azienda, con previsione di fattispecie sanzionatorie importanti).

Di conseguenza, un ufficio di rappresentanza ha solo funzione accessoria alla penetrazione dell’impresa sul mercato straniero, non potendo svolgere attività commerciali o produttive.

Il responsabile dell’ufficio di rappresentanza

Nella costituzione di un processo di internazionalizzazione attraverso la costituzione di un ufficio di rappresentanza all’estero, ruolo fondamentale è quello del responsabile dell’ufficio. Questi ha il compito di preparare il terreno per l’avvicinamento di due diverse culture, oltre a trasmettere informazioni alla casa madre. L’aspetto fondamentale di questa figura è che essa non può avere alcun potere decisionale in merito alle scelte aziendali e non può avere il potere di rappresentare l’azienda nei confronti di terzi.

Il responsabile è esclusivamente un esecutore ed un coordinatore dell’attività ausiliaria e preparatoria dell’impresa in quello stato.

Aspetti legati alla fatturazione con l’ufficio di rappresentanza

L’ufficio di rappresentanza rappresenta, da un punto di vista contabile, come un centro di costo. Il costo di gestione di questo ufficio è deducibile da parte della casa madre e non è sottoposto ad alcun carico fiscale, in quanto l’ufficio di rappresentanza non può produrre reddito.

L’ufficio di rappresentanza non può emettere fattura, in quanto non può concludere contratti di vendita per la casa madre.

Se all’ufficio di rappresentanza viene chiesto di svolgere anche attività commerciale o produttiva, dovrà essere riconsiderato come una succursale, quindi come un soggetto giuridico o stabile organizzazione presente su un territorio straniero.

Internazionalizzazione con l’apertura di una branch estera

Uno strumento maggiormente utilizzato per operare in un paese straniero è l’apertura di una branch o stabile organizzazione. Schematicamente, è possibile riassumere le caratteristiche fondamentali della stabile organizzazione nelle seguenti:

  • La stabile organizzazione viene definita come una sede fissa di affari in cui l’impresa esercita in tutto o in parte la sua attività“;
  • Il Commentario al Modello di Convenzione OCSE fornisce alcuni importanti chiarimenti:
    • Il termine “sede di affari” va inteso in senso ampio. Esso comprende immobili, attrezzature e installazioni utilizzati – anche non in forma esclusiva – per lo svolgimento dell’attività dell’impresa. Non è necessario che gli immobili siano di proprietà del soggetto estero, per configurare una stabile organizzazione, essendo sufficiente – a tal fine – che lo stesso ne abbia la mera disponibilità;
    • La sede di affari deve essere “fissa“, cioè deve possedere una connessione di carattere permanente con il territorio dove risiede. Secondo il Commentario la permanenza nel territorio straniero può essere anche per breve periodo, ma deve concretizzare un certo grado di permanenza in ragione della specifica attività esercitata.

A titolo esemplificativo, vengono citate quali possibili branch o stabili organizzazioni: una sede di direzione; una succursale; un ufficio; un’officina; un laboratorio; una miniera o un giacimento petrolifero o di gas naturale, una cava o altro luogo di estrazione di risorse naturali.

Da un punto di vista tributario, la stabile organizzazione costituisce un autonomo soggetto d’imposta nel paese dove risiede ed è fiscalmente trasparente nei confronti della casa madre. In altre parole, la tassazione dei proventi percepiti dalla branch estera ha luogo:

  • Prima, nel paese di residenza della stabile organizzazione, e
  • Successivamente – per lo stesso reddito – anche in capo alla casa madre (articolo 14 del DPR n. 600/73), generando potenziali fenomeni di doppia imposizione.

Questo fenomeno, legato alla doppia imposizione giuridica del reddito viene risolto, come previsto dal modello di Convenzione OCSE e dall’art. 165 del TUIR, attraverso l’applicazione del credito per imposte estere. In alternativa a questa modalità di tassazione è possibile usufruire dell’opzione per la c.d. “branch exemption“, che consente di tassare i proventi delle branch estere esclusivamente nello stato ove il reddito è stato generato (e non anche nello stato di residenza della casa madre).

Per approfondire: “Stabile organizzazione o controllata estera?“.

Internazionalizzazione mediante la subsidiary estera

La terza possibilità di internazionalizzazione risiede nel costituire una società di diritto locale (subsidiary) dotata di personalità giuridica controllata dalla casa madre. Tale società diventa, anche ai fini tributari, un centro distinto ed autonomo di effetti giuridici rispetto alla casa madre. La tassazione, in questo caso, avviene esclusivamente in capo alla società estera, fatta salva la distribuzione del risultato economico anche alla controllante nazionale. Mi riferisco alla distribuzione di dividendi.

Prescindendo da considerazioni tributarie, vale la pena di sottolineare che la società di diritto locale, essendo soggetto diverso dalla società controllante, è l’unica chiamata a rispondere di eventuali responsabilità derivanti dalla propria condotta.

Detto questo, sempre in modo molto schematico è possibile individuare le principali criticità riguardanti questa modalità di internazionalizzazione. In particolare, le seguenti:

  • Le problematiche inerenti l’esterovestizione societaria, qualora non vengano rispettate le disposizioni di cui all’art. 73 del TUIR, ma soprattutto la presunzione legale relativa di residenza fiscale in Italia di società estere contenuta nel comma 3-bis dello stesso art. 73;
  • L’asservimento della società estera alla casa madre italiana;
  • Se la società estera effettua servizi infragruppo e la tassazione è inferiore alla metà, la controllante potrebbe essere tassata per trasparenza (“disciplina CFC“), di cui all’art. 167 del TUIR;
  • L’assoggettabilità alla disciplina del transfer pricing se esiste un rapporto di controllo tra le due società se queste intrattengono rapporti economici reciproci.

Allo stesso modo è possibile individuare come un vantaggio la possibilità di beneficiare della minor tassazione prevista nel paese estero, rispetto all’ipotesi di branch estera (sempre che non venga adottato il regime della branch exemption). Inoltre, deve essere sottolineata la limitata responsabilità della subsidiary per le attività da questa svolte.

Rimpatrio alla casa madre delle risorse della subsidiary

Il rimpatrio è possibile mediante:

  • La distribuzione di dividendi. La distribuzione di dividendi tra società di capitali all’interno dell’Unione europea:
    • Non prevede ritenute in uscita;
    • I dividendi percepiti sono tassati sul 5%.
    • Diversamente, in ipotesi di società extra-UE è necessario analizzare la Convenzione con il paese di riferimento per verificare le ritenute in uscita;
  • Il finanziamento fruttifero del soggetto estero che corrisponde interessi alla casa madre. In tale ipotesi, se la società risiede nell’UE:
    • Non ci sono ritenute in uscita;
    • Gli interessi attivi percepiti concorrono a formare il reddito d’impresa.
    • Diversamente, in ipotesi di società extra-UE è necessario analizzare la Convenzione con il paese di riferimento per verificare le ritenute in uscita.
  • Il pagamento di royalties al soggetto italiano per l’uso del marchio. In tale ipotesi, se la società risiede nell’UE:
    • Non ci sono ritenute in uscita;
    • Le royalties percepite concorrono a formare il reddito d’impresa.
    • Diversamente, in ipotesi di società extra-UE è necessario analizzare la Convenzione con il paese di riferimento per verificare le ritenute in uscita.

Come individuare il migliore struttura per l’internazionalizzazione?

I fattori da considerare nella scelta di come operare all’estero sono molteplici, tra cui:

  • Da un punto di vista strettamente tributario, uno dei principali fattori da considerare è l’aspettativa di reddito;
  • La mancata soggettività giuridica – ancorché non tributaria – della branch o stabile organizzazione comporta che gli utili e le perdite conseguite dalla stessa vengano direttamente imputate alla casa madre amplificandone i risultati.

Tale scelta (branch) può risultare appropriata, di conseguenza, se si prevede che l’attività all’estero possa generare delle perdite le quali, in questa situazione, verrebbero compensate con gli utili della casa madre. Diversamente, nel caso di aspettative di reddito positive, l’utilizzo di società di diritto locale può risultare conveniente in quanto i risultati positivi verrebbero tassati:

  • Nello Stato estero con l’aliquota locale, spesso minore rispetto a quella italiana;
  • In Italia solo in caso di distribuzione del dividendo (generalmente limitatamente al 5%).

Questo aspetto deve essere rivisto, come già anticipato, alla luce del regime di branch exemption, regime di cui all’articolo 168-ter del DPR n. 917/86. (a cui ti rimando).

Tassazioni a confronto tra branch estera e subsidiary

Il reddito della branch o stabile organizzazione viene ordinariamente tassato in capo alla società italiana che poi concede un credito a fronte delle imposte scontate all’estero. Vediamo cosa succede confrontando la tassazione di una stabile organizzazione e di una società di diritto locale aperte in uno stato estero da una casa madre italiana.

STATO ESTERO “X”TASSAZIONE BRANCHTASSAZIONE SUBSIDIARY
UTILE ANTE IMPOSTE1.0001.000
IMPOSTA ESTERA 19%190190
UTILE NETTO810810
TASSAZIONE CASA MADREBRANCHSUBSIDIARY
REDDITO810
IRES 24%194
CREDITO PER IMPOSTE ESTERE190
IRES NETTA4
UTILI RIMPATRIATI810810
IMPONIBILE 5%41
IRES 24%10
RIEPILOGO TASSAZIONEBRANCHSUBSIDIARY
TASSAZIONE COMPLESSIVA194200

Vediamo adesso lo stesso esempio nel caso in cui l’identificazione all’estero della casa madre consegua una perdita d’esercizio.

STATO ESTERO “X”TASSAZIONE BRANCHTASSAZIONE SUBSIDIARY
PERDITA– 1.000– 1.000
IMPOSTA 19%
UTILE NETTO
TASSAZIONE CASA MADREBRANCHCASA MADRE
REDDITO-1.000
REDDITO ITALIA2.0002.000
REDDITO COMPLESSIVO1.0002.000
IRES 24%240480
CREDITO DI IMPOSTA
IRES NETTA240480
RIEPILOGO TASSAZIONEBRANCHSUBSIDIARY
TASSAZIONE COMPLESSIVA240480

Internazionalizzazione: i vantaggi della branch exemption

L’art. 168-ter de DPR n. 917/86 contiene una particolare disciplina opzionale (c.d. “branch_exemption“) secondo la quale le aziende residenti fiscalmente in Italia hanno la possibilità di optare per l’esenzione dalla base imponibile domestica del reddito derivante dalle stabili organizzazioni estere. In buona sostanza, il regime fiscale in commento prevede che un’impresa residente nel territorio dello stato possa optare, rispettando determinate condizioni, per l’esenzione degli utili e delle perdite attribuibili a tutte le stabili organizzazioni presenti all’estero. L’opzione in commento (da notare) è irrevocabile e deve essere esercitata nel momento della costituzione della stabile organizzazione (e non successivamente).

Il principio “all in all out” è però strettamente collegato al concetto di stabile organizzazione la cui definizione è rintracciabile nelle convenzioni contro le doppie imposizioni ratificate dal nostro Paese e, a livello domestico, nell’articolo 162 del DPR n. 917/86.

Il regime in commento non rappresenta di un’agevolazione, ma un istituto che ha una ratio, l’eliminazione della doppia imposizione internazionale sui redditi esteri percepiti dalle stabili organizzazioni. In questo modo, infatti, gli investimenti effettuati all’estero sono tassati soltanto nel Paese della fonte del reddito, favorendo, quindi, l’internazionalizzazione delle imprese all’estero. L’opzione è irrevocabile, da esercitare al momento della costituzione della stabile organizzazione, con effetto dal medesimo periodo d’imposta. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 165 e 168-ter del DPR n. 917/86, l’impresa residente nel territorio dello Stato può interpellare l’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a), della Legge n. 212/2000, “in merito alla sussistenza di una stabile organizzazione all’estero, da valutarsi anche in base ai criteri previsti da accordi internazionali contro le doppie imposizioni, ove in vigore“.

Elementi essenziali della Branch Exemption

Vediamo, quindi, quali sono le caratteristiche del regime della Branch Exemption.

  • Natura opzionale. Per applicare il regime è necessaria una scelta vincolante da parte del soggetto passivo;
  • Natura generalizzata. Riguarda tutte le stabili organizzazioni che un soggetto italiano possiede all’estero. La generalità dell’opzione deve essere valutata con riferimento alla singola azienda (anche se la stessa fa parte di un gruppo);
  • Immediatezza. L’opzione deve essere esercitata al momento della costituzione della stabile organizzazione estera. Al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi. Al momento della costituzione della prima stabile organizzazione, se presento l’opzione, questa è valida anche per tutte le successive stabili organizzazioni. Se al momento della nasciata della stabile organizzazione l’impresa non esercita l’opzione, non potrà farlo successivamente. L’opzione ha effetto dal medesimo regime di imposta;
  • Irrevocabilità della scelta. L’opzione, una volta entrata in vigore, non può essere revocata.

Per le stabili organizzazioni che si trovano in Paesi Black List, opera un regime particolare. Non si applica l’esenzione, ma si applica la disciplina c.d CFC.

Possono esercitare l’opzione per la branch exemption tutti i soggetti passivi di imposta residenti fiscalmente in Italia. Una stabile organizzazione di un soggetto estero in Italia, ad esempio, non può applicare questo regime (in quanto non si tratta di un soggetto passivo di imposta italiano). Il problema di questo regime fiscale è che la scelta da parte dell’impresa avviene “al buio“, non essendo possibile prevedere cosa succederà quando in futuro verranno costituite successive stabili organizzazioni estere.

Recapture delle perdite fiscali pregresse

Se nei cinque periodi d’imposta antecedenti a quello in cui ha effetto l’opzione, l’impresa ha utilizzato perdite fiscali prodotte dalla sua stabile organizzazione all’estero, i redditi imponibili realizzati dalla medesima branch nei periodi d’imposta successivi sono tassati in capo alla casa madre italiana sino al totale riassorbimento delle medesime perdite (recapture). Ai fini del punto precedente rileva l’ammontare netto delle perdite fiscali conseguite dalla stabile organizzazione nei cinque periodi d’imposta antecedenti a quello in cui ha effetto l’opzione per la branch exemption e tali perdite si considerano utilizzate quando hanno compensato in tutto o in parte il reddito imponibile della casa madre italiana oppure sono state trasferite all’eventuale consolidato nazionale cui la stessa appartiene. In caso di perdite fiscali pregresse conseguite sia dalla casa madre italiana sia dalla branch esente, quelle di quest’ultima si considerano proporzionalmente utilizzate. Ai fini del riassorbimento del recapture le perdite fiscali nette pregresse compensano per l’intero importo i redditi imponibili futuri della branch esente. Le eventuali perdite fiscali conseguite dalla medesima branch in vigenza dell’opzione non hanno alcuna rilevanza. Il recapture va calcolato per singolo Stato o territorio estero.

Branch exemption: i vantaggi per l’internazionalizzazione delle PMI

Riepiloghiamo, brevemente, di seguito quali possono essere le principali opportunità connesse all’esercizio del regime della branch exemption sulle stabili organizzazioni estere:

  • Eliminazione del problema di esterovestizione connessa alla subsidiary estere e che non riguarda (generalmente) le branch;
  • Potere direttivo dall’Italia sulla stabile organizzazione estera;
  • Opportunità di attrarre investimenti stranieri.

Esempi di tassazione con applicazione della branch exemption

Riprendiamo adesso gli esempi di tassazione visti in precedenza con l’applicazione della branch exemption.

STATO ESTERO “X”TASSAZIONE BRANCHTASSAZIONE SUBSIDIARY
UTILE ANTE IMPOSTE1.0001.000
IMPOSTA ESTERA 19%190190
UTILE NETTO810810
TASSAZIONE CASA MADREBRANCHSUBSIDIARY
REDDITO
IRES 24%
CREDITO PER IMPOSTE ESTERE
IRES NETTA
REDDITO CASA MADRE1.0001.000
IRES 24%240240

Vediamo adesso lo stesso esempio nel caso in cui l’identificazione all’estero della casa madre consegua una perdita d’esercizio con regime branch exemption.

STATO ESTERO “X”TASSAZIONE BRANCHTASSAZIONE SUBSIDIARY
PERDITA– 1.000– 1.000
IMPOSTA 19%
UTILE NETTO
TASSAZIONE CASA MADREBRANCHSUBSIDIARY
REDDITO
IRES 24%
CREDITO PER IMPOSTE ESTERE
IRES NETTA
REDDITO CASA MADRE1.0001.000
IRES 24%240240

Il trasferimento di attivo dalla branch alla casa madre

Un ultimo aspetto da tenere in considerazione sul regime della branch exemption riguarda il trasferimento di attivo dalla branch estera su cui è applicato il regime della branch exemption alla casa madre. Sul punto, l’art. 166 del DPR n. 917/86 prevede che tra le operazioni che danno luogo all’emersione di plusvalenze, vi sia il trasferimento di attivi da una stabile organizzazione estera alla quale si applica la branch exemption. In questo caso, nel momento in cui viene effettuato il trasferimento alla casa madre i beni in entrata sono valorizzati ai fini fiscali con il criterio del valore di mercato.

Internazionalizzazione: consigli e consulenza fiscale

Se hai letto questo articolo probabilmente sei intenzionato ad avviare un processo di internazionalizzazione della tua impresa. Qui hai trovato alcune informazioni e dati utili per farti un’idea di quello che potrebbe essere lo scenario che potresti trovarti di fronte. Ogni situazione deve essere analizzata in dettaglio, e soprattutto in relazione alle concrete attività che si vogliono svolgere all’estero.

Sicuramente la branch exemption rappresenta un valido strumento che può aiutare gli imprenditori a internazionalizzarsi contando sul fatto che i redditi percepiti dalla stabile organizzazione estera non concorreranno alla formazione di reddito imponibile in Italia. Tuttavia, l’opzione immediata ed irrevocabile, presenta una variabile da tenere in considerazione, considerato il fatto che la scelta è poi non più modificabile.

Per questo motivo, forse, la costituzione di una subsidiary estera può essere una prima scelta utile nella processo di internazionalizzazione, salvo poi verificare la convenienza per il regime della branch exemption. Naturalmente, non è detto che questa sia la soluzione migliore per tutti, ma sicuramente è un’opportunità in più da valutare.

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