Flat Tax per i pensionati esteri impatriati in Italia

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Flat Tax per i pensionati esteri di cui all’articolo 24-ter del TUIR. L’obiettivo è sottrarre risorse ai Paesi che hanno introdotto condizioni vantaggiose per i pensionati esteri. In questo articolo le modalità operative dell’agevolazione.

Il legislatore ha introdotto diverse misure volte ad incentivare il trasferimento della residenza fiscale nel nostro Paese.

Questo sia da parte di persone fisiche straniere che di italiani residenti all’estero. L’esempio più noto è il regime dei c.d. Lavoratori Impatriati, ma anche il regime del Rientro dei Cervelli.

Allo stesso modo, deve essere ricordato anche quanto previsto dall’articolo 24-bis del TUIR. Tale norma dispone una Flat Tax a €. 100.000 per coloro che trasferiscono la residenza in Italia al fine
di incentivare lo spostamento di persone con un elevato patrimonio (c.d. high net worth individual) e, di conseguenza, incrementare i consumi.

Oltre a queste disposizioni si deve evidenziare la Flat Tax per i pensionati esteri. Si tratta di soggetti percettori di pensione estera che si vedranno applicare in Italia una tassazione al 7% del reddito. Questo a condizione di trasferirsi in uno dei Paesi del Sud d’Italia.

Vediamo, quindi, di seguito come applicare l’agevolazione legata alla Flat Tax per i pensionati esteri.

Cominciamo!

Flat Tax Pensionati Esteri in Italia
Flat Tax Pensionati Esteri in Italia

FLAT TAX PENSIONATI ESTERI: QUADRO NORMATIVO

Deve essere detto che la ratio della norma si pone in un contesto caratterizzato dal fenomeno migratorio verso Paesi con carico fiscale ridotto.

In questo ambito deve essere letto l’articolo 24-ter del DPR n 917/86 (TUIR).

In particolare, la disposizione in commento offre condizioni fiscali estremamente favorevoli nei confronti delle persone fisiche, percettori di reddito da pensione estera, che trasferiscono la residenza
nel territorio italiano.

Tale opzione si rende applicabile per i 5 periodi di imposta successivi a quello in cui diventa efficace. Tuttavia, tale norma prevede anche rigide condizioni da rispettare, quali:

  • Non essere stati residenti in Italia nei 5 periodi
    di imposta precedenti a quello in cui l’opzione
    diventa efficace;
  • Essere titolari di redditi da pensione ed assegni
    ad essi equiparati erogati da soggetti esteri;
  • Trasferire la residenza in Italia, ai sensi dell’art.
    2 del TUIR, in uno dei Comuni appartenenti
    al territorio del “Mezzogiorno”, con popolazione
    inferiore ai 20.000 abitanti, situati nelle seguenti
    Regioni: Sicilia, Calabria, Sardegna,
    Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia;
  • Trasferire la residenza da Paesi con i quali sono
    in vigore accordi di cooperazione amministrativa.

LA FLAT TAX PER PENSIONATI VALE PER TUTTI I REDDITI ESTERI

Una volta soddisfatti tali requisiti, qualsiasi reddito di fonte estera o prodotto all’estero è soggetto ad una imposta sostitutiva del 7%.

Naturalmente, condizione imprescindibile è che i percettori di tali redditi siano pensionati.

Inoltre, sono previste ulteriori esoneri di non poco rilievo, quali:

Qualora, a totale discrezione del contribuente, fosse preferibile una tassazione ordinaria con la conseguente fruizione del credito di imposta per alcuni redditi prodotti o situati in Paesi esteri, il legislatore consente al pensionato di non applicare l’imposta sostitutiva a tali redditi.

Con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 167878 del 31 maggio 2019 sono state definite le modalità applicative del regime in commento.

FLAT TAX PER I PENSIONATI ESTERI: ESERCIZIO DELL’OPZIONE

L’opzione per questo regime fiscale si perfeziona con la presentazione
della dichiarazione dei redditi riferita al periodo d’imposta in cui i soggetti, che hanno trasferito la residenza fiscale, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del TUIR in uno dei Comuni appartenenti al territorio delle Regioni:

Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia,

con popolazione non superiore a 20.000 abitanti.

Dallo stesso periodo, l’agevolazione diviene efficace.

Nella dichiarazione è necessario indicare:

  • Lo status di non residente in Italia per un tempo almeno pari a cinque periodi di imposta precedenti l’inizio di validità dell’opzione;
  • La giurisdizione o le giurisdizioni in cui ha avuto l’ultima residenza fiscale prima dell’esercizio di validità dell’opzione tra quelle in cui sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa nel settore fiscale;
  • Gli Stati o territori esteri per i quali intende esercitare la facoltà di non avvalersi dell’applicazione dell’imposta sostitutiva ai sensi del comma 8 dell’articolo 24-ter del TUIR;
  • Lo Stato di residenza del soggetto estero erogante i redditi di cui all’articolo 49, comma 2, lettera a), del TUIR;
  • L’ammontare dei redditi di fonte estera da assoggettare all’imposta sostitutiva di cui al comma 1 dell’articolo 24-ter del TUIR.

LA SCELTA DEL PAESE DEL SUD D’ITALIA COME RESIDENZA

Inoltre, l’Amministrazione ha specificato che il contribuente deve consultare il sito dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). Questo per individuare i Paesi sotto i 20.000 abitanti ove stabilire la residenza.

L’individuazione deve avvenire con riferimento alle tabelle pubblicate al 1° gennaio dell’anno antecedente al primo anno di validità dell’opzione, nella sezione “Rilevazione comunale annuale del movimento e calcolo della popolazione“.

Questo dato ha validità fino ai successivi 5 periodi di imposta richiamati dalla norma, ovviamente a condizione che il contribuente non trasferisca la residenza in altro Comune italiano.

Qualora, invece, il soggetto in questione dovesse trasferire la residenza, l’agevolazione rimarrà valida a condizione che il nuovo Comune appartenga alla lista dei Comuni rientranti in quelli elencati dalla norma.

REDDITI ESTERI ESCLUSI DALL’AGEVOLAZIONE

La facoltà di avvalersi dell’applicazione dell’imposta sostitutiva per quanto concerne i redditi prodotti in uno o più Stati o territori esteri, rimane valida anche nelle dichiarazioni relative ai periodi di imposta successivi a quello in cui viene applicata per la prima volta l’agevolazione.

Sarà, poi, sempre possibile integrare gli Stati inizialmente esclusi dall’opzione in commento con ulteriori Stati o territori nelle dichiarazioni relative a periodi di imposta successivi. Questo, a condizione che rimangano invariati gli altri requisiti di accesso al regime.

CESSAZIONE REVOCA E DECADENZA DAL REGIME

La Flat Tax per i pensionati esteri è valida per i primi 5 periodi d’imposta successivi a quello in cui diviene efficace. Pertanto, una volta decorsi tutti i 6 periodi d’imposta, gli effetti di tale regime di favore cessano.

Di conseguenza, tutti i redditi percepiti dalla persona ormai divenuta fiscalmente residente in Italia, da qualunque Paese provengano, verranno tassati in base al cd “worldwide taxation principle“.

Tale principio prevede che tutti i redditi ovunque prodotti
percepiti dagli individui fiscalmente residenti in Italia devono essere ivi tassati.

Gli eventuali problemi di doppia imposizione potranno essere
risolti in sede di Trattati internazionali. Tuttavia, l’Amministrazione finanziaria, con il Provvedimento n. 167878 del 31 maggio 2019,
ha portato alla luce alcune ipotesi di interruzione prematura e non naturale dell’agevolazione in oggetto.

Tali casistiche trovano applicazione attraverso le seguenti modalità:

REVOCA DELL’OPZIONE

Qualora il contribuente voglia revocare l’agevolazione, può farlo in qualunque periodo di imposta successivo a quello in cui è stata esercitata l’opzione.

La revoca deve avvenire tramite comunicazione scritta nella
dichiarazione dei redditi
relativa all’ultimo periodo di imposta di validità dell’opzione. Ciò anche nell’ipotesi di trasferimento della residenza fiscale all’estero o in un Comune diverso da quelli indicati dalla norma stessa per beneficiare dell’agevolazione in oggetto.

DECADENZA DAL REGIME

La decadenza si verifica qualora vengano meno i requisiti previsti dalla norma.

Altre cause residuali di decadenza dal regime emergono nel momento in cui:

  • Il contribuente versa parzialmente o omette del tutto il versamento dell’imposta sostitutiva entro la data prevista per il pagamento del saldo delle imposte sui redditi;
  • il contribuente trasferisca la residenza fiscale in un Comune italiano diverso da quelli che hanno le caratteristiche richieste
    dalla norma;
  • Il contribuente trasferisca la residenza fiscale all’estero.

La decadenza dal regime ha effetto dal periodo di imposta in cui
si verificano le ipotesi summenzionate (e.g. variazione della residenza e mancato versamento dell’imposta).

Sia l’istituto della decadenza che quello della revoca precludono la possibilità di esercitare nuovamente l’opzione in futuro.

Infine, l’Amministrazione definisce l’opzione inefficace laddove “in esito ad attività di controllo, sia accertata la sussistenza della residenza fiscale in Italia nei cinque anni precedenti l’esercizio dell’opzione“.

D’altronde, scopo principale della norma, è quello di attrarre in Italia soggetti stranieri o che sono emigrati dall’Italia ormai da anni.

VERSAMENTO DELL’IMPOSTA SOSTITUTIVA

La disposizione in esame potrebbe facilmente prestarsi a fenomeni elusivi, considerando il forte impatto fiscale che potrebbe avere l’imposta sostitutiva su tutti i redditi percepiti da un individuo.

Con il Provvedimento n. 167878/2019, il Direttore prevede che, per ciascun periodo di imposta oggetto dell’agevolazione, l’imposta sostitutiva dovuta in misura del 7% dei redditi prodotti all’estero
sia versata in un’unica soluzione entro la data prevista per il versamento del saldo delle imposte sui redditi.

L’imposta sostitutiva deve essere versata con le modalità ordinaria di versamento dell’imposta. Il codice tributo da utilizzare in fase di versamento e per la compilazione del modello F24 deve essere ancora comunicato.

FLAT TAX PER I PENSIONATI ESTERI: CONCLUSIONI

Come anticipato nelle premesse, obiettivo preminente del legislatore è quello di favorire la ripresa economica delle Regioni del Sud.

Difatti, l’arrivo di pensionati stranieri, con una maggior capacità di spesa, potrebbe portare ad una ripresa dei consumi.

Tali soggetti sono oggi alla ricerca di regimi fiscali di grande favore al fine di assicurarsi un riequilibrio del tasso di sostituzione dei redditi percepiti durante l’attività lavorativa. Il legislatore, che si trova in un clima di forte concorrenza a livello globale con Paesi che propongono regimi altrettanto allettanti, cerca soluzioni per favorire nuovi investimenti nei Comuni del Mezzogiorno.

Tuttavia, possono evidenziarsi altre criticità che potrebbero porre freni all’accesso al regime o, comunque, all’efficacia della misura, ad esempio:

  • La limitazione dell’opzione ad alcune Regioni del Sud e, in particolare, a Comuni con una ridotta densità demografica. Diversamente, Paesi come il Portogallo offrono condizioni fiscali ancora più favorevoli;
  • Il periodo limitato a 5 periodi di imposta non aiuta sicuramente l’approdo di pensionati che possono ottenere analoghi trattamenti di favore in altri Paesi per un periodo più prolungato:
  • La norma, non offre condizioni di favore per i pensionati italiani. Di conseguenza, potrebbe verificarsi il fenomeno inverso: l’attrazione di pochi pensionati stranieri e l’emigrazione di molti pensionati italiani. Detto in altri termini, lo strumento non è finalizzato a invertire la tendenza dei pensionati italiani a cercare regimi più favorevoli oltre confine.

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