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E-commerce: guida alla disciplina fiscale

I criteri di territorialità ai fini dell'Imposta sul valore aggiunto nell'attività di E-commerce diretto ed indiretto.

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Guida alla disciplina fiscale legata all’identificazione dei criteri di territorialità IVA relativa al commercio elettronico (e-commerce), diretto e indiretto e al regime del MOSS per i servizi di telecomunicazione e tele-radiodiffusione.

Per commercio elettronico (E-commerce) si intende qualsiasi attività di supporto ad una attività commerciale, che venga svolta utilizzando il canale telematico Internet. Tale attività deve essere in grado di effettuare transazioni come commercializzazione di beni e servizi, distribuzione on-line di prodotti in formato digitale, effettuazione di operazioni finanziarie e di borsa, etc.

Si tratta, in ogni caso, di uno scambio commerciale che viene effettuato attraverso un canale elettronico di acquisto di beni e servizi, in cui il cliente sceglie on-line il prodotto. Volendo schematizzare possiamo dire che le diverse forme di E-commerce possono essere così suddivise:

  • E-commerce indiretto. Si tratta del commercio elettronico indiretto, avente ad oggetto beni materiali. Il venditore mette a disposizione sul sito web il catalogo dei prodotti con le caratteristiche merceologiche, le condizioni di consegna e i prezzi. Il cliente procede ad effettuare l’ordine per via telematica, ma riceve la consegna fisica del bene. Classici esempi di siti di e-commerce indiretto possono essere Amazon, E-bay, ecc;
  • E-commerce diretto. Si tratta del commercio elettronico di beni immateriali o digitalizzati in questo caso si parla di commercio elettronico diretto (on-line), in cui l’intera transazione commerciale, ivi inclusa la consegna del bene avviene per via telematica.

L’obiettivo di questo contributo è quello di andare ad analizzare la disciplina fiscale dell’E-commerce diretto ed indiretto per quanto riguarda l’applicazione dell’Iva. Nell’E-commerce, infatti, assistiamo a modalità particolari di applicazione dell’Imposta sul valore aggiunto che è importante andare ad approfondire.

E-commerce diretto indiretto

Come si applica l’Iva nell’E-commerce indiretto?

Il Commercio Elettronico Indiretto (E-commerce Indiretto) è costituito dalle transazioni commerciali nelle quali si verificano le seguenti caratteristiche:

  • La cessione giuridica del bene e la conclusione del contratto tra venditore e cliente si perfezionano per via telematica;
  • La consegna fisica del bene avviene attraverso i canali tradizionali.

Da un punto di vista Iva, la cessione di beni nel commercio elettronico indiretto viene assimilata come anzidetto alla vendita per corrispondenza. Pertanto, ai fini IVA vengono applicate le relative norme interne, comunitarie e internazionali.

Le operazioni di E-commerce Indiretto, ai fini IVA sono territorialmente rilevanti nel Paese del committente, sia questo un privato o un operatore economico.

territorialita’ iva e-commerce indiretto

Vediamo, di seguito, le principali casistiche riscontrabili ai fini IVA in questa tabella.

Tabella: criteri di territorialità Iva dell’E-commerce indiretto

PAESE DEL FORNITOREPAESE DEL CLIENTEREGIME IVANORMATIVA
ItaliaItalia (P.Iva o privato)Operazione
imponibile
Art. 2 DPR n. 633/72
*ItaliaPaese Ue (P.Iva)Cessione intracomunitariaArt. 41, co. 1 lett a) D.L. n.331/93
ItaliaPaese Ue (privato)Vendita a distanzaArt. 41 co. 1 lett. b) D.L. n. 331/93 
*ItaliaPaese Extra-Ue
(P.Iva o privato)
Cessione
all’esportazione
Art. 8 DPR n. 633/72
Paese UEItalia (P.Iva)Acquisto
intracomunitario
Art. 38 D.L. n. 331/93
Paese UEItalia (privato)Vendita a distanzaArt. 40 co. 3-4 D.L. n. 331/93
Paese Extra UEItalia (P.Iva o privato)ImportazioneArt. 67 DPR n. 633/72

Applicazione dell’Iva nelle operazioni interne di E-commerce indiretto

La disciplina Iva delle operazioni di commercio elettronico indiretto tra soggetti residenti in Italia è disciplinata dalle disposizioni contenute dal DPR n. 633/72. Da quanto andremo a vedere rimangono escluse le operazioni effettuate con stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti.

Alle operazioni riconducibili al E-commerce indiretto, se il cliente è un “privato consumatore” si applica la disciplina delle vendite per corrispondenza. Per questa ragione, secondo la Risoluzione n. 274/E/2009 dell’Agenzia delle Entrate, le corrispondenti operazioni non sono soggette:

  • Né all’obbligo di emissione della fattura (elettronica o meno). Salvo che la stessa sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione della cessione. Come previsto dall’articolo 22, comma 1, n. 1), del DPR n. 633/72;
  • Né all’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale. Questo poiché opera l’esonero di cui all’articolo 2, del DPR n. 696/1996.

I corrispettivi giornalieri delle vendite, comprensivi dell’Iva, devono essere, tuttavia, annotati nell’apposito registro di cui all’articolo 24 del DPR n. 633/72. L’annotazione deve avvenire entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al giorno di effettuazione. Inoltre, in sede di liquidazione periodica dell’Iva, lo scorporo dell’Iva deve avvenire con il metodo matematico (no ventilazione). Questi aspetti, ricordiamo, riguardano esclusivamente i commercianti al minuto.

Tutti gli altri operatori economici che pongono in essere un’attività di E-commerce, per le operazioni verso privati, sono tenuti obbligatoriamente all’emissione della fattura.

Applicazione dell’Iva nelle operazioni intracomunitarie di E-commerce indiretto

Anche le operazioni di commercio elettronico indiretto tra controparti UE sono equiparate alle vendite a distanza. Per questo tali operazioni seguono la disciplina Iva applicabile alle operazioni intracomunitarie. La normativa è dettata dall’articolo 40, commi 3 e 4 lettera b) e 41, comma 1 lettera b) del D.L. n. 331/93. In particolare, è previsto che:

  • Dal lato attivo, si considerano non imponibili in Italia le cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili, di beni spediti o trasportati dal cedente o per suo conto nel territorio di altro Stato membro nei confronti di cessionari ivi non tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non hanno optato per l’applicazione della stessa;
  • Dal lato passivo, si considerano imponibili in Italia (come cessioni interne e non come acquisti intracomunitari) le cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili, di beni spediti o trasportati nel territorio dello Stato dal cedente o per suo conto da altro Stato membro nei confronti di persone fisiche non soggetti d’imposta, ovvero di cessionari che non hanno optato per l’applicazione dell’imposta sugli acquisti intracomunitari ai sensi dell’articolo 38, comma 6, del DL n 331/1993.

Rimangono esclusi dalla disciplina della vendita a distanza i seguenti beni (articolo 41, comma 1 lettera b) del D.L. n. 331/93):

Nelle vendite on line di beni soggetti ad accisa, spediti o trasportati dal cedente, non è applicabile il regime delle vendite a distanza. Per i beni soggetti ad accisa il luogo impositivo non dipende dalla condizione relativa all’ammontare delle vendite effettuate nello Stato membro di destinazione, ma soltanto dal soggetto che organizza il trasporto o spedizione dei beni. Se quest’ultimo è curato dal cedente, l’Iva è dovuta nel Paese di destinazione, mentre se la spedizione (o il trasporto) è curata dal cessionario non residente, l’operazione resta soggetta ad Iva in Italia.

L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 39/E/2005, ha precisato che:

le vendite a distanza caratterizzate non solo dalla circostanza che l’acquisto è perfezionato da un soggetto privato, ma soprattutto dal fatto che il trasporto della merce venduta è effettuato direttamente a cura del fornitore o per suo conto. Ne consegue che la cessione è da intendersi non imponibile anche se avviene nello stesso punto di vendita del soggetto fornitore, qualora il trasporto a destino sia effettuato dal fornitore o per suo conto

Nell’ambito delle operazioni intracomunitarie si possono configurare in generale due ipotesi, ovvero:

  • Acquisto intracomunitario di beni da parte di cessionario italiano con cedente UE;
  • Acquisto intracomunitario di beni da parte di cessionario

Acquisto intracomunitario B2C da parte di cessionario italiano

L’applicazione dell’IVA avviene in Italia, se il cedente comunitario ha effettuato vendite nei confronti di privati italiani nell’anno precedente o in corso d’anno, per un ammontare pari o superiore ad € 35.000. In tale caso, il soggetto comunitario è tenuto a nominare un:

Questo ai sensi dell’articolo 35-ter, DPR n. 633/1972, al fine di assolvere gli obblighi ai fini Iva nei confronti dell’erario italiano. In caso di non superamento del predetto limite, il cedente comunitario assoggetta l’operazione ad Iva nel suo Stato di residenza. Questo salvo che, volontariamente, abbia optato per l’applicazione dell’imposta in Italia.

Acquisto intracomunitario B2C da parte di cessionario UE

In questo caso l’operatore economico italiano che ha effettuato la vendita applica l’IVA italiana. Questo avviene se, nell’anno solare precedente ed in quello in corso non supera la soglia di:

  • € 100.000, oppure
  • L’eventuale minore soglia stabilita dallo Stato di residenza del cliente finale (privato consumatore).

Nel momento in cui il fatturato realizzato dall’impresa cedente italiana supera la soglia, tale impresa:

  • E’ tenuta ad applicare in Fattura l’IVA del Paese di residenza del cliente;
  • Deve identificarsi direttamente nel Paese, ovvero nominare un suo Rappresentante Fiscale.

La procedura da adottare da parte dell’operatore nazionale è la seguente:

  • Acquisire una posizione IVA (mediante identificazione diretta o nomina di un rappresentante fiscale) nello Stato di destinazione del bene. Questo per rilevare la cessione intracomunitaria fittizia ed effettuare il corrispondente acquisto intracomunitario;
  • Assoggettare ad imposta la cessione nello Stato di destinazione, ivi territorialmente rilevante. Questo ai sensi dell’articolo 7-bis DPR n 633/72.

Nella tabella sottostante vengono indicate le soglie previste dagli Stati membri.

Tabella: soglie di fatturato per identificazione diretta E-commerce indiretto valide fino al 30 giugno 2021

STATOSOGLIASTATOSOGLIA
Austria€. 35.000SveziaSEK 320.000
Belgio€. 35.000Finlandia€. 35.000
Olanda€. 100.000Cipro€. 35.000
DanimarcaDKK 280.000Estonia€. 35.000
Germania€. 100.000Lettonia€. 35.000
Grecia€. 35.000LituaniaLTL 125.000
Spagna€. 35.000Malta€. 35.000
Francia€. 100.000PoloniaPLN 160.000
Irlanda€. 35.000Repubblica CecaCZK 1.140.000
Italia€. 35.000Slovacchia€. 35.000
Soglie identificazione diretta in Italia E-commerce indiretto

Cessione e acquisto intracomunitario in cui il cedente e l’acquirente sono residenti in differenti Stati comunitari e sono entrambi soggetti passivi Iva

L’applicazione dell’Iva avviene secondo le regole dettate in via generale per gli acquisti intracomunitari. L’applicazione dell’Iva avviene attraverso il meccanismo del reverse charge nel Paese del soggetto acquirente.

Le modifiche da luglio 2021 alla disciplina dell’e-commerce diretto

Per quanto riguarda invece le norme che entreranno in vigore dal prossimo 1° luglio 2021 si rende noto che la Commissione UE ha pubblicato le note esplicative sulle nuove regole Iva in materia di commercio elettronico.

Con esclusivo riferimento ai rapporti B2C all’interno dei paesi UE, tali novità daranno luogo, in sintesi, alle seguenti rettifiche e integrazioni alla disciplina attuale:

  • non si applicherà più la disciplina delle “vendite a distanza” ma si applicherà il criterio generale che le operazioni di commercio elettronico indirette saranno territorialmente rilevanti nel Paese UE di destinazione dei beni (e quindi nel paese in cui risiede l’acquirente privato);
  • saranno eliminate le attuali “soglie di protezione” e sarà introdotta un’unica soglia di € 10.000,00comune a tutti gli stati membri, al di sotto della quale le operazioni saranno rilevanti ai fini Iva nel Paese del cedente;
  • se la predetta soglia comune sarà superata nel corso dell’anno, si applicherà, a partire da quel momento, il principio generale (ovvero tali operazioni si considereranno territorialmente rilevanti ai fini Iva nel Paese UE di destinazione dei beni);
  • i cedenti potranno optare per la procedura semplificata MOSS (procedura ad oggi in uso per il commercio elettronico “diretto” che evita al cedente di identificarsi nel paese dell’acquirente e che gli consente, mediante la trasmissione di specifiche dichiarazioni Iva trimestrali, di effettuare i versamenti dell’imposta del proprio Paese) che verrà rinominata “OSS“.

Vendite a distanza di beni

A partire dal 1° luglio 2021 vi sarà l’abolizione delle soglia attualmente previste dagli Stati membri e l’introduzione di un unica soglia di riferimento pari a € 10.000 su base annuale. Tale soglie tiene conto sia delle vendite a distanza intracomunitaria, sia dei servizi elettronici transfrontalieri resi a privati (“TTE“). Superata la soglia l’operazione si considera territorialmente rilevante nel Paese de cessionario (invece che nel Paese del cedente).

Conseguentemente avremo una estensione del regime speciale MOSS (che verrà rinominato OSSOne Stop Shop“) alle vendite intracomunitarie di beni.

I soggetti passivi che supereranno la soglia di € 10.000 avranno due alternative per assolvere gli obblighi Iva per le vendite a distanza:

  1. Identificarsi ai fini Iva in ciascuno degli Stati i n cui si considerano effettuate le vendite;
  2. Optare per il regime speciale OSS mediante apposito portale, assolvendo gli obblighi Iva in un unico Stato. In questa ipotesi il soggetto passivo sarà tenuto ad utilizzare il regime speciale sia per le vendite a distanza sia per le eventuali prestazioni di servizi TTE rese a privati.

Attraverso la registrazione al regime speciale OSS, si accentrano gli obblighi di dichiarazione e di versamento dell’Iva presso lo Stato di residenza o di identificazione. In questo modo il cedente evita di identificarsi in ogni Stato membro UE in cui effettua vendite a distanza. In ogni caso l’applicazione dell’Iva viene assolta in base alle aliquote dello Stato membro UE di consumo. Tale regime può essere adottato da soggetti UE, e da soggetti extra-UE, ma identificati ai fini Iva in almeno uno Stato UE.

Adempimenti per i marketplace

Le piattaforme digitali, ovvero i soggetti che facilitano le vendite a distanza di beni tramite un’interfaccia elettronica, saranno coinvolti nel processo di riscossione Iva. Ai sensi dell’art. 14-bis della Direttiva 2006/112/UE tali soggetti passivi che hanno ricevuto e venduto beni di cui facilitano la cessione divenendo debitori d’imposta avranno ulteriori obblighi Iva. In particolare, la previsione si applica in caso di:

  • Vendite a distanza di beni importati da Paesi terzi di valore non superiore a € 150;
  • Cessioni di beni all’interno della UE (sia cessioni domestiche che vendite a distanza intracomunitarie) effettuate da un soggetto passivo non stabilito nella comunità UE nei confronti di privati UE.

Questa disposizione comporta il fatto di scindere l’operazione di cessione di beni in due operazioni separate, ovvero:

  • La vendita dal fornitore all’interfaccia online (che nel caso sarà esente Iva ex art. 136-bis, Direttiva 112/2006/UE);
  • La vendita dall’interfaccia online al privato consumatorie che sarà assoggettata ad Iva nel Paese del consumatore.

E-commerce indiretto nelle operazioni extra-UE

Per quanto riguarda le operazioni di commercio elettronico indiretto verso controparti residenti in paesi extra-UE si applica la seguente disciplina Iva:

  • Importazioni ex articolo 67 DPR n. 633/72. IVA, applicata in dogana, in bolletta doganale. Dovrà essere assolta congiuntamente alle imposte doganali;
  • Esportazioni ex articolo 8 DPR n. 633/72. Emissione di una fattura senza applicazione dell’imposta.

Spedizioni a mezzo posta

Nella pratica è assai frequente che le spedizioni avvengano a mezzo posta. Per le importazioni di beni a mezzo posta sotto sotto forma di lettere e pacchi si considerano dichiarate in dogana per l’immissione in libera pratica nel momento della loro presentazione. In dogana il destinatario è considerato il dichiarante e quindi il debitore dell’obbligazione doganale all’importazione.

  • Per importazioni < a 1.549,37 l’va e i diritti sono anticipati dall’amministrazione postale.
  • Per importazioni > a €. 1.549,37, è necessario presentare in dogana una dichiarazione su modello conforme DAU.

E-commerce indiretto con modalità dropshipping

Il dropshipping  rappresenta da qualche anno una delle nuove frontiere dell’e-commerce. In pratica, consiste nella possibilità di vendere i propri prodotti online senza avere un magazzino fisico, evitando quindi il problema dell’invenduto.

Il venditore si affida al dropshipper, che spedirà direttamente i prodotti all’acquirente finale, fornendo garanzia e supporto (solitamente). Il venditore online, assume la figura del procacciatore d’affari, procurando nella pratica il cliente e aggiungendo il proprio mark-up al prezzo finale. Per un maggiore approfondimento puoi consultare questo articolo:

Drop Shipping: guida alla normativa fiscale

Come si applica l’Iva nell’E-commerce diretto?

Il commercio elettronico diretto (e-commerce diretto) è caratterizzato dal fatto che l’intera operazione commerciale (cessione e consegna del bene) avviene unicamente per via telematica, attraverso la fornitura di prodotti virtuali non tangibili.

I servizi ed i beni ceduti (software, siti web, immagini, testi, basi di dati, musica, film, ecc.), originariamente dematerializzati, vengono, infatti, concretati all’arrivo dal destinatario (download).

Secondo l’articolo 7, comma 1 del Regolamento UE 282/2011:

I servizi prestati tramite mezzi elettronici comprendono i servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica, la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata da un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione

Le principali tipologie di servizi forniti tramite mezzi elettronici sono le seguenti: (Allegato I regolamento UE n. 282/2011).

  • La fornitura di siti web e web-hosting, gestione a distanza di programmi e attrezzature;
  • La fornitura di software e relativo aggiornamento;
  • Tutta la fornitura di immagini, testi e informazioni e messa a disposizione di basi di dati;
  • La fornitura di musica, film, giochi, compresi quelli di sorte o d’azzardo, programmi o manifestazioni politici, culturali, artistici, sportivi, scientifici o di intrattenimento;
  • La fornitura di prestazioni di insegnamento a distanza.

Territorialità Iva nell’E-commerce diretto

I servizi elettronici, di telecomunicazione e tele-radiodiffusione a prescindere dal luogo di stabilimento del prestatore, sono territorialmente rilevanti nel Paese del committente. La norma di riferimento è l’articolo 58 della Direttiva n. 2006/112/CE, ad opera dell’articolo 5 della Direttiva n. 2008/8/CE. La norma di riferimento interna è, invece, l’articolo 7–sexies comma 1 lettera f) e g) del DPR n. 633/72. Si tratta di una disposizione secondo la quale:

Si considerano soggette a Iva in Italia, se rese a committenti non soggetti passivi d’imposta, le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici. Questo quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero e le prestazioni telecomunicazione e tele-radiodiffusione. Oppure, quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero e sempre che siano utilizzate nel territorio dell’Unione Europea.

Applicazione dell’Iva nel Paese del committente

Quindi, per quanto attiene ai servizi digitali, non vi è distinzione tra rapporti B2B e B2C. Questo, poiché le operazioni in esame sono assoggettate ad IVA nel Paese del committente (soggetto Iva o meno). Il tutto a prescindere dal luogo in cui il prestatore si considera stabilito (Paese Ue o Extra-Ue).

A livello procedurale, le modalità di applicazione dell’Iva saranno, invece, differenziate a seconda dello status del committente (soggetto Iva o meno), in quanto:

  • Nei rapporti B2B, l’imposta sarà applicata dal cliente con il meccanismo del reverse charge;
  • Nei rapporti B2C, invece, l’imposta sarà pagata direttamente dal fornitore (comunitario o extracomunitario): previa identificazione ai fini Iva nel Paese Ue del committente, avvalendosi del regime speciale del “Mini Sportello Unico” (MOSS).

Soglia di € 10.000 a livello UE per l’identificazione diretta

A partire dal 1° gennaio 2019 è stata introdotta una soglia annua a livello comunitario, pari ad € 10.000. Si tratta della soglia al di sotto della quale le operazioni di commercio elettronico diretto rese a privati consumatori di altri Paesi della UE rimangono imponibili ai fini dell’Iva nello Stato membro di stabilimento del prestatore. Rimane, comunque, ferma la possibilità di optare per la tassazione a destinazione.

E’ stato inoltre che le operazioni di commercio elettronico diretto, per le quali il prestatore si sia avvalso dell’opzione al MOSS, devono seguire le regole di fatturazione previste nello Stato membro di identificazione del prestatore che si sia avvalso di tale opzione. Per meglio dire, si applicano le regole di fatturazione del Paese ove l’operazione si considera territorialmente rilevante ai fini IVA.

E’ stato, infine, previsto che i soggetti passivi d’imposta extra-UE potranno avvalersi del MOSS anche se gli stessi risultano identificati ai fini IVA in uno o più paesi della UE. Il tutto, fermo restando il vincolo dell’assenza di stabilimento.

MINI ONE STOP SHOP (“MOSS“)

Dal primo gennaio 2015 il regime speciale Iva, precedentemente applicato ai servizi elettronici forniti a consumatori finali da prestatori non stabiliti nell’UE, è stato esteso anche ai soggetti passivi identificati ai fini Iva in uno Stato membro.

Per ridurre e semplificare gli adempimenti fiscali derivanti dalla modifica della territorialità dei servizi digitali, il legislatore europeo ha previsto su base opzionale un regime speciale cosiddetto “MOSS – Mini One Stop Shop“.

Si tratta di un regime IVA che consente di dichiarare e versare l’imposta dovuta per le prestazioni verso privati consumatori europei ovunque fornite, nel solo paese di identificazione.

Ovviamente l’applicazione del regime prevede il rispetto da parte degli operatori che si iscrivono al regime speciale MOSS delle regole di fatturazione e delle aliquote IVA applicate nei vari Paesi UE.

Fatturazione nel regime speciale Iva MOSS

Vediamo adesso le singole modalità di fatturazione:

  • Cliente italiano soggetto passivo Iva e fornitore UE. Il fornitore dovrà emettere fattura al momento del pagamento del corrispettivo (articolo 6, comma 3, DPR n. 633/72);
  • Cliente italiano privato consumatore e fornitore UE. In base all’articolo 22, comma 1, n. 6-ter del DPR n. 633/72, la fattura non deve essere emessa se non richiesta dal cliente entro il momento di effettuazione dell’operazione (ovvero il pagamento del corrispettivo);
  • Cliente estero soggetto Iva fornitore italiano. L’operazione è esclusa Iva in Italia (articolo 7-ter del DPR n. 633/72) ed è previsto l’obbligo di fatturazione: entro il 15 del mese successivo al momento di effettuazione dell’operazione, specificando in fattura la dicitura “inversione contabile” se il cliente è debitore d’imposta in altro Stato UE, oppure “operazione non soggetta” se il cliente è stabilito in Paese Extra-UE;
  • Cliente estero privato fornitore Italiano. L’operazione è esclusa da IVA in Italia. Gli obblighi del fornitore italiano sono diversi a seconda che il medesimo sia o meno registrato al MOSS:  
    • fornitore iscritto al MOSS – è esonerato dagli obblighi di fatturazione e registrazione per i servizi digitali resi a clienti di altri Paesi UE;  
    • fornitore non iscritto al MOSS – per i clienti di altri Paesi UE, deve identificarsi ai fini Iva nei vari Paesi membri dei clienti.

Per le modalità operative di applicazione del regime speciale Iva del MOSS – Mini One Stop Shop puoi consultare questo contributo:

MOSS: il regime per ecommerce diretto B2C


E-commerce: consulenza fiscale

In questo articolo ho cercato di riepilogarti, in modo schematico, quali sono i principali adempimenti ai fini Iva che riguardano l’attività di E-commerce. Naturalmente, si tratta di informazioni del tutto generiche. Se hai intenzione di avviare la tua attività di E-commerce, è necessario che queste informazioni ed il tuo modello di business siano allineate.

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70 COMMENTI

  1. Salve,
    sto per avviare una attività di e-commerce con vendita di Coupon Monouso in formato digitale.
    Credo di non sbagliare a considerare che questo sia un “e-commerce diretto” e vorrei sapere se sono tenuto ad emettere fattura al cliente finale (B2C) anche se non richiesta?
    Grazie

  2. Buongiorno,
    la mia azienda vende all’estero e superando le soglie ho dovuto aprire partita iva in Inghilterra. Le imposte dirette però le dovrei pagare in Italia. Tra la partita iva italiana e quella inglese devo emettere fattura? I ricavi della partita iva Inglese come transitano nel mio conto economico italiano?

  3. Buonasera,
    Sono un consulente alberghiero con P.IVA italiana ma momentaneamente mi trovo in Balgio per lavoro e questioni familiari.
    Sto pensando di avviare un’attività e-commerce qui o meglio vendita di prodotti italiani artigianali e quindi non di produzione di massa che si rivolga soprattutto alle famiglie italiane presenti qui. Non si tratta di attività dropshipping ma di acquisizione merce dai fornitori che spediscono a me in Belgio dove ho il mio magazzino privato annesso alla mia casa e vendita da parte mia della merce tramite la mia piattaforma.
    Ora la mia domanda è “devo aprire partita IVA in Belgio o basta avere la partita IVA italiana con qualche modifica?”
    Grazie per la risposta
    Massimo

  4. Buongiorno, da quello che capisco se Amazon sposta la mia merce dal deposito italiano a quello francese io dovrò aprire una posizione fiscale in Francia anche se le mie vendite sono sotto la soglia dei 35000€ previsti per la Francia. Ma, una volta aperta la partita IVa, cosa accade alle vendite che effettuo dall’Italia direttamente (quindi senza passare dai depositi Amazon francesi) ai consumatori finali francesi? Applico iva italiana (perchè sono ancora sotto soglia) o applico iva francese (perchè comunque ho una partita iva in Francia) ?

  5. Buongiorno,
    nel paragrafo “Ecommerce indiretto operazioni interne” viene specificato che, nel caso di cessioni interne a privati, la possibilità di non certificare i corrispettivi con fattura/scontrino e di indicare gli importi nell’apposito registro è ammessa solo per i commercianti al minuto.
    Tale possibilità dovrebbe però riguardare anche soggetti diversi (es. aziende di produzione che vendono i loro prodotti on-line).
    Chiediamo conferma di quanto sopra.
    Grazie,

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